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Consigli legali per separazione

22 Aprile 2019
Consigli legali per separazione

Come separarsi e prepararsi al divorzio: le regole sul mantenimento, sulla casa, sull’affidamento dei figli, sulla durata della procedura e sulla parcella dell’avvocato.

Sono davvero poche – per fortuna – le coppie che, prima di sposarsi, prendono le precauzioni per il caso in cui, un giorno, dovessero decidere di separarsi. La divisione dei beni non è usata tanto come baluardo in caso di divorzio, ma con lo scopo di avere ciascuno una propria autonomia patrimoniale: è la libertà di spendere il proprio denaro per come si vuole ed una tutela in più dai creditori. È chiaro allora che, senza mettere le cose in chiaro sin dall’inizio, qualora un giorno il matrimonio dovesse andare in crisi, il primo riferimento è l’avvocato. La telefonata al confessore – perché questo diventa il professionista quando il marito o la moglie lo contatta per un primo e informale scambio di opinioni – è rivolta ad avere gli indispensabili consigli legali per la separazione. 

Come posso fare se mio marito è sempre assente? Se lei vuole separarsi a tutti i costi posso oppormi? Posso chiedere la restituzione dei soldi spesi per il matrimonio e per l’arredo? Come mi tutelo ora che ho scoperto che mia moglie ha un altro? Mi conviene fare un divorzio consensuale o andare dal giudice? C’è modo di risparmiare, magari andando in Comune? Sono soltanto alcune delle domande più tipiche che vengono poste all’avvocato al fine di muovere i primi passi in questo delicato meccanismo che è la crisi di coppia. 

Proprio per darti modo di trovare, già su internet, le prime risposte e giungere allo studio legale con una base di informazioni da cui partire, abbiamo pensato così di realizzare questa guida dedicata appunto ai consigli legali per la separazione. Ecco allora ciò che è più opportuno che tu sappia sin dall’inizio.

Il tipo di separazione: consensuale o giudiziale

La prima domanda che ti farà il tuo avvocato è se tu e il tuo coniuge avete già trovato un’intesa di massima sulle condizioni della separazione. La legge dà infatti alle parti la possibilità di concordare alcuni aspetti del distacco tra cui: la divisione dei beni, l’entità di un eventuale assegno di mantenimento per la moglie e/o per i figli, la collocazione dei figli presso l’uno o l’altro genitore, le conseguenti visite che il genitore non convivente avrà diritto di fare ai propri bambini (di solito per due o tre giorni alla settimana oltre a un giorno del weekend), la destinazione della casa coniugale, ecc.

Di certo, se la coppia ha deciso di adottare il regime di separazione dei beni, tutto è più facile: la casa resta nella proprietà di chi ne è intestatario e i beni acquistati dopo le nozze spettano a chi materialmente ne ha pagato il prezzo. Invece, in caso di comunione dei beni, tutti i beni devono essere divisi teoricamente a metà: il che significa tentare, quanto più possibile, di attribuirli una parte all’uno e l’altra parte all’altro, evitando sperequazioni oppure riscattarli versando all’ex il 50% del loro valore in natura al momento della separazione. 

Trovare una soluzione condivisa è certo la scelta più opportuna: non è infatti vero che, in causa, si riesce ad ottenere sempre ciò che si spera e qualcosa in più rispetto a quanto l’altro vorrebbe riconoscere. Il giudice applica solo la legge: per cui, se i coniugi già conoscono bene cosa questa prevede, possono evitare il calvario della causa. Perché di calvario si tratta: non solo per i costi e per i tempi che essa implica, ma anche per i conflitti che con essa si accendono. Dalla ricerca delle prove (e, quando si tratta di trovare i testimoni, non si fanno sconti di sorta) alle “carte false” sui redditi pur di ottenere un trattamento migliore per il mantenimento; dalle ritorsioni alla riapertura delle antiche ferite: la separazione giudiziale è logorante.

Conviene una separazione consensuale?

La separazione consensuale conviene anche economicamente: i coniugi possono infatti farsi assistere da un solo avvocato e dimezzare la parcella. Non hanno cioè bisogno di affidarsi a due professionisti, fermo restando che, in una prima fase preliminare, potrebbero entrambi accedere a due diversi studi legali per ottenere solo la consulenza più opportuna al caso di specie. 

Il prezzo di una parcella dell’avvocato per una separazione consensuale in tribunale potrebbe variare dagli 800 ai 1.500 euro. Vista la forbice ti consiglio di trattare il prezzo sin dall’inizio per evitare brutte sorprese. Se entrambi i coniugi si rivolgono al medesimo legale, l’importo – da considerarsi complessivo per entrambi – potrà essere diviso e pesare di meno su ciascuno dei due.

Se la coppia non ha figli o se i figli sono ormai maggiorenni e autonomi economicamente, i coniugi possono addirittura separasi in Comune, non spendendo nulla. Bisognerà recarsi all’ufficio di Stato civile e prendere un appuntamento. La procedura si risolve nel giro di due tappe: nella prima si dichiara di volersi separare e nella seconda si firma l’atto di separazione. La separazione in Comune è però possibile solo se marito e moglie hanno optato per una separazione consensuale (sono cioè d’accordo su tutti i termini del distacco) e non hanno da spartire beni (se invece dovessero esserci, gli ulteriori accordi potrebbero essere presi ad laterem, magari con una scrittura privata o, se si tratta di immobili, da un notaio). 

In alternativa alla separazione in Comune (magari se i figli sono ancora piccoli o se ci sono immobili da dividere) si può optare per la negoziazione assistita: si tratta dell’accordo di separazione autenticato dagli avvocati e da questi poi depositato in Tribunale per la ratifica. Ha, di solito, lo stesso costo della separazione davanti al giudice e c’è bisogno di due legali diversi.

Se non c’è accordo bisogna fare la separazione giudiziale

Viceversa, se i coniugi non riescono a trovare un accordo, l’unico modo che hanno per separarsi – non ve ne sono altri – è la cosiddetta separazione giudiziale, quella cioè fatta con una causa vera e propria che, come detto, costa tempo, dolori e denaro. Si ricorre, ad esempio, alla separazione giudiziale se il marito non vuol riconoscere un congruo assegno di mantenimento alla moglie e/o ai figli, se i due non si accordano per l’affidamento dei figli, se uno dei due coniugi non vuol concedere all’altro la firma dell’atto di separazione (un’inutile resistenza visto che la separazione andrà avanti con o senza il suo consenso), se il coniuge è andato via senza lasciare tracce di sé, se sono stati commessi reati dall’uno a carico dell’altro (in tal caso sarà possibile ottenere anche un risarcimento del danno), ecc.

L’accordo di separazione può essere sempre rivisto

Per convincerti del fatto che una separazione consensuale è più conveniente di una giudiziale c’è un altro aspetto: se dovessi ritenere che gli accordi stretti non sono convenienti o sostenibili, potresti sempre ritrattarli al successivo momento del divorzio. Difatti, i patti raggiunti con la separazione consensuale non sono vincolanti anche all’atto in cui i coniugi avviano il procedimento di divorzio, per cui tutto può essere rivisto. Ed allora ben può essere che la coppia che, inizialmente, si è separata in modo consensuale decida poi di divorziare in modo giudiziale.

I motivi di addebito

Ci sono a volte delle separazioni che non riescono a trovare una via di incontro perché un coniuge vuol dimostrare a tutti i costi che la rottura del matrimonio è dipesa dalla responsabilità dell’altro. È la battaglia del cosiddetto addebito. In verità, però, questa battaglia si risolve spesso in una questione di puro principio, specie quando il responsabile è il marito e questi ha lo stipendio più alto. Ne abbiamo già parlato nell’articolo Separazione con addebito al marito. La conseguenza dell’addebito è infatti la perdita del diritto al mantenimento. Per cui, se la moglie si è macchiata di una grave colpa e chiede gli alimenti, sarà tutto interesse del marito – per non darglieli – dimostrare tali responsabilità. Viceversa, se il marito ha tradito o se n’è andato di casa, ma il suo stipendio è più alto, l’eventuale addebito è del tutto ininfluente sul mantenimento visto che questo, a prescindere da qualsiasi colpa, deve essere comunque versato proprio per via della differenza di reddito tra i due. 

Questa considerazione deve ancora una volta spingere verso una separazione consensuale visto che la battaglia in giudizio non ha avrebbe alcun senso pratico.

Il conto corrente

Un discorso a parte merita il conto corrente. Se questo è in comunione, i coniugi non possono prelevare una somma superiore alla propria metà per fini personali, soprattutto in odor di separazione; se ciò dovesse avvenire, l’altro potrebbe farlo condannare alla restituzione. Leggi sul punto Prelevare i soldi dal conto corrente prima della separazione.

Diverso è il discorso se il conto è individuale ma la coppia si è sposata in comunione dei beni. In tal caso la legge vuole che la giacenza sul conto sia divisa al 50%. Chiaramente, più si riduce questa giacenza, meno si è costretti a spartire con l’ex. Il titolare del conto potrebbe allora spendere i soldi rimasti per beni personali o necessari al suo lavoro, i quali non entrano mai nella comunione e quindi non devono essere divisi.

Nessun problema invece si pone per le coppie sposate in separazione dei beni per le quali il conto resta al relativo titolare.

I figli e la casa

L’ultimo terreno di scontro nella coppia sono i figli e la casa. Anche qui si consumano spesso battaglie per avere l’affidamento esclusivo e per non far vedere all’ex i bambini. Ma la legge parla chiaro: la regola resta sempre l’affido condiviso, per il bene stesso dei bambini e per tutelare il loro diritto alla bigenitorialità. Solo in caso di gravi colpe commesse da uno dei genitori nei confronti dei minori (ad esempio le violenze) si potrebbe giungere a un affidamento esclusivo.

L’affidamento poi non tocca il diritto di visita del genitore non convivente che, come detto, deve essere sempre salvaguardato.

In più la casa, se di proprietà di uno dei due coniugi o in comunione, viene assegnata al genitore con cui vanno a stare i figli, finché questi non diventano autonomi o finché non decidono di trasferirsi altrove. Visto che tali aspetti sono ben regolamentati dalla normativa è del tutto inutile fare una causa per sentirti affermare dal giudice: sarà più opportuno concordarli in sede di separazione consensuale.



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