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Pignoramento come evitarlo?

20 Maggio 2019 | Autore:
Pignoramento come evitarlo?

Si può evitare il pignoramento? Cos’è il pagamento nelle mani dell’ufficiale giudiziario? Come funziona la conversione del pignoramento? Cos’è la riduzione?

La legge fornisce a chi ne abbia il diritto gli strumenti per poter tutelare il proprio credito, anche nel caso in cui il debitore rifiuti di adempiere spontaneamente. In buona sostanza, la persona che non rispetta i propri obblighi è costretta, volente o nolente, a farvi fronte, non potendosi sottrarre all’infinito. Il mezzo principale che l’ordinamento giuridico fornisce al creditore per tutelare le proprie ragioni è quello dell’espropriazione forzata, che può avere ad oggetto tanto beni mobili quanto beni immobili. Ogni espropriazione (salvo quelle inerenti a cose già sottoposte a pegno o a ipoteca) comincia alla stessa maniera, cioè con la notifica dell’atto di pignoramento. Ti sei mai domandato come evitare il pignoramento? Per evitare un pignoramento è possibile ricorrere ai metodi previsti dalla legge oppure ad alcuni piccoli stratagemmi che consentono al debitore di “farla franca”, sottraendosi alle grinfie del creditore. Nulla di illecito, sia chiaro: il fatto è che non si può fare un pignoramento ai danni di chi non possiede nulla. Con il presente articolo vorrei parlarti proprio di questo argomento: vorrei spiegarti come il debitore può sottrarsi al pignoramento utilizzando i rimedi messi a punto dalla legge. E allora, vediamo insieme cos’è il pignoramento e come evitarlo.

Che cos’è il pignoramento?

Prima di parlare del pignoramento e di come evitarlo, è bene spiegare, in modo semplice e chiaro, che cos’è il pignoramento. Abbiamo detto nell’introduzione che pignoramento ed espropriazione forzata sono strettamente legati, visto che il primo rappresenta il presupposto della seconda.

Non a caso, la legge dice che l’espropriazione forzata inizia con il pignoramento [1]. Ma cos’è, in pratica, il pignoramento? Il pignoramento è l’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, così come risultante dal titolo esecutivo, i beni che si assoggettano all’espropriazione [2].

Con il pignoramento, quindi, il creditore, mediante atto redatto dal suo difensore e notificato dall’ufficiale giudiziario, intima al debitore (oppure, come vedremo meglio, al soggetto che è a sua volta debitore del debitore, come può esserlo il datore di lavoro o l’Inps che eroga la pensione) di non disporre di uno o più beni, perché sugli stessi il creditore dovrà rivalersi.

Il pignoramento è un avviso che viene recapitato al debitore direttamente dall’ufficiale giudiziario: in esso si troverà scritto che il creditore è intenzionato a procedere contro di lui rivalendosi su determinati beni, mobili o immobili che siano.

A cosa serve il pignoramento?

Il pignoramento non serve solamente ad avvertire il debitore che si è in procinto di agire coattivamente contro di lui, ma anche (e soprattutto) ad impedire che questi possa disporre dei beni pignorati. L’effetto principale del pignoramento, infatti, è quello di sottrarre alla libera disponibilità del debitore quella parte del suo patrimonio “colpita” dal pignoramento.

Questo significa che il pignoramento “blinda” quei beni del debitore sui quali il creditore intende rivalersi per soddisfare le proprie ragioni. Facciamo un esempio pratico: se Tizio notifica atto di pignoramento al suo debitore Caio, nonché alla banca ove ha il conto corrente, intimando di mettere da parte la somma che gli spetta a titolo di credito, Caio non potrà disporre di quel denaro, né la sua banca potrà concederglielo.

Un altro esempio: Sempronio notifica a Mevio atto di pignoramento avente ad oggetto la sua automobile; Mevio, nonostante il pignoramento, vende la sua auto a Filano. Ebbene, la vendita sarà inopponibile a Sempronio, il quale potrà chiedere la vendita o l’assegnazione diretta dell’autovettura anche se, formalmente, appartiene a Filano. Ciò perché il pignoramento rende inefficaci nei confronti del creditore tutti gli atti con i quali il debitore dispone dei beni pignorati.

Si può evitare il pignoramento?

Abbiamo detto che il pignoramento è il principio dell’espropriazione forzata; tale ingiunzione ha come effetto quello di sottrarre determinati beni alla libera disponibilità del debitore-proprietario. Esistono dei modi per evitare il pignoramento? In altre parole, può il debitore sottrarsi alla procedura esecutiva?

Come anticipato nell’introduzione, esistono diversi modi per evitare il pignoramento; nello specifico:

  • i modi di evitare il pignoramento previsti dalla legge consentono al debitore di fare qualcosa una volta che l’atto di ingiunzione sia già stato notificato;
  • i modi di evitare il pignoramento che il debitore può astutamente porre in essere consentono invece di sottrarsi del tutto al pignoramento, nel senso di renderne vana l’ingiunzione. Per un approfondimento su questo tema, ti rinvio alla lettura degli articoli Come difendersi dal pignoramento del conto corrente e Come evitare pignoramento prima casa.

Come evitare il pignoramento?

Secondo la legge, una volta ricevuto l’atto di pignoramento il debitore è ancora in tempo per sottrarsi all’espropriazione. Più nel dettaglio, la persona obbligata può raggiungere questo risultato nei seguenti modi: pagando direttamente nelle mani del pubblico ufficiale; facendo istanza di conversione del pignoramento oppure chiedendo la riduzione del pignoramento.

In effetti, solamente il primo metodo, quello del pagamento diretto nelle mani del pubblico ufficiale, consente di evitare completamente il pignoramento; gli altri due permettono di ottenere risultati differenti, sostanzialmente volti a circoscrivere o ridurre gli effetti del pignoramento.  Vediamo di cosa si tratta.

Evitare il pignoramento pagando nelle mani dell’ufficiale giudiziario

La legge [3] dice il debitore può evitare il pignoramento versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma (in contanti) per cui si procede e l’importo delle spese, con l’incarico di consegnarli al creditore: in questo modo egli adempie, seppur tardivamente, alla propria obbligazione. Una volta effettuato il pagamento, il debitore è liberato dal suo obbligo e la procedura si conclude.

Il pagamento diretto nelle mani del pubblico ufficiale consente di evitare il pignoramento e di porre fine alla vicenda debitoria. Tale strumento, però, è attuabile concretamente solo nell’espropriazione mobiliare, visto che è necessario che il pagamento nelle mani dell’ufficiale giudiziario sia effettuato prima dell’inizio del pignoramento e che solo in tale tipo di espropriazione può effettuarsi tempestivamente.

Non è, altresì, possibile evitare il pignoramento pagando direttamente all’ufficiale giudiziario quando non sia questi ad effettuare la notifica: ciò si verifica nei casi in cui la notifica non avviene di persona, ma tramite servizio postale, come può verificarsi nell’espropriazione immobiliare o presso terzi.

La legge dice inoltre che il debitore può altresì evitare il pignoramento di cose, depositando nelle mani dell’ufficiale giudiziario, in luogo di esse, come oggetto di pignoramento, una somma di denaro uguale all’importo del credito o dei crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di due decimi.

Questo pagamento non ha lo scopo di evitare il pignoramento ed estinguere il debito (come visto nella prima ipotesi, in cui si paga per intero e in contanti), bensì costituisce l’oggetto del pignoramento in sostituzione dei beni del debitore. In tal caso, infatti, si viene a creare un pignoramento vero e proprio con la sola particolarità che diventa superflua la fase della vendita.

Evitare il pignoramento chiedendone la conversione

Un altro modo di evitare il pignoramento è quello di avanzare istanza di conversione del pignoramento. La legge [4] dice che, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati, il debitore può chiedere (per una sola volta) di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante (e ai creditori intervenuti), comprensivo di ogni interesse e spesa processuale.

Perché la conversione sia efficace, l’istanza deve essere depositata in cancelleria prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni, insieme ad una somma di danaro non inferiore a un sesto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento (ovviamente sottraendo gli eventuali pagamenti già versati).

Il deposito della somma di denaro ha lo stesso effetto del deposito che abbiamo visto nel paragrafo precedente, e cioè quello di liberare le cose pignorate, sostituendo così l’oggetto del pignoramento. In pratica, viene permesso il trasferimento del pignoramento su di una somma di denaro; non si tratta, quindi, di evitare il pignoramento, ma di cambiarne le modalità. L’importo consegnato viene depositato dal cancelliere presso un istituto di credito indicato dal giudice.

La somma da sostituire al bene pignorato è determinata dal giudice con ordinanza. Se l’oggetto del pignoramento sono beni immobili o mobili, il giudice può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di quarantotto mesi la somma determinata, maggiorata degli interessi.

Qualora il debitore ometta il versamento dell’importo determinato dal giudice, ovvero ometta o ritardi di oltre trenta giorni il versamento anche di una sola delle rate pattuite, le somme versate formano parte dei beni pignorati. Il giudice dell’esecuzione, su richiesta del creditore, dispone immediatamente la vendita di questi ultimi.

La legge consente eccezionalmente al debitore di chiedere la conversione del pignoramento anche dopo che il creditore abbia presentato l’istanza di vendita o di assegnazione, purché dimostri che il ritardo è dovuto a causa a lui non imputabile (ad esempio, un grave problema di salute).

Cos’è la riduzione del pignoramento?

Un altro modo per evitare, almeno in parte, il pignoramento è quello di chiederne la riduzione quando esso sia eccessivo rispetto all’effettivo debito. In altre parole, quando il valore dei beni pignorati sia di gran lunga superiore a quello del debito, il debitore (ma anche il giudice, d’ufficio) può chiederne la riduzione [4].

La riduzione del pignoramento va proposta con ricorso al giudice dell’esecuzione, il quale fissa un’udienza per l’audizione delle parti oppure con una richiesta formulata direttamente in udienza. Inoltre, la riduzione può essere disposta anche d’ufficio dal giudice, qualora sia evidente la sproporzione tra il debito e il valore dei beni pignorati.

La riduzione può essere chiesta quando i beni pignorati siano più di due, oppure, nel caso di un solo bene, quando esso sia divisibile. Nel caso in cui vi sia un solo bene indivisibile (ad esempio, una casa), la riduzione non sarà possibile.


note

[1] Art. 491 cod. proc. civ.

[2] Art. 492 cod. proc. civ.

[3] Art. 494 cod. proc. civ.

[4] Art. 495 cod. proc. civ.

[5] Art. 496 cod. proc. civ.


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