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Legittima difesa: casi

1 Maggio 2019 | Autore:
Legittima difesa: casi

Quali sono gli esempi più comuni di legittima difesa? Quando si applica la legittima difesa domiciliare? Quando si possono usare armi? Quando la difesa è reato?

La legittima difesa è uno di quegli argomenti giuridici che fa sempre notizia e, puntualmente, scontenta tutti, sia coloro che sarebbero favorevoli ad un trattamento maggiormente punitivo, sia quelli che, al contrario, vorrebbero limitare il più possibile il ricorso alla forza. Insomma: da un lato c’è il partito di chi sostiene che, quando si viene aggrediti, soprattutto se in casa, è lecita qualsiasi reazione; dall’altro, ci sono coloro che ritengono sia comunque ingiusto rispondere con le armi ad un’intrusione. Il legislatore, nonostante le recentissime riforme, pare aver scelto una via di mezzo, facendo sì che nei casi di legittima difesa si possa reagire solo a determinate condizioni.

Il punto è che la realtà è talmente variegata che, a volte, sembra impossibile disciplinare ogni ipotesi per mezzo di una sola norma. Quello che voglio dire è che i casi concreti di legittima difesa sono talmente tanti che, a volte, si fa fatica ad applicare ad essi l’unico articolo che il codice penale dedica ad essa. Ad esempio: come funziona la legittima difesa se il furto avviene in casa? Come funziona se, invece, l’illecito avviene per strada? Le armi si possono utilizzare sempre o soltanto se il malviventi è anch’esso armato? Con questo articolo vorrei parlarti dei diversi casi di legittima difesa.

Legittima difesa: cos’è?

La legittima difesa consente a chi subisce un’aggressione su di sé o sui propri beni di potersi difendere senza necessità di attendere l’intervento delle forze dell’ordine. Addirittura la difesa può essere legittima anche quando si interviene per soccorrere una terza persona: per la legge, quindi, si tratterà di legittima difesa anche quella posta in essere da chi, pur di salvare un passante dalle percosse di un malintenzionato, si intrometta e utilizzi la forza per allontanare il malvivente.

Si tratta di un istituto che fa salvo il diritto di ciascun cittadini di difendersi da sé nei casi in cui non è possibile attendere l’intervento delle autorità, le uniche legittimate all’impiego della forza. Vediamo la legge come descrive la legittima difesa.

Legittima difesa: cosa dice la legge?

Secondo il Codice penale [1], non può essere punito chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere  un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Caratteristiche essenziali della legittima difesa sono:

  • l’esigenza indifferibile di proteggere un proprio o altrui diritto da un’offesa illegittima. La difesa può essere esercitata per difendere ogni tipo di diritto, quindi per respingere sia aggressioni alla persona che al patrimonio;
  • il pericolo che grava sul bene giuridico (patrimonio, salute, ecc.) deve essere incombente e non causato volontariamente da chi intende difendersi. Ciò significa che non può invocare la legittima difesa chi, ad esempio, sfida a duello un’altra persona;
  • la proporzione tra la difesa e l’aggressione, da intendersi non tanto in rapporto tra i mezzi di difesa e offesa utilizzati, quanto comparando i beni giuridici in gioco (incolumità fisica, patrimonio, ecc.).

Ti rinvio alla lettura dell’articolo Quando è legittima difesa per approfondire ciascun elemento della legittima difesa.

La legittima difesa domiciliare

La legittima difesa entro le mura domestiche è stata trattata in maniera un po’ diversa dal legislatore che, sensibile al problema del maggior pericolo che una persona percepisce quando si trova ad avere a che fare con uno sconosciuto in casa, ha ritenuto opportuno fornire una disciplina ad hoc per questa particolare circostanza.

Secondo la legge, nei casi di violazione di domicilio (per tale dovendosi intendere ogni luogo, anche diverso dalla casa, ove viene esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale, tipo un ufficio o uno studio) sussiste sempre la proporzione tra difesa e offesa se taluno, legittimamente presente nel domicilio, usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

  • la propria o la altrui incolumità;
  • i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

La legittima difesa domiciliare, a differenza di quella standard o classica che abbiamo brevemente descritto nel paragrafo superiore, consente a colui che ha subito la violazione di domicilio di poter rispondere all’aggressione con maggiore libertà, visto che la proporzionalità tra difesa e offesa è sempre presunta, purché tuttavia vi sia un pericolo concreto per la propria incolumità.

La nuova legittima difesa domiciliare: come funziona?

Le modifiche apportate nel 2019 alla legittima difesa domiciliare hanno introdotto un ulteriore comma, il quale stabilisce che nei casi di violazione di domicilio agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.

In pratica, nei confronti di chi si introduce nella nostra abitazione o nel nostro studio possiamo sempre reagire con la forza ed, eventualmente, con le armi, se chi intende introdursi nei luoghi di proprietà privata lo faccia utilizzando la violenza fisica o le armi. In pratica, se qualcuno bussa alla porta spianando una pistola, si potrà reagire alla stessa maniera.

Alcuni esempi di legittima difesa

Descritta in questo modo, la legittima difesa può sembrare un istituto abbastanza astratto, a volte anche di difficile comprensione. Se stai leggendo questo articolo è perché vuoi che ti vengano spiegati concretamente i casi di legittima difesa. Vediamo allora alcune circostanza concrete in cui si può (oppure no) invocare la legittima difesa.

Secondo la giurisprudenza, è legittima la condotta di chi, per difendersi dai pugni e dagli schiaffi dell’aggressore, utilizza un oggetto per scagliarlo contro di lui [2].

Sussiste ugualmente legittima difesa quando si risponde alle molteplici aggressioni altrui, pur reagendo in maniera confusa, secondo la concitazione del momento: la Corte di Cassazione ha giustificato la condotta del medico che, recatosi a casa del paziente, sia stato da questo ripetutamente aggredito e, di conseguenza, abbia reagito con violenza [3].

È legittimo difendersi da un’aggressione fisica, sia in casa propria che per strada, quando c’è in gioco la propria incolumità fisica o, addirittura, la propria vita. Occorre però prestare attenzione: se l’aggressione è finalizzata a fare del male ma non ad uccidere, non sarà legittima una risposta volta a ferire mortalmente, in quanto non ci sarebbe proporzione tra pericolo per la propria incolumità e pericolo per la vita dell’aggressore. Quindi, un attacco a mani nude, consistente in schiaffi e pugni, non legittimerebbe una reazione armata.

Per impedire un furto (ad esempio, quello della propria auto mediante forzatura della serratura della portiera) è possibile utilizzare la forza, purché sia diretta ad impedire l’illecito e non a fare del male al ladro. In altre parole, se cogliamo in flagrante uno scassinatore possiamo intrometterci tra lui e i beni che intende rubare ma, se non c’è alcun pericolo di aggressione da parte sua, non possiamo reagire violentemente né tantomeno usare un’arma. È lecito tuttavia esplodere un colpo di arma da fuoco in aria oppure a terra a mero scopo intimidatorio.

Casi di legittima difesa domiciliare

Per quanto riguarda la legittima difesa domiciliare, è sempre possibile difendersi da un’aggressione fisica: di conseguenza, sarà possibile utilizzare un’arma regolarmente detenuta per difendere la propria incolumità oppure quella dei familiari.

Diverso è il discorso nel caso in cui la violazione di domicilio non metta in pericolo la vita o l’integrità fisica di chi vi risiede legittimamente: non sarà quindi possibile sparare al ladro che sta rubando l’argenteria, ma solamente intimorirlo esplodendo un colpo d’arma da fuoco in aria oppure sul pavimento.

A seguito delle recenti modifiche in tema di legittima difesa domiciliare, è invece sempre possibile utilizzare un’arma per impedire a malviventi armati di fare ingresso in casa nostra: la legge dice espressamente che è possibile respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.

Casi in cui non è legittima difesa

Vediamo ora i casi in cui la giurisprudenza ha escluso la legittima difesa. Secondo i giudici, non può ricorrere la legittima difesa se entrambe le parti si lanciano l’una contro l’altra per aggredirsi reciprocamente; ugualmente, è da escludere l’esimente nel caso di rissa ove tutti hanno intenzione di partecipare.

Alla stessa maniera, i giudici hanno escluso la legittima difesa nei casi in cui sia possibile allontanarsi oppure darsi alla fuga senza pregiudizio e senza disonore: di conseguenza, è punibile colui che può evitare lo scontro con il presunto aggressore recandosi senza difficoltà alla propria autovettura per andare via ma, anziché fare ciò, ridiscende da essa con una pistola per uccidere l’aggressore [4].

Ugualmente, è stata esclusa la legittima difesa nel caso di colui che, pur potendo sottrarsi all’aggressione di cinque malviventi chiudendo la porta di casa, reagisce sparando e uccidendo alcuni dei suoi antagonisti [5].

Secondo la giurisprudenza non si può parlare di legittima difesa nemmeno nei casi in cui la vittima che ha appena subito un furto in casa decida di sparare al ladro in fuga: la persona che esplode un colpo di arma da fuoco dalla finestra della propria abitazione, uccidendolo, contro un ladro che si era in precedenza introdotto nella dimora ma che si stava dando alla fuga, risponde di omicidio volontario [6].

Addirittura, nel valutare la proporzione tra difesa e offesa, occorre tener conto anche del rapporto tra le “forze fisiche” in gioco: l’aggredito di maggior prestanza fisica che, pur avendo la possibilità di neutralizzare l’aggressione immobilizzando la controparte, reagisce procurando del male non necessario all’aggressore (nella fattispecie, con un morso gli veniva asportata parte della palpebra), non potrà invocare la scriminante della legittima difesa.

Come già detto, è vietato sparare alle spalle dell’aggressore, in quanto tale condizione non rappresenta un pericolo per chi subisce il furto: di conseguenza, commette un delitto chi spara al ladro che sta cercando di impossessarsi dell’autovettura, in quanto una reazione difensiva legittima sarebbe stata quella di sparare un colpo in aria oppure sull’asfalto a scopo intimidatorio, oppure alle gomme dell’autoveicolo per bloccarne la marcia [7].

Se si verifica una colluttazione a mani nude di breve durata, non è legittima la reazione di colui che si allontana per armarsi di coltello e poi tornare per ferire mortalmente l’altro contendente [8]. Di conseguenza, commette sempre reato chi, terminata la rissa o la lotta, torni dal suo antagonista per compiere una vendetta.

note

[1] Art. 52 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 16908 del 12.02.2004.

[3] Cass. sent. n. 25608 del 27.06.2011.

[4] Cass. sent. n. 5697 del 06.02.2004.

[5] Cass. sent. n. 8820 del 20.10.1984.

[6] Cass. sent. n. 32282 del 29.09.2006.

[7] Cass. sent. n. 6979 del 14.07.1997.

[8] Cass. sent. n. 47117 del 11.12.2009.

Autore immagine: Unpslash.com


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