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Legittima difesa: la reazione è legale?

30 Aprile 2019
Legittima difesa: la reazione è legale?

Rispondere a uno schiaffo, un pugno o uno spintone: quando la reazione è superiore al pericolo.

Immagina che, a seguito di un diverbio, un uomo ti tiri un pugno per poi indietreggiare. Prima che possa andare via, ti rialzi di scatto e lo aggredisci stendendolo a tua volta a terra. Gli rompi il naso; così l’uomo ti denuncia per lesioni personali. Tu invece sostieni che si è trattato di legittima difesa. Chi dei due ha ragione in un eventuale processo penale? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente e interessante sentenza [1] che ha visto, sul tavolo degli imputati, due uomini colpevoli di reciproche aggressioni. Alla Corte è stato posto il seguente quesito: quando si parla di legittima difesa, la reazione è legale? Rispondere cioè con la stessa “moneta” a uno spintone, a un pugno, a uno schiaffo o al tentativo di aggressione, e in tal modo provocare una lesione fisica a chi ha iniziato la scaramuccia, può essere considerato una forma di difesa? Oppure è da ritenere anche tale comportamento vietato al pari di quello che ha dato inizio alla rissa? Ecco qual è stata la risposta della Suprema Corte in merito.

Quando è legittima difesa

La legittima difesa deve essere l’ultima spiaggia concessa alla vittima di un’aggressione per difendere la propria incolumità fisica.

Al di là dei casi di “difesa domiciliare” – che si ha quando un intruso entra in casa altrui (nella quale ipotesi valgono regole più favorevoli alla vittima: leggi i dettagli sulla nuova legittima difesa) – si può parlare di legittima difesa solo se c’è un pericolo imminente e non altrimenti superabile se non attraverso l’uso della forza. Se, ad esempio, l’aggressore dà uno spintone senza l’intenzione di voler proseguire con la violenza, allora non si può più parlare di legittima difesa visto che il pericolo è cessato. Se l’aggressore, dopo aver tirato un pugno, gira le spalle per andarsene, la reazione non può più essere considerata legittima difesa in quanto interviene in un momento in cui l’azione è terminata e l’incolumità fisica della vittima è salva, al di là delle conseguenze già segnate dalla prima condotta. Insomma, la legittima difesa richiede un «pericolo attuale». 

In più è necessaria la «proporzione» tra l’offesa e la difesa; tanto per fare un esempio, non si può infliggere una coltellata a chi è colpevole di uno schiaffo.

Per maggiori dettagli ti consiglio di leggere la nostra guida pratica sulla legittima difesa.

La reazione è legittima difesa?

La reazione può essere inquadrata come legittima difesa solo quando diventa inevitabile, ossia deve essere il “tentativo estremo” per proteggere se stessi o un’altra persona da un pericolo imminente alla persona (e non al portafogli). Non si può picchiare una persona che ti ha rubato la bicicletta per tutelare il bene “materiale”. 

Quando si parla di “tentativo estremo” vuol dire che non devono esserci soluzioni alternative alla reazione. Chi, ad esempio, è ancora in grado di scappare e ciò nonostante non si sottrae alla provocazione, rispondendo alla violenza con la violenza, non può essere perdonato. Egli infatti è colpevole come il suo rivale.

Quando la reazione a una aggressione è illegale

Veniamo alla pronuncia della Cassazione più recente. Secondo la pronuncia in commento, per potersi parlare di legittima la difesa da un’aggressione è necessario che la reazione non sia frutto di un’identica intenzione violenta, volta magari alla vendetta o a salvaguardare il proprio onore in pubblico. 

Nel caso di specie un italiano era stato incriminato per una rissa con un cittadino extracomunitario. La prima mossa era stata di quest’ultimo che, pertanto, era stato condannato per percosse. L’italiano, invece, aveva a sua volta reagito con altrettanta violenza procurando al rivale delle ferite; pertanto aveva ricevuto una multa per lesioni personali. Una reazione tutt’altro che proporzionata, visto che dopo essere caduto in terra l’uomo aveva a sua volta attaccato con grande aggressività, colpendo più volte e provocando ferite serie. Ecco perché, secondo la Cassazione, in casi come questo non si può più parlare di legittima difesa.

Non c’è legittima difesa «nell’ipotesi in cui lo scontro tra due soggetti possa essere inserito in un quadro complessivo di sfida, giacché, in tal caso, ciascuno dei partecipanti risulta animato da volontà aggressiva nei confronti dell’altro». 

Le intenzioni non contano, visto che possono essere state rese esplicite oppure tenute nascoste: nessuno dei contendenti potrà invocare la necessità di difesa in una situazione di pericolo.


note

[1] Cass. sent. n. 17787/2019.

Autore immagine: fumetto pugno. Di durantelallera


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