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Pignoramento assegni familiari

28 Aprile 2019
Pignoramento assegni familiari

È possibile pignorare gli assegni al nucleo familiare (Anf) ma solo in alcuni casi. A quale coniuge, in caso di separazione e divorzio, vanno gli assegni familiari? 

Non godi di un reddito elevato; così l’azienda presso cui lavori ti versa mensilmente gli assegni familiari (o, come spesso vengono chiamati, gli ANF ossia gli assegni al nucleo familiare). Si tratta di una prestazione economica che, sebbene ti venga riconosciuta dall’Inps, è generalmente anticipata dal datore di lavoro che la eroga insieme alla retribuzione. Non è una cifra elevata, ma ti è ugualmente utile ad integrare lo stipendio e non far mancare nulla ai tuoi figli di quanto è necessario per la loro sopravvivenza.

Senonché, in questi ultimi anni, hai maturato dei debiti e ora temi che i creditori possano procedere con un pignoramento degli assegni familiari. È un’ipotesi possibile? Si possono bloccare gli ANF oppure esiste un divieto? Vale anche per gli assegni al nucleo familiare il limite di pignoramento di un quinto previsto già per lo stipendio?

Hai letto la norma del codice di procedura civile che, in merito ai crediti impignorabili, stabilisce che non possono essere toccati i crediti alimentari (salvo che il creditore agisca per il mancato versamento di alimenti), i sussidi di grazia o di sostentamento a persone ricomprese nell’elenco dei poveri, i sussidi di maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficienza. La legge, insomma, sembra non far alcun riferimento agli ANF. È dunque legittimo chiedersi se sia possibile il pignoramento degli assegni familiari. Ecco dunque qual è la risposta al tuo quesito.

Pignoramento assegni nucleo familiare: è possibile?

Se non hai trovato, all’interno del codice di procedura civile, tra le norme che disciplinano il pignoramento presso terzi, alcun riferimento agli Assegni al nucleo familiare è perché non è lì che dovevi cercare. Difatti la disciplina degli Anf è esterna al codice: la trovi in una legge speciale del lontano 1955 [1]. Questa legge però, con tutte le opportune integrazioni e modifiche, anche per mano della giurisprudenza, è tutt’ora in vigore. Ebbene, la normativa in questione stabilisce, all’articolo 22, che «Gli assegni familiari non possono essere sequestrati, pignorati o ceduti se non per causa di alimenti a favore di coloro per i quali gli assegni sono corrisposti».

Cosa significa nel concreto? La disposizione non sancisce una assoluta impignorabilità degli Anf. Dobbiamo, nel dettaglio distinguere due ipotesi:

  • quando il pignoramento è avviato per crediti di natura privata, per tasse o imposte;
  • quando il pignoramento è avviato per il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento o degli alimenti.

In buona sostanza, nel primo caso gli Anf non possono essere pignorati, mentre nel secondo caso sì. Cerchiamo di capire meglio cosa significa anche attraverso qualche esempio.

Quando gli assegni familiari non possono essere pignorati

Nella generalità dei casi, gli assegni familiari non possono essere né pignorati, né sequestrati (ricordiamo che il sequestro penale – preventivo o conservativo che sia – sono due misure previste nel caso di commissione di reati).

Questo significa che se non hai pagato un fornitore, una fattura, una pubblica amministrazione, una sentenza di condanna per una causa persa o qualsiasi altro soggetto privato o pubblico, gli assegni per il nucleo familiare ti devono essere corrisposti dal datore di lavoro, insieme alla busta paga, nella loro interessa: non possono cioè essere pignorati neanche nella misura di un quinto come invece previsto per lo stipendio.

Secondo la Cassazione [2], anche le quote di maggiorazione della pensione per familiari a carico sono impignorabili per effetto dell’interpretazione estensiva del principio dell’impignorabilità degli assegni familiari, che hanno la medesima struttura di integrazione alimentare per i familiari a carico.

Pignoramento assegni familiari da Agenzia Entrate Riscossione per cartelle esattoriali

Lo stesso limite vale anche quando il debito è di natura fiscale: difatti l’impignorabilità degli assegni familiari si estende anche nei confronti dei debiti per cartelle esattoriali dovute ad Agenzia Entrate Riscossione o a qualsiasi altra società di riscossione dei tributi locali.

Quando gli assegni familiari possono essere pignorati 

La norma che sancisce il divieto di pignoramento degli assegni familiari stabilisce però una eccezione: il pignoramento è possibile quando il creditore è uno di coloro per i quali gli assegni sono corrisposti e la ragione del suo diritto risiede proprio nell’omesso versamento degli alimenti stessi o del mantenimento. Cerchiamo di capire meglio cosa significa questa disposizione.

Dobbiamo ricordare innanzitutto che gli Anf sono dovuti in presenza di un nucleo familiare composto dal coniuge o dai figli. Il reddito complessivo deve essere:

  • composto, per un importo minimo pari al 70%, da redditi da lavoro dipendente o ad esso assimilabili;
  • compreso tra quelli indicati nelle apposite tabelle INPS in vigore ed aggiornate ogni anno, reperibili sul sito www.inps.it.

Immaginiamo allora la situazione più tipica: marito e moglie, con due figli a carico, si separano. Il giudice condanna l’uomo a versare il mantenimento all’ex moglie e ai bambini, ma questi non ottempera all’obbligo. In questo caso, l’ex moglie può agire contro l’ex marito e pignorargli non solo il quinto dello stipendio ma anche gli assegni familiari. Questo perché, secondo la giurisprudenza, per quanto gli alimenti siano qualcosa di formalmente diverso dal mantenimento (trattandosi di una misura dovuta solo in caso di oggettiva e grave impossibilità a procurarsi i mezzi di sostentamento), la natura è sostanzialmente identica.

Ad esempio, gli alimenti sono dovuti all’ex moglie che, pur avendo subito l’addebito, versi in condizioni di miseria. Invece il mantenimento è dovuto solo per via della sproporzione economica tra i redditi dei due coniugi.

Insomma, se una persona non paga gli alimenti o il mantenimento a uno dei soggetti del proprio nucleo familiare, soggetti per i quali percepisce gli ANF, detti assegni possono essere pignorati.

Assegni familiari: in caso di separazione a chi sono dovuti?

Ricordiamo che, secondo quanto dispone la legge  [3], in caso di separazione e divorzio, gli assegni familiari per i figli sono dovuti al coniuge con cui tali figli vivono, sia che lavori o meno. La norma dice infatti che: «l coniuge cui i figli sono affidati ha diritto in ogni caso a percepire gli assegni familiari per i figli, sia che ad essi abbia diritto per un suo rapporto di lavoro, sia che di essi sia titolare l’altro coniuge».

Pertanto, gli assegni familiari per i figli vanno versati interamente al coniuge con cui convive la prole, anche quando a percepirli in prima battuta è l’ex coniuge lavoratore. Invece per quanto riguarda gli assegni familiari corrisposti per l’ex coniuge, questi vanno invece versati al coniuge lavoratore che paga il mantenimento, proprio per far fronte a tale contributo mensile che grava su di lui. Questo è il chiarimento fornito dalla Cassazione [4]. Con la conseguenza che, se nulla al riguardo è stato pattuito dalle parti in sede di separazione consensuale (ovvero è stato stabilito dal giudice in quella giudiziale), deve ritenersi che nella fissazione del contributo per il mantenimento del coniuge si sia tenuto conto anche di questa particolare entrata.


note

[1] Art. 22 del d.P.R. 30 maggio 1955 n. 797- cfr. R.d.l. n. 1048/1937 del 17.06.1937.

[2] Cass. sent. n. 3870/1979.

[3] Articolo . 211 L. n. 151/1975.

[4] Cass. ord. n. 12770/2013: «Il coniuge affidatario del figlio minorenne ha diritto, ai sensi dell’art. 211 l. 19 maggio 1975 n. 151, a percepire gli assegni familiari corrisposti per tale figlio all’altro coniuge in funzione di un rapporto di lavoro subordinato di cui quest’ultimo sia parte, indipendentemente dall’ammontare del contributo per il mantenimento del figlio fissato in sede di separazione consensuale omologata a carico del coniuge non affidatario, salvo che sia diversamente stabilito in modo espresso negli accordi di separazione. Gli assegni familiari per il coniuge, consensualmente o giudizialmente separato invece, in mancanza di una previsione analoga al citato art. 211, spettano al lavoratore, cui sono corrisposti per consentirgli di far fronte al suo obbligo di mantenimento ex art. 143 e 156 c.c., con la conseguenza che, se nulla al riguardo è stato pattuito dalle parti in sede di separazione consensuale (ovvero è stato stabilito dal giudice in quella giudiziale), deve ritenersi che nella fissazione del contributo per il mantenimento del coniuge si sia tenuto conto anche di questa particolare entrata».

Autore immagine salvadanaio con ombra di casa. Di Dimj


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