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Pignoramento stipendio e conto corrente insieme: possibile?

30 Aprile 2019
Pignoramento stipendio e conto corrente insieme: possibile?

Doppio pignoramento dello stipendio e del conto: cosa fare se il creditore esegue un pignoramento verso più terzi come la banca, il datore di lavoro, l’Inps?

Immagina di avere un debito piuttosto elevato e di non riuscire a pagarlo. Il creditore ti ha già notificato il decreto ingiuntivo, l’atto di precetto e ora anche il pignoramento dello stipendio. In udienza, il giudice gli ha assegnato il quinto della tua busta paga che il datore di lavoro ti sta già trattenendo mensilmente dalla retribuzione e che continuerà a versargli fino a quando il debito non sarà del tutto estinto. 

A questo punto, però, ricevi un nuovo atto giudiziario: si tratta della notifica di un ennesimo pignoramento, questa volta del conto corrente. La cosa ti lascia interdetto. Ritenevi infatti che, con la prima procedura, avessi già chiuso la partita con il creditore. Quest’ultimo però si giustifica sostenendo che, con il precedente pignoramento, i tempi di recupero sono troppo estesi (il quinto della retribuzione è una somma molto bassa rispetto al credito azionato). Peraltro sei già anziano e non è detto che il rapporto di lavoro non cessi per pensionamento prima di aver estinto il debito. Invece, attraverso il blocco del conto corrente, egli potrà ottenere subito il dovuto. Cosa puoi fare per difenderti? È possibile il pignoramento di stipendio e conto corrente insieme?

Il problema della duplicazione dei mezzi di esecuzione forzata è ricorrente. Questo perché, nella comune prassi giudiziaria, il creditore tenta, quanto più possibile, di realizzare i propri interessi nel più breve termine possibile. Del resto, se è vero che chi contrae un’obbligazione ne risponde «con tutto il proprio patrimonio presente e futuro», è anche vero che questi può attendersi anche svariati pignoramenti nello stesso tempo.

Tuttavia, il diritto del creditore di attuare più pignoramenti verso più terzi, nello stesso momento, deve comunque bilanciarsi con gli interessi del debitore a non vedersi aggredito oltre quanto necessario. Il che significa che non si può infierire. 

Vediamo allora cosa dice la legge a riguardo.

Pignoramento verso più terzi

La moltiplicazione dei pignoramenti non è, in astratto, vietata dalla legge. Essa si può attuare, ad esempio, con un pignoramento mobiliare e presso terzi insieme o con diversi pignoramenti verso più terzi. In quest’ultimo caso si avrà, ad esempio, il pignoramento, nello stesso momento, di più conti correnti intestati al debitore (anche in quota) o del conto e della pensione o del conto e dello stipendio. 

Più difficile è ipotizzare un cumulo di pignoramenti se il creditore ha già iscritto un’ipoteca su un immobile dovendo, per legge, aggredire prima tale bene con un pignoramento immobiliare e poi, solo nell’eventualità di insoddisfazione, anche eventuali altri beni.

Quando non è possibile il pignoramento verso più terzi

Detto ciò, però, il pignoramento verso più terzi non è consentito quando il valore dei beni pignorati è superiore all’ammontare del credito e delle spese. Se, ad esempio, il debitore ha già subito il pignoramento di un conto corrente per l’importo pari al credito fatto valere, l’eventuale e contestuale secondo pignoramento che aggredisce un altro conto corrente è illegittimo. Immagina un creditore che avanza 10mila euro e che, contemporaneamente, notifica il pignoramento presso le due banche dove il debitore ha rapporti; in un conto ci sono già 12mila euro e nell’altro 20mila. La duplicazione del pignoramento, in questo caso, non è consentita perché, seppur il creditore potrà comunque ottenere non oltre il proprio diritto, le due procedure finiscono per bloccare le operazioni e non consentire al debitore di utilizzare i rapporti bancari. 

Allo stesso modo, quando viene pignorato il quinto dello stipendio e il conto corrente: in tali ipotesi, il pignoramento è illegittimo se già una delle due procedure consente il soddisfacimento del creditore.

Cosa può fare il debitore in caso di più pignoramenti presso terzi?

Il Codice di procedura civile [1] stabilisce che, se il creditore ha eseguito il pignoramento presso più terzi, il debitore può fare ricorso in tribunale, al giudice dell’esecuzione, e chiedere una delle seguenti opzioni:

  • o la riduzione proporzionale dei singoli pignoramenti;
  • oppure la chiusura di uno di essi (o meglio, la dichiarazione di inefficacia).

Nel primo caso restano in vita entrambi i pignoramenti ma per un importo ridotto; nel secondo, invece, resta in vita una sola delle due procedure mentre l’altra viene estinta.

Il giudice, convocate le parti, provvede con ordinanza non oltre 20 giorni dall’istanza.

Contro l’ordinanza si ammette l’impugnazione mediante opposizione agli atti esecutivi.

Pignoramento del conto corrente dopo il pignoramento dello stipendio: possibile?

Di certo il creditore, una volta eseguito il pignoramento del conto corrente del debitore, se dovesse accorgersi che le giacenze non coprono il dovuto, può estendere il pignoramento anche al quinto dello stipendio presso il datore di lavoro o della pensione presso l’Inps. In pratica, si può passare dal pignoramento del conto a quello dello stipendio se il primo è insufficiente a estinguere il debito.

È tuttavia discusso se possa avvenire il contrario. In pratica, ci si è chiesto se il creditore può pignorare il conto corrente una volta che ha già avviato il blocco del quinto dello stipendio, blocco che, come noto, permane fino a totale estinzione del debito e, quindi, vale anche per il futuro. 

Sul punto esistono alcuni precedenti che escludono tale possibilità. E ciò perché il creditore ha già scelto il tipo di pignoramento da intraprendere per primo. 

Interessante è però, sul punto, una pronuncia del tribunale di Roma che abbiamo commentato già nell’articolo Possibili più pignoramenti se il quinto dello stipendio non basta? Secondo i giudici della capitale è possibile avviare anche il pignoramento del conto, se è stato già attuato il pignoramento dello stipendio, tutte le volte in cui la trattenuta in busta paga è troppo esigua rispetto al credito fatto valere, ossia se la prima azione esecutiva non è sufficiente, in una prospettiva futura, a soddisfare il credito. 

Nel caso di specie era stata autorizzata una trattenuta sullo stipendio di 200 euro, ritenuta però dal tribunale troppo bassa per soddisfare un credito di diverse decine di migliaia di euro (nel caso di specie erano 30mila euro). Il creditore dovrebbe aspettare un lasso di tempo eccessivo: ed allora quest’ultimo ben può avviare un secondo pignoramento anche su altri beni, come appunto il conto corrente, per accelerare il recupero delle somme che gli sono dovute. 

note

[1] Art. 546 cod. proc. civ.

Autore immagine: mano legata a catena. Di MJgraphics


1 Commento

  1. Buongiorno, e se nel conto corrente viene accreditata solo la Pensione di un importo inferiore ai circa 1.350 euro pari a 3 volte assegno sociale, ( quindi giacenze pari a zero dopo il primo del mese), avendo già in atto un pignoramento del 1/5, il creditore può lo stesso pignorare il c/c?.Se si le somme accreditate dopo non sono sempre pignorabili entro il quinto con l’esclusione dell’ ultimo emolumento? Grazie

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