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Protesto: che cos’è la levata?

14 Gennaio 2018 | Autore:
Protesto: che cos’è la levata?

Quando si verifica il protesto, da chi è compiuto e perché e quali sono le sue conseguenze e i possibili rimedi

Poniamo che il beneficiario di un assegno porti il titolo in banca per riscuotere la somma ivi indicata e l’istituto scopra che esso sia anche solo parzialmente scoperto. Cosa succede? Cerchiamo di comprenderlo insieme e soprattutto di capire cos’è e quale finalità ha la levata di protesto.

Quando un titolo di credito (cambiale tratta, vaglia cambiario, assegno) viene presentato per il pagamento ma la somma in esso indicata non viene corrisposta, è possibile ottenere una dichiarazione formale fatta da un pubblico ufficiale che dichiara il mancato pagamento (protesto per mancato pagamento) o la mancata accettazione (protesto per mancata accettazione di cambiale-tratta). Questa dichiarazione prende il nome di protesto. Vediamone i dettagli.

Protesto: che cos’è la levata?

Come anticipato dunque il protesto è l’atto con cui il pubblico ufficiale – un notaio, un ufficiale giudiziario o un segretario comunale – attesta il mancato pagamento della somma indicata nell’assegno o la mancata accettazione della cambiale. Questa attività viene detta appunto levata di protesto.

I titoli di credito che possono essere oggetto di protesto sono i seguenti:

  • la tratta o cambiale in senso stretto [1] che contiene l’ordine che un soggetto dà ad un altro di pagare ad un terzo una determinata somma di danaro;
  • il vaglia cambiario o pagherò cambiario che contiene la promessa fatta da un soggetto di pagare una somma di denaro ad una determinata scadenza;
  • l’assegno bancario, circolare o postale [2] che, invece, costituisce un mezzo di pagamento.

Protesto: a cosa serve?

La finalità del protesto è quella di tutelare il creditore, portatore del titolo di credito. Il protesto, infatti, consente a chi ha presentato l’assegno e non abbia ricevuto il pagamento di potere agire in via giudiziaria per ottenere la somma dovuta contro l’emittente, il beneficiario indicato sul titolo, i soggetti che hanno garantito il pagamento dell’assegno (avallo), nonché nei confronti di colo che abbiano fatto circolare l’assegno mediante girata (azione di regresso) . Infatti, per poter svolgere l’azione di regresso, il portatore di un titolo di credito ha l’onere di far constatare da un pubblico ufficiale il mancato pagamento dell’assegno o la mancata accettazione della cambiale. Per l’azione diretta contro l’emittente o l’accettante del­la cambiale non vi sono, invece, presupposti processuali di sorta, dato che l’azione si svolge nei confronti degli obbligati in via principale e non è necessario far attesta­re con un atto autentico il mancato pagamento della som­ma portata sul titolo.

Sinteticamente si può dire che il protesto ha essenzialmente due finalità:

  • una di carattere processuale, quale presupposto per esperire l’azione di regresso e di conservazione della garanzia;
  • l’altra di natura probatoria, come prova – fino a querela di falso- del mancato pagamento.

Protesto: quali sono i termini?

In ordine ai termini entro i quali va elevato il protesto bisogna compiere delle distinzioni. Per le cambiali con scadenza a vista il protesto va elevato entro 1 anno dalla data di emissione mentre per quelle con scadenza determinata entro uno dei due giorni feriali successivi alla scadenza.

Per l’assegno, invece, il protesto deve essere chiesto entro termini assai brevi e cioè 8 giorni se è pagabile nello stesso Comune, 15 giorni se pagabile in un Comune diverso, 20 giorni se è pagabile in un Paese estero ma nello stesso continente di emissione, 60 giorni se, invece, si tratta di un Paese di altro continente.

Protesto: quali conseguenze?

Per tutelare chi abbia rapporti economici con il protestato, il protesto è oggetto di pubblicità. Tale pubblicità si realizza attraverso l’iscrizione nel Registro informatico dei protesti. Tale registro pubblico, aggiornato mensilmente, viene tenuto dalla Camera di Commercio competente per territorio. I pubblici ufficiali abilitati alla levata del protesto, infatti, devono inviare alla Camera di Commercio competente per territorio, l’elenco dei protesti per mancato pagamento di cambiali accettate, di vaglia cambiari e di assegni bancari nonché l’elenco dei protesti per mancata accettazione di cambiali, entro il giorno successivo alla fine di ogni mese. Il protesto oltre alla funzione di rendere possibile l’azione di regresso (ad esempio contro il girante o l’avallante) produce gli effetti di interruzione della prescrizione del debito. Per quanto riguarda gli assegni bancari va inoltre evidenziato che chiunque emetta un assegno poi protestato, viene iscritto presso la Cai, ossia la Centrale di Allarme Interbancaria. Tale iscrizione comporta l’interdizione ad emettere assegni per un periodo di 6 mesi.

Protesto: quali rimedi?

Per verificare i possibili rimedi alle conseguenze di un protesto occorre in primo luogo distinguere il caso in cui il protesto riguardi una cambiale o un assegno.

Nel primo caso, il debitore, che entro 1 anno dal protesto provveda al pagamento di una cambiale tratta o di un vaglia cambiario, può chiedere la cancellazione dal registro presentando un’istanza alla Camera di Commercio che ha pubblicato il protesto. Nel caso in cui il pagamento venga effettuato oltre 1 anno dal protesto, si potrà ottenere la cancellazione solo a seguito della riabilitazione. Sarà necessario, quindi, presentare, richiesta di riabilitazione al Presidente del Tribunale della provincia di residenza. Ottenuto il provvedimento di riabilitazione, il debitore avrà diritto alla cancellazione.

Per quanto riguarda gli assegni, invece, non è prevista l’immediata cancellazione del protesto a seguito del pagamento. Pertanto, se il debitore protestato ha effettuato il pagamento dell’importo corrispondente al titolo e non ha subito un ulteriore protesto, ha diritto ad ottenere la riabilitazione solo trascorso 1 anno dal giorno della levata del protesto. Solo allora potrà presentare richiesta di riabilitazione al Presidente del Tribunale della provincia di residenza e, una volta ottenuto il provvedimento, dovrà presentare all’ufficio protesti istanza per ottenere la cancellazione dal registro informatico protesti.

Inoltre, in riferimento agli assegni bancari e postali, se entro 60 gg dalla presentazione all’incasso il debitore non provvede al pagamento dell’importo dell’assegno comprensivo della penale, degli interessi e delle spese del protesto, il pubblico ufficiale che ha effettuato il protesto è tenuto ad inviare alla Prefettura territorialmente competente il nominativo del soggetto. La Prefettura stabilirà una sanzione pecuniaria e provvederà alla segnalazione alla Banca d’Italia fini dell’inserimento nella Centrale di allarme interbancaria.


note

[1] Regio decreto n. 1669 del 14.12.1933. 

[2] Regio decreto n. 173 del 21.12.1933. 


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