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Sospeso l’avvocato che si fa pagare dal cliente ammesso al gratuito patrocinio

22 aprile 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 aprile 2013



Quasi tre mesi di sospensione per l’avvocato che chiede il compenso per l’attività stragiudiziale al cliente ammesso al gratuito patrocinio, purché detta attività venga espletata in vista di una successiva azione giudiziaria; invece, per l’attività stragiudiziale pura e semplice non è previsto il patrocinio per i non abbienti.

Rischia una sanzione disciplinare – come la sospensione – l’avvocato che chiede un compenso al proprio cliente prima ammesso al patrocinio per non abbienti. Lo ha precisato la Cassazione in una recente sentenza [1].

In particolare la Suprema Corte ha avuto modo di precisare che, tutte le volte in cui l’avvocato compia attività di carattere giudiziale, egli non può chiedere delle integrazioni in denaro al proprio assistito benché ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

Viceversa, non è ammessa al gratuito per i non abbienti l’attività di tipo stragiudiziale – per essa, infatti, è il cliente a dover pagare – salvo nei casi in cui tale attività venga espletata in vista di una successiva azione giudiziaria. Infatti quelle attività preparatorie e funzionali alla causa (nel caso di specie, il legale aveva inserito nella parcella la voce “ricerca documenti”) rientrano nel patrocinio a spese dello Stato e non vanno pagate dal cliente.

Il compenso per attività extra processo è giustificato solo quando l’attività stragiudiziale non è propedeutica al procedimento da instaurare davanti al giudice. L’avvocato che ritiene di dover essere pagato anche per quest’ultima deve chiedere una modifica del provvedimento di ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, facendovi rientrare tutte le attività svolte nell’interesse del proprio assistito.

Nella sentenza in commento, la Cassazione [1] ha confermato la condanna (alla sospensione per circa due mesi e mezzo dall’esercizio della professione) nei confronti di un avvocato. Questi aveva chiesto al proprio cliente, benché ammesso al patrocinio spese dello Stato, il compenso per la preparazione della causa, tra cui compenso “per ricerca di documenti”. Secondo i giudici, la condotta del legale è fortemente lesiva del prestigio della professione forense nonché poco rispettosa nei confronti del cliente.

L’attività professionale di natura stragiudiziale che l’avvocato si trova a svolgere nell’interesse del proprio assistito non è ammessa alpatrocinio a spese dello Stato, quando esplicantesi fuori del processo, con la conseguenza che il relativo compenso si pone a carico del cliente; tuttavia, ove si tratti di attività professionale svolta in vista della successiva azione giudiziaria, essa deve essere ricompresa nell’azione stessa ai fini della liquidazione a carico dello Stato: sicché in relazione ad essa il professionista non può chiedere il compenso al cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

note

 

[1] Cass. sent. n. 9529 del 19.04.2013.

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3 Commenti

  1. mi e successo anche a me proprio adesso, l’avvocato mi ha chiesto mille euro per il mio divorzio con il gratuito patrocinio. Ho la registrazione de la chiamata e la vorrei denunciare anche perché dopo ha rifiutato anche di rappresentarmi come avvocato .

  2. In una pratica risarcimento automobilistica,il mio avvocato ha percepito il suo compenso in un assegno inviatomi dall’assicurazione,dove era regolarmente specificato quello che spettava a lui come compenso del suo lavoro,in un successivo pagamento da parte dell’assicurazione per tutti i danni subiti,ma senza specificare compensi per l’avvocato,quindi a titolo definitivo personalmente a me,l’avvocato mi comunica che quell’assegno è di sua competenza,è possibile? Posso chiedere all’assicurazione un dettagliato resoconto di quanto è di mia spettanza e quella dell’avvocato?Come posso farlo?grazie.

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