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Come ricorrere al giudice del lavoro

24 Maggio 2019 | Autore:
Come ricorrere al giudice del lavoro

Chi è il giudice del lavoro, quando ed in che modo è possibile proporre ricorso dinanzi a lui.

Senza lavoro non c’è dignità. Quante volte e quanto spesso questa frase è stata pronunciata negli ultimi anni. Anni di crisi non ancora del tutto superata. Anni in cui il lavoro è mancato per moltissimi, sia giovani che meno giovani. E senza lavoro manca non solo la dignità personale, ma anche quella della propria famiglia; senza lavoro, poi, spesso una famiglia nemmeno puoi permetterti di metterla su. Ed il lavoro, quando finalmente arriva, è talmente prezioso che si fa di tutto, giustamente, per tenerselo stretto. Si fa di tutto per lavorare secondo le regole stabilite nel contratto senza subire sfruttamento e senza dover essere costretti a lavorare fuori orario con una parte della paga elargita in nero, svolgendo mansioni diverse rispetto a quelle per cui si è stati assunti o addirittura inferiori o, peggio ancora, umilianti. Il lavoro, allora, proprio per l’assoluta centralità che riveste nelle vite di tutti, necessitava di un giudice apposito, cioè di una sezione dei nostri tribunali dedicata proprio a dirimere le controversie di lavoro. Le controversie individuali di lavoro, quindi, hanno un giudice specifico (la sezione lavoro dei tribunali civili) e ad esso ci si deve rivolgere per tutte quelle liti relative agli obblighi che derivano dal contratto di lavoro e che, nel rapporto di lavoro, trovano la loro origine. Nell’articolo che segue cercheremo di spiegare chi è, quando e come ricorrere al giudice del lavoro.

Chi è il giudice del lavoro?

Quando un lavoratore vuole sollevare una contestazione contro il proprio datore di lavoro, contestazione che trova la sua origine nel contratto di lavoro (si pensi ai casi di licenziamento, di mancato pagamento dello stipendio, di infortuni sul lavoro, di svolgimento di mansioni diverse e dequalificanti e così via), dovrà proporre ricorso davanti al giudice del lavoro, cioè alla sezione – lavoro del tribunale competente.

In particolare, la sezione – lavoro del tribunale è chiamata dalla legge [1] a giudicare le controversie relative ai:

  • rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non alle dipendenze di un’impresa;
  • rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto, nonché rapporti derivanti da altri contratti agrari;
  • rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione nei quali il prestatore svolga una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato. La collaborazione viene considerata coordinata quando, nel rispetto dell’accordo stabilito dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa;
  • rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica;
  • rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici ed altri rapporti di lavoro pubblico.

Come emerge chiaramente dall’elenco appena fatto, il giudice del lavoro decide anche controversie diverse da quelle relative ai rapporti di lavoro dei lavoratori con contratto di lavoro subordinato e, tuttavia, quelle relative proprio ai dipendenti di datori privati o di enti pubblici, con contratti a tempo indeterminato o meno, sono quelle non solo più numerose, ma anche quelle di più sicuro impatto sociale ed anche mediatico.

Infine, occorre precisare che il giudice del lavoro (cioè la sezione del lavoro del tribunale) si trova presso ogni tribunale civile italiano che, in genere, ha sede in ogni capoluogo di provincia.

Il giudice del lavoro giudica anche delle controversie individuali di lavoro dei dipendenti privati

Come si inizia una causa davanti al giudice del lavoro?

Dopo aver chiarito nel precedente paragrafo chi è il giudice del lavoro, in quali casi è chiamato a pronunciarsi e relativamente a quali rapporti di lavoro, precisiamo con quali modalità si possa avviare una causa davanti a lui.

Chiaramente, occorrerà rivolgersi ad un legale che dovrà innanzitutto valutare se la richiesta del cliente sia fondata (se abbia fondamento nella norme vigenti), se sia sostenuta da prove sufficienti e se non siano per caso già decorsi eventuali termini previsti dalla legge per poter, in modo valido, iniziare una causa (ad esempio, se si intende impugnare un licenziamento bisogna innanzitutto contestarlo per iscritto al datore inviandogli una raccomandata entro sessanta giorni: se non lo si è fatto, sarà del tutto inutile avviare una causa perché il giudice non entrerà nemmeno nel merito della vicenda e si limiterà a dichiarare la causa inammissibile per mancato rispetto del termine di sessanta giorni previsto appunto per impugnare il licenziamento).

Il legale, poi, dopo aver fatto le valutazioni appena indicate, se riterrà di poter proporre un ricorso essendovi concreti margini di successo, dovrà presentarlo al giudice del lavoro competente per territorio.

Per le cause di lavoro dei lavoratori che dipendono da datori di lavoro privati esistono diversi criteri per stabilire quale sia il giudice competente per territorio.

E’ infatti per legge [2] competente il giudice del lavoro nella cui circoscrizione:

  • è sorto il rapporto di lavoro;
  • oppure (in alternativa) si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore;
  • oppure (in alternativa) si trova l’azienda o una sua dipendenza presso la quale il lavoratore prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

Questi criteri restano validi anche se l’azienda si trasferisce o anche se l’azienda o la sua dipendenza cessa di funzionare, a condizione che il ricorso del lavoratore sia presentato entro sei mesi dal trasferimento o dalla cessazione.

Infine, la causa di lavoro dovrà essere avviata con un ricorso [3] che dovrà contenere:

  • l’indicazione del giudice davanti al quale la causa viene avviata (ad esempio: tribunale di Roma – sezione lavoro);
  • il nome, il cognome e la residenza o il domicilio prescelto (nel Comune dove ha sede il giudice) del lavoratore che propone il ricorso ed anche il nome, il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto (cioè della persona fisica o giuridica contro cui viene presentato il ricorso); se chi propone il ricorso o il soggetto contro cui il ricorso è proposto è una persona giuridica (cioè una società) o un’associazione non riconosciuta o un comitato, allora bisognerà anche indicare la relativa sede;
  • l’oggetto della domanda (cioè quale sia in concreto la domanda che viene rivolta al giudice; ad esempio: dichiarare illegittimo il licenziamento oppure ingiusto lo svolgimento di mansioni inferiori del lavoratore e, se del caso, in entrambi i casi chiedere il risarcimento dei danni subiti);
  • l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si fondano la domanda e le relative conclusioni (si dovrà cioè esporre come sia siano svolti i fatti e quali siano le norme a sostegno della domanda del lavoratore e, infine, indicare le conclusioni che si intendono trarre dagli uni e dalle altre);
  • l’indicazione specifica delle prove di cui il lavoratore si intende avvalere (ad esempio indicare i testimoni che si intendono ascoltare) e dei documenti che si allegano al fascicolo di parte.

Il ricorso, sottoscritto dall’avvocato e contenente il mandato che il lavoratore gli avrà conferito per essere da lui difeso e rappresentato dovrà essere depositato all’interno del fascicolo di parte, nella cancelleria della sezione del lavoro del tribunale competente; successivamente, il giudice che verrà designato per la causa fisserà con un decreto la data della prima udienza e toccherà all’avvocato del lavoratore notificare il ricorso, con allegato il decreto contenente la data di udienza all’avversario contro cui la causa si svolgerà.

Nel ricorso al giudice del lavoro vanno indicate in modo specifico le prove

note

[1] Art. 409 cod. proc. civ.

[2] Art. 413 cod. proc. civ.

[3] Art. 414 cod. proc. civ.


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