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L’ex coniuge può trasferirsi con il figlio?

23 Aprile 2019
L’ex coniuge può trasferirsi con il figlio?

Genitore separato può trasferirsi col figlio in altra città? Cambio di residenza del genitore collocatario: che succede se la madre cambia città dopo la separazione?

Una volta intervenuta la separazione tra marito e moglie, nel momento in cui il giudice decide di collocare il figlio minore presso uno dei due genitori, ad esempio la madre, può quest’ultima decidere d’un tratto di trasferirsi in un’altra città, senza il consenso dell’ex, rendendo così per quest’ultimo molto più difficoltose le visite con il proprio bambino? Immaginiamo che, dopo una causa di separazione, il giudice abbia fissato la residenza dei figli a casa della madre, disponendo nello stesso tempo il diritto del padre di vedere i piccoli tre volte a settimana. Un giorno però la donna decide di fare le valigie: ha ricevuto un’offerta di lavoro in un’altra regione, per cui intende cambiare dimora. Può farlo? Il genitore separato, ossia l’ex coniuge, può trasferirsi con il figlio?

Se c’è accordo, un genitore si può trasferire col figlio in un’altra città?

Sicuramente, se i due genitori si accordano in tal senso, non si pongono problemi: la madre potrà trasferirsi liberamente, a condizione che ciò non comprometta gli incontri tra i figli e il padre. Nessun patto stretto tra gli ex coniugi può infatti esonerare uno dei due dal mantenere rapporti stabili coi minori. E ciò perché il diritto da tutelare non è quello dei genitori, ma dei figli, i quali devono poter crescere sia con il padre che con la madre (cosiddetto «diritto alla bigenitorialità», inderogabile per natura).

Se non c’è accordo, un genitore può trasferirsi col figlio?

Dubbi sono sorti in merito alla possibilità di uno dei due genitori di cambiare la residenza propria e dei figli senza il consenso dell’ex. Una cosa però è certa: il giudice non può vincolare la libertà di movimento di uno dei due genitori imponendogli di rimanere per forza presso un’abitazione: sarebbe una limitazione incostituzionale. Tutt’al più il tribunale dovrà valutare presso quale genitore collocare il figlio, tenendo conto solo dell’interesse di quest’ultimo. Il trasferimento di uno dei due genitori può certo incidere negativamente sulla quotidianità dei rapporti con l’altro genitore, ma tale conseguenza è ineluttabile sia nel caso di collocamento presso il genitore che si trasferisce, sia nel caso di collocamento presso il genitore che resta [1]. In altri termini, non si può che prendere atto dell’intenzione di trasferirsi di uno dei genitori, ma si può imporre a questi ultimi di garantire comunque il diritto di visita del genitore non collocatario.

Si ritiene dunque che il genitore collocatario del figlio minore possa mutare la residenza propria e quella del figlio minore anche senza il consenso dell’altro genitore purché la decisione sia assunta nell’interesse del figlio. Tale scelta non comporta quindi né la perdita dell’affidamento condiviso, né quella della collocazione dei figli minori.

Quando la madre può cambiare città coi figli

Vediamo qualche precedente della giurisprudenza per comprendere quando è legittimo il cambio di residenza del genitore collocatario. Con una sentenza di qualche anno fa [1] la Cassazione ha ritenuto legittimo il comportamento di una madre che, per esigenze di lavoro, si era trasferita in altra città, distante da quella originaria di residenza, dove viveva l’altro genitore; a nulla è valsa la constatazione che, da tale trasferimento, i rapporti quotidiani tra i figli e il padre venissero compromessi, tenuto conto dell’esigenza di assicurare a questi ultimi, ancora in tenera età, la costante presenza della madre. Dunque, a detta della Corte, il genitore collocatario che cambia residenza non perde l’affidamento o la collocazione dei figli.

In un altro caso, una madre si era trasferita da Milano a Roma per lavoro, portando con sé il minore, senza un accordo col padre. Il giudice ha ritenuto che tale comportamento comportasse una violazione delle prescrizioni del tribunale e, pur ammonendo la madre, non ha tuttavia accolto la richiesta del padre di ritrasferimento della stessa insieme con il figlio a Milano, confermando il collocamento del figlio presso la madre a Roma [2].

E che succede se una donna si è trasferita in una città solo per stare col marito e, con la separazione, intende tornare nel paese di origine, dove già ci sono i genitori che le possono dare una mano con i figli? La scelta di andare via e cambiare città senza il consenso dell’ex non è ritenuta illegittima: si tratta infatti di una scelta conforme all’interesse dei figli, in quanto dettata dall’esigenza di avvalersi del contributo e del sostegno della famiglia di origine, a fronte invece del modesto contributo ricevuto dal marito [3].

Posso trasferirmi con mio figlio se sono separata?

Insomma, stando ai precedenti, sembra che la madre collocataria possa trasferirsi in un’altra città solo se lo fa per l’interesse dei minori, cosa resa evidente dall’accettazione di un posto di lavoro presso un’altra località [4]. Vien da sé che tale posto di lavoro deve supplire a una condizione di necessità economica e non essere solo la scusa per allontanarsi dall’ex e sottrargli i figli (cosa che ad esempio succederebbe se la madre, accettando un lavoro, si dimette da quello che già ha con medesimo stipendio).

Esistono comunque dei precedenti più datati secondo cui la madre, qualora intenda cambiare residenza, deve prima chiedere il consenso al padre o, in mancanza del consenso, domandare al giudice la modifica delle condizioni di separazione, indipendentemente dalle motivazioni di tale scelta. In mancanza, può incorrere in sanzioni e il giudice può collocare il figlio presso l’altro genitore [5].

Trasferimento del genitore collocatario in un altro Stato

Succede sempre più spesso che i matrimoni vedano uno dei due coniugi provenire dall’estero. E succede che, in caso di separazione, il genitore straniero torni al Paese d’origine portando con sé i figli. Può farlo? Certamente no, salvo l’autorizzazione del giudice che ritenga tale trasferimento rivolto a soddisfare gli interessi del minore.

Se il genitore collocatario trasferisce illegittimamente il figlio minorenne in uno Stato diverso rispetto a quello in cui si trova la sua residenza abituale, l’autorità competente del luogo ove il minore è stato portato può essere chiamata a verificare l’illegittimità dell’allontanamento, valutando anche se il trasferimento è avvenuto contro la volontà del genitore (o dell’ente titolare della responsabilità genitoriale sul minore, cioè affidatario o coaffidatario) e può ordinare il rimpatrio [6].

La domanda di rimpatrio, da presentarsi entro un anno dall’illecito trasferimento, può essere disattesa solo laddove si dimostri che il ritorno del minore gli arrecherebbe un grave pregiudizio.

 


note

[1] Cass. 12 maggio 2015 n. 9633.

[2] Cass. 26 marzo 2015 n. 6132.

[3] Cass. 19 maggio 2011 n. 11062.

[4] Cass. 4 giugno 2010 n. 13619.

[5] App. Firenze 10 giugno 2009, App. Napoli 12 dicembre 2008, App. Napoli 17 ottobre 2008, App. Roma 1o ottobre 2008, Trib. Tivoli 1o febbraio 2011, Trib. Bari 10 marzo 2009, Trib. Pisa 24 gennaio 2008.

[6] Conv. dell’Aja 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori e Reg. CE 27 novembre 2003 n. 2201/2003 sulla competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale.

Autore immagine: padre dice addio alla figlia prima della partenza. Di fizkes


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