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Pignoramento: come avviene senza beni intestati

22 Aprile 2019
Pignoramento: come avviene senza beni intestati

Esecuzione forzata: come si può muovere il creditore se il debitore è nullatenente e come può ricercare i redditi di quest’ultimo?

Si è portati a pensare che una persona, senza beni intestati, non possa subire alcun pignoramento. Non è così scontato. Da un lato, infatti, non è solo il patrimonio del debitore che il pignoramento può colpire ma anche i flussi di reddito; dall’altro lato ci sono alcuni beni che, se anche non sono “formalmente intestati” al debitore, possono essere ugualmente pignorati. Vuoi qualche esempio e scoprire cosa rischia chi, pur apparendo formalmente nullatenente, non ha pagato i creditori? Bene, non ti resta che leggere questo articolo e scoprire come avviene il pignoramento senza beni intestati.

Pignoramento senza beni intestati: quale utilità?

Diciamoci la verità: avviare un pignoramento non è costoso e si può sempre decidere di iscrivere a ruolo la procedura solo se vengono trovati beni pignorabili, il che riduce le spese legali. In più si ha il vantaggio di interrompere i termini di prescrizione. È normale, allora che, anche quando non si ha conoscenza di beni o redditi intestati al debitore, gli si manda ugualmente l’ufficiale giudiziario a casa per tentare un pignoramento dei beni mobili. Uno sgarbo? Una manovra finalizzata solo a infastidire? Alcune volte sì, ma non sempre. Gli avvocati sanno che, non poche volte, un pignoramento fa miracoli: scopri così che persone apparentemente senza redditi trovano i soldi per pagare. Perché mai? Un po’ perché esiste ricchezza nascosta e non dichiarata; un po’ perché a nessuno fa piacere ricevere l’ufficiale giudiziario a casa, fosse anche per notificare le buste verdi del tribunale. Così, per mettere tutto a tacere, si trova un accordo col creditore, un saldo e stralcio, anche per non lasciare debiti ai propri eredi. Magari non dopo il primo pignoramento, ma a seguito del secondo o del terzo tentativo.

Peraltro è tutt’altro che scontato che in casa non si trovino oggetti di valore: gioielli, quadri, divani, ecc. Certo, per essere “espropriati” al debitore bisognerà che qualcuno li acquisti all’asta (cosa piuttosto improbabile quando si tratta di oggetti usati e di scarso valore) e, in caso contrario, torneranno al legittimo proprietario. Ma questi dovrà pagare il deposito all’Istituto Vendite Giudiziarie. A quel punto tanto vale chiudere la partita direttamente col creditore.

Come sapere cosa pignorare?

Un tempo fare un pignoramento era un po’ come avviare una caccia al tesoro: il creditore non aveva registri, se non quelli dei beni immobili, su cui affacciarsi e cercare i beni del debitore. Oggi non è più così: tutti i redditi intestati ai contribuenti, i conti correnti, le pensioni, gli stipendi, i fitti e le pigioni sono iscritti in un database, la cosiddetta Anagrafe Tributaria cui, da qualche anno, hanno accesso anche i creditori (ci vuole prima l’autorizzazione del tribunale). Così ecco che si scopre che una persona, priva di alcun immobile intestato e di auto, percepisce però uno stipendio per un part-time o le provvigioni da una azienda per la quale svolge il lavoro di procacciatore di affari o agente di commercio. O magari si viene a sapere che un anziano, con una pensione al di sotto del minimo vitale, prende l’affitto di tre appartamenti. Ecco il pignoramento si può svolgere non necessariamente sui beni – ossia sulle cose – del debitore ma anche sui redditi da questi percepiti. E non solo.

Il pignoramento di somme di denaro non ancora riscosse

Potrebbe anche succedere che il debitore, pur essendo nullatenente e magari disoccupato, abbia in corso una causa con il suo ex datore di lavoro o con l’assicurazione per ottenere un risarcimento del danno. Una notizia di questo tipo farà certamente gola al creditore che potrebbe insinuarsi nel rapporto tra il suo debitore e l’altro soggetto, andando a pignorare le somme a questi dovute ancor prima che gli vengano versate sul conto (questa procedura si chiama «pignoramento presso terzi»).

Ad agevolare il compito del creditore possono intervenire anche apposite società investigative che hanno ormai maturato metodi molto sofisticati per ricostruire il patrimonio dei cittadini.

Il pignoramento dei beni non intestati al debitore

Ci sono poi dei beni formalmente di proprietà del debitore anche se questi non li ha acquistati per non avere redditi a sufficienza. Si pensi al caso di un soggetto in comunione dei beni con la moglie: i creditori possono pignorare anche il 50% dei beni di quest’ultima. E poi ci sono le quote di una eventuale eredità o i beni in successione non ancora divisi.

Per i debiti contratti dai minorenni c’è anche il patrimonio dei genitori su cui avvalersi.

Non è tutto. Andando a fare una visura in capo al debitore, spesso si scopre che questi, in concomitanza con la nascita del debito o poco dopo, si è spogliato volontariamente dei propri beni immobili, donandoli o vendendoli a parenti o amici. Ebbene, tali atti, se non sono decorsi cinque anni dal loro compimento, possono essere revocati: in buona sostanza il creditore, dimostrando (in caso di vendita) l’intento fraudolento del debitore e/o (in caso di donazione) l’insufficienza del suo patrimonio potrà far dichiarare inefficace la cessione del bene e pignorarlo.

Le aspettative di vita del debitore

Per la buona riuscita di un pignoramento potrebbero volerci anni, ma val la pena aspettare se il debitore, pur essendo privo di beni intestati, è ancora giovane. Nell’arco di una vita, difatti, chiunque sente ad un certo punto la necessità di lavorare in modo regolare e stabile o di acquistare una casa. Si tratterà allora di attendere il momento in cui tali beni entreranno nel patrimonio del debitore per pignorarli. È chiaro che lo stesso debitore, prima ancora di questo momento, potrebbe tentare di raggiungere un accordo col creditore e chiudere definitivamente la passività.

Il pignoramento è un braccio di ferro

L’esperienza dei tribunali insegna che, il più delle volte, il pignoramento è un braccio di ferro che si consuma tra creditore e debitore: chi ha più pazienza vince. Nel caso del debitore, però, ci vogliono anche nervi di ferro: non tutti infatti sono in grado di sopportare il peso delle notifiche e dei debiti.


note

Autore immagine: uomo annegato per debiti. Di www.shutter


1 Commento

  1. Sembra facile da come è stato scritto l’articolo fare un pignoramento e visto che anni addietro ho dovuto fare un pignoramento per una somma molto importante ho avviato la procedura ma dopo 4 anni e dopo che non si presentava nessuno per la vendita dell’immobile che nel tempo veniva deprezzato dal Tribunale e dopo che l’avvocato incaricato ha avuto il compenso e dopo aver pagato tutte le spese che potevano essere messe nella vendita (cosa che l’avvocato non mi ha mai detto, dissanguandomi monetariamente), ho dovuto chiedere la chiusura del procedimento e ci ho rimesso più di 4mila euro e mi ritrovo peggio di prima. L’avvocato non ha mosso un dito per informarmi in merito. Per giunta, nonostante gli avessi chiesto la restituzione degli atti in suo possesso, se ne è fregato altamente. Certo è che per gli avvocati sono e sono stata un limone da spremere a dovere fino all’ultimo euro. Quanto magheggi e raggiri da parte della giustizia. Inoltre sono stata truffata dal Tribunale stesso per 20mila euro; si erano dimenticati di conteggiare gli interessi e tutto ciò l’ho dovuto scoprire da sola dopo anni e nonostante avessi chiesto come fare per averli, nessuno a mosso un dito manco fassi una prostituta che ha introiti da capogiro.

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