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Scia, opere di demolizione e commissione edilizia comunale

25 Maggio 2019
Scia, opere di demolizione e commissione edilizia comunale

Lo scorso dicembre ho inoltrato S.C.I.A., per poter demolire avuto il consenso dell’assemblea condominiale il parapetto del terrazzino a pozzetto con appoggiato un tratto di cornicione di due metri. A gennaio il progetto è stato giudicato dalla commissione edilizia comunale avulso dal contesto architettonico e a marzo mi è stato comunicato che nuove modifiche per superare le perplessità della suddetta commissione potranno essere esaminate nel mese di aprile/maggio p.v. Il regolamento edilizio prevede che la commissione edilizia possa esprimere il proprio parere consultivo solo su materie di natura urbanistica, paesistico-ambientale od edilizia di interesse comunale. È censurabile il comportamento del Comune (il fabbricato non è vincolato)? Una volta trascorsi i 30 giorni dalla data di presentazione del progetto modificato per risultare più aderente alle linee architettoniche dell’edificio, posso iniziare i lavori senza attendere il nuovo responso della commissione?

Se tale operazione, come rilevato dal lettore, rientra tra quelle non soggette a parere della Commissione edilizia comunale, allora non dovrebbe attendersi tale atto da parte del Comune, posto che ai sensi dell’art. 1 comma 2 L. n. 241/1990 vi è il divieto di inutile aggravamento del procedimento amministrativo.

Pertanto, laddove questo parere sia considerato facoltativo, perché non rientrante nei casi di obbligatorietà previsti dal regolamento edilizio, non si dovrà attendere alcun nulla osta/parere.

Tuttavia, quello che si consiglia al lettore è di verificare, con il suo tecnico, se ci siano pericoli di interpretazione estensiva della norma comunale sull’intervento di demolizione che si andrà a realizzare, al fine di evitare inutili contenziosi.

Infatti, le conseguenze non sarebbero di poco conto posto che, secondo la giurisprudenza amministrativa, la s.c.i.a. non può costituire di per sé — ossia, indipendentemente dalle differenti ricostruzioni giuridiche elaborate in ordine all’istituto in esame e, ancora, dalle dispute insorte anche a livello giurisprudenziale circa l’effettiva maturazione o meno di un provvedimento tacito di silenzio assenso, con le connesse ricadute a livello di corretta configurazione dei poteri di intervento dell’Amministrazione, specie a seguito dell’intervenuto decorso del termine di legge di trenta giorni — un titolo valido alla trasformazione del territorio in tutti i casi in cui la zona risulti vincolata, attesa l’indiscussa necessità — in relazione a tale ipotesi — della previa acquisizione del nulla osta e/o parere dell’autorità preposta al vincolo, pena l’adozione di un ordine di ripristino dello stato dei luoghi, in stretta aderenza al disposto della legge (T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 09/01/2017, n. 182).

Se, da questo punto di vista, si hanno rassicurazioni sulla non vincolatività dell’operazione che si porrà in essere, allora decorso il termine di legge si potrà operare tranquillamente.

Diversamente, se esistono dei dubbi, allora si consiglia al lettore di attendere il parere, onde evitare di essere costretti a sostenere un contenzioso amministrativo e, in caso di esito negativo, un ordine di ripristino e, conseguentemente, un danno economico.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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