Diritto e Fisco | Articoli

Obbligo di diligenza del dipendente

22 Aprile 2019
Obbligo di diligenza del dipendente

Cosa rischia il lavoratore in buona fede che commette un errore per imprudenza o negligenza?

Il lavoratore è tenuto a svolgere le mansioni con diligenza, fedeltà e obbedienza. Sono questi i tre principali doveri che, se non rispettati, danno luogo a sanzioni disciplinari più o meno gravi, a seconda dell’entità della colpa e del danno causato al datore. Ora, se la fedeltà e l’obbedienza implicano un “dolo” – ossia la coscienza e la volontà di comportarsi in modo non conforme alle direttive aziendali – per cui il dipendente che non rispetta le istruzioni ricevute può anche rischiare il posto, la negligenza può anche essere dovuta a semplice “colpa”, ossia a un comportamento posto in buona fede. Si può licenziare una persona che sostiene di “non averlo fatto apposta?”. Dell’obbligo di diligenza del dipendente si dice spesso poco. Di qui i numerosi dubbi in proposito: quanto grave può essere una sanzione disciplinare per il lavoratore che si distrae o commette un errore? E se l’errore si ripete spesso? L’assenza di malafede può salvarlo dalla perdita del posto? Cosa intende la legge quando dice che il dipendente deve essere diligente? 

Una sentenza della Cassazione [1], intervenuta proprio qualche giorno fa, ha detto che si può licenziare un dipendente negligente. Questo vuol dire che anche in buona fede si può subire la massima sanzione disciplinare. Che poi, a ben vedere, l’attenzione del dipendente è anche connessa alla sua volontà di impegnarsi mentre lavora. Di qui il ragionamento della Corte secondo cui il licenziamento è proporzionato se manca quella minima concentrazione necessaria a svolgere le mansioni ricevute.

Ma, in termini pratici, in cosa consiste l’obbligo di diligenza del dipendente? Quali sono i suoi confini e dopo quale “soglia” il suo comportamento può essere punito? Cerchiamo di capirlo qui di seguito.

Obbligo di diligenza del dipendente: non è uguale per tutti

Quando si dice che il lavoro va svolto diligentemente si intende dire che bisogna eseguire le proprie attività con esattezza e scrupolosità.

Tuttavia parlare di obbligo di diligenza può apparire generico e suscettibile di diverse interpretazioni a seconda del giudice. La legge, in realtà, usa parole astratte laddove intende applicare il diritto in modo diverso a seconda delle circostanze concrete. E difatti non si può chiedere lo stesso grado di diligenza a un direttore di reparto rispetto a un semplice operaio: proprio le maggiori responsabilità che incombono sul primo – cui del resto è commisurato anche lo stipendio – impongono una maggiore attenzione. 

Il lavoratore deve pertanto usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione che gli è stata attribuita; il contenuto della diligenza dipende quindi dalle mansioni assegnate [2]. 

La diligenza va poi messa in relazione alle condizioni di capacità e preparazione ed esperienza del lavoratore rispetto alle mansioni affidate [3]. Non si può quindi assumere un “operaio non specializzato” e poi sanzionarlo allo stesso modo di uno specializzato.

Ne consegue, pertanto, che un’eventuale modifica delle mansioni influisce direttamente anche sulla valutazione dell’adempimento dell’obbligo di diligenza, da effettuarsi considerando la scrupolosità e l’esattezza seguite nello svolgimento del proprio lavoro [4]. Chi riceve una promozione deve sapere che, da quel giorno in poi, la sua diligenza sarà valutata in modo più serio e, probabilmente, con una intransigenza superiore a quella precedente.

Obbligo di diligenza: in cosa consiste?

L’obbligo di diligenza consiste nel rispettare innanzitutto le prescrizioni connesse alla prestazione lavorativa (ossia le modalità tecniche e pratiche di svolgimento), ma anche le regole fissate dalla legge e dal contratto collettivo. In determinate ipotesi, anche il comportamento che il dipendente pone al di fuori dell’orario di lavoro può essere valutato ai fini del rispetto della diligenza.  

È il codice civile a fornire una prima definizione del dovere di diligenza. La norma [5] stabilisce che: «Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale.

Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende».

Dall’articolo possiamo quindi dedurre che l’obiettivo della diligenza è quello di realizzare, in primo luogo, l’interesse dell’impresa (è quella che i tecnici chiamano «diligenza tecnica»).

Il secondo obiettivo della diligenza è rivolto a realizzare «l’interesse della produzione nazionale»: tale parametro però risulta essere molto meno utilizzato e utile ai fini della valutazione dell’adeguatezza e correttezza della prestazione lavorativa. 

Contenuto del dovere di diligenza 

Sono numerose le sentenze che hanno analizzato quali siano i comportamenti che possono comportare una violazione del dovere di diligenza. Secondo una pronuncia della Cassazione [6], si può parlare di comportamento negligente del dipendente quando questi agisce con imprudenza o ponendo una condotta tecnicamente inadeguata rispetto alle regole di comune esperienza. 

Come abbiamo anticipato, anche i comportamenti posti fuori dal luogo e dell’orario di lavoro possono configurare una violazione del dovere di diligenza e, quindi, essere sanzionati. È stato ritenuto in violazione dell’obbligo di diligenza, ad esempio, il comportamento di una lavoratrice addetta di un supermercato, condannata per il reato di furto tentato commesso dalla medesima in un altro supermercato, dove si era recata fuori dall’orario di lavoro [7]; quello di un dipendente bancario trovato in possesso di droga al ritorno da un viaggio all’estero [8]; quello di un lavoratore che aveva detenuto, fuori dal lavoro, un significativo quantitativo di sostanze stupefacenti a fine di spaccio [9]; quello di un dipendente bancario che abbia emesso assegni privi di copertura bancaria (la peculiarità del lavoro bancario richiede infatti l’affidamento, non solo del datore di lavoro, ma anche del pubblico nella correttezza dei funzionari anche al di fuori dell’orario di lavoro) [10]; o anche quello di un dipendente delle Poste che ha patteggiato per il reato di violenza sessuale, dove è stata attribuita rilevanza al forte disvalore sociale dei fatti e alle ripercussioni mediatiche dell’evento [11]; o ancora quello di un dipendente delle Poste che ha patteggiato per il reato di usura ed estorsione (è stato ritenuto rilevante il requisito di affidabilità richiesto per lo svolgimento di un pubblico servizio, anche se svolto in regime privatistico) [12].

Secondo la Cassazione l’obbligo di diligenza va rispettato anche nelle attività “preparatorie”, richiesta, ad esempio, durante le pause di lavoro al fine di facilitare il corretto adempimento dell’obbligo di lavoro [13] o all’inizio del turno di lavoro per l’attività necessaria a indossare l’abbigliamento di servizio [14]. 


note

[1] Cass. sent. n. 9675/19 del 5.04.2019.

[2] Cass. 22 maggio 2000 n. 6664.

[3] Cass. 26 maggio 2008 n. 13530.

[4] Cass. n. 6664/2000.

[5] Art. 2104 cod. civ.

[6] Cass. n. 12769/2000.

[7] Cass. n. 5428/1987.

[8] Cass. n. 5321/1988.

[9] Cass. n. 8132/2017.

[10] Cass. n. 11437/1995.

[11] Cass. n. 2168/2013.

[12] Cass. n. 3136/2015.

[13] Cass. n. 19358/2010.

[14] Cass. n. 9215/2012.

Autore immagine: uomo dorme sul lavoro. Di Martina Orlich


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube