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Dimissioni volontarie e disoccupazione

23 Aprile 2019 | Autore:
Dimissioni volontarie e disoccupazione

In quali casi il lavoratore che si licenzia ha diritto all’indennità di disoccupazione Naspi?

Capita non di rado che un lavoro diventi eccessivamente logorante per la persona che lo svolge: può accadere, ad esempio, a causa di una suddivisione dei compiti non equilibrata tra i dipendenti, oppure a causa di problemi familiari o di salute del lavoratore. In alcuni casi, a rendere insopportabile lo svolgimento dell’attività possono essere i colleghi o il datore di lavoro stesso, con pratiche di mobbing.

Ma in quali di queste ipotesi il lavoratore può dimettersi con diritto all’indennità di disoccupazione Naspi?

Dimissioni volontarie e disoccupazione normalmente non sono compatibili: chi si dimette, difatti, non perde involontariamente l’impiego, quindi non ha il diritto di acquisire lo stato di disoccupazione.

Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa, cioè causate da un avvenimento che non consente la prosecuzione, neanche momentanea, del rapporto di lavoro: in questi casi, il lavoratore che si licenzia non perde il diritto alla Naspi.

Attenzione, però: non tutti i motivi che impediscono la prosecuzione del rapporto, per quanto gravi, costituiscono giusta causa di dimissioni.

Facciamo allora il punto della situazione sulle dimissioni e sulla possibilità di ottenere comunque lo stato e l’indennità di disoccupazione.

Come si ottenere la Naspi?

Innanzitutto, è bene ricordare che per ottenere l’indennità di disoccupazione Naspi è necessario soddisfare i seguenti requisiti:

  • 30 giornate lavorate nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione; non contano le settimane che hanno già dato luogo a un trattamento di disoccupazione, ed alcuni periodi che devono essere neutralizzati, cioè “saltati” nei conteggi
  • possesso dello stato di disoccupazione.

Come si ottiene lo stato di disoccupazione?

Lo stato di disoccupazione si ottiene in presenza dei seguenti requisiti:

Perdita involontaria dell’occupazione Licenziamento (anche per giusta causa)
Scadenza del contratto a termine
Risoluzione consensuale del rapporto intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria presso l’Ispettorato territoriale del lavoro
avvenuta in ragione del rifiuto di trasferimento del lavoratore ad altra sede della stessa azienda, purché distante oltre 50 km dalla residenza o raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici
Dimissioni per giusta causa
Dichiarazione, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, di immediata disponibilità all’attività lavorativa (Did)ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’impiego
Firma del patto di servizio

 Quando le dimissioni sono per giusta causa?

Il lavoratore dimissionario può ottenere la Naspi soltanto se le dimissioni sono rassegnate per giusta causa.

Ma quali motivazioni rientrano nella giusta causa? I motivi di salute o i gravi problemi familiari consentono di presentare le dimissioni per giusta causa?

Non tutti i gravi motivi di dimissioni costituiscono una giusta causa, ma questa sussiste solamente in ipotesi tassative: nella generalità dei casi, le dimissioni sono considerate per giusta causa se si verifica un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del datore di lavoro, così grave da non consentire di proseguire il rapporto, nemmeno per un periodo molto breve.

Di seguito, vediamo i principali esempi che possono integrare giusta causa di dimissioni:

Mancato pagamento dello stipendio ·  il mancato o ritardato pagamento della retribuzione costituisce, secondo numerose sentenze [1], giusta causa di dimissioni·  non basta però un semplice ritardo, ma per presentare le dimissioni per giusta causa ci deve essere un inadempimento ripetuto da parte del datore di lavoro

·  secondo la giurisprudenza [2], l’inadempimento si considera ripetuto quando il datore di lavoro è in arretrato di almeno 2 buste paga

·  se, invece, il contratto collettivo nazionale applicato giustifica le dimissioni del dipendente in caso di ritardo nel pagamento dello stipendio, puoi dimetterti per giusta causa sin dal primo giorno successivo al termine per il saldo della retribuzione [3].

Mancato versamento dei contributi ·  se il datore di lavoro  non versa i contributi previdenziali·  attenzione, però: le dimissioni per giusta causa per il mancato versamento dei contributi non sono giustificate se il fatto è stato a lungo accettato dal lavoratore.
Comportamento ingiurioso verso il dipendente ·  se il datore di lavoro, o un superiore gerarchico, si comporta in modo ingiurioso verso il dipendente, le dimissioni per giusta causa sono legittime·  il datore di lavoro deve comportarsi in modo offensivo e oltraggioso perché il dipendente possa dimettersi per giusta causa, non basta una semplice contestazione disciplinare.
Pretesa di comportamenti illeciti da parte del dipendente ·  le dimissioni per giusta causa possono essere rassegnate anche a seguito della pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite del dipendente, cioè di comportamenti illeciti o in contrasto con la legge
Molestie sessuali ·  sono senza dubbio legittime le dimissioni per giusta causa in caso di molestie sessuali compiute dal datore di lavoro nei confronti del dipendente·  per molestie sessuali si intendono comportamenti lesivi e molesti riguardanti la sfera sessuale
Demansionamento ·  se il dipendente è demansionato, nella generalità dei casi, può legittimamente rassegnare le dimissioni per giusta causa·  per demansionamento, nello specifico, si intende un significativo svuotamento del numero e del contenuto delle mansioni, così grave da determinare un pregiudizio al bagaglio professionale del lavoratore

·  nel valutare il peggioramento delle mansioni, bisogna però tener conto del fatto che in alcuni casi questo è considerato lecito: una recente sentenza della Cassazione [4], a tal proposito, stabilisce che adibire il lavoratore a mansioni inferiori è legittimo, se costituisce l’alternativa alla perdita del posto di lavoro

·  inoltre, il Jobs Act stabilisce la legittimità degli accordi di demansionamento, se sussiste l’interesse del dipendente alla conservazione del posto, o all’acquisizione di una diversa professionalità, o al miglioramento delle condizioni di vita

·  l’assegnazione a un inquadramento inferiore può essere attuata, ad ogni modo, senza bisogno di un accordo, in caso di modifica dell’organizzazione aziendale che ricada sulla posizione del dipendente, e in altre ipotesi previste dai singoli contratti collettivi, compresi gli accordi territoriali e aziendali.

Mobbing ·  sono senza dubbio legittime le dimissioni per giusta causa rassegnate dal lavoratore per mobbing·  il termine mobbing comprende tutti quei comportamenti vessatori, ripetuti e duraturi, individuali o collettivi, rivolti nei confronti di un lavoratore ad opera di superiori gerarchici, colleghi o sottoposti

note

[1] Cassazione sent. n.5146/1998.

[2] Tribunale di Ivrea, sent. n. 150/2017.

[3]  Tribunale di Milano, sent. n°1713/2017.

[4] Cass. sent. n. 23698/2015.


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