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Ritiro patente: ultime sentenze

10 Maggio 2019
Ritiro patente: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 10 Maggio 2019



Circolazione stradale; patente di guida; effetti ostativi; stupefacenti e droghe leggere; ritiro della patente di guida; sanzione amministrativa accessoria; condanna penale; espiazione della pena.

L’agente che costringe l’automobilista al versamento di denaro al fine di evitare il ritiro della patente è punito con la sanzione disciplinare della destituzione dal servizio. Quando si applicano le sanzioni amministrative? In quali casi si parla di circolazione abusiva? Leggi questo articolo con le ultime pronunce giurisprudenziali.

Sanzioni amministrative: quando si applicano?

In tema di violazioni del codice della strada, le sanzioni amministrative previste dall’art. 218, comma 6, codice della strada si applicano non solo nei casi in cui la circolazione abusiva si verifichi successivamente all’adozione formale del provvedimento del Prefetto di sospensione della patente, ma anche quando avvenga anteriormente al periodo di ritiro della stessa da parte degli agenti accertatori che, essendo preordinato alla irrogazione di detta sospensione, ne anticipa l’efficacia.

Cassazione civile sez. VI, 19/03/2019, n.7704

Infrazione stradale e ritiro della patente di guida

Il ritiro della patente operata dall’agente che accerta l’infrazione stradale ha natura cautelare mentre, la revoca del titolo abilitativo alla giuda è una sanzione accessoria. Dunque, anche il regime notificatorio è differente, infatti, l’omessa notifica dell’ordinanza di revoca, a differenza del ritiro della patente, non pregiudica alcun diritto dell’interessato.

Infatti, non è configurabile alcun interesse al soggetto sanzionato a ricevere un’immediata notifica del provvedimento di revoca della patente poiché la legge a riguardo non prevede alcun termine.

Cassazione civile sez. II, 12/03/2019, n.7026

Prescrizione delle sanzioni accessorie

Il termine di prescrizione quinquennale di cui agli artt. 209 cod. strada e 28 l. 689/1981 opera solo con riguardo al provvedimento di sospensione della patente emesso dal Prefetto, ove consegua a illecito non integrante un reato, e ciò anche in caso di contestazione differita, e quindi di mancato ritiro immediato del documento di guida da parte degli organi accertatori, nonché in caso di acquiescenza alla sanzione pecuniaria principale che già conteneva i presupposti per l’applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente.

Ove, invece, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente sia disposta dal giudice penale, vale il medesimo termine prescrizionale previsto per il reato cui essa accede.

Cassazione penale sez. IV, 17/10/2018, n.2618

Commissione del reato e condanna penale

L’Amministrazione ha l’obbligo di valutare la ricorrenza in concreto di reali effetti ostativi riconducibili alla condanna penale riscontrata a carico del privato e ciò sulla scorta delle considerazioni che hanno portato la Corte Costituzionale a dichiarare l’illegittimità dell’art. 120, comma 2, d.lg. n. 285 del 1992, ovvero tenendo conto dell’entità effettiva del reato commesso, del tempo della sua commissione e di ogni altro elemento che possa, a tal fine, risultare ragionevolmente pertinente, dato che ulteriori spazi valutativi rimessi al prudente apprezzamento discrezionale dell’Amministrazione paiono ritraibili dalle considerazioni svolte dalla stessa Corte laddove ha ravvisato un ulteriore profilo di irragionevolezza della disposizione esaminata nell’automatismo della revoca amministrativa rispetto alla discrezionalità della parallela misura del ritiro della patente che, ai sensi dell’art. 85 del d.P.R. n. 309 del 1990, il giudice che pronuncia la condanna per i reati in questione può disporre, per un periodo non superiore a tre anni.

TAR Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 31/05/2018, n.181

Revoca della patente: quando ricorre?

In materia di opposizione ad ordinanza prefettizia di sospensione della patente, la disposizione di cui all’art. 223, comma 1, C.d.S., che prevede il necessario ritiro e la sospensione della patente sino a due anni nelle “ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione o della revoca della patente di guida”, deve intendersi norma generale e residuale rispetto alla ipotesi di cui all’art. 187, comma 6, C.d.S. e che, pertanto, per il principio di specialità, deve trovare immediata ed esclusiva applicazione.

Giudice di pace Altamura, 03/10/2017, n.384

Multa stradale e ritiro della patente

Una multa stradale decisa in un procedimento penale può essere seguita, a breve termine, anche dal ritiro della patente in via amministrativa, anche se le due misure si riferiscono allo stesso fatto. In tal caso non c’è violazione del bis in idem, anche se entrambe le sanzioni vanno qualificate come penali.

A deciderlo è la Corte europea dei diritto dell’uomo per la quale il ritiro della patente non è altro che una pena complementare rispetto a quella penale e che i due procedimenti, penale e amministrativo, in presenza di un legame materiale e temporale sufficientemente stretto, sono da considerare due aspetti di un sistema unico, senza, dunque, alcuna violazione dell’articolo 4 del Protocollo 7 Cedu.

Corte europea diritti dell’uomo sez. III, 04/10/2016, n.21563

Espiazione della pena detentiva e ritiro della patente

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 85 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, censurato, per violazione degli artt. 3 e 27, comma 3, Cost., nella parte in cui, per determinati reati, consente l’irrogazione della pena accessoria del ritiro della patente di guida sino ad anni tre, da eseguirsi, ai sensi dell’art. 139 c.p., solo dopo l’espiazione della pena principale detentiva.

Il giudice a quo — pur prospettando l’esigenza che al giudice dell’esecuzione, competente a decidere in ordine alle pene accessorie ai sensi dell’art. 676 c.p.p., sia riconosciuto un potere generale in senso “manipolatore” (più ampio di quello, limitato alla emendabilità della pena illegittima, già ammesso dal diritto vivente), tale da consentirgli una valutazione discrezionale in ordine alla compatibilità (nel caso concreto) della pena accessoria (da eseguire) con le finalità rieducative assolte dalla pena principale (già espiata) — non coerentemente traduce tale petitum in una denuncia di illegittimità costituzionale (non già del predetto art. 676 c.p.p., bensì) dell’art. 85 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, in relazione all’art. 139 c.p.

E ciò ancorché non contesti né l’applicabilità (ex ante) della pena accessoria del ritiro della patente di guida (congiuntamente a quella detentiva), in caso di condanna per reati in materia di uso o traffico di stupefacenti, quale, appunto, prevista dalla disposizione censurata, né la sua operatività ex post (e cioè solo dopo l’espiazione della pena principale), riconducibile al disposto dell’art. 139 c.p. La questione così sollevata — a prescindere dalla estrema genericità ed assenza di contenuto obbligato dell’auspicato intervento additivo — è, dunque, manifestamente inammissibile per aberratio ictus.

Corte Costituzionale, 15/07/2016, n.182

Droghe leggere e ritiro della patente

In tema di stupefacenti, il giudice dell’esecuzione che procede alla rideterminazione della pena in applicazione della disciplina più favorevole determinatasi per le c.d. “droghe leggere” per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014, non può revocare la sanzione accessoria del ritiro della patente di guida inflitta ai sensi dell’art. 85 d.P.R. 309 del 1990, disposizione attualmente in vigore nella sua originaria formulazione, né può modificare la suddetta sanzione accessoria qualora nella sentenza di condanna il giudice della cognizione abbia adeguatamente motivato il proprio convincimento in ordine alla specie e alla durata della sanzione accessoria e questa sia, in relazione alla pena principale rideterminata, conforme al parametro legale.

Cassazione penale sez. I, 10/02/2016, n.26557

Guida senza patente

L’elemento soggettivo del veto di guida con patente revocata è rappresentato dal dolo generico, consistente nella coscienza e volontà di porsi alla guida di un veicolo pur essendo destinatario di provvedimento di revoca della patente; la sussistenza di detto approccio psicologico è dimostrata laddove, come nella specie, il soggetto agente, richiesto di esibire la patente, spontaneamente riferisca dell’avvenuto ritiro del documento.

Tribunale Napoli sez. I, 13/10/2015, n.14512

Rilascio della patente di guida nel secondo Stato

L’art. 11 §. 4 II comma della direttiva 2006/126/Ce sulla patente di guida, deve essere interpretato nel senso che un provvedimento con il quale lo Stato membro della residenza normale di una persona, che non può ritirare a tale persona, conducente di un autoveicolo, la sua patente di guida, in quanto quest’ultima è già stata oggetto di una precedente decisione di ritiro, ordina che una nuova patente di guida non potrà essere rilasciata a tale persona per un periodo determinato, deve essere considerato un provvedimento di limitazione, sospensione o ritiro della patente di guida ai sensi di tale disposizione, con la conseguenza che esso osta al riconoscimento della validità di qualsiasi patente rilasciata da un altro Stato membro prima della scadenza di tale periodo.

Il fatto che la sentenza che pronuncia tale provvedimento sia passata in giudicato successivamente al rilascio della patente di guida nel secondo Stato è irrilevante a tal riguardo, atteso che tale patente è stata ottenuta dopo la pronuncia di tale sentenza e che i motivi che giustificano il suddetto provvedimento sussistevano alla data di rilascio della suddetta patente.

Corte giustizia UE sez. X, 21/05/2015, n.339

Pena accessoria del ritiro della patente di guida

Nel caso di pluralità di reati – unificati dal vincolo della continuazione – la durata della pena accessoria secondo il criterio fissato dall’art. 37 cod. pen. va determinata con riferimento alla pena principale inflitta per la violazione più grave, con l’eccezione dell’ipotesi di continuazione fra reati omogenei, nella quale l’identità dei reati unificati comporta necessariamente la applicazione di una pena accessoria per ciascuno di essi, di modo che la durata complessiva va commisurata all’intera pena principale inflitta con la condanna, ivi compreso l’aumento per la continuazione, ferma restando in ogni caso la necessità di rispettare il limite edittale massimo previsto per la specifica sanzione accessoria da applicare. (Fattispecie in tema di pena accessoria del ritiro della patente di guida prevista dall’art. 85 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).

Cassazione penale sez. III, 02/12/2014, n.14954

Sanzione disciplinare all’agente della Polizia di Stato

E’ legittima la sanzione disciplinare della destituzione dal servizio comminata ad un agente della Polizia di Stato che, durante il servizio di pattuglia su un’autostrada, aveva costretto un automobilista, autore di una infrazione, a versargli 250 euro per evitare il ritiro della patente.

TAR Lecce, (Puglia) sez. II, 12/03/2014, n.752

note

Autore immagine: 123rf com.


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