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Arriva il taglio dei bonus fiscali: detrazioni e deduzioni limitate

29 Aprile 2019
Arriva il taglio dei bonus fiscali: detrazioni e deduzioni limitate

In arrivo una riduzione degli sconti fiscali: la tax expenditures cerca 8 miliardi di euro in tre anni per evitare l’aumento Iva.

In gergo tecnico e anglofono viene chiamata tax expenditures: si tratta del riordino della giungla di deduzioni e detrazioni fiscali che, spesso, accavallandosi, danno diritto a notevoli vantaggi fiscali in favore degli stessi soggetti. Molti governi, in passato, avevano tentato di mettere mano ai bonus fiscali; ma, trattandosi di un argomento molto delicato, con notevoli ricadute in termini elettorali, non vi sono riusciti. Anche il Governo Conte ora ci prova e lo mette nero su bianco nel Documento di Economia e Finanza (DEF) appena pubblicato. In pratica, nel Def viene citato il taglio dei bonus fiscali per poter finanziare la nuova flat tax e l’aumento dell’Iva. 

Almeno su questo M5S e Lega sono d’accordo. Già in occasione dei lavori preparatori della Legge di Bilancio per il 2019, i Cinquestelle avevano indicato, come un punto fermo del proprio programma elettorale, la revisione della spesa e la potatura dei bonus fiscali, soprattutto quelli collegati ad attività o beni con ricadute negative sull’ambiente. Tant’è vero che si è poi giunti alla nuova tassa sulle auto “inquinanti” attualmente già in vigore. 

Anche la Lega ha messo, tra i propri obiettivi, la razionalizzazione di detrazioni e deduzioni fiscali propedeutica all’introduzione della flat tax per le famiglie. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, da parte sua, affida proprio alla spending review e alla potatura delle tax expenditures le speranze di recuperare altre risorse economiche, ma il suo scopo è quello di impedire l’aumento dell’Iva tra qualche mese che potrebbe portare un aumento dei costi per famiglia di diverse centinaia di euro l’anno.

I due viceministri dovrebbero coordinare una task force di esperti, denominata “mani di forbice” per limitare le detrazioni e deduzioni fiscali.

In tutto questo chi ne farà le spese? Sicuramente il settore immobiliare. Già abbiamo visto come sia scattato l’aumento Imu e Tasi per il 2019. Già solo tra i capoluoghi, un Comune su dieci (il 9,4%) ha già sfruttato la chance di rincarare l’Imu per il 2019, con un impatto in termini di gettito che si potrà misurare con la seconda rata del 16 dicembre. 

C’è poi l’invito del fondo monetario internazionale a istituire una nuova tassa sulla prima casa per impedire gli aumenti Iva.

Non in ultimo, arriva l’imminente sforbiciata ai bonus sui lavori in casa che passerà dall’attuale 50% di detrazione fiscale, al 35% per il 2020 (salvo proroghe dell’ultimo minuto al momento non confermate).

Così come scrive Il Sole 24 Ore questa mattina in edicola «L’idea è di procedere con un intervento “selettivo” salvaguardando le fasce di reddito più basse e i disabili. Al Mef già da alcune settimane è stato aperto un dossier che parte dall’ultimo rapporto sulle spese fiscali messo a punto dall’apposita commissione guidata da Mauro Marè (sempre sotto l’egida del ministero dell’Economia)». 

Sicuramente, tutto questo rimpasto vedrà la luce non prima della fine dell’estate, e non c’è da meravigliarsi vista l’imminenza delle elezioni europee.

Il punto è che con la nuova spending review, il Governo mira a recuperare solo 8 miliardi di euro in tre anni, mentre ne servono 23 entro dicembre per evitare l’aumento dell’Iva. Il conto alla rovescia è dunque già iniziato. 


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Autore immagine: soldi e tasse. Di enciktepstudio


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