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Orario di lavoro scolastico: rientra tra le materie di contrattazione?

18 Maggio 2019
Orario di lavoro scolastico: rientra tra le materie di contrattazione?

Sono docente in un ente di formazione e sono  impegnata su tre sedi: lunedì, mercoledì e venerdì per una sede; martedì, giovedì e sabato per le altre due a discrezione della segreteria. Ora sono stati inseriti dei laboratori di recupero pomeridiani. Le sedi distano dalla mia residenza 50 e 30 km e non mi è dato un rimborso spese per i viaggi. Posso oppormi e chiedere che venga ripristinato il piano di lavoro seguito fino ad oggi?

Innanzitutto, è bene premettere e chiarire chi possa decidere in merito alla distribuzione dell’orario di servizio settimanale del docente. 

L’art. 6 comma 2 lettera m) del CCNL Scuola afferma che rientra tra le materie di contrattazione integrativa l’individuazione dei “criteri e modalità relativi alla organizzazione del lavoro e all’articolazione dell’orario del personale docente, educativo ed ATA, nonché i criteri per l’individuazione del personale docente, educativo ed ATA da utilizzare nelle attività retribuite con il fondo di istituto”. 

Tale impostazione è stata recentemente messa in discussione dalla sentenza della Corte d’Appello di Napoli n. 5163/2013, che ha stabilito che le materie di cui all’art. 6, comma 2, lettere h), i) ed m) del CCNL scuola non sono oggetto di contrattazione integrativa di istituto. 

La sentenza riprende afferma che il “il legislatore ha volutamente utilizzato una dizione generica che ricomprendesse l’insieme delle attività necessarie all’espletamento del potere organizzativo/gestionale sia attraverso la determinazione di criteri, sia tramite l’emanazione di provvedimenti sia attraverso la definizione di procedure. Il Dirigente scolastico è pienamente legittimato a escludere dall’ambito della contrattazione collettiva integrativa le materie di cui alle lettere h), i) ed m) in virtù dell’attribuzione delle stesse alle sue dirette prerogative”. 

Non essendo dunque ad oggi chiaro se l’organizzazione dell’orario settimanale di lavoro possa essere o meno oggetto di contrattazione tra Dirigente Scolastico e rappresentanze sindacali (RSU), oppure se sia prerogativa esclusiva del DS, è necessario fare riferimento agli orientamenti della singola istituzione scolastica. 

In linea generale, in quelle scuole in cui è tutt’ora in vigore la contrattazione integrativa di istituto per queste materie, sarebbe opportuno che essa stabilisse i criteri ai quali attenersi per la formulazione dell’orario di servizio dei docenti. 

In particolar modo, sarebbe opportuno venissero stabiliti i criteri di distribuzione degli orari dei docenti trasfertisti, come nel caso di specie. A tal proposito si ricorda la sentenza della Corte di Cassazione n. 17511 del 27 luglio 2010 secondo la quale: “Il tempo necessario al dipendente per recarsi sul luogo di lavoro va considerato lavorativo, se lo spostamento è funzionale alla prestazione”: tale principio, corrisponde a quanto stabilito con Direttiva CE 1993/104, secondo cui per orario di lavoro deve intendersi “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”. 

Ciò posto, va altresì considerato che il docente deve, in base all’orario assegnato, programmare il suo lavoro nelle classi e la sua attività didattica con ben precisa scansione settimanale, mensile e quadrimestrale, dunque la modifica dell’orario di servizio non preventivata o comunicata senza un congruo preavviso crea non poche difficoltà alla programmazione delle attività didattiche. 

L’orario settimanale del docente, dunque, può essere modificato solo sulla base di motivazioni valide e tali motivazioni devono essere approvate dal Consiglio di classe. 

Nel caso di specie, dunque, in assenza di un contratto integrativo d’istituto che detti delle indicazioni in materia di assegnazione dell’orario di lavoro e di sua modifica, la lettrice può ad avviso della scrivente ben richiedere che l’orario venga ripristinato secondo la precedente distribuzione. 

Seguendo poi l’orientamento della Corte di cassazione da ultimo citata, potrebbe esserci margine altresì per richiedere, in mancanza di ripristino del precedente piano di lavoro, un riconoscimento economico relativamente al tempo speso per le trasferte da un plesso all’altro, in quanto “periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni” ai sensi della Direttiva CE 1993/104. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini 



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