Diritto e Fisco | Articoli

Quanto si può pignorare dello stipendio?

28 Aprile 2019
Quanto si può pignorare dello stipendio?

Pignoramento presso terzi: il limite del quinto è derogabile in diverse ipotesi. Esempi pratici di come si calcola il pignoramento dello stipendio.

Sicuramente avrai sentito parlare del pignoramento del quinto dello stipendio come una delle forme di esecuzione forzata più temuta dai debitori. E questo perché è difficile nascondere un’assunzione: esiste infatti un registro pubblico – l’Anagrafe tributaria – a cui chiunque può accedere (previa autorizzazione del presidente del tribunale) e all’interno del quale figurano anche i rapporti di lavoro subordinato. Dunque, se un creditore è in possesso di una sentenza di condanna nei tuoi confronti o di un decreto ingiuntivo, o ancora di una cambiale o un assegno scaduti, o di un contratto di mutuo firmato davanti al notaio, può pignorarti lo stipendio. Come farai a saperlo? Innanzitutto ti viene prima notificato un atto (detto precetto) con cui ti vengono dati 10 giorni di tempo per pagare; poi sia tu che il tuo datore di lavoro riceverete l’atto di pignoramento vero e proprio. È da questo momento che si attua il blocco di una parte della retribuzione. Ma fino a dove si può spingere il “blocco”? In altri termini quanto si può pignorare dello stipendio?

Quando si afferma che il pignoramento dello stipendio è di massimo “un quinto” non si dice tutto. Anzi, si tratta di una affermazione che va presa con le pinze. A volte infatti la busta paga viene pignorata in misura superiore, altre volte per un importo più basso. Se vuoi quindi tutti i chiarimenti in merito a quanto si può pignorare dello stipendio non ti resta che leggere la seguente guida.

Qui di seguito ti spiegheremo se il pignoramento va calcolato sul netto o sul lordo della busta paga; come influisce sul pignoramento dello stipendio la cessione del quinto fatta in favore di una finanziaria; cosa succede quando sulla stessa retribuzione incidono più pignoramenti nello stesso tempo e quale di questi ha eventualmente priorità. Ti diremo poi quando il limite del quinto può essere superato e quando invece, al contrario, è derogato da una norma a tutela del debitore. Ma procediamo con ordine.

Esiste un minimo impignorabile dello stipendio?

Avrai di certo sentito che, quando si pignora una pensione in capo all’Inps, il creditore può pignorare sì un quinto della mensilità, ma da tale importo viene prima sottratto il cosiddetto “minimo vitale”: si tratta di una somma impignorabile che deve servire per far fronte alle spese che la vecchiaia purtroppo pone e che sono spesso assai costose (assistenza, medicine, ecc.). Il minimo vitale della pensione è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale stabilito dall’Inps per l’annualità in corso (all’incirca 670 euro, con le oscillazioni dipendenti annualmente dalla rivalutazione di tale importo). Così, ad esempio, su una pensione di mille euro, il quinto pignorabile si calcola sulla differenza tra 1.000 e 670 euro ossia su 330 euro. In pratica il creditore potrà trattenere solo 66 euro circa al mese.

La Corte Costituzionale [1] ha detto che questa limitazione vale solo per i pensionati e non per i lavoratori. Il «minimo vitale» quindi non vale quando si pignora lo stipendio e la percentuale si applica su tutto l’importo che viene erogato al dipendente. Ma secondo le regole che a breve vedremo. Quindi, chi prende uno stipendio di poche centinaia di euro può subire un pignoramento per la stessa percentuale di chi ne prende uno di svariate migliaia. Non c’è alcuna differenza neanche tra chi è assunto full time e chi ha solo un contratto part time.

Qual è la base dello stipendio su cui si calcola la quota pignorabile?

Per semplicità e salvo quanto a breve diremo, consideriamo il pignoramento di «un quinto» dello stipendio. Su quali somme si calcola il quinto? Come già avevamo detto in Come si calcola il pignoramento del quinto dello stipendio, ci sono una serie di regole da considerare.

Innanzitutto il quinto si applica sul netto e non sul lordo della retribuzione. In pratica, la trattenuta viene fatta solo una volta che sono state effettuate, dal datore di lavoro, le ritenute previdenziali e fiscali. Quindi se il dipendente si vede accreditare mensilmente 1.000 euro, il quinto pignorabile ammonterà a 200 euro.

In secondo luogo non si tiene conto di eventuali cessioni del quinto fatte dal dipendente. Queste infatti sono atti volontari, che nulla hanno a che vedere con un pignoramento. Altrimenti sarebbe fin troppo facile eludere o ridurre un pignoramento. Dunque, se hai chiesto un prestito a una finanziaria e, in forza di ciò, hai fatto una cessione del quinto dello stipendio, la quota pignorabile dello stipendio stesso si calcolerà su tutta la busta paga, come se tale cessione non fosse mai intervenuta.

Il pignoramento del quinto dello stipendio non può toccare gli assegni al nucleo familiare che sono impignorabili. Li potrebbe pignorare solo l’ex moglie a cui non è stato pagato il mantenimento.

Quanti quinti dello stipendio si possono pignorare insieme? 

Se una persona ha debiti con più creditori, questi potrebbero, ciascuno per proprio conto e contemporaneamente, pignorare un quinto dello stipendio del debitore, così di fatto privandolo di due quinti? A volte ciò è possibile e a volte no. Per comprendere come funziona la regola dobbiamo fare un chiarimento. Esistono tre tipologie di creditori:

  • creditori per debiti fiscali: lo Stato, gli enti locali, ossia i rispettivi agenti della riscossione;
  • creditori per debiti alimentari: ad esempio l’ex moglie o i figli a cui è dovuto il mantenimento, o i paranti che versano in stato di grave indigenza cui sono dovuti gli alimenti;
  • altri creditori: ad esempio soggetti privati come banche, fornitori, condominio, padrone di casa, ecc.

La regola vuole che, quando i creditori sono della stessa “natura” (ad esempio una banca e una finanziaria; oppure il condominio e il padrone di casa), vi può essere solo un pignoramento per volta, per cui lo stipendio può essere pignorato nei limiti massimi di un quinto. Per cui, il creditore che arriva per ultimo si “accoda”: ossia dovrà attendere che il primo sia stato integralmente pagato. Questo non gli impedisce di agire con il pignoramento, ma il giudice gli assegnerà le somme solo all’esito dell’integrale soddisfazione del precedente creditore.

Quando invece i crediti sono di “natura diversa” (ad esempio l’ex moglie e la banca; l’Agenzia Entrate Riscossione, l’ex moglie e un fornitore), il pignoramento può raggiungere massimo la metà dello stipendio. Dunque in tale ipotesi il limite del quinto viene derogato per arrivare anche al 50% dello stipendio pignorabile.

Quando si hanno debiti per cartelle esattoriali 

Quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, le regole sul pignoramento sono più favorevoli al debitore. Innanzitutto non è possibile pignorare l’ultima mensilità, quella cioè precedente alla notifica del pignoramento. In secondo luogo, il pignoramento dello stipendio può avvenire per percentuali differenti:

  • nei limiti di un decimo (10%) se lo stipendio, al netto delle ritenute, non supera 2.500 euro al mese;
  • nei limiti di un settimo (14,2%) se lo stipendio, al netto delle ritenute, si colloca tra 2.500 e 5.000 euro;
  • nei limiti di un quinto (20%) se lo stipendio, al netto delle ritenute, è superiore a 5.000 euro.

Pignoramento dello stipendio in banca o alle Poste

Potrebbe succedere che il creditore, anziché pignorare lo stipendio non ancora versato, quindi presso il datore di lavoro, decida di pignorare il conto corrente su cui materialmente viene accreditata la retribuzione. In questo caso valgono regole ancora diverse.

Per i risparmi accumulati prima del pignoramento (ossia le precedenti mensilità di retribuzione), il pignoramento è possibile solo per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale.

In pratica l’operazione da effettuare è la seguente:

stipendio mensile – (453 x 3 = 1.359 euro) = somma pignorabile

Ad esempio, posto che il triplo dell’assegno sociale è € 1.359,00, se la retribuzione ammonta a € 2.000,00, può essere pignorata la parte di retribuzione che eccede € 1.359,00; se invece la retribuzione ammonta a € 1.300,00, essa non può essere oggetto di pignoramento.

Per le mensilità di stipendio accreditate dopo la data del pignoramento, è pignorabile lo stipendio entro massimo un quinto (un decimo o un settimo invece nel caso di agente della riscossione per stipendi rispettivamente inferiori a 2.500 euro o a 5.000 euro secondo quanto abbiamo detto in apertura di questo articolo).


note

[1] C. Cost. ord. n. 248/2015.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube