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Decreto ingiuntivo per 100 euro

30 Aprile 2019
Decreto ingiuntivo per 100 euro

Recupero crediti: è possibile chiedere un decreto ingiuntivo per debiti di pochi euro? I costi sono superiori ai benefici?

Non vuoi versare la penale di 100 euro per il recesso anticipato dal contratto con la compagnia del telefono. Hai ricevuto l’ultima bolletta del gestore del gas prima di passare al nuovo operatore: cosa rischi se non la paghi? Un amico ti ha prestato 50 euro e ora li vuole indietro ma tu non hai come accontentarlo. Hai spedito, con qualche giorno di ritardo, la disdetta da un abbonamento e ora sei costretto a pagare l’ultima annualità. Tutte le volte in cui qualcuno ha un credito di importo esiguo nei tuoi confronti, il rischio che questi possa agire legalmente contro di te è piuttosto basso se non inesistente. Innanzitutto perché la giurisprudenza è contraria alle azioni giudiziarie di importi modesti (qualche decina di euro); si pensi a chi deve recuperare gli interessi su un capitale completamente restituito. In secondo luogo perché al creditore, che deve anticipare le spese legali per la procedura, non conviene imbarcarsi in lunghe e dispendiose cause solo per pochi spiccioli: i costi sono superiori ai benefici. Dunque, se anche un decreto ingiuntivo per 100 euro è teoricamente possibile, sono davvero pochi gli avvocati che possono dire di aver presentato al giudice di pace un ricorso del genere.

Cerchiamo allora di capire cosa rischia chi ha un debito di importo basso.

I costi che deve affrontare il creditore per il decreto ingiuntivo

In un precedente articolo abbiamo già affrontato il problema dal lato «creditore»: Conviene fare un decreto ingiuntivo per pochi euro?. I costi che deve affrontare chi avvia un procedimento di ingiunzione – che, nonostante tutto, resta pur sempre la procedura più breve ed economica per il recupero dei crediti – non sono mai inferiori a 300-400 euro: il triplo, se non il quadruplo quindi, per chi deve recuperare 100 euro. È vero, nel provvedimento di condanna, il giudice addossa sul debitore le spese legali anticipate dal creditore, ma ciò avviene solo in un successivo momento ed è comunque subordinato al fatto che questi paghi spontaneamente. Perché, se non lo fa, subentra poi un’ulteriore – e altrettanto lunga e costosa – fase: quella dell’esecuzione forzata che non tutti sono disposti a sostenere, specie quando hanno davanti un nullatenente.

Anche parlando di Quanto costa un decreto ingiuntivo condominiale ci siamo fatti i conti nelle tasche del creditore e abbiamo scoperto che, per crediti di piccoli importi, non conviene quasi mai agire davanti al giudice. Lo possono tutt’al più fare le società di grosse dimensioni, che hanno debitori sparsi per lo stivale e dispongono di risorse economiche elevate; queste, oltre a dover dare un segnale ai clienti morosi, sono anche costrette a confrontarsi con crediti bassi e frammentati. Tuttavia, proprio le esigenze di bilancio di cui sopra, spingono i “grandi creditori” a trovare sistemi alternativi di recupero credito. Vediamo quali sono.

Cosa rischia il debitore in caso di un debito di 100 euro?

Quando il creditore è una società (si pensi a una banca per uno scoperto sul conto; una finanziaria per una rata non versata; la società elettrica o del telefono per una bolletta o la penale, ecc.), il recupero dei piccoli importi viene di solito affidato ai call center, ossia a società esterne che, attraverso operatori telefonici, contattano il cliente e lo invitano – con metodi a volte poco ortodossi – a pagare. Il recupero dei crediti può spingersi anche a una successiva fase “scritta”: viene spedita una diffida all’indirizzo del moroso. Diffida che spesso non vale neanche le spese postali, per cui viene inviata con lettera semplice piuttosto che con la più cara raccomandata.

Poi la procedura, il più delle volte, si ferma lì e il debito finisce in prescrizione. Richiedere un decreto ingiuntivo per 100 euro è, al giorno d’oggi, ritenuto antieconomico.

In passato ci sono stati episodi – specie relativi alle finanziarie – in cui il creditore, per intimorire il debitore, gli faceva notificare un atto di citazione davanti a un giudice di pace lontano dalla sua residenza, in barba alle norme di legge che invece, nel caso di credito al consumo, impongono la competenza territoriale del domicilio del debitore. La notifica ha un costo di non più di 15 euro, ma ad essa non seguiva poi alcuna causa (la citazione, infatti, non veniva “iscritta sul ruolo” dei giudici) e tutto si fermava lì. Il Garante Agcm ha dichiarato illegittime tali pratiche, sanzionando le società.

Creditore privato: cosa può fare?

Se è vero che le società rispondono sempre a una logica di bilancio e quindi a un’analisi costi-benefici, potrebbe succedere che, con un privato, si trascenda da queste e il creditore agisca piuttosto per motivi personali, di rivalità o di vendetta. Teoricamente possibile un ricorso per decreto ingiuntivo di 100 euro, è comunque certamente più costoso dello stesso credito che si intende riscuotere se, oltre alle spese vive (dovute per tasse, diritti, notifiche e bolli allo Stato) si aggiunge anche la parcella dell’avvocato. Ed allora anche il privato, nel momento in cui deve aprire il portafogli, con l’incertezza di poter recuperare le spese anticipate, si fa quattro conti e, il più delle volte, soprassiede all’azione “di puro principio”.

Le società di recupero crediti poi lavorano solo con aziende e non con privati. Il privato può anche farsi “giustizia da sé”, ma in tal caso commetterebbe un reato: si va dalla “minaccia” (punita con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000) all’esercizio arbitrario delle proprie ragioni (punita con la reclusione fino ad un anno). Leggi sul punto Recupero crediti: fino a dove può spingersi il creditore?

Insomma, con il nostro sistema giudiziario, recuperare 100 euro, per quanto astrattamente ipotizzabile, è concretamente impossibile. 



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