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Pignoramento presso terzi crediti futuri

28 Aprile 2019
Pignoramento presso terzi crediti futuri

La cessione del credito per evitare il pignoramento deve avere data certa. Le condizioni per poter pignorare un credito non ancora maturato dal debitore.

Hai contratto diversi debiti e, al momento, non hai beni intestati che possano essere pignorati. Tuttavia hai in corso una pratica di risarcimento per un incidente stradale: è verosimile che l’assicurazione ti versi, nei prossimi mesi, un importo per rimborsarti delle spese mediche e per la riparazione dell’auto. Si tratta di un credito che ancora non hai maturato, ma che – a tuo modo di vedere – è piuttosto scontato. Ti chiedi allora se sia possibile il pignoramento presso terzi di crediti futuri.

Abbiamo fatto solo un esempio, ma numerosi sono i casi, simili al precedente, in cui ci si può trovare a parlare di «pignoramento presso terzi di crediti futuri». Si pensi, tanto per elencare le ipotesi più ricorrenti, a uno stipendio non ancora accreditato perché riferito a mensilità a venire, al Tfr che non è stato ancora maturato, alla tredicesima per il mese di dicembre quando ancora si è a giugno, ai compensi che saranno dovuti a un agente di commercio per attività non ancora svolte, al compenso dovuto a un professionista per un’attività non completamente espletata, alla fattura dovuta alla ditta edile per dei lavori di manutenzione ancora in corso, ecc.

Per comprendere meglio cos’è il pignoramento presso terzi di crediti futuri e quando è possibile tocca partire dall’origine e fare alcune premesse.

Cos’è il pignoramento presso terzi

Come ben sai, quando un creditore avanza dei soldi e il suo diritto è sancito da una sentenza, un decreto ingiuntivo definitivo, un assegno o una cambiale protestati, un contratto di mutuo siglato davanti al notaio, può eseguire un pignoramento dei beni del debitore per soddisfare i propri diritti. Questo pignoramento può avere ad oggetto non solo i beni – mobili o immobili – che si trovano presso il debitore stesso o nella sua disponibilità materiale, ma anche quelli che si trovano presso terzi e di cui il debitore vanta un credito. È questo il cosiddetto pignoramento presso terzi.

Quando parliamo di pignoramento presso terzi, il più delle volte abbiamo a che fare con dei crediti che il debitore vanta nei confronti di un altro soggetto (che assume perciò le vesti del debitore del debitore). Si pensi allo stipendio (credito vantato nei confronti del datore di lavoro), alla pensione (credito vantato nei confronti dell’Inps), ai canoni di affitto (credito vantato nei confronti del proprio inquilino), ai risparmi depositati sul conto corrente (credito vantato verso la banca). Tali somme possono essere pignorate nonostante siano ancora nelle mani del terzo e prima ancora che quest’ultimo le versi al debitore. In tal modo, il creditore agisce direttamente verso il debitore del debitore (appunto “il terzo”), imponendogli di pagare il debito nelle proprie mani anziché in quelle del debitore (che, altrimenti, potrebbe spendere i soldi o occultarli).

Si possono pignorare i crediti futuri?

È possibile pignorare dei beni che non sono ancora entrati nel patrimonio del debitore? Il pignoramento presso terzi di crediti futuri è ammesso solo quando si tratta di diritti certi ed esigibili (non soggetti cioè a condizioni) come ad esempio i crediti già maturati verso terzi. Ad esempio, lo stipendio è un credito che il lavoratore matura ogni mese dall’azienda e, pur essendo subordinato alla regolarità ed esecuzione della futura prestazione lavorativa, può essere ugualmente pignorato anche per le mensilità non ancora maturate. Difatti l’ammontare della retribuzione è già predeterminato e il relativo pagamento può essere ragionevolmente ritenuto “certo”. Lo stesso dicasi per quanto riguarda la pensione e i pagamenti dovuti da clienti per prestazioni o vendite già effettuate.

Non è invece possibile pensare al pignoramento presso terzi di crediti futuri non ancora certi né determinati nel loro ammontare. Si pensi, ad esempio, a un agente di commercio che ha ricevuto l’incarico di trattare le vendite per una determinata zona ma ancora non ha maturato alcuna provvigione.

La legge [1] però fissa una condizione per pignorare un credito futuro: esso si deve riferire a somme dovute in termini non superiori a 90 giorni. In particolare viene previsto un diverso regime. Se il terzo si dichiara o viene dichiarato debitore di somme del debitore, l’assegnazione nei confronti di più creditori, varia a seconda che si tratti di:

  • somme immediatamente esigibili o entro 90 giorni: il giudice dell’esecuzione le assegna in pagamento, salvo esazione, ai creditori concorrenti. A seguito di detta valutazione, il giudice può ridurre quanto chiesto dai creditori, assegnando loro una somma minore, ferma restando che i creditori possono impugnare il provvedimento con opposizione agli atti esecutivi;
  • somme esigibili in un termine superiore ai 90 giorni o relative a censi o rendite perpetue o temporanee. In tal caso: a) il giudice dispone l’assegnazione solo se i creditori di comune accordo richiedono tale assegnazione; b) diversamente i crediti vengono venduti nelle forme previste per l’espropriazione mobiliare.

Secondo la giurisprudenza [2], queste regole consentono al creditore di pignorare presso il terzo anche crediti non ancora maturati e persino oggetto di una semplice aspettativa. Insomma, non ci sono limiti al pignoramento presso terzi di crediti futuri; si dice che “l’esigibilità” della somma non è una condizione essenziale per il pignoramento. Il credito futuro, per quanto ancora inesigibile e non liquido, ha la concreta possibilità di essere soddisfatto, e pertanto è pignorabile [3]. Naturalmente deve essere certo e non ipotetico e aleatorio.

Come evitare il pignoramento presso terzi con la cessione del credito

Succede a volte che il debitore, nel momento in cui avanza delle somme da terzi – ad esempio a titolo di corrispettivo per prestazioni già svolte – ceda il relativo credito a un’altra persona, in modo da renderlo impignorabile. Immagina, ad esempio, un’azienda che abbia concordato con il proprio cliente un corrispettivo di 10mila euro per un servizio non ancora completato; nel corso dell’operazione, tuttavia, la ditta – che ha alle calcagna numerosi creditori – per non farsi pignorare il diritto di credito che vanta verso il proprio cliente lo cede a un’altra società (ad essa collegata). Cambiando la titolarità del credito, il creditore non potrà più pignorarlo. Cosa succede in questi casi?

Secondo la giurisprudenza, la cessione del credito, per essere opponibile al creditore, deve risultare da un atto con “data certa” anteriore al pignoramento. In pratica, il debitore che cede il proprio credito deve comunicare al proprio debitore con raccomandata a.r. di aver ceduto il credito ad altro soggetto e la data di tale raccomandata deve essere anteriore all’inizio del pignoramento [4]. È inopponibile al creditore pignorante del cedente la cessione di crediti futuri (nella specie, relativa alla parte cedibile della retribuzione del lavoratore a fronte della concessione di un finanziamento), relativamente ai crediti maturati dopo il pignoramento [5].

Il creditore però ha un’arma: può sollevare la cosiddetta azione revocatoria volta a far dichiarare inefficace la cessione del credito quando risulti che il debitore cedente non ha altri beni pignorabili.


note

[1] Art. 553 cod. proc. civ.

[2] Trib. di Modena sent. n. 648/2013 – Cass. sent. n. 19501/2009 – 28300/2005.

[3] Cass. sent. n. 15141/2002.

[4] Cass. sent. n. 28300/2005: «Ai fini dell’efficacia della cessione di crediti “futuri” in pregiudizio del creditore pignorante (e dunque del fallimento del cedente), ex, art. 2914, n. 2, c.c., è sufficiente che la notifica – o l’accettazione – della cessione sia stata effettuata con atto avente data certa (art. 1265 c.c.) anteriore al pignoramento (o al fallimento), giacché per il successivo effetto traslativo della cessione (rinviato al momento del sorgere del credito), sottratto alla disponibilità delle parti, non si pone un problema di opponibilità ai sensi dell’art. 2914 cit.; invece, per i crediti soltanto eventuali, non identificati in tutti gli elementi oggettivi e soggettivi, la prevalenza della cessione richiede che la notificazione o accettazione siano non solo anteriori al pignoramento (o al fallimento), ma altresì posteriori al momento in cui il credito sia venuto ad esistenza». Cfr. anche casi. sent. n. 15141/2002: «In materia di efficacia della cessione di crediti futuri in pregiudizio del creditore pignorante, occorre distinguere tra crediti maturandi con origine da un unico e già esistente rapporto-base, quali i crediti di lavoro, e crediti soltanto eventuali, non necessariamente identificati in tutti gli elementi oggettivi e soggettivi; la cessione dei primi prevale sul pignoramento nell’ambito di un triennio, purché prima del pignoramento stesso sia stata notificata o accettata dal debitore ceduto, mentre perché prevalga la cessione dei secondi è necessaria la notificazione o accettazione dopo che il credito sia venuto ad esistenza, ma prima del pignoramento».

[5] Trib. Lecce, sent. del 19.08.1999.

Autore immagine: creditore insegue debitore con calamitRyzhiDi Ryzhi


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