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Sentenze discordanti: niente sanzioni fiscali

22 Aprile 2019


Sentenze discordanti: niente sanzioni fiscali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Aprile 2019



Se la legge è poco chiara cadono le sanzioni fiscali: l’incertezza normativa elimina la colpa del contribuente.

Immagina di avviare una causa contro l’Agenzia delle Entrate, sicuro di vincere: in giurisprudenza ci sono numerosi precedenti che confermano la tua tesi. Ad ogni modo, il tuo avvocato ti ha avvisato che esistono anche sentenze contrarie; ma proprio l’impossibilità di definire una posizione certa e netta della Cassazione ti lascia ben sperare. Invece, dopo anni di attesa, arriva la brutta notizia: il tuo ricorso è stato rigettato. E ora, oltre alle tasse che a suo tempo non avevi versato, ci sono anche gli interessi e le sanzioni. Il timore che, con l’appello, tu possa peggiorare le cose ti suggerisce una prudenza superiore a quella mostrata in primo grado. C’è un modo per risolvere il problema? A tuo avviso non si può punire un contribuente che si è basato su sentenze favorevoli: non è colpa tua, insomma, se i giudici la pensano in modo diverso. Se ognuno dovesse desistere dal difendere i propri diritti solo perché c’è un tribunale che ha emesso una decisione di segno contrario, nessuno più farebbe causa. Come stanno allora le cose?

Ebbene, ho una buona notizia per te: come già ti avevo spiegato nell’articolo Come non pagare le sanzioni fiscali e come chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1], in caso di sentenze discordanti, niente sanzioni fiscali. In pratica, tutte le volte in cui la legge è poco chiara, a farne le spese non può essere il contribuente.

Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono, in sintesi, i principi elaborati dalla Suprema Corte in materia.

Legge fiscale poco chiara: che fare?

Uno dei casi in cui il contribuente può limitare i danni di un ricorso non accolto dalla commissione tributaria è proprio l’incertezza normativa, incertezza che non deve consistere nella semplifica difficoltà che riscontra l’interprete (il cittadino o il suo consulente) nel comprendere la legge. La difficoltà deve aver investito i giudici, veri interpreti del dettato normativo. Sicché solo la presenza di precedenti discordanti in giurisprudenza lascia intuire la sussistenza di una vera e propria incertezza normativa.

Secondo la definizione fornita in passato dalla Cassazione, si deve trattare di una oggettiva impossibilità a individuare con sicurezza ed univocamente la norma giuridica da applicare al caso concreto. In particolare, costituiscono incertezza normativa:

  • la difficoltà di individuare le disposizioni normative, magari per difetto delle previsioni di legge;
  • la difficoltà di confezione della formula dichiarativa della norma giuridica;
  • la difficoltà di determinazione del significato della formula dichiarativa;
  • la mancanza di informazioni amministrative o la loro contraddittorietà;
  • la mancanza di una prassi amministrativa o prassi amministrative contrastanti;
  • la mancanza di precedenti giurisprudenziali;
  • la formazione di orientamenti giurisprudenziali contrastanti;
  • il contrasto tra prassi amministrativa e orientamento giurisprudenziale;
  • il contrasto tra opinioni dottrinali;
  • l’adozione di norme di interpretazione autentica o esplicative della norma implicita preesistente.

Sentenze discordanti: che succede se si perde la causa?

Un tipico caso di incertezza normativa è, secondo la cassazione, la pubblicazione di sentenze discordanti tra loro. In tal caso il giudice deve condannare il contribuente a versare solo le imposte che a suo tempo non aveva pagato, ma non può condannarlo anche alle sanzioni visto che non dipende certo da lui la situazione poco chiara.

In molte occasioni i Supremi giudici hanno escluso l’applicabilità delle sanzioni in caso di veri e propri contrasti giurisprudenziali o circolari ministeriali entrate in vigore troppo tardi o ancora in caso di provvedimento poco chiari.

In questa occasione gli Ermellini si spingono oltre ritenendo che la causa di giustificazione possa essere applicata anche in caso di decisione semplicemente discordanti. Si apre quindi un altro scenario pro-contribuente.

Nella pronuncia in commento si legge che, in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, per incertezza normativa oggettiva «deve intendersi la situazione giuridica caratterizzata dalla impossibilità, esistente in sé ed accertata dal giudice, di individuare con sicurezza e univocamente, al termine di un procedimento interpretativo metodicamente corretto, la norma giuridica sotto la quale effettuare la sussunzione del caso di specie». Ciò «è rilevabile attraverso una serie di “fatti indice”, quali la difficoltà d’individuazione o d’interpretazione di disposizioni normative, l’assenza o contraddittorietà d’informazioni o prassi amministrative, la formazione di orientamenti giurisprudenziali difformi, il contrasto tra prassi amministrativa e orientamento giurisprudenziale o tra opinioni dottrinali, l’adozione di norme d’interpretazione autentica o esplicative di norma implicita preesistente».

note

[1] Cass. ord. n. 11084 del 19.04.2019.

Autore immagine: uomo che si scompone. Di pathdoc


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