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I parenti di un morto possono rifiutare l’autopsia?

29 Aprile 2019 | Autore:
I parenti di un morto possono rifiutare l’autopsia?

Esame autoptico: cos’è, in cosa consiste e a cosa serve? Chi può disporre l’autopsia e in quali casi? I familiari possono opporsi all’autopsia? Quando?

La morte è, già di per sé, un evento difficile da comprendere e da accettare, soprattutto quando colpisce persone a noi care. Il dolore che la normale dipartita causa nei familiari può essere addirittura accresciuto se si pensa che la salma del povero defunto potrebbe essere in qualche modo violata per effettuare alcuni esami medici: sto parlando dell’autopsia. Ovviamente, l’autopsia va fatta sul cadavere della persona morta e, pertanto, non riguarda direttamente i cari ancora in vita; tuttavia, si tratta di un’operazione che spesso viene fatta su richiesta degli stessi quando vi siano dubbi sulle circostanze del decesso. In altri casi, invece, l’autopsia viene disposta direttamente dai medici, anche su ordine dell’autorità giudiziaria: in un’ipotesi come questa, i parenti di un morto possono rifiutare l’autopsia? È quello di cui vorrei parlarti con il presente articolo. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è l’autopsia e se i parenti di un defunto possono rifiutarla.

Autopsia: cos’è?

Prima di vedere se i parenti di un morto possono rifiutare l’autopsia, occorre ovviamente spiegare di cosa stiamo parlando. Che cos’è l’autopsia? Si tratta di un esame medico-legale effettuato su un cadavere, eseguito da un medico specializzato (anatomopatologo) mediante la dissezione anatomica del corpo.

Concretamente, l’autopsia consta di un primo esame “esterno” della salma, per poi passare all’esame “interno”, quello consistente nell’apertura, mediante utilizzo del bisturi, del corpo al fine di estrarne gli organi.

Autopsia: a cosa serve?

L’autopsia (o esame post mortem) serve ad accertare, per quanto possibile, le cause, le modalità e i mezzi che hanno determinato il decesso. Con l’esame autoptico, in pratica, si cerca di risalire alle cause della morte mediante una sorta di indagine sulla salma.

Secondo la legge [1], l’autopsia non può essere eseguita prima che siano trascorse ventiquattro ore dal decesso, salvo eccezioni normativamente previste e, in ogni caso, salva l’urgenza di una diagnosi.

Sempre secondo l’ordinamento giuridico italiano, I risultati delle autopsie devono essere comunicati al sindaco e da quest’ultimo al coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale o delle unità sanitarie locali interessate per la eventuale rettifica della scheda di morte.

Quando si fa l’autopsia?

L’autopsia non viene eseguita sempre, ma soltanto in alcuni casi. Nello specifico, l’esame autoptico può essere richiesto dal medico curante o dai parenti del deceduto se è dubbia la causa del decesso, nonché dalla direzione sanitaria della struttura ospedaliera in cui il decesso è avvenuto, dal Procuratore della Repubblica o dal giudice a scopo giudiziario.

Possiamo quindi distinguere due tipologie diverse esame autoptico:

  • autopsia giudiziaria, cioè l’esame post mortem disposto su richiesta dell’autorità giudiziaria al fine di verificare eventuali ipotesi di reato;
  • autopsia medica in senso stretto, finalizzata ad accertare le cause cliniche del decesso. Pensa, ad esempio, alla morte dovuta ad un agente patogeno che si pensava debellato, oppure ad uno particolarmente contagioso. In quest’ultimo caso, la legge dice che dei risultati dell’autopsia occorre dare immediata notizia al sindaco, il quale a sua volta allerta il coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale ai fini dell’adozione di tutte le misure necessarie.

Autopsia: si può fare opposizione?

Da quanto detto sinora, avrai senz’altro capito che i parenti di un morto non possono rifiutare l’autopsia quando essa sia disposta su istanza dell’autorità giudiziaria ovvero di quella sanitaria. In entrambi i casi, infatti, ci sono ragioni di ordine pubblico che sono superiori alla volontà dei parenti di rispettare l’integrità della salma del defunto:

  • nel caso di esame autoptico disposto per ragioni medico-sanitarie, si tratta di preservare la salute e l’igiene pubblica dal pericolo di malattie che potrebbero contagiare anche altre persone, ovvero di scoprire il decorso della patologia;
  • nel caso di esame autoptico disposto per ragioni giudiziarie, non ci si potrà opporre alla volontà della giustizia che, se è intervenuta, vuol dire che intende fare chiarezza sulle cause del decesso. Pensa, ad esempio, ad una persona perfettamente sana trovata misteriosamente morta oppure al decesso causato da una ferita la cui origine non sia chiara.

L’autopsia, invero, può essere richiesta anche dai parenti stessi: pensa alla persona che decede in ospedale pur essendo ricoverata per un problema non grave. In un’ipotesi del genere, i familiari potrebbero ben volere che venga fatta l’autopsia per vederci chiaro sulle cause del decesso.

Ugualmente, l’autopsia può essere “innescata” anche dalla denuncia sporta dai familiari, quando la morte risulti avvenuta in circostanze misteriose o comunque poco chiare.

Quando si può impedire l’autopsia?

In linea di massima, dunque, i parenti di un morto non possono rifiutare l’autopsia. Tuttavia, essi potrebbero tempestivamente opporsi e, se le loro ragioni venissero ritenute valide, potrebbe essere disposta la revoca dell’autopsia (prima che sia cominciata, ovviamente). Mi spiego meglio.

Quello che i parenti possono fare nel caso in cui non vogliano sottoporre la salma del proprio caro all’esame autoptico è di opporsi davanti all’autorità che l’ha disposta. Ad esempio, se l’autopsia è stata chiesta dai medici, si potrebbe tentare di convincere il responsabile della struttura sanitaria che l’ha concessa a revocarla.

Più difficile è il caso in cui l’autopsia sia disposta per motivi giudiziari; anche in questo caso, però, si potrebbe tentare con un tempestivo deposito di una memoria presso la Procura della Repubblica: nell’atto andrebbero spiegate le ragioni dell’inutilità dell’esame, nella speranza di convincere il magistrato. Si tratta, tuttavia, più di un’ipotesi di scuola che di un tentativo realmente fattibile: chi si oppone all’autopsia disposta dalla magistratura, infatti, desterebbe non pochi sospetti circa la sua posizione.

Sala per autopsia: cosa dice la legge?

L’autopsia è di fondamentale importanza per le ragioni che abbiamo appena visto. Questo esame post mortem, oltre a dover essere eseguito da medici specializzati, va concretamente effettuato in un’apposita sala.

Secondo la legge, la sala per autopsie deve rispondere ai medesimi requisiti prescritti per la camera mortuaria; essa, pertanto, deve essere illuminata e ventilata per mezzo di ampie finestre e deve essere dotata di acqua corrente. Le pareti devono essere rivestite di lastre di marmo o di altra pietra naturale o artificiale ben levigata, ovvero essere intonacate a cemento ricoperto da vernice a smalto o da altro materiale facilmente lavabile; il pavimento, costituito anch’esso da materiale liscio, impermeabile, ben unito, lavabile, deve essere, inoltre, disposto in modo da assicurare il facile scolo delle acque di lavaggio di cui deve anche essere assicurato il facile ed innocuo smaltimento.

Nella sala autopsie, è fondamentale che vi sia un tavolo anatomico, in grès, in ceramica, in marmo, in ardesia, in pietra artificiale ben levigata o in metallo, che deve essere provvisto di adatta canalizzazione per l’allontanamento dei liquidi cadaverici e delle acque di lavaggio e di mezzi per il loro rapido ed innocuo smaltimento, nonché di sistema di aspirazione dei gas e loro innocuizzazione.

note

[1] D.P.R. n. 285/1990

Autore immagine: Pixabay.com


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