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Chi si sposa per interesse ha diritto al mantenimento?

13 Gennaio 2018 | Autore:
Chi si sposa per interesse ha diritto al mantenimento?

Matrimonio di convenienza e diritto al mantenimento: il coniuge che si è sposato solo per interesse ha diritto all’assegno di mantenimento?

Sbaglia chi crede che il matrimonio combinato rappresenti solo il retaggio di un’epoca lontana. Ed infatti, ancora oggi, sono numerosissimi i matrimoni di convenienza. L’unica differenza rispetto al passato è che mentre qualche tempo fa a mettersi d’accordo, il più delle volte, erano le famiglie, adesso ci pensano direttamente i futuri sposi, che – lungi dall’esser spinti da sentimenti amorevoli – vanno all’altare solo per perseguire la realizzazione di specifici accordi economici.  L’interesse al denaro del partner (più che al partner in sé) può rinvenirsi da una o da entrambe le parti; l’interesse a concludere un matrimonio di convenienza, cioè, può essere  di tutti e due gli sposi o di uno solo di essi, spinto dall’unico intento di “sistemarsi”. Difficile, però, che questi “accordi” durino una vita (così come dovrebbe durare un matrimonio). Il più delle volte, infatti, i matrimoni di convenienza naufragano rovinosamente in poco tempo … giusto il tempo di chiedersi: in caso di matrimonio di convenienza spetta il mantenimento? Chi si sposa per interesse ha diritto al mantenimento? A tanto risponderemo nel presente articolo e lo faremo sulla base di una recente pronuncia della Cassazione che ha avuto modo di occuparsi  del tema. Prima, però, facciamo chiarezza sull’obbligo di mantenimento in caso di separazione tra coniugi.

Separazione dei coniugi e obbligo di mantenimento

Il mantenimento reciproco tra coniugi rinviene il proprio fondamento nel dovere – previsto per legge [1]  – di assistenza morale e materiale a carico di ciascuno degli sposi. La comunione di intenti e di sostanze, infatti, caratterizza e differenzia il matrimonio da qualsiasi altro tipo di accordo di natura tipicamente contrattuale. Ebbene, con la separazione personale (che sia consensuale o giudiziale) il vincolo matrimoniale non viene sciolto, bensì sospeso in maniera transitoria in attesa della sentenza di divorzio. Attenzione: la separazione potrebbe anche non sfociare mai in una richiesta di divorzio e, nella migliore delle ipotesi, anche interrompersi per avvenuta riconciliazione tra le parti che porterebbe al decadimento dei suoi effetti. Durante la separazione, infatti, lo status giuridico di coniuge rimane inalterato mentre a mutare sono alcuni aspetti legati al matrimonio quali, ad esempio, l’obbligo di fedeltà e di convivenza. In sostanza, quindi, durante la separazione, si congelano quei doveri di assistenza morale e di collaborazione, ma rimane attivo il dovere di assistenza materiale che va a confluire proprio nella determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge che necessita di un sostentamento in quanto privo di redditi propri o comunque insufficienti per adempiere alle proprie necessità. L’assegno di mantenimento, quindi,  è un importo periodico dovuto da un coniuge all’altro dopo la separazione e trova la sua fonte nel reciproco dovere di solidarietà tra marito e moglie previsto dalla leggeEsso è legato al fatto che la separazione non fa cessare il vincolo del matrimonio ma lo sospende semplicemente. Ma cosa dire in caso di separazione conseguente ad un matrimonio di convenienza? Durante la separazione, il coniuge che si era sposato solo per interesse ha diritto a percepire l’assegno di mantenimento? A rispondere è stata la Cassazione. Vediamo come.

Matrimonio di convenienza e assegno di mantenimento

Il matrimonio di convenienza non consente al coniuge di chiedere l’assegno di mantenimento. A precisarlo, come anticipato, è stata la Corte di Cassazione con una recentissima pronuncia [2]. A detta dei Supremi giudici, infatti,  l’assegno di mantenimento può essere attribuito solo nel caso in cui si sia realizzata tra i coniugi una comunione sia materiale che spirituale e non anche nelle ipotesi in cui il matrimonio sia stato celebrato esclusivamente per la realizzazione di accordi economici tra le parti e senza che vi fosse stata alcuna condivisione di vita.

Nel caso di specie, le parti si erano sposate solo per interesse: il marito, infatti, aveva contratto matrimonio in quanto, come ufficiale dell’esercito americano, avrebbe beneficiato di gratifiche economiche conseguenti al matrimonio, riconosciute agli appartenenti all’esercito; la moglie, invece, si era unita in matrimonio solo dopo aver ricevuto assegni postdatati ed essersi fatta consegnare una somma prossima ai 110mila dollari in contanti. Risultato: matrimonio naufragato in meno di un mese.

Ebbene, in questi casi – a prescindere dalla breve durata – i Supremi giudici hanno fatto prevalere il buon senso sottolineando come in una coppia del genere non potesse, neanche lontanamente, essersi realizzata quella comunione materiale e spirituale in termini di affectio coniugalis, elemento imprescindibile del matrimonio. Ciò posto, la Corte di Cassazione –avendo riscontrato solo l’intento volto alla realizzazione di interessi economici, senza che vi fosse stata alcuna condivisione di vita, né l’instaurazione di un rapporto affettivo – ha negato categoricamente la sussistenza del diritto di percepire un assegno di mantenimento (richiesto, nel caso di specie, da parte della “pseudo” moglie).


note

[1]  Art. 143 Cod. Civ.

[2] Cass. ord. n. 402 del 10.01.2018.


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