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Prescrizione contributi Inps gestione separata

22 Aprile 2019
Prescrizione contributi Inps gestione separata

Lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata: limiti prescrizione contributi e cartelle esattoriali.

Sei iscritto alla gestione separata Inps; tuttavia, da alcuni anni, non stai più versando i relativi contributi. Ti chiedi cosa rischieresti se l’Inps dovesse accorgersi che non sei in regola. Cosa potrebbe fare nei tuoi riguardi per riscuotere gli arretrati? C’è un termine massimo entro cui l’Istituto di Previdenza Nazionale può pretendere il pagamento degli oneri previdenziali? Le risposte ai tuoi problemi sono tutte contenute nella disciplina sulla prescrizione contributi Inps gestione separata. 

Una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione [1], citata da una sentenza della Corte di Appello di Milano ancora più recente [2], offre la soluzione a questo problema. Di tanto ci occuperemo qui di seguito: ti spiegheremo cioè dopo quanto tempo si prescrivono i contributi di previdenza dovuti all’Inps gestione separata, come si calcola questo arco di tempo, quali arretrati possono essere ancora richiesti al contribuente e quali invece no, quando scatta il reato e quando si rimane solo nell’ambito dell’illecito amministrativo. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la prescrizione?

Immagina di ricevere un avviso di pagamento dell’Inps per contributi di previdenza non versati negli ultimi 10 anni. Nell’archivio conservi solo alcune ricevute di pagamento; le restanti sono andate smarrite, né sai – in verità – se hai realmente ottemperato all’obbligo o ti sei dimenticato. Ebbene, la prescrizione comporta la “decadenza” del debito per decorso dei termini utili alla riscossione, sia che tu abbia pagato e tuttavia hai smarrito le ricevute, sia che tu non l’abbia fatto. In altre parole, se il creditore – che nel tuo caso è l’Inps – non si è fatto vivo per molto tempo, non può più intimarti alcun pagamento. Ma qual è questo termine? 

Quando si prescrivono i contributi Inps gestione separata?

I contributi previdenziali, compresi quelli dovuti alla gestione separata dell’Inps, si prescrivono in cinque anni. Questo significa che se ti arriva una ingiunzione di pagamento per i contributi non versati negli ultimi 10 anni, sei tenuto a pagare solo gli ultimi cinque e non le precedenti annualità. Se anche queste ultime sono state a suo tempo regolarizzate ma hai smarrito le prove (ossia le ricevute di versamento), puoi limitarti ad eccepire l’avvenuta prescrizione per liberarti da ogni richiesta. 

Secondo la Cassazione [3], il termine di prescrizione dei contributi dovuti all’Inps Gestione separata si inizia a contare dal momento in cui i contributi medesimi dovevo essere versati all’Istituto di previdenza e non già dal giorno di presentazione della dichiarazione dei redditi. 

Cosa succede se non pago i contributi Inps?

Come detto, se l’Inps si accorge che non hai versato i contributi, può chiederti solo gli ultimi cinque anni. Lo fa con un avviso bonario oppure con una ingiunzione di pagamento (quest’ultima funziona come titolo esecutivo, al pari di una cartella esattoriale). 

Ogni volta che ti viene inviata una raccomandata da parte dell’Inps o una Pec (posta elettronica certificata), i termini di prescrizione si interrompono e tornano a decorrere da capo. Il che significa che, se per i contributi di oltre cinque anni fa, hai ricevuto in passato una diffida, la prescrizione potrebbe non essersi compiuta atteso che i cinque anni decorrono dal giorno dopo il ricevimento della lettera. 

Facciamo un esempio. Immagina di non aver corrisposto i contributi previdenza del 2007 ma di aver ricevuto una prima diffida nel 2011 e una seconda nel 2015. In entrambi i casi le lettere sono arrivate prima del compimento dei cinque anni, impedendo così il compimento della prescrizione. Pertanto i contributi in questione andranno prescritti solo dopo cinque anni dal 2015 ossia nel 2020.

In buona sostanza, per effetto della prescrizione sei tenuto a pagare solo le ultime cinque annualità di contributi previdenziali a patto che, per quelle precedenti, non sei stato diffidato con raccomandata a/r o pec.

La prescrizione della cartella esattoriale

Qualora non dovessi pagare neanche a seguito dell’ingiunzione ricevuta dall’Inps, subirai la notifica di una cartella esattoriale che dovrai versare entro massimo 60 giorni. 

Anche la cartella di pagamento cade in prescrizione dopo cinque anni. La giurisprudenza [1] [2] ha chiarito che il decorso dei 60 giorni utili al pagamento della cartella non modifica il termine di prescrizione della stessa (nonostante la tesi contraria sostenuta dall’Esattore secondo cui le cartelle non impugnate sarebbero simili a sentenze e, come queste ultime, si prescriverebbero in 10 anni). 

Dunque, se non paghi la cartella esattoriale e nei successivi 5 anni non ricevi alcuna diffida o pignoramento, il tuo debito cade in prescrizione. 

Come far valere la prescrizione dei contributi Inps gestione separata

La prescrizione non necessita di una pronuncia apposita del giudice: essa si compie in automatico, allo scadere dei cinque anni. Chiaramente l’intervento del tribunale si rende necessario se l’Inps, nonostante la prescrizione, dovesse ugualmente pretendere il pagamento di tali somme non dovute. In tal caso dovrai fare ricorso. 

Se hai ricevuto una cartella esattoriale, devi fare ricorso al Tribunale ordinario, sezione lavoro, entro 40 giorni, tramite un avvocato.

Se invece hai ricevuto un avviso bonario Inps gestione separata puoi presentare tu stesso un ricorso in autotutela tramite una procedura online. A tal fine dovrai:

  • munirti del Pin INPS;
  • accedere al sito www.inps.it > accedi ai servizi > servizi per il cittadino;
  • inserire codice fiscale e Pin cliccare su «accedi»;
  • cliccare sul link «servizi per il cittadino» che appare a sinistra ;
  • a questo punto si aprirà un elenco di possibili servizi da utilizzare. Scorrerlo in ordine alfabetico fino a giungere alla voce «ricorsi online» e cliccare su nuovo;
  • a questo punto si aprirà una schermata con i dati anagrafici (è di estrema importanza la verifica dei contatti, soprattutto numero cellulare e posta elettronica certificata) e i comandi per allegare il documento contenente il ricorso debitamente firmato e compilato.

Omessa dichiarazione contributi Inps

Come abbiamo detto, i contributi Inps si prescrivono in cinque anni decorrenti dalla data di scadenza del versamento. Tuttavia, in caso di mancata dichiarazione ai fini contributivi della gestione separata (omessa compilazione del quadro RR del modello unico) l’Inps può pretendere il pagamento dei contributi e delle sanzioni anche dopo il decorso di cinque anni, in quanto l’omessa dichiarazione sospende la prescrizione. In altri termini, l’omessa/incompleta dichiarazione dei redditi rilevante ai fini contributivi viene considerata dolosa perché finalizzata all’evasione dei contributi e, pertanto, è idonea a sospendere la prescrizione, fino a quando l’Inps scopre i redditi taciuti. Scoperta che avviene a seguito dei controlli effettuati e comunicati dall’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione dei redditi del contribuente. Leggi sul punto Omessa dichiarazione contributi Inps e prescrizione.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 23397 del 17.11.2016.

[2] C. App. Milano, sent. n. 198/19 del 28.01.2019.

[3] Cass. sent. n. 27950/2018 del 31.10.2018.

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Corte d’Appello di Milano, sez. Lavoro, sentenza 28 gennaio 2019, n. 198

Presidente Picciau – Relatore Macaluso

Motivi in fatto ed in diritto

Con ricorso depositato il 17 novembre 2017, Agenzia delle Entrate Riscossione (d’ora in poi AdE) ha proposto appello avverso la sentenza, del Tribunale di Monza n.117/2017 con cui veniva parzialmente accolto il ricorso proposto da P.A. al fine di accertare e dichiarare l’avvenuta prescrizione dei crediti vantati dall’INPS di cui alle cartelle esattoriali impugnate, relative agli anni dal 2002 al 2006, oltre che dichiarare illegittime le ipoteche iscritte il 16.05.2007 per omesso preavviso.

L’AdE ritiene erronea la sentenza nella parte in cui ha ritenuto doversi applicare la prescrizione quinquennale ai contributi previdenziali di cui alle cartelle impugnate e per avere dichiarato la nullità delle iscrizioni ipotecarie per mancata notifica della comunicazione preventiva.

Ritiene altresì che le cartelle oggetto di causa siano stare regolarmente notificate e che non sia intervenuta prescrizione del credito previdenziale e delle sanzioni accessorie. Con memoria del 09 gennaio 2019, resiste Inps eccependo il difetto di legittimazione passiva considerato i denunciati vizi della procedura di esazione imputabili al concessionario del servizio di riscossione.

Da ciò deriva, secondo l’appellata, che il termine prescrizionale da osservare è quello relativo al credito fatto valere e, nel caso di specie, quello quinquennale di cui alla L 335/1995, art. 9, trattandosi di crediti previdenziali.

Sulla questione relativa all’individuazione del termine prescrizionale sono intervenute le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che si è pronunciata con sentenza 23397 del 17.11. 2016, nella quale è stato stabilito che la scadenza del termine perentorio per proporre opposizione alla cartella di pagamento determina la decadenza dall’impugnazione, producendo la irretrattabilità del credito, ma non anche la conversione del termine di prescrizione breve di cinque anni, proprio dei crediti contributivi, in quello ordinario decennale.

La Corte ha espressamente affermato che non può, in materia, darsi applicazione all’art 2953 c.c., che si applica, infatti, solo nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale, mentre la cartella è e rimane un atto amministrativo.

In merito alla presunta interruzione del termine di prescrizione, l’AdE afferma di avere proceduto a due iscrizioni ipotecarie in data 15.07.2007 e in data 27.04.2010. Sul punto parte appellante ritiene che il Tribunale abbia errato nel dichiarare l’illegittimità delle suddette iscrizioni ipotecarie in quanto le stesse sono state iscritte dall’agente della Riscossione anteriormente alla data di introduzione dell’obbligo di comunicazione preventiva avvenuto con la legge n.106/2011.

Con sentenza n. 19667 del 2014 le Sezioni Unite hanno avuto modo di osservare che: “in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’Amministrazione finanziaria prima ài iscrivere l’ipoteca su beni immobili ai sensi dell’art. 77 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (nella formulazione vigente ratione temporis), deve comunicare al contribuente che procederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine – che può essere determinato, in coerenza con analoghe previsioni normative (da ultimo, quello previsto dall’art. 77, comma 2 bis, del medesimo D.P.R., come introdotto dal D.L. 14 maggio 2011, n. 70, conv. con modif. dalla legge 12 luglio 2011, n. 106), in trenta giorni ~ per presentare osservazioni od effettuare il pagamento, dovendosi ritenere che l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale comporti la nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, garantito anche dagli arti. 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, Jenna restando che, attesa la natura reale dell’ipoteca l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale d’illegittimità…

La L. n. 241 del 1990, art. 21 prevede un obbligò generalizzato di comunicazione dei provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei destinatari, e l’iscrizione ipotecaria costituisce fuor di dubbio un atto che limita fortemente la sfera giuridica del contribuente. L’art. 6 dello Statuto del contribuente, a sua volta, prevede che debba essere garantita l’effettiva conoscenza da parte del contribuente degli atti a lui destinati. Tali previsioni normative impongono che l’iscrizione di ipoteca debba essere comunicata al contribuente. Ciò sulla base di un principio generale, caratterizzante qualsiasi sistema di civiltà giuridica, che assume la doverosità della comunicazione di tutti gli atti lesivi della sfera giuridica del cittadino, comunicazione che costituisce il presupposto imprescindibile per la stessa impugnabilità dell’atto, in particolare nel processo tributario che è strutturato come processo di impugnazione di atti in tempi determinati rigidamente”.

Peraltro la Suprema Corte, nella sentenza di cui sopra, proprio in riferimento al regime antecedente l’entrata in vigore dell’articolo 77, comma 2 bis, Decreto del Presidente della Repubblica, introdotto con Decreto Legge n. 70 del 2011, precisa inoltre che “Nel quadro delineato, il Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, articolo 77, comma 2 introdotto con Decreto Legge n. 70 del 2011, che obbliga l’agente della riscossione a notificare al proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva contenente l’avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà iscritta l’ipoteca di cui al comma 1, non “innova” (soltanto) – se non sul piano formale – la disciplina dell’iscrizione ipotecaria, ma ha (anche e prima ancora) una reale “valenza interpretativa”, in quanto esplicita in una norma positiva il precetto imposto dal rispetto del principio fondamentale immanente nell’ordinamento tributario che prescrive la tutela del diritto di difesa del contribuente mediante l’obbligo di attivazione da parte dell’amministrazione del “contraddittorio endoprocedimentale” ogni volta che debba essere adottato un provvedimento lesivo dei diritti e degli interessi del contribuente medesimo.

Principio il cui rispetto è dovuto da parte dell’amministrazione indipendentemente dal fatto che ciò sia previsto espressamente da una nonna positiva e la cui violazione determina la nullità dell’atto lesivo che sia stato adottato senza la preventiva comunicazione al destinatario.”

Da quanto sopra, discende la nullità delle iscrizioni ipotecarie di cui oggi è causa con consequenziale venir meno del loro effetto interruttivo del termine di prescrizione quinquennale.

In difetto quindi di ulteriori atti interruttivi della prescrizione non specificamente allegati dall’Agenzia delle Entrate Riscossione e comunque non documentati, tutti i crediti di cui alle cartelle in esame debbono dirsi prescritti.

Quanto alla cartella n.(omissis…), relativa a contributi 2006, non può che ribadirsi quanto già statuito dal Tribunale circa la nullità della relativa notifica avvenuta.

Ed invero, l’avviso di deposito di avvenuta notifica del 19.01.2011 di cui all’art.140 c.p.c. risulta comunicato ad un indirizzo errato della Po. (Via (omissis…)) invece che in Via (omissis…), impedendo in tal modo il perfezionarsi della notifica suddetta e quindi l’effetto interruttivo della prescrizione.

In merito all’eccepito difetto di legittimazione passiva da parte di Inps, la Corte di Cassazione ha chiarito che nel giudizio di opposizione a cartella esattoriale notificata dal concessionario per la riscossione di contributi previdenziali pretesi dall’Inps, la legittimazione passiva spetti unicamente ad esso, quale titolare della relativa potestà sanzionatoria, mentre l’eventuale domanda in opposizione, attinente a tale oggetto, formulata contestualmente anche nei confronti del concessionario della gestione del servizio di riscossione debba intendersi come mera denuntiatio litis, che non valga ad attribuirgli la qualità di parte e a far nascere la necessità di un litisconsorzio necessario (Cass. 12 maggio 2008,n. 11687; Cass. 11 novembre 2014, n. 23984).

La gravata sentenza va dunque confermata.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate ex D.M. 55/2014 in ragione del valore della controversia, dell’attività concretamente svolta e del fatto che non è stata svolta attività istruttoria.

L’esito del giudizio giustifica la compensazione delle spese di appello fra Agenzia delle Entrate Riscossione e Inps.

Ricorrono i presupposti di legge per il raddoppio del contributo unificato a carico dell’appellante.

P.Q.M.

Rigetta l’appello avverso la sentenza del Tribunale di Monza n. 117/2017.

Condanna l’appellante alla refusione delle spese del grado in favore di P.A. per complessivi Euro. 4.800,00 oltre spese generali, oneri ed accessori di legge.

Compensa le spese di lite fra Agenzia delle Entrate Riscossione e Inps.

Si dà atto della sussistenza a carico dell’appellante dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato ex art.1, comma 17, legge 228/2012.

 


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2 Commenti

  1. Ma la corte suprema cfr. Cass. civ., sez. lav., 10 maggio 2019, n. 12532
    non ha detto che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine per il versamento?

    1. Puoi trovare tutte le informazioni nei seguenti articoli:
      -Prescrizione contributi Inps: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/388158_prescrizione-contributi-inps-ultime-sentenze
      -Prescrizione contributi Inps: quando si interrompe https://www.laleggepertutti.it/173898_prescrizione-contributi-inps-quando-si-interrompe
      -Prescrizione dei contributi previdenziali Inps https://www.laleggepertutti.it/104771_prescrizione-dei-contributi-previdenziali-inps
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