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Sanatoria Canone Rai

1 Maggio 2019
Sanatoria Canone Rai

Pace fiscale anche per chi non ha pagato l’imposta sulla televisione: nella cancellazione delle micro cartelle rientrano anche quelle del Canone Rai.

Buone, anzi ottime, notizie per chi non ha pagato negli scorsi anni il Canone Rai. La Cassazione ha appena confermato che non andrà più versata alcuna somma. Annullati insomma tutti gli arretrati. E non si tratta di una rottamazione o di una definizione agevolata, ma di una integrale cancellazione del debito. Che dir si voglia si tratta della prima vera sanatoria Canone Rai. E la conferma – per chi ancora si sta strizzando gli occhi per l’incredulità – viene da una pronuncia della Cassazione di ieri [1] (trovi il testo per esteso a questo link).

Cerchiamo di fare il punto della situazione e vediamo come funziona la sanatoria del Canone Rai, chi ne ha diritto e come fare per rientrare tra i beneficiari.

Sanatoria Canone Rai: chi ne ha diritto?

Può sembrare incredibile, ma lo Stato ha rinunciato al proprio credito nei confronti di tutti i contribuenti in possesso di un apparecchio televisivo che, fino al 2010, non hanno pagato l’imposta sulla televisione. È questa la – forse paradossale ma di sicuro attesissima – conseguenza del decreto fiscale del 2018 [2] che ha cancellato le cartelle di pagamento fino a 1.000 euro. E siccome il Canone Rai non ha mai superato i 114 euro, ecco che ogni annualità, che non sia già prescritta, non è più dovuta. Né importa che, nella stessa cartella, vengano chiesti gli ultimi 10 anni (tale è la prescrizione del Canone Rai) visto che il limite di mille euro non si riferisce all’intero ammontare della cartella, ma ad ogni singolo importo iscritto a ruolo. Leggi sul punto: Pace fiscale: cancellate anche le cartelle superiori a mille euro.

Di tanto ha preso atto la Cassazione che, proprio ieri, ha completamente cancellato una cartella esattoriale di oltre 500 euro dovuta a titolo di Canone Rai. 

Vediamo allora chi ha diritto alla sanatoria del Canone Rai.

La prima condizione che non pone alcun problema è l’entità del debito che, come detto, non deve essere superiore a 1.000 euro, comprensivi di sanzioni e interessi. Il Canone Rai vi rientra a pieno titolo. Ricordiamo infatti che l’imposta sulla televisione è stata una delle poche che, nel corso del tempo, è diminuita anziché aumentare. Con la Legge di Stabilità 2016, il Canone Rai è stato portato da 113,50 euro a 100 euro e, nel contempo, inserito nella bolletta della luce. Poi, con la manovra del 2017, la cifra fu di nuovo ridotta da 100 a 90 euro, confermati anche per l’anno in corso e per il 2020 (salvo rincari dell’ultimo minuto).

Il Canone Rai rientra quindi sempre nei mille euro della sanatoria visto che – come anticipato sopra – non si considera il totale della cartella esattoriale, ma la singola voce, quella cioè che costituisce il debito iscritto a ruolo. Ben potrebbe profilarsi la situazione di un contribuente con una cartella da 10mila euro, con importi singolarmente presi inferiori a mille, e dunque tutti cancellati.

La seconda condizione per usufruire della sanatoria del Canone Rai è rientrare nell’arco di tempo a cui si riferisce il provvedimento governativo. Il debito deve essere stato iscritto a ruolo tra il 2000 e il 2010. È vero che gran parte di questi importi potrebbero essere già di per sé prescritti, ma è anche probabile che l’agente della riscossione abbia, nel frattempo, inviato delle lettere di sollecito che hanno interrotto i termini o abbia addirittura intrapreso un fermo auto o un pignoramento. Conti alla mano sono circa 12milioni i carichi fiscali sotto i mille euro cancellati da Agenzia Entrate Riscossione.

Annullamento automatico degli arretrati del Canone Rai

Come anticipato, il Dl 119/2018, con l’articolo 4, ha previsto che i debiti di importo residuo al 24 ottobre 2018 fino a mille euro (comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni), risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, sono «automaticamente» annullati. «Automaticamente» significa che è già l’agente della riscossione (Agenzia Entrate Riscossione) a eliminare, dai propri file, gli elenchi del Canone Rai, senza bisogno che il contribuente presenti una apposita istanza. Istanza che, tutt’al più, andrà depositata se, nonostante tutto, al 1° gennaio 2019 risultino ancora cartelle “intestate” al contribuente a titolo di imposta sulla televisione. La norma infatti prevede che tale annullamento sia effettuato al 31 dicembre 2018 e che l’agente della riscossione debba trasmettere gli atti agli enti interessati relativamente alle quote annullate. 

Chi ha fatto ricorso contro il Canone Rai

La sanatoria – sottolinea la Cassazione – tocca anche chi ha presentato, negli scorsi anni, ricorso contro la cartella di pagamento. In tale ipotesi il giudice tributario (perché è sua la competenza in materia di imposta tv) deve chiudere la causa dichiarando la «cessazione della materia del contendere», anche senza istanza di parte.

Proprio nella vicenda che ha dato origine alla pronuncia della Cassazione qui in commento, i giudici di legittimità hanno innanzitutto ricordato che, nelle more del processo, è stato introdotto il cosiddetto “stralcio”.  

I giudici di legittimità hanno così rilevato che, in questo caso, la cartella oggetto di controversia era stata notificata il 12 luglio 2008 e il valore del procedimento era inferiore a mille euro. L’Agenzia delle Entrate sul punto non ha sollevato contestazioni di sorta e pertanto è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere con compensazione integrale delle spese di giudizio. 

La decisione è anche una delle prime che hanno applicato in via automatica, senza cioè un’istanza da parte del contribuente, la nuova norma sullo stralcio delle cartelle. 

note

[1] Cass. sent. n. 11410/2019 del 30.04.2019.

[2] Dl 119/2018

Autore immagine: uomo con faccia di televisione. Di frankie’s

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 3 – 30 aprile 2019, n. 11410

Presidente Chindemi – Relatore Mondini

Fatti di causa

1.- Arci Caccia nazionale ha proposto ricorso alla CTP di Torino lamentando la illegittimità della cartella di pagamento dell’importo di Euro 537,12 notificata in data 12 luglio 2008, relativa all’abbonamento televisivo speciale per i canoni RAI degli anni dal 2001 al 2007. La CTP ha respinto il ricorso. Il contribuente ha proposto appello, rigettato dalla CTR del Piemonte.

2.- La contribuente ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza di secondo grado, affidato a tre motivi. L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso, mentre non si è costituita Equitalia Gerit s.p.a.

3. Con ordinanza del 7 marzo 2018 la Corte, rilevato il decesso dell’avv. Umberto Cassano difensore della ricorrente, ha rinviato ad udienza pubblica il processo a garanzia del contraddittorio, con avviso alla parte ricorrente. Alla pubblica udienza del 3 aprile 2019 nessuno si è costituito per la ricorrente. E’ presente l’Avvocatura dello Stato per l’Agenzia delle Entrate. Il P.G. chiede il rigetto del ricorso.

Ragioni della decisione

1.- Con il primo motivo di ricorso, si lamenta la violazione e falsa applicazione di norma di legge in relazione all’art.112 c.p.c. in quanto la CTR non si sarebbe pronunciata sui fatti decisivi di causa e cioè sul dedotto errore di ricostruzione e valutazione del fatto da parte del giudice di primo grado. Con il secondo e terzo motivo la associazione lamenta la violazione di legge con riferimento al R.D.L. 246/1938, al D.L. It. 458/1944e all’art. 27 d comma 2 della legge 223/1990, e l’omessa motivazione su un fatto decisivo poiché il televisore cui si riferiscono i canoni oggetto di causa è detenuto nei locali della associazione ARCI caccia, non aperti al pubblico e destinato ad un uso meramente privato, come qualsiasi tecnico avrebbe potuto verificare. Lamenta che la CTR non solo non ha ritenuto di verificare quanto affermato dalla ricorrente, ma non ha neppure risposto alle doglianze esposte da essa associazione.

3.- La CTR ha rigettato l’appello rilevando che l’ARCI caccia svolge attività ricreativa per i suoi associati, cui sono aperti i locali ove è detenuto il televisore e che gli associati sono da considerarsi fuori dall’ambiente familiare. Pertanto, secondo la CTR, correttamente l’ente impositore ha ritenuto che si tratti di abbonamento speciale e non a uso familiare.

4.- Nel merito, si deve rilevare che nelle more è stata emanata dal legislatore una norma che prevede lo stralcio dei debiti fino alla somma di Euro 1.000,00 affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010 (art 4 del D.L. 119 /2018 convertito in legge 136/2018, cd. decreto fiscale). Detta norma, al comma 1, prevede che «i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille Euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1. gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorché riferiti alle cartelle per le quali è già intervenuta la richiesta di cui all’articolo 3, sono automaticamente annullati. L’annullamento è effettuato alla data del 31 dicembre 2018 per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili. Ai fini del conseguente discarico, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico, ovvero in via telematica, in conformità alle specifiche tecniche di cui all’allegato 1 del decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze del 15 giugno 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 22 giugno 2015».

La cartella in esame rientra nello stralcio, posto che è stata notificata in data 12.7.2008 e il valore del procedimento complessivamente dichiarato è di Euro 568,61 a fronte di una cartella originaria di Euro 537,72, né sul punto l’Agenzia muove contestazioni.

Deve allora darsi atto della cessazione della materia del contendere, con compensazione integrale delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Dichiara cessata la materia del contendere. Compensa le spese.

 


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