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Riduzione orario di lavoro per motivi di salute

26 Aprile 2019 | Autore:
Riduzione orario di lavoro per motivi di salute

Il lavoratore malato o invalido può chiedere di passare a un orario part-time a causa delle proprie condizioni fisiche?

Non è semplice conciliare l’attività lavorativa con delle condizioni fisiche non ottimali, ed è ancora più complesso riuscire a lavorare quando le proprie condizioni di salute sono problematiche. La stanchezza, la necessità di cure costanti ed esami periodici, difatti, mal si conciliano con le esigenze connesse allo svolgimento delle proprie mansioni. Nel caso in cui il lavoratore interessato abbia diritto ad assentarsi per malattia, non ci sono particolari problemi, in quanto il dipendente beneficia di un’indennità, nei giorni di assenza. Ma che cosa può fare il lavoratore che ha dei problemi di salute cronici e che ha bisogno di assentarsi spesso, nelle ipotesi in cui non gli è possibile beneficiare delle assenze di malattia? È possibile chiedere la riduzione orario di lavoro per motivi di salute, cioè il passaggio al part-time?

Fortunatamente, il lavoratore affetto da patologie gravi ha la possibilità, oltreché di chiedere il prolungamento delle assenze per malattia, o di domandare aspettative e congedi (in base al contratto collettivo applicato), anche di ottenere la riduzione dell’orario di lavoro. Si tratta di una possibilità prevista dalla legge [1], per tutti i lavoratori subordinati del settore pubblico e privato. Ma procediamo con ordine.

Quando il lavoratore ha diritto al part time?

L’azienda, nella generalità dei casi, non ha l’obbligo di concedere il part time al lavoratore che ne fa richiesta, così come non può convertire il rapporto da tempo pieno a tempo parziale senza il consenso del dipendente: ci sono però delle eccezioni, delle quali alcune obbligano il datore a trasformare il rapporto a tempo pieno in un part time, ed altre a riconoscere al dipendente una priorità nella conversione da full time a tempo parziale.

In particolare, il datore di lavoro ha l’obbligo di concedere il tempo parziale:

  • Se questo è richiesto in sostituzione del congedo parentale;
  • se il dipendente è affetto da una malattia oncologica o da gravi patologie cronico degenerative, per le quali risulta notevolmente ridotta la capacità lavorativa;
  • se la lavoratrice dipendente risulta inserita in un percorso di protezione relativo alla violenza di genere (deve essere verificata l’esistenza di posti disponibili in organico);

Per approfondire: Diritto al part time.

Il diritto di priorità nella conversione del contratto full time in part time si ha invece nel caso in cui il lavoratore assista:

  • il coniuge, un figlio o un genitore con gravi patologie oncologiche o cronico degenerative;
  • una persona convivente con handicap grave, invalida al 100% e con necessità di accompagnamento.

La priorità spetta anche se il lavoratore ha un figlio convivente di età non superiore a 13 anni o un figlio convivente portatore di handicap.

Quando il lavoratore ha diritto al part time per malattia?

Nel caso in cui il lavoratore sia affetto da una patologia oncologica o da una grave patologia cronico degenerativa, per le quali la capacità lavorativa risulti (in base ad appositi accertamenti sanitari) notevolmente ridotta, è riconosciuto il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

Nel dettaglio, il diritto al part time per malattia è assicurato dalla legge [1] ai seguenti lavoratori, dipendenti del settore privato o del pubblico impiego, con capacità lavorativa ridotta:

  • affetti da malattie oncologiche, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa;
  • affetti da malattie cronico-degenerative: il diritto al part time, in questo caso, sussiste se si tratta di patologie «ingravescenti», cioè di malattie destinate ad aggravarsi progressivamente e gradualmente nel corso del tempo, per le quali il miglioramento è praticamente impossibile; tra le più conosciute malattie cronico-degenerative ricordiamo il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, la sclerosi multipla e l’Aids.

Ovviamente, perché il lavoratore possa chiedere la trasformazione dell’orario da tempo pieno a tempo parziale, è sempre necessario che residui una minima capacità lavorativa; in caso contrario, l’interessato non ha difatti alcuna possibilità di prestare servizio.

La malattia parzialmente invalidante deve essere accertata da una commissione medica istituita presso l’unità sanitaria locale territorialmente competente.

Conversione del contratto full time in part time

In presenza delle condizioni stabilite dalla legge, il datore di lavoro non può rifiutare la conversione del contratto da tempo pieno a tempo parziale, perché si tratta di un diritto del lavoratore, non di una semplice facoltà o di un interesse tutelato.

Il datore di lavoro può, comunque, accordarsi col dipendente sulla collocazione oraria della prestazione lavorativa. Deve in ogni caso tener presente che le esigenze del malato, come quella di assentarsi per effettuare terapie salvavita (si pensi alla chemioterapia), prevalgono sulle esigenze produttive, organizzative e tecniche dell’azienda.

Il lavoratore ha diritto al part time per malattia dei familiari?

Per l’assistenza dei figli e dei familiari malati e disabili, il dipendente non ha diritto al part time, ma ha una semplice priorità (rispetto ad altri lavoratori della stessa azienda) nella conversione del contratto da tempo pieno a tempo parziale.

Nello specifico, il diritto di priorità sorge nel caso in cui il lavoratore

  • assista il coniuge, un figlio o un genitore con patologie oncologiche o gravi patologie cronico degenerative;
  • assista un convivente con handicap grave, invalido al 100% e con necessità di ausilio continuo perché incapace di compiere gli atti quotidiani della vita;
  • abbia un figlio convivente di non oltre 13 anni di età o un figlio convivente portatore di handicap.

Come il diritto alla conversione del contratto da tempo pieno a tempo parziale, anche la priorità nella conversione è riconosciuta dalla legge [2], e non dai singoli contratti collettivi.

Che cosa fare se non si vuole ricorrere al part-time?

Se il lavoratore con problemi di salute, o che assiste una persona con problemi di salute, non vuole ricorrere al part time e vuole evitare di azzerare il periodo di comporto per malattia, può:

  • richiedere i permessi previsti dalla Legge 104, se è portatore di handicap grave o assiste un familiare portatore di handicap grave; in quest’ultimo caso può anche chiedere il congedo straordinario;
  • fruire di assenze per malattia per cure ricorrenti [3];
  • fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a 30 giorni l’anno, se invalido dal 51%; il congedo è retribuito come le assenze per malattia, ma non rientra nel periodo massimo di conservazione del posto, quindi non determina il superamento del comporto; i costi del congedo sono, però, a carico dell’azienda, per cui la possibilità di ottenere queste assenze per invalidità va verificata all’interno del contratto collettivo di riferimento;
  • fruire di aspettativi e congedi non retribuiti, in base alle previsioni del contratto collettivo applicato; il datore di lavoro, però, non è obbligato né a collocare unilateralmente il dipendente in aspettativa, né a sollecitare la richiesta di aspettativa.

Guarda il video


note

[1] Art.8, Co.3, D.lgs. 81/2015.

[2] Art.8, Co.4, D.lgs. 81/2015.

[3] L’Inps, con la circolare 136/2003, considera sufficiente un’unica certificazione del curante, che attesti la necessità di trattamenti ricorrenti comportanti incapacità lavorativa e che li qualifichi l’uno ricaduta dell’altro.


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