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Assegno di divorzio: diritto solo in 4 casi

22 Aprile 2019
Assegno di divorzio: diritto solo in 4 casi

Quando all’ex moglie non spetta il mantenimento: le quattro condizioni per ottenere l’assegno dal marito.

La regola ha sempre le sue eccezioni. Ma quando le eccezioni si moltiplicano, la regola cessa di essere tale e diviene solo un insieme di ipotesi. Così è successo all’assegno di mantenimento dell’ex moglie: dopo che due recenti sentenze della Cassazione (una del 10 maggio 2017 [1], l’altra a Sezioni Unite nell’estate del 2018 [2]) ne hanno stravolto i limiti, si può ormai parlare di un diritto non già generale, ma sussistente solo in specifici casi, al ricorrere di rigorose condizioni che vanno dimostrate in tribunale. Queste condizioni sono fissate non dalla legge ma dalla giurisprudenza. Ne abbiamo individuato quattro: quattro casi in cui la moglie ha ancora diritto all’assegno di divorzio. È necessario conoscerli bene, anche per evitare inutili conflitti matrimoniali che potrebbero non condurre da nessuna parte. Vediamoli qui di seguito.

Assegno di mantenimento e di divorzio: differenze

Il nostro discorso è limitato solo all’assegno di divorzio e non a quello di mantenimento. La differenza è sostanziale e la possiamo comprendere con questa semplice spiegazione:

  • l’assegno di mantenimento è quello che viene stabilito (di comune accordo o dal giudice) quando la coppia si separa. Esso ha lo scopo di garantire un cuscinetto al coniuge più “povero” che, dall’oggi al domani, si trova a doversela cavare da solo. In pratica chi, tra marito e moglie, ha il reddito maggiore deve versare all’altro un assegno mensile che gli consenta – per quanto possibile – di mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva quando ancora la coppia era unita. Questo significa sostanzialmente una divisione delle entrate in modo da livellare eventuali disuguaglianze economiche;
  • l’assegno di divorzio viene invece determinato (di comune accordo o dal giudice) con la sentenza di divorzio e, per forza di cose, si sostituisce all’assegno di mantenimento (che pertanto viene cancellato). Lo scopo di tale contributo – che dovrà durare molto più a lungo di quello di mantenimento – è di garantire al coniuge più povero un’autosufficienza economica, la possibilità cioè di mantenersi da solo, ma solo laddove non possa farlo da sé. In altri termini, se il coniuge più debole ha già uno stipendio che gli consente di badare a sé stesso non può rivendicare alcun contributo dall’ex. Se questo stipendio è invece insufficiente a mantenersi, andrà integrato con l’assegno divorzile. A maggior ragione per chi è disoccupato che avrà diritto al contributo di quanto necessario per sopravvivere (salvo alcuni “aggiustamenti” di cui a breve parleremo).

Da ciò si può comprendere che, almeno in teoria, l’assegno di divorzio dovrebbe essere più ridotto rispetto a quello di mantenimento.

Condizioni per ottenere l’assegno di divorzio

Se l’assegno di mantenimento scatta quasi in automatico, al solo sussistere di una differenza economica tra i due coniugi (potendosi semmai discutere dell’entità in presenza di un matrimonio durato poco tempo), l’assegno di divorzio non è così scontato. E ciò perché la condizione per ottenere l’assegno di divorzio è sostanzialmente una: bisogna meritarlo. La Cassazione ha voluto infatti evitare che gli alimenti divenissero una sorta di rendita vitalizia e parassitaria. Pertanto, laddove l’ex moglie possa ancora lavorare non può pretendere di “campare alle spalle del marito”. Se è disoccupata dovrà essere lei stessa a dimostrare al giudice che tale condizione non dipende da lei ma da ragioni esterne alla sua volontà, collegate cioè:

  • alla sua età: dovrà cioè dimostrare di aver raggiunto quella soglia di età (dalla Cassazione fissata all’incirca con i 45-50 anni) oltre la quale è molto più difficile trovare un impiego;
  • alla salute: dovrà cioè provare di avere una patologia che le impedisce di lavorare;
  • alla formazione professionale acquisita negli anni;
  • alla crisi del mercato occupazionale: dovrà dimostrare di aver cercato un’occupazione e di non aver trovato nulla; a tal fine non basta la prova dell’iscrizione alle liste di collocamento dei centri per l’impiego, ma anche l’invio di curriculum alle aziende, la partecipazione a bandi e concorsi, la richiesta di colloqui di lavoro, ecc. Insomma, la donna deve convincere il giudice di aver fatto di tutto per trovare un posto e non di esserci riuscita non per propria colpa.

Se la donna non fornisce queste prove non potrà rivendicare alcun assegno di divorzio.

Oltre a queste situazioni, le Sezioni Unite della Cassazione [2] hanno chiarito che l’assegno di divorzio deve servire anche a riconoscere il giusto merito di chi ha speso tutta la propria vita in favore della famiglia, rinunciando ad una propria carriera per il bene del coniuge e/o dei figli. Il richiamo alla casalinga è fin troppo scontato: a questa, che con il suo sacrificio ha permesso al marito di dedicarsi al lavoro ed aumentare la sua ricchezza, è sempre dovuto un mantenimento. Deve però risultare che la scelta di fare la casalinga sia stata condivisa da entrambi i coniugi e non solo una volontà unilaterale per sottrarsi al lavoro.

I 4 casi in cui alla ex moglie spetta il mantenimento

Alla luce di quanto abbiamo appena detto possiamo così sintetizzare i casi in cui il giudice è tenuto a riconoscere un assegno di divorzio all’ex moglie.

La donna di mezza età

Il primo caso è quello della donna di mezza età che non ha lavoro. Superati i 50 anni è difficile, se non impossibile, trovare un’occupazione. La donna di mezza età disoccupata, quindi, è già di per se stessa meritevole dell’assegno di mantenimento. Si pensi al caso di colei che, pur avendo lavorato quando era sposata, è stata poi licenziata. O a chi invece ha solo un part-time e che difficilmente riuscirebbe a convertilo in un full-time considerata l’età.

La donna priva di formazione professionale e di esperienze lavorative

La donna che non ha maturato una formazione professionale o che è priva di esperienze lavorative per essersi dedicata alla famiglia ha quasi sempre diritto al mantenimento, a meno che non sia così giovane da potersi dire che la sua carriera nel mondo del lavoro è appena iniziata.

La donna dovrà allora dimostrare che l’assenza di una occupazione per tutto il periodo in cui è stata sposata le ha impedito di maturare esperienze tali da consentirle di crescere professionalmente e di rendersi “appetibile” per eventuali assunzioni o capace di gestire un’attività in proprio. È l’ipotesi della casalinga o di colei che, magari, ha aiutato il marito nella sua azienda o nello studio professionale.

La donna inabile al lavoro

In alcuni casi le donne – così come gli uomini – possono maturare patologie che impediscono loro di lavorare. In questi casi l’assegno di divorzio è una forma di sostegno per una disoccupazione non colpevole.

Disoccupazione incolpevole

L’ultimo caso in cui all’ex moglie spetta l’assegno di divorzio è quando questa è disoccupata ma riesce a dimostrare al giudice che tale condizione non dipende da sua volontà ma dal mercato occupazionale e dalla crisi. Quindi, come abbiamo detto in precedenza, la donna dovrà fornire la prova di aver cercato un lavoro e di non esserci riuscita. Servirà non solo l’iscrizione al centro per l’impiego, ma anche le ricevute delle raccomandate con cui si è chiesto un colloquio di lavoro o ci si è limitati a inviare il curriculum ai fini di un’assunzione, la partecipazione a bandi e concorsi nella pubblica amministrazione, gli stage o i periodi di volontariato, qualsiasi esperienza utile per arricchire il proprio curriculum.

note

[1] Cass. sent. n. 11538/17.

[2] Cass. S.U. sent. n. 18287/18.

Autore immagine: sposi divorziano con cuore infranto. Di Nancy Beijersbergen


7 Commenti

  1. meno male che qualcosa sta cambiando a favore degli uomini visto che la donna ci ha sempre marciato su questo e mi sembra giusto, ma per chi ha dei bambini l’assegno va versato comunque a mio pare almeno per i figli perche’ c’e’ gente che e’ ridotta a vivere in miseria quasi assoluta nonostante il giudice abbia emesso una sentenza il cui mantenimento e’ previsto e alla donna non e’ stato erogato nulla.

    1. Si ma è pur vero che ci sono uomini che nascondono i loro capitali per non dare nulla o fanno girare soldi a nero sfruttando gli altri

  2. Sciolto il matrimonio, sciolto ogni impegno altroché vitalizio! E finiamola con questi piagnistei per le “povere” donne divorziate che non troverebbero lavoro. Chi ha VOGLIA e DIGNITA’ si rimbocca le maniche, altroché!

  3. Basta con le donne, sesso debole, quando non vuoi stare più col marito, ti dai da fare perché hai scelto la tua nuova strada! Ti fai una nuova vita che devi gestire da sola! Il marito, ormai ex, non c’entra più! Basta con questi giudizi della magistratura!

  4. Tantissime donne che Se la spassano coi compagni in case comprate solo dagli uomini gli stessi che non potranno mai più entrare in quella casa che pagano le tasse e non vedono i figli perché condizionati dalla madre e sono costretti a vivere in macchina o sotto i ponti per una separazione voluta dalla moglie 🙁 quardate in giro donne stearate che festeggiano e uomini che combattono al limite del suicido.

  5. Ho letto l’articolo scusatemi ma è un po’ lacunoso non tiene conto dello stato patrimoniale del coniuge richiedente e comunque la disoccupazione involontaria può capitare anche all’uomo e niente vieta che sia l’uomo a chiedere l’assegno di divorzio.

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