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TARI e presunzione sul numero di membri del nucleo familiare

18 Maggio 2019
TARI e presunzione sul numero di membri del nucleo familiare

Ho ricevuto dal Comune un ricalcolo TARI per gli anni 2014- 2018 per un mio appartamento (mq 42 visura catastale)di non residente 1 componente. La lettera di accompagnamento dichiara “La S.V. era a ruolo per n. 1 appartamento considerato come unico occupante anziché n. 3 come previsto da regolamento vigente”. Il Regolamento TARI 2014 recita” per i non residenti la tariffa è determinata in base alla superficie dell’immobile e dal numero degli occupanti “fittizio” stabilito dal consiglio comunale all’interno dei parametri di legge. Ho già fatto ricorso per la superficie nel 2013. Come posso contestare (lettera legale, autotutela, Commissione Tributaria) questo calcolo, che reputo un’ingiustizia, dato il fattore presuntivo e non assoluto del proprio nucleo familiare già dichiarato con Certificato di famiglia e la non irragionevole superficie tassabile per un solo componente? Ho letto che il governo si è espresso il 1/12/2017 in risposta ad una interpellanza parlamentare richiamando la sentenza 8383/2013 della Cassazione riguardante la possibilità da parte del contribuente di dichiarare l’effettivo numero di componenti del proprio nucleo familiare. 

Con riguardo alla TARI, la normativa di riferimento è il decreto legislativo n. 22 del 1997 al cui art. 49 si stabilisce che la tariffa sia composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito, e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimenti e di esercizio.

Dettati i principi generali, come sopra riportati, è stata data ampia libertà agli enti locali per determinazione dei regolamenti di attuazione, come il lettore ben sa.

Il criterio presuntivo opera solo per le seconde abitazioni in cui non risulta la residenza, essendo in questo caso non conoscibile dal Comune il numero di componenti del nucleo familiare.

Spetta poi al contribuente, come dal lettore correttamente riferito, smentire la presunzione con elementi di prova rilevanti.

Infatti, per giurisprudenza consolidata, le presunzioni semplici o semplicissime applicate dall’Ente impositore possono essere contrastate da parte del contribuente, con eccezioni presuntive aventi la stessa natura e forza e basate sulla comune esperienza (Comm. trib. prov.le Massa sez. I, 03/11/2017, (ud. 04/07/2017, dep. 03/11/2017), n.187).

Ad esempio, la presunzione potrebbe essere smentita dalla produzione del certificato di famiglia, oltre che dalle bollette d’acqua, luce e gas, atte a dimostrare consumi inferiori rispetto a quelli che potrebbero maturare dalla presenza di tre componenti familiari.

Tra le altre cose la giurisprudenza comunitaria (C. Giust. UE, sent, del 16.07.2009 causa C- 248/08) ha stabilito come l’applicazione delle presunzioni trovi un limite laddove comporti che i proprietari degli immobili si facciano carico di costi manifestamente non commisurati ai volumi o alla natura dei rifiuti da essi producibili.

Le soluzioni per provare a contestare tale richiesta sono due, cumulative tra di loro: 

– il ricorso in Commissione tributaria, ma solo se l’avviso è arrivato meno di sessanta giorni orsono; diversamente si è decaduti dalla possibilità di impugnare l’atto; 

– l’istanza in autotutela con la quale si chiede l’annullamento dell’atto, comprovando con allegati come quella presunzione debba essere superata da elementi concreti.

Il problema dell’istanza in autotutela (sicuramente la soluzione più economica) risiede nel fatto che non interrompe i termini per fare ricorso in Commissione e, quindi, se ancora non sono spirati i sessanta giorni, converrebbe proporre anche ricorso; anche perché l’ente non è obbligato a rispondere all’istanza, a differenza che in un giudizio, dove dovrebbe ottemperare gli ordini del giudice.

Tuttavia, se la possibilità di ricorso è oramai venuta meno, non resterebbe che la strada dell’autotutela per tentare di persuadere gli uffici comunali delle proprie ragioni.

Il consiglio al lettore è quello di, preventivamente, recarsi presso gli uffici comunali al fine di chiedere chiarimenti sul modus operandi dell’ente, per meglio conoscere i loro orientamenti e, così, preparare la linea giudiziale più efficiente da intraprendere per contrastare le loro determinazioni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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