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Licenziamento per furto di lieve entità

26 Aprile 2019
Licenziamento per furto di lieve entità

Si può essere licenziati per aver trattenuto un piccolo importo dalla cassa o per aver prelevato buoni sconto o schede punti a cui non si aveva diritto? Quando il danno per l’azienda è minimo si rischia il posto?

Immagina di prelevare 10 euro dalla cassa del negozio presso cui lavori come dipendente. Ti servono per comprare le sigarette visto che, per la fretta, sei uscito di casa senza prendere il portafogli. Non lo dici al tuo datore di lavoro, un po’ per vergogna, un po’ perché temi un rifiuto. Nonostante l’iniziale intenzione di restituire la somma il giorno dopo, non lo fai più: nessuno si è accorto del prelievo e, quindi, ti concedi questo piccolo regalo, anche perché nessuno ti dice “grazie” quando fai qualche minuto di straordinario. A fine mese, però, al momento di fare i conti in cassa, il fatto salta fuori e le telecamere ti incastrano. In un primo momento ti viene spontaneo negare l’appropriazione indebita; ma poi, dinanzi all’inoppugnabile prova delle videoregistrazioni, cedi. Ammetti il prelievo ma ti trinceri dietro la buona fede e l’entità irrisoria della somma rubata. Non credi di poter perdere il posto solo per questo. E invece, dopo poco, ti arriva un preavviso di licenziamento. Il capo ti dà 5 giorni di tempo per difenderti. A cosa puoi appigliarti in questo breve spazio di tempo? C’è un modo per contestare il licenziamento per furto di lieve entità? Quali sono le sentenze più recenti che danno ragione al lavoratore e quali invece quelle a favore del datore di lavoro? 

Una recente pronuncia della Cassazione ha riaperto il vaso di Pandora [1]: il tema è infatti molto più frequente di quanto tu possa immaginare. Se fai una ricerca su Google trovi che, negli indici delle parole chiave più ricercate, ci sono: «licenziamento per furto come dimostrarlo?», «contestazione disciplinare per furto», «licenziamento per furto e Tfr», «licenziamento per giusta causa furto», «furto ripreso da telecamere», ecc. Tutte queste domande hanno, ovviamente, una risposta legale. Cerchiamo allora di fare chiarezza sul punto.

Furto sul lavoro: sanzioni

Quando si ruba sul lavoro non conta tanto il danno in sé procurato all’azienda, che può anche essere di lieve entità, quanto la lesione del rapporto di fiducia con il datore di lavoro: fiducia che il dipendente non può minare in alcun modo. È del resto lo stesso Codice civile a stabilire l’obbligo di fedeltà del lavoratore tra gli adempimenti essenziali della prestazione. 

Quindi, l’orientamento generalmente sposato dalla giurisprudenza, specie negli ultimi anni, è quello di ritenere legittimo il licenziamento per furto di lieve entità. E questo non vale solo nel caso in cui l’addetto sottragga del denaro liquido dalla cassa ma anche quando trattiene nei buoni sconto, utilizza una propria tessera fedeltà per gli acquisti fatti dai clienti in modo da accreditare per sé i punti, ecc. Insomma, ogni tipo di utilità indebitamente ottenuta e non dovuta può costare il posto di lavoro. A prescindere dal valore economico dell’entità del danno causato al datore, ciò che viene valorizzato è la gravità della condotta, ricollegata alla truffa.

Se anche, in passato, c’è stato qualche precedente che ha annullato un licenziamento per furti di modestissimo valore, l’orientamento attuale pone invece in luce il fatto che del dipendente che ruba o truffa non ci si può fidare.

Furto ripreso da telecamere

Le videoregistrazioni operate da telecamere sul posto di lavoro possono essere utilizzate dal datore per le contestazioni disciplinari e per i conseguenti licenziamenti solo se l’installazione dell’impianto è stata concordata con i sindacati o, in mancanza, autorizzata dalla direzione territoriale del lavoro. Inoltre, la presenza delle telecamere – rivolta non a controllare la qualità del lavoro dei dipendenti ma solo a prevenire il rischio di furti o altri pericoli per l’azienda o per i clienti – deve essere comunicata preventivamente ai dipendenti. L’eventuale accettazione scritta dei lavoratori all’uso delle telecamere sul lavoro, senza però che queste abbiano avuto il nullaosta dai sindacati o dalla direzione territoriale del lavoro, non ha alcun valore; sicché i filmati non costituiscono prova. 

Se invece vengono rispettate le predette condizioni, il dipendente filmato dalla videosorveglianza mentre ruba sul posto di lavoro può essere licenziato in tronco: il filmato può essere utilizzato contro di lui perché è una valida prova del reato [2]. 

Il datore di lavoro deve avvisare i dipendenti se utilizza strumenti di videosorveglianza, anche quando vuole accertare l’identità dei lavoratori sospettati di furto. Tuttavia, le prove raccolte attraverso le telecamere nascoste possono essere utilizzate in un processo relativo al licenziamento se non sono l’unica prova a carico dei dipendenti. La Corte europea dei Diritti dell’Uomo [3] lo stabilisce in una sentenza di condanna alla Spagna per violazione dell’articolo 8 Cedu, che assicura il diritto al rispetto della vita privata.

Licenziamento per furto: esempi

La maggior parte delle sentenze che si sono occupate del licenziamento per furto di lieve entità hanno ritenuto che tale condotta rientrasse, di dovere, nelle ipotesi di licenziamento per giusta causa, quello cioè che non necessita del preavviso, trovando causa in un comportamento gravissimo e imperdonabile. Leggi anche Esempi licenziamento per giusta causa.

Con una sentenza di due anni fa, la Cassazione ha anche spiegato quando il licenziamento per furto può essere considerato illegittimo. Ciò che si deve guardare non è la gravità della lesione economica, del danno, procurato all’azienda, ma la gravità della condotta. Si pensi a un dipendente che preleva 30 euro per pagare delle medicine perché strettamente necessarie, ma che venga scoperto proprio mentre restituisce i soldi in cassa. 

Scrive in proposito la Cassazione [4]: «Ai fini dell’indagine volta ad accertare l’integrazione della giusta causa di licenziamento in relazione a una contestazione di “asportazione di beni” dell’azienda, la modesta entità del fatto può essere ritenuta non tanto con riferimento alla tenuità del danno patrimoniale, quanto in relazione all’eventuale tenuità del fatto oggettivo, sotto il profilo del valore sintomatico che lo stesso può assumere rispetto ai futuri comportamenti del lavoratore e, quindi, alla fiducia che nello stesso può nutrire l’azienda, essendo necessario al riguardo che i fatti addebitati rivestano il carattere di grave negazione degli elementi del rapporto di lavoro e, specialmente, dell’elemento essenziale della fiducia, cosicché la condotta del dipendente sia idonea a porre in dubbio la futura correttezza del suo adempimento».

La sottrazione di beni aziendali, ripetuta nel tempo, mina alla radice la fiducia del datore di lavoro, in quanto oltre a rilevare sul piano degli obblighi fondamentali del rapporto si riflette negativamente sull’immagine del datore di lavoro (confermato, nella specie, il licenziamento per giusta causa nei confronti del dipendente, portiere di un albergo di lusso, che aveva sottratto indebitamente copie di quotidiani destinati alla clientela) [5].

In materia di licenziamento, l’omessa “scontrinatura” può essere già idonea di per sé a far venir meno il rapporto di fiducia (tenuto conto nella specie dell’alto grado di affidamento caratterizzante le mansioni di cassa espletate e dell’intenzionalità della condotta reiterata in breve lasso di tempo); detto comportamento quindi incide in modo decisivo sul vincolo di fiducia perché può portare a ritenere che i soldi che non sono stati contabilizzati siano stati incassati indebitamente dal dipendente. Quindi, a prescindere dalla prova del furto, può essere licenziato il lavoratore che non emette scontrini [6]. Leggi Cassiere che non fa lo scontrino: quali rischi?

In un altro precedente [7] la Cassazione ha ritenuto sproporzionata la sanzione del licenziamento al lavoratore che ha prelevato, per appropriarsene, un oggetto di modestissimo valore dall’esercizio commerciale per il quale prestava servizio. Il fatto contestato, se si considera che in numerosi anni di lavoro il dipendente non ha mai avuto precedenti disciplinari, non è idoneo a rompere il vincolo fiduciario. Pertanto il licenziamento è illegittimo.  

Il patteggiamento della pena per furto non salva il dipendente dal licenziamento [8].

È stato ritenuto illegittimo il licenziamento di una dipendente addetta alla cassa di un cinema, che aveva errato nella gestione dei ticket di accesso gratuiti ottenuti dai clienti grazie ad una convenzione. Era emerso che tale condotta doveva ritenersi colposa, non essendo emersi elementi idonei a far ritenere che la dipendente avesse consapevolmente emesso biglietti gratuiti con modalità non corrette sì da non consentirne il rimborso e, comunque, non essendo stata aggiunta alcuna prova della appropriazione indebita da parte della dipendente di importi versati dai clienti che avevano avuto accesso al cinema con biglietti emessi in convenzione [9].


note

[1] Cass. sent. n. 11181/2019.

[2] Cass. sent. n. 10636/17 del 2.05.2017.

[3] Corte europea diritti dell’uomo sez. III, 09/01/2018, n.1874

[4] Cass. sent. n. 24014/2017.

[5] Cass. sent. n. 17914/2016.

[6] Cass. sent. n. 26599 del 09.11.2017. Trib. Roma, sent. n. 64494/2016.

[7] Cass. sent. n. 24530 del 2.12.2015

[8] Cass. sent. n. 15677/2016.

[9] Cass. sent. n. 24169/2015.


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