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Testamento in favore di un solo figlio: è valido?

22 Aprile 2019
Testamento in favore di un solo figlio: è valido?

Che succede se un padre lascia tutto il suo patrimonio a un solo figlio? Quando il testamento non può essere impugnato dai fratelli svantaggiati?

Si può lasciare tutta l’eredità a un solo figlio senza prevedere nulla per l’altro, di fatto diseredandolo? Per rivendicare la cosiddetta “legittima”, ossia la quota minima di eredità che spetta a ciascun figlio, quanto tempo c’è? Che succede se il figlio che non ha avuto nulla con il testamento ha tuttavia ricevuto una serie di regali, aiuti e donazioni dal genitore quando questi era ancora in vita? Sono domande che spesso ci si pone al momento del decesso di un padre o di una madre. Anche se non capita di frequente, potrebbe succedere che il testamento menzioni solo uno dei figli, senza prevedere nulla per gli altri eredi. Ti sembrerà strano ma un atto del genere non è nullo in automatico: solo l’avvio di una causa, intentata dai soggetti eventualmente lesi, ne può comportare la cancellazione. Ed allora cerchiamo di capire se il testamento in favore di un solo figlio è valido o meno.

Si può lasciare tutta l’eredità a un solo figlio?

Una cosa è certa: in presenza di altri figli o di un coniuge ancora in vita, non si può lasciare tutto il proprio patrimonio a uno soltanto. E questo perché la legge tutela i cosiddetti “legittimari”, ossia i familiari più stretti del defunto: a questi deve essere sempre riservata una quota del suo patrimonio. Tuttavia – ed è questo l’aspetto più importante – tale quota non deve essere necessariamente trasmessa al momento della morte, con il testamento, ma può esserlo anche in vita, con atti di donazione. Quindi, chi è già stato soddisfatto della propria quota di legittima quando il genitore era ancora vivo non può poi contestare il testamento ove viene menzionato solo il fratello.

La lesione della legittima

Il problema della lesione delle quote minime spettanti ai familiari più stretti si pone solo quando c’è un testamento. Se infatti il defunto è morto senza lasciare un testamento, si applicano le divisioni stabilite dal codice civile che, per forza di cose, non comportano sperequazioni.

Quando muore una persona, i soggetti legittimari – ossia il coniuge e i figli o, in loro assenza, i genitori – possono decidere di impugnare il testamento se ritengono di non aver ricevuto quanto ad essi spettante per legge: è la cosiddetta lesione della quota legittima. Vedremo a breve quali sono tali quote.

Questo significa però che, se tali eredi non agiscono in tribunale, il testamento – per quanto errato – mantiene i suoi effetti per sempre. Immaginiamo ad esempio che un padre voglia lasciare di più a un figlio piuttosto che agli altri per via del fatto che il primo è disoccupato mentre i fratelli hanno tutti una posizione. Al decesso del genitore, se i fratelli “benestanti” non agiscono contro l’altro erede, il testamento resta in piedi nonostante abbia leso le quote di legittima. Insomma, non sarà un’autorità pubblica a rendere invalido il testamento ma solo la volontà degli eredi sfavoriti: se questi ultimi decidono di lasciare le cose come stanno, il testamento resta valido.

Entro quanto tempo va fatta l’azione di lesione di legittima?

Se viene lesa la quota di legittima, bisogna presentare in tribunale quella che viene chiamata azione di riduzione (la parola “riduzione” è evidentemente riferita alla quota dell’erede che ha avuto di più degli altri).

Ci sono in tutti 10 anni per agire contro gli eredi che sono stati favoriti: scaduto questo termine si verifica la decadenza e il testamento, da invalido che era, diventa valido per impossibilità ad esercitare in tribunale i propri diritti. Leggi sul punto Prescrizione azione di riduzione.

Quindi il primo caso in cui si può lasciare l’eredità a un solo figlio è quello in cui il testamento, per quanto invalido, non sia stato impugnato dagli altri eredi lesi nella rispettiva quota di legittima, entro 10 anni dalla morte del genitore.

Le donazioni ricevute in vita

C’è un secondo caso in cui è valido un testamento in favore di un solo figlio: si verifica quando gli altri eredi hanno già ricevuto, dal genitore, regali e donazioni quando questi era ancora in vita. Si pensi a un padre che aiuta una figlia a sposarsi, dandole una sostanziosa somma in denaro e che, all’altro figlio, regali un piccolo terreno. In tal caso, essendo state rispettate le quote di legittima di questi ultimi due, potrà lasciare, con il testamento, la sua casa in città al terzo figlio.

Quindi non c’è lesione di legittima se il soggetto presunto “leso” ha invece ricevuto dal genitore dei beni in passato. E, difatti, l’azione di riduzione si svolge andando prima a conteggiare quanto il richiedente ha già ottenuto in donazione dal defunto per verificare se non sia stato soddisfatto in tal modo. In ipotesi di tale tipo, dunque, il testamento è valido.

Le quote di legittima

Vediamo ora quali sono le quote di legittima che il defunto, nel momento in cui fa testamento, deve per forza rispettare.

In assenza di figli, a favore del coniuge  è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge.

Al coniuge è equiparata la parte di una unione civile.

Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni.

Se oltre al coniuge il defunto lascia anche un figlio, un terzo del patrimonio è riservato al coniuge ed un altro terzo al figlio. Il testatore può dunque disporre di un solo terzo del suo patrimonio.

Se i figli sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto.

La divisione tra tutti i figli è effettuata in parti uguali.

Il testatore può dunque disporre di un solo quarto del suo patrimonio.

Accordi di reintegrazione

È possibile salvare il testamento che lascia tutto a un solo figlio con i cosiddetti accordi di reintegrazione della legittima, che si configurano come veri e propri contratti che intercorrono tra legittimario (leso o pretermesso) e i beneficiari delle disposizioni testamentarie/donazioni lesive e che hanno di mira la definizione in via stragiudiziale delle pretese successorie dei legittimari.

Tali accordi possono essere conclusi nel modo più vario.


note

Autore immagine:bambino con futuro di imprenditore. Di ra2studio


1 Commento

  1. Tre figli, senza testamento, può uno dei figli rifiutarsi di fare la denuncia di successione? Nella eventuale penalizzazione dal fisco vengono inseriti anche gli altri due fratelli che invece la vogliono fare?

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