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Il figlio può decidere con quale genitore stare?

22 Aprile 2019
Il figlio può decidere con quale genitore stare?

A quale età un figlio di genitori separati può decidere con chi andare a vivere?

Nel momento in cui una coppia di sposi si separa, la residenza del figlio viene decisa dai genitori: sono padre e madre che, con il loro accordo di separazione consensuale, possono decidere dove il minorenne andrà a vivere da quel momento in poi. Ma se i genitori, non trovando un’intesa, dovessero affidarsi alla decisione del giudice, sarà quest’ultimo a stabilire dove collocare il bambino. La scelta, di solito, ricade sulla madre per una sorta di preferenza che la giurisprudenza della Cassazione ha ormai stabilito da diverso tempo, sempre che non vi siano valide ragioni per preferire l’altro genitore. In tutto questo, che peso ha la scelta del minore? Il figlio può decidere con quale genitore stare? Una recente sentenza della Suprema Corte ci aiuta a comprendere come stanno le cose [1]. 

Collocamento dei figli: cos’è e come funziona

La legge non detta regole circa la residenza dei figli, ma sancisce il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. La residenza viene quindi definita o da un accordo dei genitori stessi o dal giudice. Si parla, a riguardo, più tecnicamente, di collocamento dei figli. Il collocamento è il luogo ove il minore andrà prevalentemente a vivere, fatto salvo il diritto di visita dell’altro genitore. 

Il collocamento non ha nulla a che vedere invece con l’affidamento dei figli che invece attiene al potere-dovere del genitore di adottare le scelte più importanti per la vita, crescita, formazione, salute del bambino finché è minorenne. L’affidamento è sempre «condiviso», ossia posto in capo sia al padre che alla madre, nonostante la collocazione sia fissata presso uno solo dei due. Solo gravi ragioni di incapacità o pericolosità del genitore possono spingere il giudice a optare per un affidamento esclusivo.

Ad oggi il collocamento può essere di tre tipi:

  • collocamento prevalente: è la forma più diffusa; prevede che i figli risiedano in prevalenza presso l’abitazione del genitore ritenuto più idoneo (come detto è di solito la madre). Viene poi fissato un calendario di date in cui il figlio dovrà stare con l’altro genitore, di solito due o tre volte a settimana e a weekend alterni;
  • collocamento a residenza alternata o turnaria: i figli alternano periodi di convivenza presso ciascuno dei genitori (di solito una settimana con l’uno e un’altra con l’altro). Questo sistema è il meno usato. Difatti, secondo la giurisprudenza maggioritaria, il collocamento turnario causa nei minori, costretti a continui cambi di residenza e di gestione del quotidiano la perdita dei necessari punti di riferimento e non garantisce un regime di vita razionale per i figli e per i genitori;
  • collocamento invariato: i minori abitano stabilmente in una casa mentre sono i genitori ad alternarsi all’interno di questa. In buona sostanza ogni sette o quindici giorni, in casa entra un genitore ed esce l’altro. Questa forma di collocamento è stata avallata da numerose sentenze di primo e secondo grado, se non contrasta con l’interesse dei minori.

Da quale età il figlio può decidere con quale genitore vivere?

Non vi è dubbio che il figlio, una volta diventato maggiorenne, può decidere con quale genitore andare a stare. Quindi, se anche, al momento del divorzio o della separazione dei genitori il giudice lo ha collocato presso uno dei due – ad esempio, la madre -, non appena compiuti i 18 anni il figlio può decidere di trasferirsi dal padre. Se così dovesse succedere, la madre a cui sia stata assegnata la casa familiare ne subisce la revoca: difatti tale misura viene accordata solo per garantire al figlio di crescere nello stesso ambiente senza ulteriori traumi.

Il figlio minorenne può decidere con quale genitore vivere?

Abbiamo detto che solo con la maggiore età il figlio ha autonomia di scelta e può decidere dove fissare la propria residenza: il provvedimento di collocazione del giudice ha infatti valore finché il giovane non acquista la capacità di intendere e volere (ossia a 18 anni) ed è in grado di prendere da solo le scelte per la propria vita.

Ma che succede se il bambino, ancora minorenne, manifesta una preferenza di un genitore rispetto ad un altro e dichiara apertamente di voler vivere con questi? Il tribunale è obbligato a tenerne conto oppure può anche decidere diversamente da quelli che sono gli input offerti dal piccolo?

La giurisprudenza ha stabilito che il bambino deve essere ascoltato obbligatoriamente da 12 anni in su. In pratica, il giudice, prima di prendere la decisione sulla sua collocazione, deve per forza ascoltarlo. Se non lo fa, la sentenza è nulla.

Ma anche il bambino con meno di 12 anni deve essere ascoltato, tuttavia – in questo caso – sempre che egli sia ritenuto «capace di discernimento»; tale capacità può essere valutata dal magistrato stesso senza bisogno di ricorrere a un consulente. 

Il parere del minore non è vincolante per il giudice, il quale deve sempre decidere avendo come unico obiettivo l’interesse morale e materiale del bambino. Il tribunale può quindi decidere, proprio per il bene di quest’ultimo, di non assecondare la sua volontà. Ma se così dovesse fare, il provvedimento dovrebbe essere adeguatamente motivato: deve cioè spiegare le ragioni per cui non si è tenuto conto della predilezione espressa dal piccolo (leggi anche Separazione: a che età i minori possono decidere il genitore con cui stare?).

A tali conclusioni è giunta la Cassazione con la sentenza in commento. È obbligatorio – dice la Cassazione – ascoltare il minore anche con meno di 12 anni, capace di discernimento per stabilire se è più opportuno il collocamento presso uno dei genitori e le modalità di frequentazione con l’altro. L’ascolto del minore di almeno 12 anni – e anche di età inferiore, purchè dotato di capacità di discernimento – costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse, salvo che il giudice, con specifica e circostanziata motivazione, non ritenga l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore.    

L’audizione dei minori, già contemplata nella Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, costituisce un adempimento necessario nelle procedure giudiziari che lo riguardano e, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai genitori.

Ad avviso dei Supremi Giudici, la motivazione del giudice – che decide di non disporre l’ascolto – deve essere tanto più stringente quanto più il minore si avvicina all’età dei 12 anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto. Il magistrato è tenuto ad indicare perché l’ascolto effettuato nel corso delle indagini peritali o, comunque, da un esperto al di fuori del processo, sia idoneo a sostituire quello diretto e può, altresì, disattendere le dichiarazioni di volontà che emergono dall’ascolto che venga disposto, ma motivando la sua decisione in maniera rigorosa e pertinente.


note

[1] Cass. ord. n. 10776/19 del 17.04.2019.

Autore immagine: genitori si contendono la figlia con una corda. Di LightField Studios

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 4 febbraio – 17 aprile 2019, n. 10776

Presidente Valitutti – Relatore Parise

Fatti di causa

1. Con decreto emesso ai sensi dell’art. 337 bis c.c. del 1/12 giugno 2017, il Tribunale di Vicenza accoglieva parzialmente le istanze di B.V. nei confronti di Z.A. e per l’effetto disponeva l’affidamento condiviso dei due figli minori con collocamento prevalente presso la madre e regolamentazione dei contatti con il padre, imponendo a quest’ultimo il contributo mensile di mantenimento di Euro 150 per ciascun figlio annualmente rivalutabili in base agli indici Istat, oltre al 50% delle spese straordinarie. Il Tribunale accoglieva altresì l’istanza materna di iscrizione del figlio N. alla scuola secondaria del Comune di residenza ((omissis) ).

2. Il reclamo proposto da Z.A. è stato rigettato dalla Corte di appello di Venezia, con decreto del 9-10-2017, depositato in data 27-2-2018 e comunicato dalla cancelleria a mezzo pec in data 13-3-2018. La Corte territoriale ha confermato in ogni sua parte il decreto impugnato, che ha integrato con l’espressa autorizzazione alla madre di avvalersi del sostegno psicoterapico dei servizi sociali territoriali a favore di entrambi i figli. La Corte d’appello, acquisita in data 21-9-2017 la relazione sociale di aggiornamento, ha condiviso le valutazioni espresse dal Tribunale di Vicenza con riferimento all’autorizzazione all’iscrizione scolastica del figlio minore N. , infradodicenne, presso la scuola media statale più vicina alla casa della madre. Ha rilevato, da un lato, che era così consentito al minore di farsi nuovi amici e coltivare anche i suoi interessi musicali e, dall’altro, ha evidenziato, pur dando atto dei progressi raggiunti nei rapporti tra padre e figli; la persistenza di carenze correlate sia alla mancata elaborazione delle vicende pregresse, sfociate, nei confronti dello Z. , in provvedimento cautelare di allontanamento e nel processo penale concluso con patteggiamento, sia al rifiuto persistente del padre di avviare un percorso di valutazione psicologica e di provvedere al mantenimento della prole, per la parte di sua spettanza. Con riferimento all’istanza del reclamante Z. di riduzione del contributo di mantenimento, la Corte veneziana ha ritenuto non insostenibile la misura del suddetto contributo fissata dal Tribunale e qualificata minima (Euro 150 per ciascuno dei due figli), considerando che il ricorrente aveva un lavoro stabile e competenze tali da consentirgli di incrementare il proprio reddito, mentre non erano state documentate e dimostrate la causale e la durata del finanziamento (rate di circa Euro 150 mensili), opposto dallo Z. a sostegno delle addotte difficoltà a sostenere il contributo e le spese poste a suo carico.

3. Avverso questo decreto ricorre ai sensi dell’art. 111 Cost. Z.A. , affidandosi a quattro motivi, resistiti con controricorso da B.V. . Non ha presentato conclusioni scritte la Procura Generale. Le parti non hanno depositato memorie.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo il ricorrente Z.A. , sulla premessa dell’impugnabilità del decreto della Corte d’appello di Venezia ai sensi dell’art. 111 Cost., stante la decisorietà e definitività di detto provvedimento, denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 2, con riferimento agli artt. 3, 21 e 111 Cost., all’art. 12 Convenzione di New York del 20-11-1989, all’art. 6 Convenzione di Strasburgo del 25-1-1996 e all’art. 23 regolamento CE n. 2001/2003, per l’omessa audizione del minore N. in ordine alla scelta della scuola media da frequentare. Il minore, all’epoca di 11 anni, anche in allora era dotato di sufficiente discernimento ed aveva manifestato agli assistenti sociali, come risultava dalle relazioni depositate agli atti, la volontà di frequentare la scuola media nello stesso Comune ((omissis) ) ove aveva terminato le scuole elementari. Rileva il ricorrente di aver avanzato, in subordine, richiesta di iscrivere il bambino alla scuola media di (omissis) , prospettando così una soluzione di compromesso tra i desideri di N. e le esigenze della madre. Lamenta lo Z. che la Corte d’appello di Venezia abbia disatteso l’istanza di audizione diretta del minore senza fornire spiegazione di tale decisione. Formula il ricorrente il quesito di diritto consistente “nel richiedere l’accertamento circa il fatto che il mancato ascolto nel procedimento dinanzi alla Corte d’appello del minore e comunque il mancato accertamento della capacità di discernimento di quest’ultimo ai fini dell’ascolto, non avendo ancora compiuto i 12 anni, possa essere considerato violazione del principio dell’ascolto introdotto nell’ordinamento dalle Convenzioni Internazionali”.

2. Con il secondo motivo il ricorrente, denunciando la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, censura il decreto impugnato per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, con riferimento alla mancata audizione diretta del minore, non avvenuta in primo grado. Ad avviso del ricorrente in modo contraddittorio la Corte d’appello ha valorizzato che la questione della scelta della scuola fosse stata censurata con il reclamo solo per il minore N. , e non anche per la figlia S. . Rileva che la situazione dei due minori era diversa in quanto S. aveva da sempre vissuto con la madre a (omissis) ed invece N. aveva vissuto a lungo con il padre a (omissis) , frequentando la scuola elementare di (omissis) . Solo l’audizione diretta del minore avrebbe potuto consentire l’accertamento delle reali aspettative del figlio N. e di valutarne la reale capacità di discernimento. Secondo la prospettazione dello Z. , la Corte d’appello non ha fornito motivazione sulla mancata audizione del minore, mentre si tratta di un punto decisivo, in relazione alla scelta della scuola, da valutarsi nell’interesse del figlio N. per garantire allo stesso una situazione di stabilità.

3. Con il terzo motivo il ricorrente, denunciando la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, censura il decreto impugnato per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, con riferimento alla scelta della scuola media da frequentarsi da parte del minore N. . Assume che la motivazione del decreto impugnato sul punto sia prevalentemente un integrale richiamo al provvedimento di primo grado, senza effettiva specificazione delle ragioni della scelta suddetta, atteso che la Corte d’appello si è limitata ad evidenziare, ad avviso del ricorrente in modo carente e contraddittorio, la valutazione negativa della condotta del padre.

4. Con il quarto motivo il ricorrente, denunciando la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, censura il decreto impugnato con riferimento “al rigetto della richiesta di mantenimento diretto a carico dei genitori o quantomeno di riduzione dell’assegno di mantenimento a suo carico o in subordine di collocamento alternato”. Ad avviso dello Z. anche in ordine a tali richieste la Corte d’appello si è limitata genericamente a fare riferimento alla stabilità del suo lavoro ed alle sue competenze, senza esaminare le condizioni economiche della B. , che poteva contare sull’appoggio dei suoi genitori e non sosteneva le spese di locazione dell’abitazione, pagate dal ricorrente. Neppure la Corte veneziana ha preso in considerazione le richieste svolte in via subordinata.

5. Preliminarmente deve esaminarsi l’eccezione, formulata nel controricorso, di inammissibilità del ricorso, che è stato proposto ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il decreto emesso dalla Corte d’appello in sede di reclamo a norma degli artt. 719 e 719 c.p.c..

L’eccezione è priva di fondamento.

Questa Corte ha ripetutamente chiarito che il decreto pronunciato dalla Corte d’appello in sede di reclamo avverso il provvedimento del Tribunale in materia di modifica delle condizioni della separazione personale concernenti l’affidamento dei figli ed il rapporto con essi, ovvero la revisione delle condizioni inerenti ai rapporti patrimoniali fra i coniugi ed al mantenimento della prole, ha carattere decisorio e definitivo, ed è pertanto ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (v. Cass., sent. n. 23673 e n. 18627 del 2006; Cass. n. 11218 del 2013 e n. 28998 del 2018).

6. Sempre in via preliminare, ugualmente infondata è l’eccezione, sollevata dalla resistente, di inammissibilità del ricorso per l’errato richiamo dell’art. 360 c.p.c., n. 2 e per l’errata proposizione, con il primo motivo, del quesito di diritto.

L’indicazione delle norme di legge che si assumono violate non costituisce, infatti, un requisito autonomo ed imprescindibile del ricorso, ma è solo funzionale a chiarirne il contenuto e a identificare i limiti della censura formulata, sicché la relativa omissione può comportare l’inammissibilità della singola doglianza solo nel caso, qui non ricorrente, in cui gli argomenti addotti non consentano di individuare le norme e i principi di diritto asseritamente trasgrediti, e di delimitare le questioni sollevate (così Cass. n. 18140 del 2018; Cass. n. 21819 del 2017; n. 25044 del 2013).

Riguardo al secondo profilo di inammissibilità prospettato, è noto che l’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6, e contenente la previsione della formulazione del quesito di diritto, come condizione di ammissibilità del ricorso per cassazione, si applica ratione temporis ai ricorsi proposti avverso sentenze e provvedimenti pubblicati a decorrere dal 2 marzo 2006 (data di entrata in vigore del menzionato decreto) e fino al 4 luglio 2009, data dalla quale opera la successiva abrogazione della norma, disposta dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47. La giurisprudenza di questa Corte ha tuttavia precisato che non è inammissibile il ricorso per cassazione i cui motivi siano stati illustrati con la formulazione dei quesiti di diritto, ai sensi dell’abrogato art. 366-bis c.p.c., seppur non richiesti dalla norma processuale applicabile ratione temporis, secondo la disciplina transitoria dettata dall’art. 58, comma 5, della L. 18 giugno 2009, n. 69, per essere stata la sentenza impugnata pubblicata successivamente all’entrata in vigore di tale legge. In particolare, esclusa qualsivoglia invalidità espressa, anche la nullità a rilevanza variabile, prevista dall’art. 156 c.p.c., comma 2, in relazione al difetto dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo, non è configurabile nel caso, come nella specie scrutinata, in cui l’atto, munito del contenuto prescritto dalla legge, contenga altresì elementi sovrabbondanti, ma privi di riflesso negativo su quelli essenziali (così Cass. n. 16122 del 2012 e Cass. n. 24597 del 2014).

7. I primi tre motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono fondati.

La giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che l’audizione dei minori, già prevista nell’art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie che li riguardino ed, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la L. n. 77 del 2003, nonché dell’art. 315-bis c.c. (introdotto dalla L. n. 219 del 2012) e degli artt. 336-bis e 337-octies c.c. (inseriti dal D.Lgs. n. 154 del 2013, che ha altresì abrogato l’art. 155-sexies c.c.).

Ne consegue che l’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse, salvo che il giudice non ritenga, con specifica e circostanziata motivazione, l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore (tra le tante Cass. n. 6129 del 2015; Cass. n. 19327 del 2015; Cass. S.U. n. 22238 del 2009).

Inoltre secondo l’orientamento più recente espresso da questa Corte, a cui si intende dare continuità, “il giudice deve motivare le ragioni per cui ritiene il minore infra-dodicenne incapace di discernimento, se decide di non disporne l’ascolto, così come deve motivare perché ritiene l’ascolto effettuato nel corso delle indagini peritali idoneo a sostituire un ascolto diretto ovvero un ascolto demandato a un esperto al di fuori del contesto relativo allo svolgimento di un incarico peritale. Tale motivazione appare, in generale, tanto più necessaria quanto più l’età del minore, come nel caso in esame, si approssima a quella dei dodici anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto. È vero inoltre che il giudice non è tenuto a recepire, nei suoi provvedimenti, le dichiarazioni di volontà che emergono dall’ascolto del minore, così come non è tenuto a recepire le conclusioni dell’indagine peritale. Tuttavia qualora il giudice intenda disattendere tali dichiarazioni e tali conclusioni ha l’obbligo di motivare la sua decisione con particolare rigore e pertinenza” (Cass. ord. n. 12957 del 2018).

Nel decreto impugnato è omessa la motivazione giustificativa della mancata audizione diretta del minore infradodicenne in ordine alla scelta della scuola media da frequentare, e ciò nonostante che l’età di N. fosse prossima a quella dei dodici anni, oltre la quale ricorre l’obbligo di ascolto. Peraltro risulta, in base a quanto affermato dal ricorrente e non contestato dalla controricorrente, che il minore, sentito dagli assistenti sociali, avesse espresso una sua opzione in ordine alla scuola da frequentare, manifestando la preferenza per la scuola sita a (omissis) , anche perché propedeutica all’insegnamento di uno strumento musicale.

Nello sviluppo argomentativo della pronuncia impugnata non vi è alcun riferimento all’ascolto indiretto effettuato nel grado precedente, per giustificarne l’idoneità a sostituire l’ascolto diretto, nè sono esplicitate eventuali ragioni di manifesta superfluità dell’esame diretto o della contrarietà di quest’ultimo all’interesse del minore o di incapacità di discernimento dello stesso.

Neppure, e di conseguenza, nel decreto impugnato è giustificata “con particolare rigore e pertinenza” la soluzione prescelta anche alla luce dell’opinione espressa, tramite ascolto indiretto, ove idoneo nei termini precisati, dal minore, sia pure al fine, del tutto legittimo, di contrastarla. Dunque manca sul punto ogni motivazione, che invece si impone con peculiari connotazioni di specificità. I Giudici d’appello hanno infatti confermato le valutazioni espresse dal Tribunale “nell’autorizzare l’iscrizione scolastica di N. presso la scuola media statale più vicina alla casa della madre, dove ha modo di farsi nuovi amici e di coltivare anche i suoi interessi musicali” (pag. 2 del decreto impugnato), senza altro precisare.

Ne consegue la fondatezza delle censure relative alla violazione dei principi sopra enunciati in tema di audizione del minore ed all’omesso esame di un fatto decisivo, consistente nella valutazione del contenuto dell’audizione stessa, stante la riscontrata anomalia motivazionale rilevante ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – nel testo, qui applicabile ratione temporis, successivo alle modifiche apportategli dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 – come circoscritto dalla giurisprudenza di legittimità consolidatasi dopo la pronuncia resa Cass., SU, n. 8053 del 2014, le cui argomentazioni, condivise da questo Collegio, possono, per brevità, integralmente intendersi richiamate.

8. Il quarto motivo è inammissibile.

La censura presuppone un apprezzamento delle risultanze probatorie la cui valutazione può essere sottoposta al sindacato di legittimità solo attraverso il paradigma del vizio motivazionale, nei limiti consentiti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Nel decreto impugnato la statuizione sul contributo di mantenimento è specificatamente motivata mediante esame degli elementi istruttori, valutati come rilevanti (lavoro stabile del ricorrente e mancanza di prova su durata e causale del finanziamento). Nella specie, pertanto, non ricorre il vizio motivazionale denunciato e si è al di fuori del limitato perimetro operativo della citata norma.

9. In conseguenza dell’accoglimento dei primi tre motivi di ricorso il decreto impugnato è cassato con rinvio alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di cassazione.

10. Va disposta, infine, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

P.Q.M.

accoglie i primi tre motivi di ricorso e dichiara inammissibile il quarto, cassa il decreto impugnato e rinvia alla Corte d’Appello di Venezia, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di cassazione.

Dispone, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

 


6 Commenti

  1. Salve,
    in un contesto del seguente tipo:
    1) affido congiunto con collocamento dei figli presso la madre in casa di proprietà esclusiva della madre;
    2) affido congiunto con decisione dei periodi da trascorrere presso il padre (due week end al mese non consecutivi, vacanze estive, natalizie e pasquali) presa dal giudice quando avevano 5 e 3 anni;
    2) ex coniugi sposati in separazione dei beni;
    3) ex coniugi separati da 9 anni ma non ancora divorziati;
    4) età attuale dei figli 14 e 12 anni;
    5) padre residente in altra regione (a 350 Km di distanza).
    Mi piacerebbe sapere a che età i ragazzi possono decidere se andare o meno con il padre per il week end alternato.

    1. Buonasera Patrizia. In caso di separazione dei genitori, il figlio che ha almeno 12 anni compiuti va ascoltato e, per quanto possibile, è dovere del giudice cercare di accogliere le sue richieste. Per cui se il bambino dice voglio andare a vivere da mio padre e non ci sono ragioni per non accogliere la sua richiesta, il figlio può decidere con quale genitore stare. Proprio alla stregua di tali dichiarazioni e, nell’esclusivo interesse del minore, il giudice di merito dovrà nominare un curatore speciale che dovrà effettivamente ascoltare le esigenze del minore e di qui il giudice di merito prenderà la decisione più proficua quanto al suo affidamento.

      1. La mia domanda era un’altra, ci sono volte i cui i miei figli (14 e 12 anni) vorrebbero andare alle feste con gli amici anzichè andare in un paesino a 350 km da casa… non parlo di andare a vivere con il padre o con me, parlo solo di rinunciare ad un week end ogni tanto.
        Grazie a chi mi potrà rispondere

        1. Patrizia ti consigliamo di leggere i nostri articoli:
          -I diritti dei figli di genitori separati o divorziati https://www.laleggepertutti.it/244287_i-diritti-dei-figli-di-genitori-separati-o-divorziati
          -Calendario visite genitori separati https://www.laleggepertutti.it/251312_calendario-visite-genitori-separati#Leta_ed_il_pernottamento
          -I genitori separati devono trascorrere lo stesso tempo coi figli? https://www.laleggepertutti.it/263042_i-genitori-separati-devono-trascorrere-lo-stesso-tempo-coi-figli
          -Separazione con figli piccoli: il bambino può dormire dal padre? https://www.laleggepertutti.it/264902_separazione-con-figli-piccoli-il-bambino-puo-dormire-dal-padre
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      2. Mi piacerebbe sapere a che età i ragazzi possono decidere se andare o meno con il padre PER IL WEEK END ALTERNATO.

  2. Salve,

    vorrei fare una domanda. Supponiamo che vi sia stata una sentenza di primo grado che abbia stabilito il domicilio di un FIGLIO AUTISTICO di quattordici anni presso il padre. Il figlio, prima della sentenza, aveva sempre vissuto presso la madre. Vorrei sapere: non essendo stato ascoltato il minore, il processo può dirsi nullo? O questa legge vale solo per i minori normodotati?

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