Diritto e Fisco | Articoli

Si può rifiutare un’eredità?

28 Aprile 2019
Si può rifiutare un’eredità?

Come fare la rinuncia all’eredità: modalità, costi e tempi. Attenzione all’accettazione tacita di chi vende i beni del defunto o preleva dal conto corrente. Il facsimile con il modello di rinuncia per conto del minorenne.

Prima di morire, tuo padre ha lasciato a te e ai tuoi fratelli diverse proprietà. Si tratta, tuttavia, di immobili privi di valore. I terreni non sono edificabili e non producono reddito. Le case invece, piccole e da ristrutturare, difficilmente potranno essere vendute. Non ti va di affrontare le spese di successione né quelle che seguiranno per le imposte e la manutenzione degli immobili. Dall’altro lato, tuo padre aveva anche tanti debiti, alcuni dei quali col fisco per cartelle esattoriali e altre tasse comunali. Di tali obbligazioni saresti chiamato a risponderne anche tu in quanto erede. Ma non ne hai alcuna voglia. Non vuoi impelagarti in pratiche e problemi che, a conti fatti, comporterebbero solo spese inutili. Ti chiedi allora se si può rifiutare un’eredità. La risposta è semplice e la troverai qui di seguito.

Ti spiegheremo non solo se e quando si può rinunciare all’eredità, con o senza altri eredi che succedano nella quota rifiutata, ma anche come si svolge questa pratica, a chi bisogna rivolgersi ed entro quali tempi. Tempi che, bada bene, se non rispettati, comporteranno il subentro nell’eredità del familiare, che tu lo voglia o no. Con tutte le conseguente che da ciò derivano, ivi compresa la responsabilità per i debiti. Ecco allora tutto ciò che c’è da sapere sull’argomento.

Si può rifiutare un’eredità?

Certo che si può rifiutare un’eredità. Nessuno è costretto ad accettare un patrimonio che non vuole. Ma ciò è possibile a due sole condizioni: che lo si faccia entro termini prestabiliti (che, a breve indicheremo) e che non sia stata prima fatta l’accettazione dell’eredità. Difatti, una volta accettata, l’eredità non può più essere rifiutata; non è cioè ammesso alcun ripensamento, anche se dovessero sopraggiungere dei debiti di cui, in un primo momento, non si aveva contezza. 

Dunque, il cosiddetto “chiamato all’eredità” – ossia colui che è solo potenziale erede, perché citato nel testamento o, in mancanza di testamento, perché rientrante tra quei familiari stretti cui la legge attribuisce le quote dell’eredità di una persona – ha il diritto di rinunciare alla sua quota. Se egli è l’unico erede, la legge prevede che la sua quota vada ai chiamati di ordine e grado ulteriore (si considerano i parenti sino al sesto grado); in assenza di questi, il patrimonio del defunto andrà in favore dello Stato. Se, invece, il chiamato non è l’unico erede, la sua quota verrà divisa tra gli altri coeredi che vedranno proporzionalmente aumentare le rispettive quote. 

Entro quanto tempo si può rifiutare l’eredità?

Il chiamato all’eredità deve effettuare la rinuncia all’eredità entro massimo 10 anni dall’apertura della successione ossia da quando il familiare è deceduto. 

Tuttavia, il termine è molto più breve se il chiamato era, al momento del decesso, nel possesso dei beni dell’eredità: si pensi a un figlio che convive con il genitore quando questi muore. In tal caso, il chiamato ha tre mesi di tempo per effettuare un inventario dei beni di cui ha il possesso e, i successivi 40 giorni, per eseguire la dichiarazione di rinuncia all’eredità.

Se questi termini non vengono rispettati, il chiamato diventa erede a tutti gli effetti e subentra nella sua quota, senza più la possibilità di sbarazzarsene.

Attenzione però, perché l’accettazione dell’eredità può essere fatta anche con comportamenti concludenti e quindi in modo tacito. È il caso, ad esempio, di un erede che preleva con bancomat dal conto corrente del defunto o che vende alcuni beni dell’eredità. Questi atti implicano l’accettazione tacita dell’eredità e, quindi, impediscono in un successivo momento, la rinuncia.

Come si fa la rinuncia all’eredità?

La rinuncia all’eredità deve essere “pura e semplice”: non può cioè essere sottoposta a una condizione (ad es. «rinuncio solo se non ci sono debiti»), né a corrispettivi (ad es. «rinuncio dietro pagamento, da parte degli altri eredi, del seguente importo…»); in quest’ultimo caso gli eventuali patti con gli altri eredi dovranno essere formalizzati attraverso la vendita della quota dell’eredità.

Il chiamato che vuole rinunciare deve fare una dichiarazione innanzi al notaio di sua fiducia. In alternativa può recarsi nel tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (ossia del luogo di residenza del defunto al momento del decesso) e lì presentarsi davanti al cancelliere (rivolgendosi alla sezione ufficio successioni, o volontaria giurisdizione, o ad altro ufficio a seconda del tribunale).

La dichiarazione di rinuncia viene poi inserita nel registro delle successioni.

Quali documenti bisogna presentare per rifiutare l’eredità?

Ogni tribunale ha le sue linee guida. Ma, in generale, quando si rinuncia all’eredità sono necessari i seguenti documenti:

  • documento di chi rinuncia e suo codice fiscale;
  • certificato di morte in carta semplice o dichiarazione sostitutiva (vedi facsimile nel box sottostante questo articolo);
  • copia conforme dell’eventuale testamento (con estremi dell’avvenuta registrazione);
  • codice fiscale del defunto;
  • copia conforme del provvedimento di autorizzazione del Giudice Tutelare, se vi sono minorenni;
  • nota di iscrizione a ruolo.

Quanto costa rinunciare all’eredità?

Per rifiutare l’eredità bisogna sostenere le seguenti spese:  

  • versamento della somma di € 200 mediante Mod. F.23;
  • marche da bollo (1 da 16 euro per l’originale dell’atto; ulteriori marche per ogni copia conforme che necessiti, ad esempio per l’erede).

Che fare se il chiamato all’eredità è minorenne?

Se il chiamato all’eredità ha meno di 18 anni, la rinuncia deve essere fatta dal genitore il quale però deve prima chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare del tribunale. Il magistrato deve quindi autorizzare la rinuncia. Poiché, di solito, il tribunale impiega qualche settimana prima di dare la risposta, sarà bene muoversi per tempo onde evitare di incorrere in decadenze.

Nel box sottostante a questo articolo puoi trovare un modello con il facsimile di richiesta di autorizzazione alla rinuncia dell’eredità, in favore dell’erede, che il genitore può presentare in tribunale. 

Cosa comporta la rinuncia all’eredità?  

Con la rinuncia all’eredità, il chiamato non diventa più erede e, quindi, non acquisisce né la quota percentuale del patrimonio del defunto, né i correlati debiti. L’erede rinunciante non può essere chiamato a rispondere dei debiti contratti dal defunto. Per tale motivo neppure i debiti verso l’Agenzia delle Entrate per omessi versamenti di imposte e tributi possono essere posti a suo carico. Lo stesso dicasi per qualsiasi altro debito di natura fiscale come quelli dovuti al Comune o all’Agente della riscossione per cartelle esattoriali.

La rinuncia all’eredità non comporta anche la rinuncia ai cosiddetti legati. In altre parole, se il defunto ha lasciato al chiamato dell’eredità degli specifici beni (ad esempio un conto corrente, un immobile, un pezzo di arredo, ecc.), questi restano nella sua proprietà. Con la rinuncia all’eredità si perde solo la quota percentuale del patrimonio del defunto.

La rinuncia non fa venir meno il diritto a ottenere la pensione di reversibilità del defunto che, in ogni caso, con o senza accettazione di eredità, va sempre riconosciuta.

La rinuncia ha effetto retroattivo: pertanto chi rinunzia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato. Egli quindi non può essere chiamato a pagare le spese di conservazione e amministrazione del patrimonio anche per il periodo anteriore alla rinuncia. 

Il rinunciante ha diritto di trattenere quanto ha ricevuto a titolo di donazione o di legato, sino alla concorrenza della porzione disponibile, sempre che tali attribuzioni non abbiano leso le quote degli altri coeredi (nel qual caso potrebbe essere citato in giudizio in una azione di «riduzione»).

La revoca della rinuncia all’accettazione

Chi rinuncia all’eredità per non farsi pignorare i beni del defunto dai propri creditori (si pensi a una persona sommersa dai debiti) può essere citato in giudizio da questi ultimi per la revoca della rinuncia all’eredità. I creditori devono dimostrare che il residuo patrimonio del rinunciante non sia sufficiente per il loro soddisfacimento e che pertanto tale rinuncia è per loro un pregiudizio. Si pensi al caso di un fratello che, per non far ipotecare dai propri creditori la casa del padre, rinuncia all’eredità ottenendo tuttavia dai coeredi un contratto di usufrutto o di comodato gratuito all’interno dell’immobile. 

In caso di accoglimento della domanda di revoca della rinuncia all’eredità, i creditori aggrediscono i beni ereditari per soddisfarsi, fino a concorrenza con i crediti vantati.


FAC-SIMILE RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE ALLA RINUNCIA EREDITÀ PER CONTO DI MINORE

Tribunale di 

Al giudice tutelare

Il/la sottoscritto/a <…>, nato/a a <…> il <…> e residente in <…>;

in qualità di genitore e legale rappresentante di. <…> nato/a a <…> il <…>, residente in <…>;

premesso 

in data <…>, in <…>, è deceduto il sig. <…>, legato al minore dal seguente rapporto di parentela <…>;

tra i chiamati all’eredità vi è il minore di cui al presente atto;

ciò premesso si chiede

di essere autorizzato/a  a rinunciare in nome e per conto del minore <…> all’eredità del de cuius nella quale non vi è alcun bene e sono inoltre ricomprese le seguenti passività: <…> [specificare le singole voci passive].

Si ritiene che l’accettazione dell’eredità sarebbe di grave pregiudizio per il minore per le seguenti ragioni: <…>.

Si richiede l’efficacia immediata.

Luogo e data, 

firma

Allegati:

– certificato di morte;

– stato di famiglia;

– rinuncia dei genitori ( eventuale);

– visure catastali ( eventuali);

– estratti conti correnti ( eventuali);

– dichiarazione relativa alle passività ereditarie;

– fotocopia dell’ultima dichiarazione dei redditi presentata dal defunto.


DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE DI MORTE

Dichiarazione sostitutiva di certificazione di morte ex art. 46 DPR 445/2000

 Il/la sottoscritto/a <…> nato/a <…> il <…> e residente in <…>  alla via <…>;

consapevole delle responsabilità e delle sanzioni penali stabilite dalla legge per false attestazioni e mendaci dichiarazioni, sotto la sua responsabilità (art. 76 DPR 445/2000),

dichiara

che il Sig. <…> nato/a <…> il <…> e residente in <…> via <…> è morto/a in data <…> a <…> 

Firma per esteso e leggibile

Esente da autentica e da bollo ai sensi dell’art. 37, c. 1 DPR 445/2000.  


2 Commenti

  1. il defunto lascia la casa in legato al figlio che rinuncia all’eredità, se non ci sono altri beni i crediori posssono aggredire il legato

    1. Ti consigliamo di leggere i nostri articoli:
      -Eredità: chi sono i legittimari e quale tutela è prevista? https://www.laleggepertutti.it/107936_eredita-chi-sono-i-legittimari-e-quale-tutela-e-prevista
      -Rinuncia all’eredità: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/278219_rinuncia-alleredita-ultime-sentenze
      -Debiti ereditari: chi paga? https://www.laleggepertutti.it/275312_debiti-ereditari-chi-paga
      -Come tutelarsi dai debiti del coniuge defunto? https://www.laleggepertutti.it/251793_come-tutelarsi-dai-debiti-del-coniuge-defunto

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube