Diritto e Fisco | Articoli

Morte del mandante e obbligo di rendiconto dell’erede

25 Maggio 2019
Morte del mandante e obbligo di rendiconto dell’erede

L’erede ha diritto al rendiconto e tale diritto deve essere esercitato entro 10 anni dalla morte del mandante, che in vita non ha mai contestato niente al mandatario. Costui è obbligato a rendere conto del suo operato dall’inizio o solo i dieci anni antecedenti la morte del mandante? Ci sono pronunciamenti legislativi in merito?

La risposta al quesito in esame può essere data attraverso i seguenti fondamentali punti:

a) la morte del mandante provoca l’estinzione del mandato ai sensi dell’articolo 1722 del codice civile;

b) la Corte di Cassazione ha stabilito in diverse sentenze (ad esempio sentenza n. 9.262 del 2003) che l’estinzione del mandato per morte del mandante non fa venir meno l’obbligo di rendiconto del mandatario che deve adempierlo nei confronti degli eredi del mandante;

c) l’obbligo di rendiconto del mandatario sorge per effetto ed alla data di cessazione del rapporto (così Cassazione, sentenza n. 4.719 del 1982) e, perciò, nel caso specifico il mandatario è tenuto ad eseguire il rendiconto (salvo che ne abbia ricevuta dispensa preventiva) a partire dalla data in cui il mandante è deceduto che è, appunto, la data in cui è cessato il rapporto di mandato;

d) il diritto ad ottenere il rendiconto si prescrive, in base ai principi generali contenuti negli articoli 2946 e 2935 del Codice civile, in dieci anni a partire dal momento in cui il diritto può essere esercitato e cioè, in caso di morte del mandante, a partire dalla data della morte del mandante;

e) infine, l’obbligo di rendiconto copre tutta intera l’attività gestoria svolta (senza limiti di tempo) in quanto il mandatario è tenuto a fornire un rendiconto che descriva e giustifichi l’intera opera di amministrazione, che contenga la prova di tutte le somme spese ed incassate, le causali degli esborsi e tutti gli elementi di fatto utili ad individuare e vagliare le modalità di esecuzione dell’incarico per accertare se la sua condotta sia stata o meno ispirata a criteri di buona amministrazione (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 24.866 del 2006 e n. 2.428 del 2004).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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