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Atti sessuali con minorenni: giurisprudenza

28 Aprile 2019
Atti sessuali con minorenni: giurisprudenza

Rapporti sessuali con soggetti con meno di 14 anni: il consenso, l’errore e la bacia del minore non rilevano. I casi in cui si applica l’attenuante della minore gravità.

Secondo una recente sentenza della Cassazione [1] chi ha rapporti sessuali con una minorenne non può scusarsi dicendo di aver ritenuto che la giovane avesse più di 14 anni. Questo significa che esiste un vero e proprio obbligo di accertare la data di nascita, eventualmente chiedendo di visionare un documento di identità. Diversamente si incorre nel grave reato di atti sessuali con minorenne. La giurisprudenza, in realtà, è stata sempre molto rigorosa su questo aspetto: la responsabilità – si legge in numerose sentenze – non può essere attenuata né dal consenso del minore al rapporto, né dalle fattezze e dalle sembianze di quest’ultimo che possano portare a ritenere che abbia superato la cosiddetta età del consenso.

Ricordiamo che, nonostante il nome ambiguo scelto dal legislatore, il reato di atti sessuali con minorenni scatta non con chi ha meno di 18 anni ma con chi ne ha meno di 14. L’età sale a 16 nel caso in cui l’altro soggetto sia un ascendente, un genitore anche adottivo, il tutore, un insegnante anche privato, un educatore, un istruttore o qualsiasi altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza. 

Quindi, al contrario di quanto comunemente si crede, non è vero che non è possibile avere rapporti sessuali con ragazze o ragazzi minori di 18 anni: l’età a partire dalla quale si può scegliere con chi stare è 14 anni. Questo significa che una quattordicenne potrebbe anche avere – se ovviamente lo vuole – una relazione con un sessantenne. 

Ma procediamo con ordine e vediamo qual è la più recente giurisprudenza su atti sessuali con minorenni.

Atti sessuali con minorenne: normativa

Riportiamo di seguito l’articolo del codice penale [2] che disciplina il reato di atti sessuali con minori.

«Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che al momento del fatto: 

  • non ha compiuto gli anni quattordici;
  • non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza.

Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.

Nei casi di minore gravità le pena è diminuita fino a due terzi.

Si applica la pena di cui all’articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci».

L’errore sulla data di nascita

Con la sentenza richiamata in apertura, la Cassazione ha ritenuto responsabile un uomo di 20 anni per avere avuto un rapporto con una bambina di 12 anni. 

L’uomo «aveva dichiarato di avere comunque saputo che la data di nascita sul documento della ragazza era falsa», e quindi, spiegano i Giudici, «egli non poteva ritenersi non responsabile, perché l’incertezza sulla data di nascita avrebbe imposto uno specifico impegno conoscitivo», mentre, invece, «accontentandosi delle rassicurazioni della ragazza», egli, concludono i Giudici, «ha consapevolmente accettato il rischio di compiere atti sessuali con una dodicenne».

Il consenso è irrilevante

Secondo la Cassazione, il bene giuridico del reato di atti sessuali con minorenne non è la libertà di autodeterminazione dello stesso, non potendo egli esprimere alcun consenso, ma l’integrità fisio-psichica del medesimo nella prospettiva di un corretto sviluppo della propria sessualità [3].

Questo significa che il reato si configura indipendentemente dal consenso della vittima, «non soltanto perché la violenza è presunta dalla legge, ma anche perché la persona offesa è considerata immatura ed incapace di disporre consapevolmente del proprio corpo a fini sessuali».

Il consenso del minore non è rilevante neanche ai fini del riconoscimento dell’attenuante della minore gravità del reato, poiché questa è applicabile soltanto se gli atti non comportano una compromissione dell’integrità fisio-psichica dell’offeso.

Rapporti con minorenne: non rileva che la vittima abbia mentito sull’età

In tema di reati contro la libertà sessuale commessi in danno di persona minore degli anni quattordici, l’ignoranza da parte del soggetto agente dell’età della persona offesa scrimina la condotta solo qualora egli, pur avendo diligentemente proceduto ai dovuti accertamenti, sia indotto a ritenere, sulla base di elementi univoci, che il minorenne sia maggiorenne; ne consegue che non sono sufficienti le sole rassicurazioni verbali circa l’età fornite dal minore, né elementi quali la presenza nel soggetto di tratti fisici di sviluppo tipici di maggiorenni o rassicurazioni verbali circa l’età, provenienti dal minore o da terzi, nemmeno se contemporaneamente sussistenti [4].

La mancanza di congiunzione fisica con il minorenne non comporta l’automatica qualificazione del fatto come di minore gravità

In tema di atti sessuali con minorenni, l’eventuale limitazione degli atti compiuti in danno del soggetto passivo del reato a pratiche erotiche non comportanti la congiunzione fisica non porta ad alcuna automatica qualificazione del fatto come minore gravità, dovendo compiersi, ai fini del riconoscimento dell’attenuante speciale prevista dal codice penale, una valutazione complessiva dell’episodio storico, dei suoi singoli elementi, della lesione inferta alla libertà sessuale del soggetto passivo del reato e dell’intensità del danno, anche psichico, da questa patito [5].

Il risarcimento del danno alla vittima

Il giudice può determinare in via equitativa il danno morale subito dal minore che sia stato vittima di reati sessuali, dovendo prendere in considerazione, ai fini della determinazione, elementi tra cui l’intensità dell’azione, gli effetti proiettati nel tempo ed il turbamento cagionato [6].

Il bacio sulle labbra a una minorenne

Il bacio sulla bocca assume valenza sessuale e integra il reato di atti sessuali con minore se dato senza il consenso, anche se limitato al semplice contatto delle labbra, in quanto attinge una zona generalmente considerata erogena; perde il suo connotato sessuale solo se è dato in particolari contesti sociali o culturali, quali ad esempio nella tradizione russa, dove assume il connotato di saluto, o in certi contesti familiari, dove è solo un segno diaffetto. (Fattispecie in cui l’imputato ultracinquantenne era stato condannato per aver fermato per strada la parte lesa tredicenne e le aveva dato improvvisamente due baci sulla bocca) [7].

Applicazione dell’attenuante

In tema di atti sessuali con minore infra-quattordicenne, l’attenuante speciale della minore gravità non può essere concessa quando gli abusi in danno della vittima sono stati reiterati nel tempo. Analogamente, non può essere riconosciuta la circostanza attenuante del fatto di minore gravità ove il reato di violenza sessuale sia commesso da un docente all’interno di un istituto scolastico, posto che questo è un luogo all’interno del quale l’alunno deve sentirsi protetto e che, però, rende particolarmente vulnerabile la vittima per il rischio di attenzioni sessuali illecite derivanti dall’approfittamento del rapporto fiduciario intercorrente con l’insegnante [8].

Sempre secondo la Cassazione [9] ai fini del riconoscimento della diminuente per i casi di minore gravità deve farsi riferimento alla valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e psicologiche di quest’ultima, anche in relazione all’età; non è pertanto ostativa a tal fine la condotta violenta tenuta dall’imputato dopo la consumazione del reato, trattandosi di condotte successive al compimento degli atti sessuali in quanto tali (In applicazione del principio di suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza dei giudici di merito che avevano ritenuto ostativa al riconoscimento dell’attenuante la circostanza che l’imputato, alcuni giorni dopo il compimento degli atti sessuali, aveva tentato di sottrarre la minore alla madre con violenza, nonostante l’assenza di costrizione fisica nel compimento degli atti sessuali e l’esistenza di un iniziale consenso della vittima nell’ambito di una relazione duratura con l’imputato) .

L’uso di un falso profilo Facebook per adescare il minore è sintomo di gravità del reato

Secondo la Cassazione [10], la modalità subdola dell’adescamento di minore tramite la creazione di un falso profilo sui social network esclude la tenuità del reato.

Qualsiasi relazione di fatto rileva per elevare l’età del consenso a 16 anni

Ai fini della configurabilità del rapporto autoritativo che configura l’ipotesi di atti sessuali con minorenni rileva la situazione di fatto venutasi a creare nel rapporto tra imputato e persona offesa, a prescindere dai connotati formali dello stesso (nella specie, l’imputato era accusato dir aver compiuto atti sessuali con una minore di 14 anni, sua collaboratrice nella gestione di una tabaccheria) [11].

Ed ancora, ai fini dell’individuazione dell’elemento relazionale tra adulto e minore infra-sedicenne dell'”affidamento“, non è necessaria la preesistenza di una formale attribuzione di compiti al soggetto affidatario da parte dell’affidante, potendosi trattare anche di situazioni del tutto temporanee ed occasionali (fattispecie relativa al rapporto tra un maestro di sci e l’allieva infrasedicenne) [12].


note

[1] Cass. sent. n. 17370/19 del 23.04.2019.

[2] Art. 609 quater cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 23205/2018. In senso conforme, v. Sez. III, 27 maggio 2010, n. 24258, in Dejure.it; Sez. III, 25 febbraio 2004, n. 15287, in C.E.D. Cass., n. 228610; Sez. III, 13 maggio 2004, n. 29662, ivi, n. 229358; Sez. III, 27 maggio 2010, n. 24258, ivi, n. 247289.

[4] Cass. sent. n. 29640/2018.

[5] Cass. sent. n. 29618/2018.

[6] Cass. sent. n. 10802/2018.

[7] Cass. sent. n. 25112/2007.  

[8] Cass. sent. n. 38837/2017.

[9] Cass. sent. n. 46461/2017.

[10] Cass. sent. n. 7006/2017.

[11] Cass. sent. n. 1483/2017.

[12] Cass. sent. n. 18881/2017.


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