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Il datore di lavoro può chiamare il dipendente in malattia?

20 Maggio 2019 | Autore:
Il datore di lavoro può chiamare il dipendente in malattia?

Se il lavoratore è ammalato è tenuto a rientrare in servizio in caso di esigenze urgenti dell’azienda?

Ti trovi a casa da qualche giorno in malattia, con una brutta influenza. Sei ben lontano dalla guarigione, ma il datore di lavoro vorrebbe che tu tornassi a prestare servizio in azienda il prima possibile: a causa di una commessa straordinaria, difatti, c’è urgente bisogno della tua presenza. In questo caso, considerate le esigenze dell’azienda e l’urgenza, sei obbligato a prestare servizio nonostante ti sia ammalato?

In altri termini, il datore di lavoro può chiamare il dipendente in malattia?

Per rispondere a questa domanda, devi prima capire qual è la finalità delle assenze per malattia, e soprattutto in quali casi il dipendente che si ammala può assentarsi. Il lavoratore ha il diritto di assentarsi per qualsiasi malattia, oppure in caso di malessere leggero, come un mal di testa, è comunque obbligato a prestare servizio? Ci sono delle malattie per le quali l’assenza può essere interrotta in caso di esigenze urgenti dell’azienda? Proviamo a fare chiarezza.

Quando ci si può assentare per malattia?

Innanzitutto, è bene chiarire che il dipendente non può assentarsi a proprio piacimento quando si sente male, ma, per potersi assentare per malattia, ha bisogno di un apposito certificato redatto dal proprio medico curante (oppure dalla guardia medica, o dal personale della struttura sanitaria a cui si è rivolto in caso di urgenza).

In sostanza, è il medico a decidere, dopo aver accuratamente visitato il lavoratore, se il suo stato di salute è compatibile con la continuazione dell’attività lavorativa o meno. Se valuta che la malattia del dipendente non gli consente la permanenza in servizio, rilascia una certificazione medica, che in via telematicamente all’Inps, nella quale sono indicati i giorni di prognosi, cioè le giornate di assenza assegnate, con la data di presunta guarigione.

Le assenze per malattia servono dunque al lavoratore per ristabilire le proprie condizioni psico fisiche, ed arrivare alla guarigione.

Il lavoratore ha il dovere di informare il datore tempestivamente dell’assenza e, se gli accordi lo prevedono, di inviare al datore stesso il protocollo del certificato medico, perché questi possa procedere alle eventuali verifiche del caso.

Il datore di lavoro può contestare la malattia?

Il datore di lavoro non ha il potere di sindacare i giorni di assenza stabiliti dal medico curante. Per verificare la veridicità dello stato di malattia, tuttavia, può inviare, al domicilio del lavoratore, il medico dell’Inps, richiedendo una visita fiscale.

Gli orari della visita fiscale sono:

  • dalle 9 alle 13, e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici;
  • dalle 10 alle 12, e dalle 17 alle 19 per i dipendenti delle aziende del settore privato.

I casi di esonero dalla visita fiscale sono pochissimi, ma in alcune particolari situazioni, quali la necessità di effettuare terapie urgenti, oppure di acquistare dei farmaci, si può essere giustificati per l’assenza dal proprio domicilio. Ne abbiamo parlato in: Visita fiscale, casi di esonero e di assenza giustificata. In tutte le altre situazioni, l’assenza alla visita fiscale può costare molto cara, fino alla perdita dell’intera indennità di malattia ed addirittura, nei casi più gravi, al licenziamento per giusta causa.

Il medico fiscale può contestare la malattia?

Il medico dell’Inps potrebbe riscontrare, dalla sua visita, la presenza di uno stato di malattia meno grave rispetto a quello descritto nel certificato del medico curante. In questo caso, il medico fiscale potrebbe accorciare la prognosi e disporre il rientro anticipato in azienda del dipendente.

Il lavoratore, però, potrebbe opporsi al verbale del medico fiscale e contestarlo, in quanto il medico dell’Inps ha pari dignità rispetto al medico curante che ha emesso la certificazione. In questo caso, a decidere è il coordinatore sanitario della competente sede Inps.

Il datore di lavoro può chiedere il rientro anticipato dalla malattia?

Se la data di guarigione, quindi le giornate di assenza, non sono state contestate dal medico fiscale, oppure nel caso in cui la visita fiscale non sia avvenuta, la data di fine prognosi valida è quella indicata nel certificato del medico curante. Il datore di lavoro non può opporsi in alcun modo, chiedendo di ridurre le giornate di assenza assegnate, né tanto meno può richiedere il rientro anticipato in azienda del lavoratore. Il rientro anticipato non può essere richiesto nemmeno in caso di urgenza da parte dell’azienda: la tutela della salute del lavoratore è difatti di primaria importanza rispetto alle esigenze dell’azienda.

Pertanto, nel caso in cui il datore di lavoro ti richieda il rientro in servizio, per quanto la situazione possa essere critica e la tua presenza indispensabile, devi sapere che non sei assolutamente tenuto ad interrompere l’assenza per malattia. Il datore non può licenziarti per questo, né irrogarti delle sanzioni disciplinari.

Il lavoratore può rientrare anticipatamente dalla malattia?

La situazione cambia se il datore di lavoro ti ha richiesto il rientro anticipato in azienda, e tu ti senti meglio: se sei guarito in anticipo, rispetto alla data di fine prognosi segnata nel certificato, puoi decidere di rientrare al lavoro prima del previsto. Devi però sotto porti a una nuova visita medica, e deve essere il tuo medico curante a verificare la guarigione anticipata, disponendo rientro in azienda, indicando il tutto in una nuova certificazione. Senza certificato medico, non puoi rientrare in azienda prima della data di fine prognosi: l’Inps potrebbe sanzionarti, per l’indebita percezione dell’indennità di malattia (senza contare che la tua presenza in azienda determinerebbe l’assenza a un eventuale visita fiscale, con tutte le conseguenze del caso). Il datore di lavoro, invece, subirebbe delle sanzioni per la violazione della norma attiva in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Il lavoratore può prorogare la malattia?

La data di guarigione fissata nel tuo certificato medico è domani, ma tu ti senti ancora male e non vuoi tornare in azienda? Devi sapere che, in questo caso, puoi recarti dal tuo medico curante e chiedere un ulteriore visita: se il medico verifica l’aggravamento, può prorogare la data di fine prognosi, quindi può assegnarti ulteriori giornate di assenza.

Sono rientrato in servizio ma sto ancora male

Hai dato retta al datore di lavoro, che ti ha richiesto il rientro anticipato in azienda, perché ti sembrava di stare meglio. Così, hai ottenuto dal medico curante un certificato di guarigione. Appena rientrato in azienda, però, ti è venuta una ricaduta e adesso stai peggio di prima. Che cosa puoi fare in questa situazione? Ciò che devi fare è recarti di nuovo dal medico curante, per essere sottoposto a una nuova visita.

Il medico ti assegnerà di nuovo delle giornate di assenza, che contrassegnerà come ricaduta (cioè come continuazione della malattia precedente): hai ugualmente diritto all’indennità di malattia, e puoi essere nuovamente sottoposto alla visita fiscale.


note

Autore immagine: 123rf.com


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