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Pignoramento: come si fa

24 Aprile 2019 | Autore:
Pignoramento: come si fa

Pignoramento: cos’è e quali sono i suoi effetti. È possibile evitare il pignoramento? Cos’è la conversione del pignoramento? Ricerca telematica dei beni: cos’è?

Il pignoramento è quell’atto che segna l’inizio dell’espropriazione, cioè della procedura che consente di soddisfare il creditore anche senza la volontà del debitore: la legge, infatti, tutela il diritto di credito anche nel caso in cui una persona rifiuti di adempiere al suo obbligo. Chi ha un debito, pertanto, dovrà prima o poi onorarlo, in quanto al creditore è consentito usare “le maniere forti” per ottenere ciò che gli spetta. Lo strumento principale riconosciuto a tutela del credito è l’esecuzione forzata la quale, come detto, comincia con una particolare ingiunzione che prende il nome di pignoramento.

Pignoramento: come si fa? Come funziona questa procedura? Proprio di questo argomento vorrei parlarti nel presente articolo. Il pignoramento rappresenta un momento molto importante all’interno della procedura esecutiva: per certi versi, possiamo dire che è il principio di ogni cosa in tema di espropriazione. Se intendi vendere all’asta un bene del tuo debitore affinché tu possa rivalerti sul ricavato oppure vuoi appropriartene direttamente, dovrai notificare una speciale ingiunzione al debitore. Vediamo allora, con parole semplici, cos’è il pignoramento e come si fa.

Pignoramento: cos’è?

Secondo la legge, l’espropriazione forzata inizia con il pignoramento [1]. Possiamo quindi definire il pignoramento come l’atto introduttivo dell’espropriazione, cioè della procedura che porta a soddisfare le ragioni del creditore coattivamente, anche senza la volontà del debitore.

In maniera più concreta, il pignoramento è l’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, così come risultante dal titolo esecutivo, i beni che si assoggettano all’espropriazione [2].

Con il pignoramento, quindi, il creditore, mediante atto redatto dal suo difensore e notificato dall’ufficiale giudiziario, intima al debitore (oppure, come vedremo meglio appresso, al soggetto che è a sua volta debitore del debitore, come può esserlo il datore di lavoro o l’Inps che eroga la pensione) di non disporre di uno o più beni, perché sugli stessi il creditore dovrà rivalersi.

Espropriazione: cos’è?

Abbiamo detto che il pignoramento è l’atto che introduce l’espropriazione. Di cosa si tratta? Cos’è l’espropriazione forzata? L’espropriazione è la procedura che consente di sottrarre coattivamente determinati beni al debitore al fine di destinarli alla soddisfazione del diritto del creditore.

A seconda dei beni che “colpisce”, l’espropriazione può essere:

  • mobiliare, se ha ad oggetto denaro o altri beni mobili;
  • immobiliare, se ha ad oggetto beni immobili (l’abitazione del debitore, ad esempio);
  • presso terzi, se ha ad oggetto crediti del debitore o altre cose mobili appartenenti al debitore ma nella disponibilità di terze persone.

Questi vari tipi di espropriazione seguono procedure diverse regale dalla legge, ma tutte sono accomunate dall’atto di pignoramento: tale ingiunzione, infatti, rappresenta sempre il primo atto che il creditore deve porre in essere prima dell’inizio della procedura esecutiva.

Pignoramento: quando non occorre?

Contrariamente a quanto detto sinora, ci sono delle ipotesi in cui si può procedere ad esecuzione forzata senza che ci sia bisogno del pignoramento. La legge [3] dice che per l’espropriazione delle cose date in pegno e dei mobili soggetti ad ipoteca l’assegnazione o la vendita può essere chiesta senza che sia stata preceduta da pignoramento.

In pratica, il codice dice che, se il creditore vanta una garanzia reale su uno dei beni del debitore (ad esempio, l’ipoteca sulla casa oppure il pegno su un oggetto di valore), egli potrà chiedere che tali beni vengano messi all’asta senza la previa notifica dell’atto di pignoramento.

A cosa serve il pignoramento?

Abbiamo detto cos’è il pignoramento e in cosa consiste; vediamo ora a cosa serve, cioè qual è la sua funzione. L’effetto principale del pignoramento è quello di impedire al debitore di disporre dei beni pignorati. Cosa significa? Vuol dire che i beni individuati dall’atto di pignoramento non potranno essere venduti o disposti in alcun modo dal debitore: essi sono come “congelati” in attesa di essere venduti oppure assegnati al debitore.

Facciamo un esempio per essere più chiari. Tizio notifica a Caio, suo debitore, un atto di pignoramento con cui gli si dice che la sua auto è pignorata. Se Caio decide di vendere la suddetta vettura, l’atto di vendita non sarà opponibile a Tizio, nel senso che, per il creditore, l’auto non è uscita dal patrimonio del debitore. pertanto, anche se Caio ha venduto l’auto a Sempronio, Tizio potrà comunque chiederne la vendita o l’assegnazione.

La funzione del pignoramento, quindi, è quello di rendere inefficaci nei confronti del creditore gli atti con cui il debitore dispone del proprio patrimonio.

Come evitare il pignoramento?

Una volta ricevuto l’atto di pignoramento, il debitore può sottrarsi alla nascenda procedura esecutiva. Nello specifico, egli può raggiungere questo risultato in tre modi: pagando direttamente nelle mani del pubblico ufficiale; facendo istanza di conversione del pignoramento oppure chiedendo la riduzione del pignoramento.

Pagamento nelle mani dell’ufficiali giudiziario: come funziona?

La legge [4] dice Il debitore può evitare il pignoramento versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma (in contanti) per cui si procede e l’importo delle spese, con l’incarico di consegnarli al creditore: in questo modo egli adempie, seppur tardivamente, alla propria obbligazione.

Il debitore può altresì evitare il pignoramento di cose, depositando nelle mani dell’ufficiale giudiziario, in luogo di esse, come oggetto di pignoramento, una somma di denaro uguale all’importo del credito o dei crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di due decimi.

In quest’ultimo caso, la legge consente al debitore di evitare il pignoramento dei suoi beni versando una somma di denaro nella misura prevista. Questo pagamento, pertanto, non ha lo scopo di evitare il pignoramento ed estinguere il proprio debito (come visto nella prima ipotesi, in cui si paga per intero e in contanti), bensì costituisce l’oggetto del pignoramento in sostituzione dei beni del debitore. In tal caso, infatti, si viene a creare un pignoramento vero e proprio con la sola particolarità che diventa superflua la fase della vendita.

Cos’è la conversione del pignoramento?

Il nostro ordinamento giuridico consente anche di proporre una specifica istanza di conversione del pignoramento. La legge [5] dice che, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati, il debitore può chiedere (una sola volta) di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante (e ai creditori intervenuti), comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese.

Perché la conversione sia efficace, l’istanza deve essere depositata in cancelleria prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni, unitamente ad una somma di danaro non inferiore a un sesto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento (e dei crediti degli eventuali creditori intervenuti) dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale. La somma è depositata dal cancelliere presso un istituto di credito indicato dal giudice.

La somma da sostituire al bene pignorato è determinata con ordinanza dal giudice, sentite le parti in udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell’istanza di conversione. Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di quarantotto mesi la somma determinata, maggiorata degli interessi.

Qualora il debitore ometta il versamento dell’importo determinato dal giudice, ovvero ometta o ritardi di oltre trenta giorni il versamento anche di una sola delle rate pattuite, le somme versate formano parte dei beni pignorati. Il giudice dell’esecuzione, su richiesta del creditore, dispone immediatamente la vendita di questi ultimi.

Con l’ordinanza che ammette la sostituzione, il giudice, quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, dispone che le cose pignorate siano liberate dal pignoramento con il versamento dell’intera somma.

La legge consente eccezionalmente al debitore di chiedere la conversione del pignoramento anche dopo che il creditore abbia presentato l’istanza di vendita o di assegnazione, purché dimostri che il ritardo è dovuto a causa a lui non imputabile (ad esempio, un grave problema di salute).

Cos’è la riduzione del pignoramento?

Un altro modo per evitare, almeno in parte, il pignoramento è quello di chiederne la riduzione quando esso sia eccessivo rispetto all’effettivo debito. In altre parole, quando il valore dei beni pignorati sia di gran lunga superiore a quello del debito, il debitore (ma anche il giudice, d’ufficio) può chiederne la riduzione [6]

Quali beni pignorare?

Attività a dir poco fondamentale ai fini del pignoramento e, più in generale, dell’inizio della procedura esecutiva è la ricerca dei beni da sottoporre a pignoramento: se infatti il debitore è nullatenente, cosa andrai a pignorare?

L’atto di pignoramento deve colpire uno o più beni specifici, non potendosi limitare, ad esempio, ad indicare genericamente il conto corrente del debitore: se vuoi rivalerti sul suo conto, dovrai individuare l’istituto di credito presso cui si trova, in modo tale da intimare anche alla banca di “bloccarlo” a tuo favore.

Per facilitare l’operazione di ricerca dei beni, il codice prevede la possibilità che il creditore si rivolga direttamente al presidente del tribunale affinché lo autorizzi alla ricerca telematica dei beni. Vediamo di cosa si tratta.

L’istanza al presidente per la ricerca telematica dei beni

La legge [7] dice che il creditore può fare istanza al presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza (ovvero il domicilio, la dimora o la sede), per chiedere di essere autorizzato ad effettuare la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare.

Con questa autorizzazione il presidente del tribunale dispone che l’ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell’anagrafe tributaria e in quella degli enti previdenziali (tipo Inps, per intenderci), per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito (banche) e datori di lavoro.

Terminate le operazioni di ricerca telematica, l’ufficiale giudiziario redige un processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze. L’ufficiale giudiziario procede altresì ad effettuare il pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto.

Se la ricerca telematica ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, allora quest’ultimo accede agli stessi per provvedere al pignoramento. Se, al contrario, i luoghi non sono compresi nel territorio di sua competenza, il pignoramento verrà effettuato dall’ufficiale giudiziario territorialmente competente.

Cosa succede dopo il pignoramento?

Una volta notificato il pignoramento, entro quarantacinque giorni il debitore deve chiedere al giudice l’assegnazione dei beni pignorati oppure la loro vendita.

Più nel dettaglio, l’istanza con la quale il creditore chiede al giudice dell’esecuzione la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati può essere depositata in cancelleria solo dopo che siano decorsi dieci giorni dalla notifica del pignoramento al debitore, ma entro il termine perentorio dei successivi quarantacinque giorni. Nel caso, tuttavia, in cui i beni pignorati siano deteriorabili è possibile chiedere che la vendita o l’assegnazione vengano disposte immediatamente.

Come detto nei paragrafi precedenti, per quanto riguarda le cose date in pegno e i mobili soggetti a ipoteca, l’assegnazione e la vendita possono essere chieste anche senza l’ingiunzione di pignoramento: in tale ipotesi, il termine di dieci giorni per poter presentare l’istanza decorre dalla notifica del precetto.


note

[1] Art. 491 cod. proc. civ.

[2] Art. 492 cod. proc. civ.

[3] Art. 502 cod. proc. civ.

[4] Art. 494 cod. proc. civ.

[5] Art. 495 cod. proc. civ.

[6] Art. 496 cod. proc. civ.

[7] Art. 492-bis cod. proc. civ.

Immagine: Uomo spinge masso di Elnur


3 Commenti

    1. Naspi: l’indennità di disoccupazione può essere bloccata, ma entro limiti prefissati dalla legge. Il pignoramento potrebbe avvenire direttamente in capo all’Inps, prima che l’ente accrediti l’assegno al disoccupato. In tal caso è possibile il pignoramento ma detratto da una minima parte necessaria alla sopravvivenza che è pari all’assegno sociale aumentato della metà. Regole diverse valgono se la disoccupazione viene versata in banca. In tale ipotesi, secondo una sentenza della Corte Costituzionale del 2015, il pignoramento è possibile per la totalità delle somme lasciate sul conto. Puoi trovare maggiori approfondimenti nel nostro articolo: Si può pignorare l’assegno di disoccupazione? https://www.laleggepertutti.it/184185_si-puo-pignorare-lassegno-di-disoccupazione

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