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Lo sai che? Si pignorano gli animali domestici: dichiarazione shock dell’ufficiale giudiziario

Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2013

“Sono pignorabili gli animali, anche un cane” ha dichiarato, nel corso di una nota trasmissione televisiva, un ufficiale giudiziario. È davvero possibile?

 

Sta facendo discutere l’affermazione dell’ufficiale giudiziario intervistato durante la puntata di Ballarò dello scorso martedì, secondo cui sarebbero pignorabili “persino i cani”.

La questione ha lasciato basiti tutti gli spettatori ed è rimbalzata sul web immediatamente. Ma, invero, la questione sulla pignorabilità degli animali domestici è tutt’altro che pacifica. Non solo per questioni pratiche: quale ufficiale giudiziario preleverebbe mai un animale col rischio di essere morso, graffiato o scalciato? A chi lo dovrebbe, poi, affidare? Ma soprattutto, posto che i beni pignorati devono essere rivenduti o assegnati, chi mai accetterebbe di avere in casa un animale cresciuto ed “educato” da un’altra famiglia?

L’ufficiale giudiziario, nel corso del pignoramento deve preferire i beni di più facile realizzo e certamente un divano si vende più facilmente di un cane.

Ma al di là delle questioni pratiche, ci sono argomenti giuridici che fanno propendere per per l’impignorabilita degli animali, almeno per quelli da compagnia (cosiddetti animali da affezione).

Cosa dice la legge a riguardo?

Il codice di procedura civile dichiara pignorabili tutte le “cose” del debitore [1] ossia i beni suscettibili di valutazione economica.

Bisognerebbe quindi ammettere, come primo gradino, l’equiparazione tra gli animali e le “cose”, e poi dichiarare che gli animali hanno un valore economico. Se quest’ultimo elemento potrebbe facilmente ricorrere negli animali da pascolo e da allevamento, non si può certo dire la stessa cosa per quelli di compagnia, il cui valore è puramente affettivo.

Quanto poi al concetto di “cosa”, ogni volta che la legge intende riferirsi agli animali lo fa espressamente e mai ricomprendendoli tra le “cose”. Né è possibile parlare di analogia in quanto le norme del codice di procedura civile, per loro natura, non possono subire applicazioni analogiche e, quindi, si applicano solo ai casi espressamente previsti dalla norma.

Peraltro tutta una serie di recenti interventi (di leggi e giudici) negano assolutamente l’equiparazione tra animali e cose. Basti pensare ai diritti riconosciuti agli animali in caso di maltrattamento, con conseguenti reati penali. O all’obbligo di soccorso in caso di investimento per strada. O al divieto, per il regolamento di condominio, di vietare l’ingresso di animali in abitazione. O, nei casi di separazione tra i coniugi, ai provvedimenti del giudice di affidamento del fido amico.

Quand’anche le norme nazionali non fossero sufficienti, esiste una Dichiarazione dei diritti dell’animale, redatta dalla Lega Internazionale dei Diritti dell’Animale, presentata a Bruxelles il 26 gennaio del 1978 e proclamata, il 15 ottobre del 1978, nella sede UNESCO di Parigi.

La ritorsione sull’affetto

Un argomento ancora più convincente a escludere la pignorabilità degli animali da compagnia è il fatto che la legge esclude il pignoramento di tutti quei beni che abbiano valore affettivo o simbolico (così la fede nunziale, le lettere, gli scritti di famiglia, le cose sacre, ecc.). Ciò per evitare che il pignoramento si risolva in una forma di indiretta ritorsione psicologica sul debitore.

Si può comprendere, dunque, come il pignoramento del gattino di una vecchietta, che non ha altre compagnie domestiche, potrebbe portare quest’ultima a pagare immediatamente il creditore pur di non subire lo strazio del distacco.

Se dunque è vero quello che ha affermato l’ufficiale giudiziario durante la diretta RAI, gli argomenti citati possono portare a considerare un pignoramento su un animale domestico come illegittimo e, quindi, impugnabile davanti al giudice. O, quand’anche quest’ultimo dovesse essere di parere opposto, la questione meriterebbe di approdare davanti a una Corte Internazionale.

note

[1] Art. 513 e 514 cod. proc. civ.


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3 Commenti

  1. Sono un Ufficiale Giudiziario da oltre trent’anni. Non ho mai pignorato un cane rischiando a volte una denuncia per omissione di atti. La motivazione è semplice: un cane anche se di razza per me non ha nessun valore di mercato, ma ha un immenso valore affettivo del suo padrone e… gli affetti sono impignorabili. Le recenti leggi di tutela degli animali salvaguardano ogni azione di trauma o maltrattamenti degli animali. Strumentalizzare su un codice degli anni quaranta che non prevedeva l’impignorabilità di un cane significa disinformazione e DISONESTA’!
    Ritengo ad ogni modo che Ballarò ha strumentalizzato la dichiarazione del collega al solo fine di fare audience. L’intervista del collega aveva ben altre finalità.
    Riporto quanto ho scritto e inviato al Signor Floris e sono in attesa di una risposta .. forse!
    BALLARO’. Caro Floris, sono molto dispiaciuto per come è stato improntato il servizio sui pignoramenti in particolare per quanto concerne il breve filmato sugli ufficiali giudiziari (ero presente). Quando si mandano messaggi così delicati sulla crisi e sul nostro lavoro (ufficiali giudiziari) occorre essere chiari e non mandare in onda solo ciò che può far “colpo” sul telespettatore… non è serietà! Occorre informare a 360 gradi altrimenti è meglio stare zitti. Devi sapere che quando l’Ufficiale giudiziario sfratta una persona se da una parte vi è disperazione dall’altra c’è un proprietario che non ricevendo il pagamento del canone ( a volte anche per alcuni anni) non riesce a far fronte ai suoi debiti … quando si procede ad un pignoramento, dall’altra parte c’è un creditore che non riesce a far fronte ai pagamenti dei suoi creditori … in pratica si crea un effetto domino delle insolvenze che porta al fallimento o alla povertà di tante persone oneste, mentre i furbi sono grati a questa inefficienza.. La soluzione? Esiste! e dipende solo dal porre fine al business della malagiustizia..fenomeno tutto italiano! Se come penso sei una persona seria chiarisci il vero senso di quel servizio perchè … gli ufficiali giudiziari non pignorano le magliette dei bambini! Angelo

  2. Non so chi sia l’ufficiale giudiziario che abbia ammesso una simile idiozia!
    Gli animali sono esseri viventi e senzienti non beni nel senso giuridicamente inteso!
    Pertanto nessuna interpretazione normativa di tipo analogico è ammessa in tal senso, ma vi è di più in quanto il debitore subirebbe una violenza psicologica dinanzi ad un simile pregiudizio poiché il legame affettivo che può latamente instaurarsi con degli oggetti (rectius con dei beni) mobili o immobili, non è neanche lontanamente paragonabile al rapporto di affectio che reciprocamente si instaura con un animale a prescindere dalla razza e da ogni specificità.
    La ricomprensione degli animali nell’ambito dei membri della famiglia, il loro utilizzo terapeutico in progetti di pet teraphy sono il visibile segno del valore che a livello affettivo e sociale ricoprono gli animali da compagnia e c.d. da reddito per i quali ultimi può eventualmente propendersi per la pignorabilità del reddito dagli stessi prodotto ma non dell’animale in sè!
    Notevoli sono ormai le norme che tutelano gli animali con sanzioni penali per il maltrattamento e l’omissione di soccorso…il caro ufficiale giudiziario deve proprio aver preso un abbaglio interpretativo di tutta la normativa in tema di esecuzione!
    Il pignoramento di un animale è inammissibile a meno di non voler giungere a rendere pignorabili gli affetti ed allora dove si arriverebbe mai!!!a pignorare forse un figlio?!?
    Il buon senso e i valori costituzionali insieme al vaglio di legittimità e meritevolezza voglio sperare non arrivino mai a propendere per simili interpretazioni! Ne consegue l’impignoranilità dei nostri cari amici a quattro zampe che si troverebbero vittime di un abbandono forzato per causa di un ufficiale giudiziario!

  3. CARA SILVIA A ME L’AVV. DEL MIO EX E’ ARRIVATA A FARMI L’ESECUZIONE MOBILIARE DE I MIEI FIGLI COME FOSSERO DUE COMO’ NONOSTANTE IL PADRE LI VEDESSE REGOLARMENTE APPROFITTANDO DEL FATTO CHE NON SI ERA ANCORA GIUNTI ALLA CORREZIONE DEL DECRETO SBAGLIATO DEL TRIBUNALE DEI MINORI – DOVE ANCORA PENDEVA UN RICORSO DA ME PRESENTATO – HO RISOLTO, MA IO AVEVO SEMPRE VICINA LA CARTA DEL TRIBUNALE DEI MINORI DOVE DICHIARAVA CHE IL FASCICOLO DEI MIEI FIGLI ERA ANCORA PENDENTE PROPRIO PER PAURA DEL PEGGIO, QUINDI NON MI MERAVIGLIO PIU’ DI NULLA PERCHE’ IL PEGGIO PUO’ SEMPRE VERIFICARSI, PER CATTIVERIA, INCURIA, IGNORANZA E VIA DICENDO. QUESTO MONDO E’ PIENO DI GENTE CATTIVA E BISOGNA TIRARE FUORI LE UNGHIE – O ESSERE PRONTI PER FARLO – CON AFFETTO SINCERO NADIA –

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