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Impugnazione intimazione di pagamento per prescrizione

22 Aprile 2019
Impugnazione intimazione di pagamento per prescrizione

Come fare ricorso contro un debito per cartella esattoriale o contro un creditore privato se, nel frattempo, si è prescritto. 

In generale, quando si parla di intimazione di pagamento ci si riferisce alla diffida che un creditore invia al debitore per ricordargli di pagare degli importi a lui dovuti. Questo termine però assume un particolare significato quando il creditore è l’Agenzia Entrate Riscossione: in questo caso l’intimazione di pagamento è un atto “tipico” che segue la notifica di una cartella esattoriale.

Potrebbe succedere di avere necessità di svolgere un’impugnazione dell’intimazione di pagamento per prescrizione del relativo credito, ossia perché il creditore si è mosso troppo tardi. Di tanto parleremo qui di seguito sia con riferimento ai debiti fiscali che a quelli nei confronti di privati.

Debiti fiscali e intimazione di pagamento

Quando hai un debito con l’Agenzia Entrate Riscossione dovuto a imposte o sanzioni ti viene notificata una cartella di pagamento; la sua funzione è quella di intimarti, per un’ultima volta, il versamento del dovuto entro 60 giorni [1]. Anche se, in teoria, già dal sessantunesimo giorno l’Esattore potrebbe agire contro di te, pignorandoti i beni, non è così che succede. Spesso passano numerosi mesi, a volte anni, prima che si rifaccia vivo. In alcuni casi trascorrere così tanto tempo che ti dimentichi persino di avere un debito. Proprio per questo, e per non farti vivere sempre con la paura di un’esecuzione forzata, la legge stabilisce un termine massimo entro il quale il creditore può agire nei tuoi riguardi: scaduto questo termine il debito si estingue. In termini tecnici si dice che il debito cade in prescrizione. Così anche le cartelle esattoriali cadono in prescrizione tutte le volte che non sono seguite, entro i termini, da una nuova intimazione di pagamento o da un pignoramento. Potrebbe anche succedere che l’intimazione venga spedita troppo tardi, quando ormai i termini sono decorsi. In tal caso si tratterà di procedere con una impugnazione dell’intimazione di pagamento per prescrizione del debito. Questa procedura ti consentirà di liberarti dal debito con l’Agenzia Entrate Riscossione.

Ti spiegheremo qui di seguito quali sono i termini che, se non rispettati, consentono di ritenere prescritte le cartelle esattoriali ed entro quanto tempo, quindi, deve intervenire la notifica di una intimazione di pagamento prima che si compia la prescrizione. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’intimazione di pagamento?

Una volta notificata la cartella esattoriale, l’Esattore ha solo un anno di tempo per agire nei tuoi riguardi. Se trascorre quest’anno inutilmente, prima di avviare un eventuale pignoramento l’Agente della Riscossione deve rinnovarti l’invito a pagare. Questo invito – successivo quindi alla cartella vera e propria – si chiama intimazione di pagamento. Esso serve a ricordarti dell’esistenza del debito e a quantificare l’importo dovuto, comprensivo degli interessi nel frattempo maturati.

L’Esattore può spedirti l’intimazione di pagamento in qualsiasi momento, non necessariamente alla scadenza dell’anno dalla notifica della cartella, purché nel frattempo il credito non sia caduto in prescrizione. Se così fosse, l’intimazione sarebbe illegittima e potrebbe essere impugnata. Prima però di parlare di tale impugnazione, è meglio far chiarezza su altri aspetti collegati alle cartelle e all’intimazione stessa.

Per quanto tempo è valida la cartella? 

Come detto, la cartella ha validità per massimo 12 mesi. Anche dopo questo termine l’Esattore può iscrivere un fermo auto o un’ipoteca, ma non può azionare l’esecuzione forzata: difatti il pignoramento non può avvenire se, dalla notifica della cartella, è decorso più di un anno.

Questo però non significa che Agenzia Entrate Riscossione non possa più agire nei tuoi riguardi. Per farlo, come abbiamo appena anticipato, deve prima notificarti un nuovo invito di pagamento che viene detto intimazione di pagamento.

Per quanto tempo è valida una intimazione di pagamento?

Se, dopo la notifica della cartella, hai un termine di 60 giorni per pagare, entro il quale non puoi subire alcuna azione esecutiva o cautelare, dalla notifica dell’intimazione di pagamento hai solo 5 giorni per pagare.

Al pari della cartella, anche l’intimazione di pagamento ha un termine di “scadenza”: l’Esattore ha 1 anno per avviare il pignoramento (termine così modificato dal Dl 76/2020). Diversamente, se lascia cioè scadere tale periodo il pignoramento è illegittimo. Per procedere con l’esecuzione forzata, allora, sarà necessaria la notifica di una ulteriore intimazione di pagamento. E così via.

Invece per iscrivere un fermo o un’ipoteca, l’esattore non deve rispettare il termine di 1 anno dalla notifica dell’ultima intimazione di pagamento.

Quando interviene la prescrizione del debito fiscale

Tra la notifica della cartella di pagamento e la successiva – ma eventuale – intimazione di pagamento, oppure tra una intimazione di pagamento e un’altra potrebbe trascorrere così tanto tempo che, nel frattempo, il debito cade in prescrizione. In tal caso, l’ultimo atto notificato al contribuente (ossia l’intimazione di pagamento) è illegittimo e può essere annullato. A tale annullamento corrisponde la definitiva liberazione del contribuente dal debito.

Per esempio, immagina di ricevere una cartella per un debito Irpef e, solo dopo 15 anni, di subire la notifica di un pignoramento o di una intimazione di pagamento: quest’ultimo atto è illegittimo perché, nel frattempo, sono decorsi i termini di prescrizione dell’Irpef che, in questo caso, sono di 10 anni.

Non c’è un unico temine di prescrizione uguale per tutti i debiti fiscali. Alcuni scadono prima e altri dopo. Ecco tutti i termini:

  • in 10 anni si prescrivono: Irpef, Iva, canone Rai, imposta di registro, imposta di bollo, imposta catastale e tutti gli altri tributi dovuti allo Stato;
  • in 5 anni si prescrivono: Imu, Tasi, Tari e tutte le imposte dovute a Regioni e Comuni; le multe stradali e tutte le sanzioni irrogate dalle pubbliche amministrazioni; i contributi di previdenza dovuti all’Inps; i contributi assistenziali dovuti all’Inail;
  • in 3 anni si prescrive il bollo auto.

Quando una cartella contiene l’intimazione a pagare più tributi tra loro diversi, la prescrizione segue il corso di ciascun tributo. Così ben può essere che la stessa cartella si prescriva in tempi diversi se le imposte hanno prescrizioni differenti. Ad esempio, una cartella che richiede il pagamento di bollo auto e Imu si prescriverà, per la parte relativa alla tassa automobilista, dopo il 3° anno mentre, per la parte dovuta all’imposta sulla casa, dopo il 5° anno.

Cosa fare se l’intimazione di pagamento arriva dopo la prescrizione

Immaginiamo ora che l’intimazione di pagamento arrivi dopo molti anni dalla cartella di pagamento o dalla precedente intimazione, tanti sufficienti a richiamare il termine di prescrizione relativo al tributo di cui chiede il pagamento. Come bisogna agire in questi casi?

Innanzitutto una precisazione: contro l’intimazione di pagamento non puoi più sollevare contestazioni relative al merito dell’imposta (ossia ai calcoli, all’esistenza del debito, ad altri profili di illegittimità) dovendo questi essere sollevati o contro l’avviso di accertamento ricevuto dall’amministrazione creditrice. Già con la cartella di pagamento è possibile sollevare contestazioni solo in merito a vizi formali dell’atto di riscossione. Lo stesso dicasi quindi per l’intimazione di pagamento che può esse impugnata solo per “vizi propri” (leggi sul punto Cartella esattoriale: vizi di forma e di sostanza).

Veniamo ora al dunque: come avviare l’impugnazione dell’intimazione di pagamento per prescrizione? Devi intanto proporre opposizione entro 60 giorni dal ricevimento dell’intimazione stessa.

Il ricorso va presentato al giudice competente che è:

  • per le imposte: la Commissione Tributaria Provinciale. Fino a 3mila euro di valore puoi difenderti anche da solo se devi; per valori superiori devi ricorrere all’assistenza di un avvocato, un commercialista o un ragioniere;
  • per le contravvenzioni stradali e le altre sanzioni amministrative: il giudice di pace. Fino a 1.100 euro puoi difenderti da solo, altrimenti devi ricorrere a un avvocato;
  • per i contributi Inps e Inail: il tribunale ordinario, sezione lavoro. Qui hai sempre bisogno dell’avvocato.

Qualora l’intimazione abbia ad oggetto somme già pagate, visti i tempi brevi concessi prima dell’avvio dell’esecuzione forzata (5 giorni), è consigliabile presentare subito ad Agenzia Entrate Riscossione la prova del pagamento.


Modello facsimile di ricorso contro intimazione di pagamento prescritta

Commissione Tributaria Provinciale di… [città]

Atto di ricorso contro intimazione di pagamento n. … del … notificata il …

con istanza di mediazione ai sensi dell’articolo 17-bis d.lgs. n. 546/1992

Il sottoscritto sig. …, nato a …. il …, C.f.: … e residente in …, alla via …, in nome e per conto di se stesso, indirizzo Pec: …, , num. fax …,  (Ricorrente)

Contro: Agenzia Entrate Riscossione sede di …, , C.F./P.IVA: …,  in persona del legale rappresentante p.t., con sede in …,  (Resistente)

Per l’impugnazione della intimazione di pagamento n. …, per l’importo di euro …, emessa per la seguente motivazione [ad es.: bollo auto, contravvenzione stradale, Imu, Tari, ecc.]

Premesso in fatto

In data …, io sottoscritto sig. … ho ricevuto da Agenzia Entrate Riscossione il seguente atto che mi intimava il pagamento di euro … per la somma iscritta a ruolo in data …. a titolo di ….

L’intimazione di pagamento segue la notifica di una precedente cartella esattoriale avvenuta in data…. Da una facile rilevazione del tempo decorso tra la prima cartella e l’intimazione di pagamento – tra i quali atti non sono intercorse altre notifiche da parte dell’Esattore – si comprende come, nel frattempo, è intervenuta la prescrizione del credito fatto valere.

In diritto

Il debito in questione deve ritenersi prescritto. Difatti, come dispone la legge in materia, la prescrizione del relativo tributo è di anni …Per tale intimazione di pagamento vale il termine di prescrizione relativo al tributo in esse contenuto. A tal riguardo le Sezioni Unite della Cassazione (Cass. sent. n. 23397/16 del 17.11.2016) hanno escluso che la prescrizione per le cartelle divenute definitive perché mai impugnate potesse essere di 10 anni. «Partendo dalla premessa che l’ingiunzione fiscale, in quanto espressione del potere di auto accertamento e di autotutela della P.A., ha natura di atto amministrativo che cumula in sè le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (sicché la decorrenza del termine per l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito), sussiste la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 cod. civ. ai fini della prescrizione». Tanto determina la nullità della cartella oggi impugnata.

Per quanto sopra esposto,

il sottoscritto sig. …, come sopra rappresentato e difeso, previa

Istanza di sospensione 

dell’intimazione di pagamento impugnata vista la sussistenza:

a) del fumus boni iuris per la palese fondatezza delle ragioni sino ad ora esposte, che ben possono essere decise per tabulas;

b) del periculum in mora, per via del pregiudizio che potrebbe derivarne in caso di pignoramento dei beni o di misura cautelare come il fermo auto.

Ricorre

All’On.le Commissione Tributaria adita affinché Voglia, nel merito:

– accertare e dichiarare l’illegittimità dell’atto impugnato, per i motivi esposti in narrativa;

– per l’effetto, condannare Agenzia Entrate Riscossione per la Provincia di …, alla cancellazione dagli estratti di ruolo del debito prescritto;

– con vittoria di spese e competenze di lite.

Chiede

che la controversia di cui trattasi venga discussa in pubblica udienza, ai sensi dell’art. 33 c. 1 del D. Lgs. 546/92.

Si allegano:….

Si dichiara che il valore della causa è di euro …  e pertanto il contributo unificato è pari a euro …

luogo, data, firma, …

ISTANZA DI MEDIAZIONE TRIBUTARIA 

Ai sensi dell’art. 17 bis D. Lgs. 546/92 il sig. LMario Rossi, nato a …. il …, C.f.: … e residente in …, alla via …, in nome e per conto di se stesso, indirizzo Pec: …, num. fax …, (Ricorrente)

CHIEDE

ad Agenzia Entrate Riscossione per la provincia di… , in via preventiva ed alternativa al deposito del ricorso che precede presso la Commissione tributaria provinciale di …, di accogliere le richieste indicate nel ricorso e che qui si intendono integralmente trascritte e di annullare l’atto impugnato di cui alla premessa del presente ricorso.Ai fini della presente procedura di reclamo/mediazione si precisa che il valore della controversia calcolato ai sensi dell’art. 17 bis D. Lgs. 546/92 è di euro …luogo, data, firma, …


Debiti privati e intimazione di pagamento

A differenza dell’intimazione di pagamento inviata dall’Agente della riscossione, quella spedita dal privato non è un “titolo esecutivo”, ossia non consente di agire direttamente con l’esecuzione forzata. È solo un sollecito bonario, una lettera di messa in mora contro la quale non ci sono termini perentori per la contestazione. Anche se è sempre bene rispondere se si hanno motivi per ritenere non dovuto l’importo richiesto, il debitore potrebbe anche ignorare la raccomandata e attendere che il creditore agisca nei suoi confronti con una azione legale. Azione che può essere un decreto ingiuntivo o una causa ordinaria. In entrambi i casi egli potrà, opponendosi o costituendosi in giudizio, far rilevare l’intervenuta prescrizione del credito.

La prescrizione dei debiti privati è diversa a seconda della natura del debito stesso. Puoi trovare l’elenco di tutti i termini nell’articolo Prescrizione dei crediti.


note

[1] Se non hai mai ricevuto nulla e ti sei accorto del debito dalla lettura dell’estratto di ruolo puoi fare ricorso al giudice entro 60 giorni dalla consegna di tale documento, per far accertare l’omessa notifica e cancellare il debito.

Autore immagine: uomo taglia palla al piede dei debiti. Di blocberry


3 Commenti

  1. Buongiorno,
    ho letto l’articolo, interessante e chiaro tranne che su un punto: il soggetto presso il quale fare ricorso.
    Si dice che per i tributi, alla CTP, mentre per le contravvenzioni al GdP.
    E se l’intimazione inviata dall’Ag. delle Entrate-Riscossione contiene 2 importi, uno per una tassa rifiuti e uno per una contravvenzione, vanno fatti due ricorsi?
    Grazie per il chiarimento

  2. Buongiorno,
    mi è arrivata da Ag Risc. Entr. intimazione di pagamento per 2 imposte di registro, 2 imposte di bollo, più oneri accessori (sanzione, interessi tasse e imposte indirette, costo della notifica degli atti). I debiti sono riferiti al 2011 e a loro dire la cartella è stata notificata nel 2014.

    Io sono stato iscritto all’AIRE dal 2007 al 2017 su Malta, dove la raccomandata AR non esiste (tantomeno dall’Italia) e in effetti io non ho ricevuto niente. A questo punto posso impugnare l’intimazione perchè palesemente non c’è stata alcuna possibilità fisica di fare la “notifica”?

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