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Come pagare la badante se la pensione non basta

30 Aprile 2019 | Autore:
Come pagare la badante se la pensione non basta

Accompagnamento, contributo da mille euro, detrazioni fiscali: gli aiuti per chi ha bisogno di assistenza.

Sono moltissimi i pensionati con un reddito mensile così basso, da non potersi permettere di pagare una badante. In pochi sanno, però, che ci sono diversi aiuti per chi ha necessità di assistenza: il più importante, che spetta a tutti coloro che sono riconosciuti non autosufficienti, a prescindere dal reddito, è l’assegno di accompagnamento, o accompagno.

L’Inps, per i dipendenti ed i pensionati pubblici, offre poi i vantaggi del programma Home Care premium, che consente di beneficiare di oltre mille euro al mese per l’assistenza di familiari disabili, oltreché di numerosi servizi e aiuti integrativi per i non autosufficienti. La normativa fiscale prevede inoltre diverse tipologie di detrazioni, per chi sostiene le spese relative alla badante o all’assistenza in generale, che consentono un cospicuo risparmio in termini di tasse.

Ma procediamo per ordine, e vediamo, nel dettaglio, come pagare la badante se la pensione non basta: come beneficiare dell’assegno di accompagnamento e del contributo da mille euro Inps, e come ottenere le detrazioni fiscali. Senza dimenticare che, da quest’anno, per i meno abbienti c’è anche la possibilità di beneficiare del reddito di cittadinanza, che si chiama pensione di cittadinanza per i nuclei familiari in cui tutti i componenti siano over 67 o disabili gravi. Il sussidio consiste in un’integrazione del reddito del nucleo familiare, che spetta se sono verificati precisi requisiti, in capo ai componenti della famiglia.

Indennità di accompagnamento

Uno degli aiuti più significativi, per chi ha un reddito basso, che non consente di coprire le spese di assistenza, è l’assegno di accompagnamento.

Le condizioni per aver diritto all’indennità di accompagnamento sono:

  • invalidità civile totale e permanente del 100% riconosciuta;
  • impossibilità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore;
  • in alternativa, impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di assistenza;
  • cittadinanza italiana o europea, o cittadinanza di un Paese extraeuropeo, in presenza di un regolare permesso di soggiorno;
  • residenza in Italia.

L’invalido, per aver diritto all’indennità di accompagno, non deve essere ricoverato in una struttura sanitaria con retta a carico dello Stato

L’importo dell’indennità di accompagnamento è pari a 517,84 euro al mese, per l’anno 2019; l’importo annuale è dunque pari a 6.214,08 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

L’accompagno è un reddito esente da Irpef, cioè non è soggetto a tassazione: non deve pertanto essere inserito nel 730 o nel modello Redditi.

Contributo Inps da mille euro al mese

Il programma Inps Home Care Premium, avviato già da diversi anni, è rivolto ai dipendenti ed ai pensionati pubblici, ed è finalizzato ad offrire assistenza e servizi aggiuntivi a favore dei non autosufficienti.

Dal 2019, è stata avviata una nuova sperimentazione, che consente ai disabili che si trovano in condizioni molto gravi di beneficiare di un contributo più alto, sino a 1250 euro al mese: questo contributo è graduato in base alle necessità di assistenza dell’interessato, e spetta se l’Isee del nucleo familiare non supera gli 8mila euro.

Nella generalità dei casi, il contributo può invece arrivare sino a 1.050 euro al mese.

Le altre prestazioni previste sono numerose: servizi professionali domiciliari resi da operatori sociosanitari ed educatori professionali, altri servizi professionali di assistenza domiciliare, servizi a carattere extra domiciliare (ad esempio, per la prevenzione e il rallentamento della degenerazione che aumenta il livello di non autosufficienza), prestazioni di sollievo, trasferimento assistito, pasti, supporti, etc.

Per saperne di più: Servizi di assistenza Inps home care premium.

Detrazione delle spese di assistenza

Per le spese di assistenza della persona non autosufficiente è anche possibile fruire di una detrazione fiscale: si possono cioè detrarre dalle imposte i costi sostenuti per l’assistenza (sia da parte dell’interessato, che dei familiari che lo hanno a carico), sino a 2.100 euro l’anno, se il reddito non supera 40mila euro. La detrazione è pari al 19% dei costi, quindi il massimo che si può togliere dalle tasse è pari a 399 euro per ogni anno d’imposta, e deve essere indicata nel modello 730 o Redditi.

La detrazione spetta per:

  • le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale (ad esempio per retribuire una badante);
  • la retta di una casa di cura o di riposo;
  • i costi sostenuti per le prestazioni rese da una cooperativa di servizi;
  • i costi sostenuti per le prestazioni rese da un’agenzia interinale.

Ai fini dell’agevolazione fiscale è essere considerata non autosufficiente:

  • la persona che necessita di sorveglianza continuativa;
  • la persona non in grado di compiere gli atti di vita quotidiana (ad esempio, incapace di assumere alimenti, o di espletare funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, di deambulare o di indossare gli indumenti) [1].

Lo stato di non autosufficienza deve derivare da una patologia e deve risultare da certificazione medica, non può essere quindi riferito ai bambini, quando la non autosufficienza non si ricollega all’esistenza di patologie [2].

Deduzione dei contributi per la colf o la badante

Chi necessita di assistenza può anche dedurre dai redditi i contributi versati per la badante o per la colf (nel caso in cui fruisca di un semplice aiuto domestico), sino a un massimo di 1549,37 euro annui. Non è necessario, per beneficiare della deduzione, il riconoscimento dell’invalidità o della non autosufficienza.

Deduzione spese mediche e di assistenza specifica

Nel caso in cui la persona che necessita di assistenza sia dichiarata invalida al 100% o portatrice di handicap (anche non grave), è possibile dedurre dal suo reddito, o dal reddito di chi lo assiste, le spese mediche e di assistenza specifica sostenute per suo conto, anche se non risulta fiscalmente a carico.

Le spese di assistenza specifica che possono essere dedotte dal reddito sono:

  • l’assistenza infermieristica e riabilitativa resa da personale paramedico in possesso di una qualifica professionale specialistica;
  • le prestazioni rese dal personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale, se dedicato esclusivamente all’assistenza diretta della persona;
  • le prestazioni fornite dal personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo, dal personale con la qualifica di educatore professionale, dal personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.

Detrazione spese mediche

I disabili portatori di handicap, o i familiari che li hanno a carico, beneficiano anche di una detrazione del 19% dall’Irpef che riguarda:

  • le spese mediche specialistiche sostenute (per il disabile);
  • l’acquisto di mezzi d’ausilio alla deambulazione;
  • l’acquisto di poltrone per inabili e minorati, di apparecchi correttivi e di ulteriori aiuti specifici.

note

[1] Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 7/E/2017.

[2] Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E/2005, risposta 4.


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