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Calunnia e falso ideologico: ultime sentenze

9 Maggio 2019
Calunnia e falso ideologico: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 9 Maggio 2019



Calunnia e falso ideologico; truffa; denuncia di smarrimento di assegno; denuncia infondata; false dichiarazioni; artifici e raggiri.

Commette calunnia colui che realizza la falsa accusa consapevole dell’innocenza dell’accusato; chi accusa gli ispettori del lavoro di aver rilasciato false dichiarazioni nel verbale di accesso ispettivo. Qual è la differenza tra ilo reato di calunnia ed il reato di falso ideologico? Quali sono i presupposti giuridici necessari per l’integrazione del reato di falsità ideologica per omissione? Per scoprirlo leggi le ultime sentenze presenti in questo articolo.

Reato di calunnia: dolo

Per quanto rileva in questa sede si osserva che il dolo richiesto nel reato di calunnia impone che colui che formula la falsa accusa abbia la certezza della innocenza dell’incolpato con la conseguenza che l’erronea convinzione della colpevolezza della persona accusata esclude l’elemento soggettivo del reato.

Ed infatti l’elemento soggettivo è da ritenere integrato solo nel caso in cui sussista una esatta corrispondenza tra momento rappresentativo (sicura conoscenza della non colpevolezza dell’accusato) e momento volitivo (intenzionalità dell’incolpazione).Tali profili non possono non avere incidenza nella valutazione degli aspetti risarcitori.

La sentenza penale di applicazione della pena “ex” art. 444 cod. proc. pen.(cosiddetto patteggiamento) -pur non contenendo un accertamento capace di fare stato nel giudizio civile -contiene pur sempre una ipotesi di responsabilità di cui il giudice di merito non può escludere il rilievo senza adeguatamente motivare.

Tribunale Trani, 31/01/2019, n.242

Falso ideologico per omissione: presupposti

Per l’integrazione del falso ideologico per omissione è necessario che siano stati pretermessi dati essenziali in relazione alla finalità probatoria dell’atto e allo specifico contenuto per cui esso è formato; contenuto, dunque, la cui assenza, per tale ragione, equivalga a loro implicita negazione, non potendo, invece, riguardare aspetti estranei all’oggetto tipico dell’atto e allo specifico contenuto per cui esso è formato.

Cassazione penale sez. V, 21/09/2018, n.53707

Domanda di risarcimento

In tema di responsabilità civile da reato di calunnia, la sentenza penale di assoluzione dell’attore dal fatto-reato, oggetto della calunnia, non dà luogo a giudicato facente stato in sede civile ai sensi degli artt. 651,652 e 654 c.p.p. in assenza di una ricognizione piena ed esclusiva degli elementi che connotano la denuncia dei fatti integranti il reato, collocati al tempo della denuncia e non a quello successivo della pronuncia di assoluzione.

Pertanto, in difetto di specifica allegazione da parte dell’attore degli elementi costitutivi della condotta dolosa della controparte al tempo della denuncia e del nesso di causalità sussistente tra evento e danno da ingiusta e falsa attribuzione di un reato, la domanda di risarcimento derivante da calunnia non può ritenersi fondata solo perché congruente con un’astratta ricognizione delle prove della falsità della notizia di reato acquisite nel corso del giudizio penale promosso d’ufficio dal p.m., dovendosi valutare gli elementi probatori raccolti nel corso del giudizio penale oggetto della calunnia con riguardo alla situazione anteriore al promovimento dell’azione penale.

Cassazione civile sez. III, 30/11/2018, n.30988

Accusare gli ispettori del lavoro di falsa dichiarazione nel verbale: è calunnia?

Integra il reato di calunnia accusare gli ispettori del lavoro di aver falsamente dichiarato nel verbale di accesso ispettivo che una signora, non assunta regolarmente, era stata vista preparare la messa in piega ad una cliente in un esercizio commerciale.

Tribunale Benevento, 20/11/2018, n.1185

Calunnia e falso ideologico

Non sussiste il concorso apparente di norme tra il reato di calunnia e il reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico e non è, pertanto, applicabile il principio di specialità di cui all’art. 15 c.p., stante la diversità del fatto tipico – avuto riguardo al confronto strutturale tra le fattispecie astratte dei due reati delineate rispettivamente dall’art. 368 c.p. e 479 c.p. – costituito quanto alla calunnia dall’incolpazione di un reato e quanto al falso dall’attestazione in atto pubblico, con la conseguenza che le due fattispecie incriminatrici si pongono in rapporto di mera interferenza, essendo il falso solo uno dei possibili strumenti di calunnia.

Cassazione penale sez. V, 19/05/2014, n.39822

Falso ideologico in atto pubblico

Non integra il reato di falso ideologico in atto pubblico la falsa attestazione del pubblico dipendente circa l’utilizzo dell’autovettura di servizio (mediante false indicazioni nel “registro macchina” del tragitto, orario e chilometraggio), trattandosi di una dichiarazione inerente il rapporto di lavoro che non contiene manifestazioni dichiarative o di volontà riferibili alla Pubblica Amministrazione.

Cassazione penale sez. VI, 16/10/2018, n.52207

Difesa dell’imputato e accusa dell’innocente

In tema di calunnia, non esorbita dai limiti del diritto di difesa l’imputato che attribuisce un determinato fatto di reato ad altra persona, che pure sa innocente, soltanto per negare la propria responsabilità e ciò faccia nell’immediatezza dell’accertamento o nella sede processuale propria.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto integrato il delitto di calunnia nei confronti di un soggetto che, dopo aver ricevuto una contestazione di guida senza patente, il giorno successivo si era recato presso l’ufficio dei verbalizzanti, asserendo falsamente non essere stato lui alla guida dell’auto e, quindi, accusando di falso ideologico l’estensore del verbale).

Cassazione penale sez. VI, 28/03/2013, n.15928

Falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico

Pur non potendosi, in ipotesi, escludere che integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, ai sensi del combinato disposto degli artt. 76 D.P.R. 28 Dicembre 2000, n. 445 e 483 c.p., la condotta di colui che, in una autocertificazione sostitutiva diretta ad una Motorizzazione Civile indichi una circostanza falsa, relativa alla residenza; tuttavia, per la falsità in esame non essendo stata provata dall’accusa alcuna incidenza sul documento presentato alla Motorizzazione de qua, la conseguenza è che, trattandosi di un cd. falso innocuo – il quale ricorre qualora l’infedele attestazione, nel falso ideologico, o l’alterazione, nel falso materiale, siano del tutto irrilevanti ai fini del significato dell’atto – non vi è stato alcun pregiudizio in “concreto” del bene giuridico protetto dalla norma. Per tale ragione l’imputato va mandato assolto perché il fatto non sussiste.

Tribunale S.Maria Capua V., 15/10/2018, n.5154

Procedimento penale e diritto di difesa

Se è pur vero che le dichiarazioni rese dall’imputato nell’ambito di un procedimento penale a suo carico costituiscono – in linea di principio – estrinsecazione del diritto di difesa, l’ “animus defendendi” non esclude automaticamente la calunnia ove l’agente non si limiti a contestare i fatti attribuitigli, ma finisca con l’incolpare persone che egli sa innocenti.

Quindi, l’imputato può, nel corso del procedimento penale a suo carico, certamente negare, anche mentendo, la verità di fatti a lui sfavorevoli, integrando tale comportamento legittimo esercizio del diritto di difesa che si sottrae alla sfera di punibilità ex art. 51 c.p.

Per converso, se l’imputato assume una condotta processuale non strettamente funzionale alla confutazione delle accuse rivoltegli e travalica il confine entro il quale può estrinsecarsi il diritto di difesa, superando ogni regola di proporzionalità, fino al punto di coinvolgere altre persone, che sa innocenti, determinando così il pericolo dell’inizio di un’indagine penale a loro carico, si resta al di fuori dell’esercizio corretto del diritto di difesa e detta condotta integra il reato di calunnia.

(Nella specie, gli imputati non si erano limitati a contestare gli elementi di accusa a loro carico sintetizzati nel verbale di arresto, ma avevano finito con l’accusare gli operanti di falso ideologico e di abuso di autorità: la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza di condanna).

Cassazione penale sez. VI, 09/06/2010, n.35154

Falsa denuncia di furto di titolo di credito: falso ideologico o calunnia?

La falsa denuncia di furto di un titolo di credito, in quanto sprovvista di valore probatorio in ordine al dovere del dichiarante di affermare il vero, non integra il reato di falso ideologico del privato in atto pubblico bensì quello di calunnia. Ciò in quanto la denuncia implica necessariamente un’accusa, rivolta al portatore del titolo, di essersi appropriato dello stesso in maniera fraudolenta e, di conseguenza, la possibilità, per il medesimo, di essere perseguito per furto o ricettazione.

Tribunale Avellino, 02/11/2007, n.1989

Calunnia e truffa: differenze

Commette il reato di calunnia il soggetto che, dopo aver pagato il suo creditore con alcuni assegni, subito dopo sporga una denuncia di smarrimento dei predetti titoli di credito ai fini di bloccarne il pagamento al momento della messa all’incasso. E ciò in quanto con la falsa denuncia implicitamente si simula a carico del prenditore del titolo, il reato di furto o di ricettazione dell’assegno. Non è ravvisabile il delitto di truffa perché, per la configurabilità dello stesso, è necessario che vi siano artifici e raggiri e che vi sia un rapporto di causalità fra gli stessi e l’atto di disposizione patrimoniale della vittima.

Ufficio Indagini preliminari Nola, 18/09/2007

False dichiarazioni al pubblico ufficiale

Risponde del reato di calunnia, e non di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico, colui il quale dichiari falsamente al pubblico ufficiale lo smarrimento di un assegno, atteso che, in questo modo, accusa implicitamente il portatore del titolo di credito di essersene impossessato fraudolentemente.

Cassazione penale sez. VI, 15/04/2003, n.26110

Smarrimento di assegno e calunnia

Integra il reato di calunnia reale o indiretta ai sensi dell’art. 368 c.p., e non quello di falso ideologico del privato in atto pubblico, previsto dall’art. 483 c.p., la falsa denuncia di smarrimento di assegno all’autorità giudiziaria, in quanto tale comportamento costituisce una incolpazione implicita, per furto o ricettazione, a carico del successivo prenditore del titolo, commessa simulando tracce di reato nei suoi confronti.

Pretura Gela, 24/03/1998

Diritto di difesa: esimente

Ai fini della configurabilità dell’esimente di cui all’art. 51 c.p., il corretto esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente garantito all’imputato, quando attuato mediante la ritrattazione di precedenti dichiarazioni fatte, comporta soltanto la possibilità di modificare il contenuto delle dichiarazioni stesse, ma non consente di qualificare falsa la relativa verbalizzazione, che è la trascrizione puntuale delle dichiarazioni, rese, poiché in tal caso si attribuisce intenzionalmente al verbalizzante, che si sa innocente, la commissione di un falso ideologico. (Applicazione in tema di calunnia).

Cassazione penale sez. VI, 16/04/1991

Falso ideologico in atto pubblico

La nullità del verbale di interrogatorio non interferisce con la responsabilità per calunnia nel caso in cui l’imputato abbia accusato i verbalizzanti di falso ideologico in atti pubblici pur sapendoli innocenti. Infatti, la falsità materiale o ideologica in atto pubblico non integra estremi di reato soltanto nel caso in cui l’atto sia inesistente, e non già nullo.

Inoltre, in materia di interrogatorio dell’indiziato di reità, va aggiunto che, da una parte, la nullità del relativo verbale può essere sanata se non viene tempestivamente eccepita e, dall’altra, essa può operare solo in ordine alle dichiarazioni confessorie dell’interrogato e non inficiare anche le accuse che egli rivolga – come nella specie, ad altri soggetti.

Cassazione penale sez. VI, 22/11/1989

note

Autore immagine: calunnia di Svitlana Sokolova


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