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Pignoramento per decreto ingiuntivo

28 Aprile 2019
Pignoramento per decreto ingiuntivo

Quando il creditore può agire con esecuzione forzata nei confronti del debitore e come funziona il pignoramento a seguito dell’emissione di una ingiunzione di pagamento.

Quando si parla di decreto ingiuntivo, il pensiero va subito al pignoramento che da questo potrebbe derivare. E difatti scopo di tale procedura, più rapida e snella rispetto al processo civile ordinario, è proprio quello di velocizzare la successiva esecuzione forzata nei confronti del debitore. Debitore che ha 40 giorni per pagare – decorrenti dalla notifica dell’ingiunzione – se vuole evitare il blocco del conto corrente, dello stipendio, della pensione o magari un’ipoteca sulla casa. Insomma, un pignoramento per decreto ingiuntivo è certamente caratterizzato da tempi ridotti rispetto agli altri casi.

Per comprendere meglio come funziona questo meccanismo, quali sono i tempi concessi al debitore e quali invece quelli che il creditore deve rispettare per eseguire il pignoramento per decreto ingiuntivo, non ti resta che leggere la seguente guida. Si tratta di una disciplina molto semplice che tuttavia, come tutte le regole di procedura civile, necessita di spiegazioni pratiche e lineari per essere compresa in pieno.

Decreto ingiuntivo: cos’è e come funziona

Il creditore che intende avviare un pignoramento nei confronti di chi non vuol pagargli il prezzo di una vendita, un risarcimento, un lavoro in casa, le rate di un prestito o qualsiasi altra prestazione, non può agire solo sulla base di una fattura o di un contratto. Egli deve procurarsi un «titolo esecutivo», un documento cioè a cui la legge riconosce una forza privilegiata e che ufficializza l’esistenza e l’entità del credito stesso. A parte gli assegni e le cambiali, il titolo esecutivo per eccellenza è una condanna del giudice che può essere contenuta in una sentenza o in un decreto ingiuntivo. La sentenza viene emessa a seguito di una causa ordinaria (nella quale si accerta il credito); il decreto ingiuntivo (o anche detto «ingiunzione di pagamento») viene invece rilasciato dietro richiesta del creditore presentata con un atto (il cosiddetto «ricorso per decreto ingiuntivo»).

Per ottenere il decreto ingiuntivo, il creditore deve:

  • avanzare dal debitore una somma di denaro certa e determinata nel suo ammontare. Il decreto può essere tuttavia emesso – anche se si tratta di ipotesi più rare – anche quando il creditore vanta il diritto alla restituzione di un bene specifico (ad es. un’auto in leasing) o una quantità di beni tra loro intercambiabili (si dice “fungibili”) come, ad esempio, una fornitura di legna da ardere;
  • avere una prova scritta del proprio credito come: un contratto, una fattura (anche se è lui stesso che l’ha emessa), una dichiarazione scritta del debitore con cui ammette il proprio debito, ecc.

Con tale prova, il creditore presenta il ricorso al giudice competente che emette il decreto ingiuntivo senza sentire il debitore. Il decreto ingiuntivo consiste in un provvedimento del giudice rivolto al debitore con cui gli comanda di pagare le somme al creditore o restituirgli il bene in suo possesso o di consegnargli la quantità di beni fungili che gli è dovuta.

Tutta questa procedura si svolge telematicamente tra il creditore e la cancelleria del giudice. Non c’è nessuna udienza. Il primo si limita a spedire, tramite internet, le prove del proprio credito e il ricorso per decreto ingiuntivo; il giudice poi, valutata sommariamente la prova, emette il provvedimento di condanna.

Dunque, in questa fase (quella cioè del rilascio del decreto ingiuntivo), non c’è alcun intervento del debitore che non ha la possibilità di intervenire per bloccare l’emissione dell’ingiunzione di pagamento.

Tuttavia, il creditore, entro 60 giorni dall’emissione del decreto ingiuntivo, deve notificare l’ingiunzione al debitore affinché questi, prendendone atto, decida cosa fare. La scelta del debitore deve essere presa con sollecitudine, entro cioè 40 giorni, e si muove su tre sole possibilità:

  • pagare ed evitare così il pignoramento;
  • fare opposizione contro il decreto ingiuntivo entro 40 giorni dalla sua notifica. In questo modo si avvia una causa dove – per quanto l’attore formale è il debitore – l’onere di dimostrare l’esistenza del debito spetta al creditore. Il giudice valuterà non più sommariamente ma in modo approfondito tutte le prove che il creditore gli proporrà. Se non ci sono altre prove oltre al documento scritto con cui è stato richiesto il decreto ingiuntivo, l’ingiunzione viene revocata e il debitore è libero da ogni obbligo. Viceversa, se il creditore riesce a dimostrare il proprio diritto, il giudice emette una sentenza di condanna del debitore che, per quanto sostituisce il vecchio decreto ingiuntivo, ha lo stesso contenuto (oltre però alla somma iniziale lo condanna anche alle spese processuali);
  • non pagare entro i 40 giorni e non fare opposizione: in tal caso, il decreto ingiuntivo diventa definitivo ed è assimilabile a una sentenza “passata in giudicato” ossia irretrattabile. In questo caso, il creditore può avviare il pignoramento sul decreto ingiuntivo non opposto.

Quando si può avviare il pignoramento per decreto ingiuntivo?

Esistono tre casi in cui il creditore può avviare il pignoramento per decreto ingiuntivo. Del primo abbiamo appena parlato: si ha quando il debitore lascia scadere i 40 giorni per l’opposizione all’ingiunzione di pagamento e questa diventa definitiva. A questo punto il creditore deve notificare al debitore un ultimo avviso con cui gli dà 10 giorni di tempo per pagare (cosiddetto atto di precetto). Solo alla scadenza del decimo giorno si possono avviare gli atti esecutivi. Il creditore, munito della copia del precetto e del decreto ingiuntivo, si rivolge all’ufficiale giudiziario e sceglie il tipo di pignoramento che vuole azionare.

C’è una seconda ipotesi che consente il pignoramento per decreto ingiuntivo e si verifica quando il debitore propone opposizione. Il giudizio di opposizione, infatti, sospende l’efficacia del decreto opposto. Tuttavia, alla prima udienza, il giudice può dichiarare il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo e ordinare ugualmente il debitore a pagare, pena il pignoramento. Ciò succede in una serie di ipotesi sancite dal codice di procedura civile:

  • se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato;
  • se vi è pericolo di grave pregiudizio in caso di ritardo nel pignoramento (si pensi al debitore che è stato appena licenziato e rischia di spendere tutto il suo patrimonio o a un’azienda che sta per chiudere)
  • se il creditore produce un documento firmato dal debitore con cui quest’ultimo ammette il proprio debito.

In tutti questi casi, dunque, nonostante la prosecuzione della causa di opposizione, il debitore deve pagare immediatamente il creditore; se non lo fa rischia il pignoramento, previa notifica – anche in questo caso – dell’atto di precetto.

C’è un’ultima ipotesi di pignoramento che, a ben vedere, seppur collegata al decreto ingiuntivo, non si può dire che deriva proprio da questo. È l’ipotesi in cui il debitore propone opposizione e perde la causa. In tal caso, il creditore ha un “titolo esecutivo” che tuttavia non è più il decreto ingiuntivo ma la sentenza del giudice di condanna al pagamento che sostituisce il decreto ingiuntivo stesso. Anche qui, prima del pignoramento, è necessaria la notifica del precetto.

Volendo sintetizzare quanto appena detto, possiamo quindi concludere dicendo che i casi in cui è possibile avviare un pignoramento per decreto ingiuntivo sono tre:

  • quando il decreto ingiuntivo è divenuto definitivo,
  • quando il decreto ingiuntivo viene dichiarato provvisoriamente esecutivo dal giudice alla prima udienza della causa di opposizione
  • quando viene emessa la sentenza che rigetta l’opposizione al decreto ingiuntivo e condanna il debitore al pagamento della somma vantata dal creditore.

Quale tipo di pignoramento per decreto ingiuntivo?

Una volta che il creditore è in possesso del titolo esecutivo – sia esso il decreto ingiuntivo divenuto definitivo, dichiarato provvisoriamente esecutivo o la sentenza di condanna che rigetta l’opposizione al decreto ingiuntivo – e ha notificato l’atto di precetto, il tipo di pignoramento che si può intraprendere contro il debitore può essere uno qualsiasi di quelli previsti dalla legge: pignoramento dei beni mobili (arredo di casa, cassette di sicurezza, automobile, gioielli, ecc.), beni immobili (case, terreni, ville, appartamenti, quote di immobili in comunione tra coniugi o coeredi, ecc.), crediti vantatati da terzi (conto in banca, stipendio, pensione, canoni di locazione, pagamento fatture, ecc.).

Dopo quanto tempo arriva il pignoramento per decreto ingiuntivo?

Alla luce di quanto appena detto possiamo farci quattro conti e valutare dopo quanto tempo il debitore, che non ha pagato una fattura o un risarcimento o qualsiasi altro importo, rischia un pignoramento per decreto ingiuntivo.

L’emissione del decreto ingiuntivo richiede sempre qualche mese: i tribunali più solerti riescono a farlo entro 40-60 giorni, in altri bisogna attendere anche 4 mesi.

C’è poi la fase della notifica e i 40 giorni di tempo successivi che devono decorrere necessariamente, notifica che, nel caso di aziende e società, può essere fatta a mezzo Pec, accelerando così i tempi.

Infine c’è la fase della richiesta della formula esecutiva (un bollo) che il creditore deve presentare alla cancelleria e la richiesta di pignoramento all’ufficiale giudizio. Quest’ultima parte richiede circa 20-30 giorni a seconda della solerzia degli uffici.

Di solito, tra una fase e l’altra c’è sempre qualche giorno di tempo dettato dalle scadenze dell’avvocato. Insomma, tra la data dell’ultima diffida inviata al debitore e il primo atto di pignoramento non passano mai meno di 5-6 mesi.



3 Commenti

  1. Buongiorno un chiarimento.Decreto ingiuntivo depositato in tribunale il il 27 febbraio c.a. e ingiunzione del giudice il 21.marzo c.a.:i 60 giorni per la notifica a ogni parte in causa da quale giorno decorrono?Grazie dell’attenzione.

    1. Buongiorno. Una volta che il giudice ha emesso il decreto ingiuntivo, questo deve essere notificato al debitore, a cura dell’avvocato del creditore, nei successivi 60 giorni altrimenti perde efficacia. Se però la notifica deve avvenire fuori dal territorio italiano, il termine diventa di 90 giorni. Il termine di notifica del decreto ingiuntivo decorre dal giorno in cui il decreto stesso viene depositato in cancelleria. Il termine di notifica del decreto ingiuntivo è perentorio. Per cui alla sua scadenza il decreto ingiuntivo non è più utilizzabile e perde efficacia. Il creditore, sempre che il suo diritto non si sia nel frattempo prescritto, può però sempre chiedere un nuovo decreto ingiuntivo. Secondo la Cassazione il termine di notifica del decreto ingiuntivo è soggetto alla sospensione feriale nel periodo che va dal 1° al 31 agosto. Questo significa, ad esempio, che se il decreto è stato depositato in cancelleria il 26 luglio, il termine di notifica del decreto ingiuntivo non scade il 25 settembre bensì il 25 ottobre (poiché tutto il mese di agosto non si calcola).

  2. Buongiorno vorrei sapere se vi è una sentenza di pagamento e la società e in liquidazione, lavora nello stesso ufficio e con le stesse persone soltanto che hanno cambiato nome si può avere la somma del denaro liquidato dal giudice, oppure cosa si potrebbe fare?

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