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Nuova convivenza e assegno divorzile

29 Aprile 2019
Nuova convivenza e assegno divorzile

Se l’ex moglie va a convivere con un altro uomo perde il diritto all’assegno di mantenimento. Ma attenzione: questo effetto non è automatico.

Immagina di separarti e, dopo sei mesi, divorziare da tua moglie. Il giudice ti ha ordinato di versarle, ogni mese, un assegno divorzile di qualche centinaio di euro. Senonché, dopo un anno, vieni a sapere che lei ospita, in quella che un tempo era la vostra casa, un nuovo compagno. Non vuoi che i tuoi soldi finiscano per “finanziare” un’altra famiglia; così decidi di sospendere autonomamente il mantenimento. Lei, per tutta risposta, ti denuncia per violazione degli obblighi di assistenza familiare. Chi dei due ha ragione? In questo caso, in prima battuta ed almeno sul fronte penale, a vincere sarà la donna, ma l’uomo potrà, in un successivo momento, tagliarle gli alimenti. Perché mai? Le regole sulla nuova convivenza e assegno divorzile sono state, di recente, ribadite dalla Cassazione. In una semplice e chiara sentenza [1], la Corte illustra quando e come l’ex coniuge può perdere il contributo mensile nel momento in cui instaura una relazione stabile con un’altra persona. 

Di tanto parleremo qui di seguito. Nel commentare la pronuncia della Corte, ti ricorderemo anche come sono cambiate le regole sull’assegno di divorzio. Ma procediamo con ordine.

Assegno di divorzio: come funziona

Proprio qualche giorno fa la Cassazione si è pronunciata in materia di assegno di divorzio [2] stilando la prima guida dopo la famosissima sentenza del 2018 delle Sezioni Unite, sentenza con la quale era stato sottolineato il diritto dell’ex moglie a ottenere un mantenimento proporzionato al contributo da questa fornito alla ricchezza familiare (una sorta di buonuscita) [3]. Leggi sul punto Come calcolare l’assegno di divorzio.

In buona sostanza, per ottenere l’assegno di divorzio alla donna non basta più dimostrare al giudice di avere un reddito più basso dell’ex marito ma deve anche provare di non potersi mantenere da sola e che tale impossibilità non dipende dalla propria volontà. Deve quindi trattarsi di ragioni legate all’età, alla salute, all’assenza di una formazione professionale o comunque lavorativa, alla crisi del settore (per cui, anche a fronte di numerose richieste e tentativi, non è riuscita a trovare un posto) o al fatto di essersi dedicata alla famiglia e alla casa per molti anni e quindi di aver perso ogni contatto con il mondo occupazionale, ecc. 

L’onere della prova spetta alla donna e non più al marito. Un grosso vantaggio per quest’ultimo che, in ogni caso, può evitare di pagare il mantenimento dimostrando che il matrimonio è finito per colpa della donna (ad esempio un tradimento, l’abbandono della casa, l’omessa assistenza morale e materiale: tutte condotte che conducono al cosiddetto «addebito»).

Assegno di divorzio e nuova convivenza

Se l’ex moglie ha un altro uomo non perde il diritto al mantenimento. Le cose non cambiano neanche se, da questo uomo, ha avuto un altro figlio [4]. Ma se con quest’uomo ha iniziato a convivere in modo stabile allora il precedente marito ha diritto a non versare più l’assegno di divorzio. Questo perché l’inizio di una nuova relazione, basata sugli stessi presupposti del matrimonio – e quindi rivolta a creare una famiglia, seppur “di fatto” – taglia ogni legame con il precedente matrimonio. 

La Cassazione quindi avverte: la convivenza di fatto, instaurata dall’ex coniuge, fa cessare definitivamente il diritto a percepire l’assegno divorzile. Il principio era già stato sottolineato in passato [5]: «l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita, caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza ma resta definitivamente escluso». 

La convivenza così instaurata dall’ex coniuge, continua la Cassazione «è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e quindi esclude ogni residua solidarietà post matrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo». 

Che succede se la nuova convivenza finisce

Questo significa anche che, se la nuova convivenza finisce, anche dopo poco tempo, l’ex moglie non può più chiedere di nuovo l’assegno di divorzio. Tale diritto è stato ormai perso per sempre e non può rivivere anche a seguito di cessazione del legame col successivo partner: insomma, l’ex marito è libero definitivamente.

Se la moglie omette di dire al marito dell’inizio di una nuova convivenza e questi poi lo scopre, la donna deve restituire tutte le mensilità ricevute a partire dal giorno in cui ha avviato la convivenza. Insomma, l’uomo può agire in tribunale per ottenere gli arretrati pagati senza che ve ne fossero i presupposti. Infatti la causa di cessazione del diritto all’assegno di divorzio opera con effetto retroattivo.

Presupposti per cancellare l’assegno di divorzio in caso di nuova convivenza

Alcune precisazioni sono necessarie. Innanzitutto, affinché decada il diritto all’assegno di divorzio, non si deve trattare di una convivenza occasionale, frutto magari di una semplice ospitalità, ma dell’intenzione di dar vita a una nuova famiglia. La convivenza deve quindi essere stabile, anche se non necessariamente di lungo corso. Si può cioè agire per revocare il mantenimento anche dopo pochi mesi: contano infatti le intenzioni dei due.

Spetta a chi versa il mantenimento e vuol smettere di farlo dimostrare che l’ex moglie convive. Lo potrà fare con un certificato di residenza e uno stato di famiglia del nuovo nucleo familiare. Ma può anche ricorrere a investigatori privati. Le fotografie e i testimoni potranno confermare la circostanza. 

La seconda importante precisazione è che l’obbligo di versare l’assegno di divorzio non cessa automaticamente solo per il fatto dell’instaurarsi di una nuova convivenza: c’è prima bisogno di una sentenza del giudice che revochi la precedente condanna. In altri termini il marito non può interrompere, di punto in bianco e di propria iniziativa, la corresponsione degli alimenti; prima deve fare ricorso al tribunale per ottenere una sentenza di revisione delle condizioni di divorzio. Insomma, deve fare necessariamente una causa, altrimenti può essere incriminato per «violazione degli obblighi familiari».

La nascita di un nuovo figlio

Mentre ormai è chiaro che la convivenza fa decadere il diritto all’assegno divorzile, lo stesso non vale per la nascita di un figlio da una relazione successiva al divorzio. La Cassazione non inquadra infatti questo evento tra le cause estintive dell’assegno sufficienti di per sé, ma ritiene che sia anche necessario l’instaurarsi di una convivenza di fatto [4]. 


note

[1] Cass. ord. n. 5974/19 del 28.02.2019.

[2] Cass. ord. n. 11178/2019 del 24.04.2019.

[3] Cass. S.U. sent. n. 18287/18.

[4] Cass. sent. n. 10084/19.

[5] Cass. sent. nn. 6855/2015; 2466/2016; 4649/2017 e 2732/2018.

Autore immagine: donna in crisi. Di fizkes


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