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Come funziona il periodo di prova lavoro?

25 Aprile 2019 | Autore:
Come funziona il periodo di prova lavoro?

A quali condizioni lavora un neoassunto che deve dimostrare le proprie capacità? Diritti e doveri, durata e possibilità di recesso.

Tutti i contratti di lavoro possono prevedere un periodo di prova in cui sia l’azienda sia il neoassunto verificano se il rapporto appena iniziato è davvero conveniente da ogni punto di vista. Può capitare, infatti, che il datore si sia fatto una certa idea del candidato che ha scelto ma che quest’ultimo non risponda alle aspettative. Viceversa, il nuovo dipendente può rendersi conto che il lavoro non fa per lui o che l’azienda non gli offre le prospettive desiderate. Ma come funziona il periodo di prova al lavoro? Il dipendente ha gli stessi diritti dei colleghi più anziani? Se ancora ti devi affacciare al mercato del lavoro per la prima volta e non hai vissuto questa esperienza, ti chiederai anche se, una volta firmato il contratto, puoi tirarti indietro nel caso ti accorgessi di avere sbagliato posto. O se il tuo «principale» può lasciarti a casa poche settimane dopo il tuo primo giorno in azienda. Il periodo di prova serve proprio a questo, a permettere ad entrambe le parti di ammettere l’errore e di correre ai ripari. Tuttavia, ci sono delle regole da rispettare. Non è, infatti, tutto concesso. Non si può trattare il dipendente in qualsiasi modo, così come il neoassunto non può pensare che durante la prova possa arrivare, andare via o lavorare quando vuole. Vediamo, a questo punto, come funziona il periodo di prova al lavoro.

Periodo di prova: che cos’è?

Il periodo di prova è il tempo previsto da qualsiasi tipologia di contratto di lavoro che consente alle parti di valutare la convenienza del rapporto. Scatta nel momento in cui avviene l’assunzione e sempre prima che abbia inizio tale periodo, pena la nullità della prova stessa e la sua conversione in rapporto definitivo.

Il patto deve essere sottoscritto dal datore e dal neo-dipendente. Se così non fosse, il dipendente potrebbe essere licenziato solo per giusta causa o per giustificato motivo.

Con il patto di prova scatta il contratto di lavoro vero e proprio. Significa che in quel lasso di tempo ci sono per le parti i diritti e i doveri previsti per un normale rapporto. C’è una sola eccezione: durante questo periodo, sia l’azienda sia il lavoratore possono recedere dal contratto senza bisogno del preavviso.

Periodo di prova: cosa deve dire il contratto?

Dicevamo che il patto di prova deve essere scritto e sottoscritto dalle parti. Ma che cosa si firma? Ci deve essere una clausola con l’indicazione delle mansioni affidate al lavoratore. Lo scopo è doppio. Da un lato, consente al dipendente di sapere su che cosa si deve impegnare per dimostrare le sue capacità. Dall’altro canto, permette al datore di lavoro di valutare le attitudini del neoassunto in base ad un lavoro ben definito.

Anche in questo caso, se manca questa clausola il patto di prova si ritiene nullo e viene convertito automaticamente in assunzione definitiva fin dal primo giorno.

Periodo di prova: quanto dura?

La legge prevede dei limiti di tempo per il periodo di prova, ovvero:

  • 6 mesi per i lavoratori in generale;
  • 3 mesi per gli impiegati che non hanno una funzione direttiva.

Tuttavia – e pur restando entro i limiti di legge – i contratti individuali possono prevedere una durata diversa a seconda del contratto collettivo nazionale. È possibile prevedere anche una proroga del periodo inizialmente fissato, se fosse necessario, ma solo se contemplato dalla contrattazione collettiva. Altrimenti, non è possibile stabilire una proroga sul contratto individuale in quanto si tratterebbe di una clausola svantaggiosa per il lavoratore.

Periodo di prova: quali diritti e quali doveri?

Trattandosi di un rapporto di lavoro vero e proprio, il periodo di prova prevede dei diritti e dei doveri per entrambe le parti. Innanzitutto, il patto deve essere consentito dall’azienda e rispettato dal lavoratore. Significa che, per garantire la sua efficacia, deve essere eseguito per la durata minima stabilita e garantita.

Il dipendente ha diritto alle stesse condizioni economiche e normative dei colleghi che hanno già superato il periodo di prova. Ha anche diritto alle ferie, a maturare il Tfr e l’anzianità ed a tutti gli altri trattamenti previsti per i lavoratori, ad eccezione del congedo matrimoniale, normalmente escluso dai contratti collettivi.

Periodo di prova: che succede alla scadenza?

Trascorso il periodo di prova, azienda e lavoratore sono liberi di recedere dal contratto oppure di confermarlo, a seconda dell’esperienza vissuta. Nel caso in cui si decida di continuare, non è necessario che il datore di lavoro lo comunichi al dipendente in modo esplicito: basta che quest’ultimo continui a lavorare, anche per poco tempo, dopo la scadenza della prova.

Periodo di prova: si può interrompere prima della scadenza?

Come accennato, di norma le parti possono recedere dal contratto in qualsiasi momento, anche durante il periodo di prova e non necessariamente alla scadenza del patto. Ciò non comporta obbligo di preavviso o penalità alcuna. A meno che sia stato previsto un indennizzo in caso di interruzione del rapporto durante la prova: in questo caso, si potrà recedere dal contratto solo alla scadenza.

Se il rapporto verrà interrotto al termine, il lavoratore avrà diritto ai ratei dei trattamenti maturati in modo proporzionale alla prestazione.

Periodo di prova: quando è illegittimo il recesso da parte del datore?

Viene considerato illegittimo il recesso dal contratto durante o dopo il periodo di prova in due casi:

  • quando la prova non è stata concretamente consentita;
  • quando il recesso è stato deciso per motivi illeciti (ad esempio per ragioni discriminatorie) o estranei al rapporto di lavoro (ad esempio, un’invalidità).

Nel primo caso, la prova non si considera effettivamente consentita quando:

  • non sono state attribuite al lavoratore delle mansioni precise;
  • l’azienda verifica le capacità del lavoratore nell’ambito di mansioni diverse da quelle a lui attribuite;
  • il lavoratore è in grado di dimostrare che il tempo per manifestare le sue attitudini è stato insufficiente.

Di fronte ad un recesso illegittimo, il lavoratore ha il diritto di finire il periodo di prova oppure di avere un risarcimento del danno, purché sia lui stesso a dimostrare che il suo allontanamento dall’azienda è stato illecito. Ti consigliamo, in proposito, questo articolo con le ultime sentenze sul mancato superamento del periodo di prova.

Periodo di prova: quali condizioni per i lavoratori domestici?

Anche il contratto dei lavoratori domestici può prevedere un periodo di prova regolarmente retribuito. Il datore di lavoro lo può inserire nella lettera di assunzione. La durata è stabilita dal contratto nazionale e dalla legge e varia a seconda dell’inquadramento, ovvero:

  • 1 mese per chi ha la qualifica di impiegato;
  • 8 giorni lavorativi consecutivi per gli operai;
  • 30 giorni per i livelli D e D Super;
  • 8 giorni di lavoro effettivo per gli altri livelli contrattuali.

Come negli altri casi, il rapporto può essere risolto durante il periodo di prova senza obbligo di preavviso. Tuttavia, il lavoratore deve percepire in questo caso la retribuzione ed eventuali competenze accessorie. Il preavviso è previsto solo se il dipendente in prova proviene per la prima volta da un’altra regione e non ha trasferito la residenza. In questo caso, il datore che intende risolvere il rapporto senza giusta causa deve comunicarlo con almeno 3 giorni di anticipo, altrimenti deve pagare la retribuzione equivalente.

Se il lavoratore supera il periodo di prova, l’assunzione si intende automaticamente confermata.

Periodo di prova: come funziona nei rapporti lavoratore-agenzia?

Immagina, però, di entrare nel mondo del lavoro non attraverso un contatto diretto con un’azienda ma tramite un’agenzia di somministrazione. In questo caso, come funziona il periodo di prova?

Dipende dal tipo di contratto. Per quelli a tempo determinato, cioè per le assunzioni a termine, si può stabilire un periodo di prova per ogni singolo incarico, a meno che si tratti di più incarichi affidati entro 12 mesi nella stessa azienda e con identiche mansioni.

La durata è pari ad un giorno di effettivo lavoro per ogni 15 giorni di calendario a partire dall’inizio dell’incarico. Comunque, il periodo di prova non può essere inferiore ad un giorno e superiore a:

  • 11 giorni per incarichi fino a 6 mesi;
  • 13 giorni per incarichi superiori a 6 mesi.

Per quanto riguarda, invece, i contratti tramite agenzia a tempo indeterminato, la durata massima del periodo di prova è stabilita in questo modo:

  • per impiegati di contenuto professionale (dirigenti, quadri ed impiegati direttivi): 6 mesi di calendario;
  • per impiegati di concetto e operai specializzati, con autonomia operativa ma non decisionale e con conoscenza tecnico-pratica elevata: 50 giorni di lavoro effettivo;
  • per impiegato qualificati e d’ordine sotto la guida ed il controllo di altre persone: 30 giorni di lavoro effettivo.

Se il contratto a termine viene trasformato in tempo indeterminato non può essere previsto un periodo di prova.



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