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Cosa significa lavoro subordinato a tempo determinato

24 Maggio 2019
Cosa significa lavoro subordinato a tempo determinato

Il contratto di lavoro subordinato può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato. La differenza è tutta nella durata del rapporto che le parti instaurano.

Il lavoro è l’attività umana dalla quale le persone ricavano le risorse necessarie a vivere e a programmare i propri progetti di vita. Per questo la legge tende a privilegiare quelle forme di impiego che consentano al lavoratore di avere una vita serena e dignitosa e di non essere preda della precarietà. Proprio per questo motivo la legge considera il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato la forma normale di assunzione. Tuttavia, non potendo essere negata la necessità delle aziende di assumere personale a termine quando ci sono esigenze temporanee, accanto al contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato esiste anche il contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Ma cosa significa lavoro subordinato a tempo determinato? Il rapporto di lavoro a tempo determinato, nella sostanza, è del tutto identico a quello a tempo indeterminato. L’unica differenza consiste nella durata del rapporto contrattuale. Nel rapporto di lavoro a termine, infatti, le parti prevedono una data di scadenza, raggiunta la quale il rapporto cessa e le parti sono liberate dal contratto. Proprio la presenza di un termine finale viene considerata da molti un fattore di precarietà per il dipendente che non potrebbe fare programmi a lungo termine vista la fine del rapporto di lavoro ad una data prefissata.

Cos’è il lavoro subordinato?

I rapporti di lavoro si distinguono in due macro categorie: il lavoro autonomo ed il lavoro subordinato.

Il lavoratore subordinato è, in base alla definizione di legge [1], quel prestatore di lavoro che accetta, a fronte del pagamento della retribuzione, di collaborare nell’impresa e di eseguire le sue mansioni di lavoro alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

La differenza è ben visibile in questo esempio. Tizio, lavoratore autonomo, fornisce consulenza legale all’impresa Alfa. L’impresa Alfa incarica Tizio di redigere, entro il 1 giugno 2019, un parere legale relativo alla possibilità di fusione di Alfa con Beta. Tizio, stante il rispetto del termine stabilito, è libero di lavorare al parere come meglio crede, nel luogo che preferisce e con il numero di ore necessarie.

Nell’altro caso Caio, dipendente di Gamma, viene assunto dalla società per fornire consulenza legale sulle questioni interne e si impegna a prestare servizio presso la sede sociale dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 17.

La differenza è evidente. Il lavoratore autonomo assume una obbligazione di risultato ma è autonomo nel decidere con quali mezzi raggiungere quell’obiettivo.

Il dipendente, al contrario, assume una obbligazione di mezzi: egli deve stare, per un certo numero di ore, alle dipendenze del datore di lavoro. Non importa quanti pareri verranno chiesti a Caio: egli deve comunque essere in azienda nell’orario indicato.

I caratteri fondamentali del lavoro subordinato sono due:

  • l’etero-direzione: il dipendente deve eseguire la prestazione di lavoro attenendosi alle direttive impartite dal datore di lavoro;
  • lo stabile inserimento nell’organizzazione aziendale del datore di lavoro: il dipendente non agisce dall’esterno ma è un pezzo essenziale dell’ingranaggio aziendale;
  • la presenza di indici accessori come: (i) il rispetto di un orario di lavoro fisso; (ii) l’uso di mezzi del datore di lavoro; (iii) il compenso viene erogato in tranche mensili fisse; (iv) il lavoratore lavora presso la sede aziendale; (v) il dipendente utilizza loghi e segni distintivi dell’impresa.

Lavoro subordinato: il contratto di lavoro

Quando le parti vogliono porre in essere un rapporto di lavoro che ha le caratteristiche che abbiamo visto, e cioè che impegna il dipendente ad una obbligazione di mezzi continuativa nel tempo e al rispetto delle direttive aziendali, non possono scegliere altro che il contratto di lavoro subordinato in quanto un’altra tipologia contrattuale è indisponibile.

Se il rapporto di lavoro è subordinato allora l’unica forma contrattuale utilizzabile è il contratto di lavoro subordinato, a causa del cosiddetto principio di indisponibilità del tipo contrattuale [2].

Ciò in quanto solo al lavoratore subordinato spettano la gran parte delle tutele offerte dall’ordinamento al lavoratore come, ad esempio:

Sarebbe troppo semplice se le parti, definendo un contratto autonomo anzichè subordinato, potessero aggirare tutte queste tutele.

Quando si vuole avviare un rapporto di lavoro subordinato le parti devono dunque stipulare un contratto di lavoro subordinato detto anche lettera di assunzione che deve contenere:

  • generalità del lavoratore;
  • generalità del datore di lavoro;
  • mansioni che il lavoratore è chiamato a svolgere;
  • orario di lavoro (settimanale e giornaliero);
  • sede di lavoro;
  • eventuale presenza di un periodo di prova;
  • eventuale presenza di un patto di non concorrenza;
  • eventuale presenza di un patto di stabilità del rapporto di lavoro;
  • retribuzione, suddivisa in minimo stipendiale, indennità di contingenza, eventuale superminimo individuale, eventuali indennità legate alle particolari modalità di svolgimento del rapporto;
  • durata del rapporto di lavoro.

Durata del rapporto di lavoro subordinato: a tempo determinato o indeterminato

Uno degli elementi fondamentali che deve essere specificano nel contratto individuale di lavoro è la durata del rapporto di lavoro.

La legge [2], come principio generale, afferma che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro. Ciò in quanto, come abbiamo detto in premessa, solo il contratto a tempo indeterminato, non avendo una data di scadenza, consente di dare stabilità al rapporto e dunque anche al lavoratore.

Ciononostante la legge non vieta del tutto la possibilità di apporre un termine al rapporto di lavoro e di prevedere dunque una scadenza.

Lavoro subordinato a tempo determinato

Quando le parti prevedono un termine finale al decorrere del quale il rapporto cessa siamo di fronte ad un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Questa tipologia contrattuale è utilizzabile con precisi limiti, recentemente rafforzati dal cosiddetto Decreto Dignità [3].

Innanzitutto il termine di durata apposto al contratto di lavoro subordinato non può essere superiore a dodici mesi [4].

Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i ventiquattro mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Dunque, si può assumere un dipendente per meno di dodici mesi senza che debba sussistere una particolare ragione giustificativa. Se invece la durata del rapporto supera i dodici mesi (e comunque entro i 24 mesi) deve sussistere una delle tre causali indicate.

In caso di stipulazione di un contratto di durata superiore a dodici mesi in assenza delle cosiddette causali, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di superamento del termine di dodici mesi.

Le causali, oltre che nel caso di contratto a termine che dura più di dodici mesi sin dall’inizio, devono sussistere anche in caso di:

  • rinnovo del contratto a termine, indipendentemente dalla durata;
  • proroga del contratto a termine, che porta la durata complessiva oltre i dodici mesi.

Inoltre esiste un periodo di durata massima dei rapporti di lavoro a termine presso lo stesso datore di lavoro: la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i ventiquattro mesi.

Inoltre, quando il contratto è a termine, il contratto di lavoro diventa fondamentale visto che (con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni) l’apposizione del termine al contratto è priva di effetto se non risulta da un contratto scritto.

Il datore di lavoro deve consegnare una copia del contratto scritto al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.

Lavoro a tempo determinato: il limite quantitativo

Oltre al limite di durata e all’obbligo delle causali, il lavoro a tempo determinato è anche soggetto ad un limite quantitativo [5].

Infatti, fatte salve eventuali diverse disposizioni dei contratti collettivi di lavoro, non possono essere assunti lavoratori a tempo determinato in misura superiore al 20 % del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione, con un arrotondamento del decimale all’unità superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5.

Se l’attività di impresa inizia nel corso dell’anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell’assunzione.

Per i datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato.

Se l’azienda viola questo tetto massimo, però, la sanzione non è la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma una sanzione amministrativa applicata per ciascun lavoratore di importo pari:

  • al 20 % della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale non è superiore a uno;
  • al 50 % della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale è superiore a uno.

note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 1 D. Lgs. n. 81/2015.

[3] D. L. 12 luglio 2018, n.87, convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2018, n. 96.

[4] Art. 19 D. Lgs. n. 81/2015.

[5] Art. 23, D. Lgs. n. 81/2015.

Autore immagine: contratto lavoro di Andrei_R


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