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Assegno: quanto tempo per l’incasso?

1 Maggio 2019
Assegno: quanto tempo per l’incasso?

Tempi di scadenza dell’assegno: quanto tempo per l’incasso di un assegno circolare e di uno bancario?

Immagina di dover ricevere un pagamento molto sostanzioso e di aver chiesto perciò il rilascio di un assegno. Dopo aver ricevuto il titolo, lo riponi in un cassetto. L’indomani dovrai infatti partire per un lungo viaggio e non hai tempo per recarti in banca e versarlo sul conto o cambiarlo con i contanti. Ti chiedi però quanti giorni hai prima che scada. In altri termini: quanto tempo c’è per l’incasso di un assegno? La risposta è stata fornita, in modo molto chiaro e semplice da un’ordinanza di ieri della Cassazione [1]. Ecco cosa è stato detto in questa occasione.

Una precisazione preliminare è però necessaria. La pronuncia della Suprema Corte non inventa nulla di nuovo: è già la legge a dettare i tempi di incasso dell’assegno. Tant’è vero che, in passato, sono state pubblicate altre sentenze che ribadiscono lo stesso principio. Ne avevamo già dato atto in un nostro precedente articolo dal titolo Assegno circolare: quanti giorni per l’incasso.

Prima di chiarire quando scade un assegno c’è un’importante distinzione da fare: quella tra assegno circolare e assegno bancario. Difatti la disciplina sui tempi di incasso è differente a seconda che si ricada nell’uno o nell’altro caso. 

Assegno bancario: cos’è?

Chi è proprietario di un conto corrente può chiedere alla banca che gli rilasci un carnet di assegni. Questi titoli gli consentono di fare pagamenti utilizzando i propri soldi depositati sul conto: soldi che però possono esserci come non esserci. 

Vien da sé che l’assegno può essere pagato al portatore solo se sul conto ci sono somme pari o superiori all’importo riportato sull’assegno medesimo (in tal caso si dice che l’assegno è coperto). 

Viceversa se sul conto non c’è provvista sufficiente a coprire il pagamento, l’assegno viene protestato e costituisce “titolo” per avviare un pignoramento. Prima del protesto, la banca invia un avviso al cliente dandogli il tempo per coprire l’assegno. 

L’assegno bancario non offre alcuna garanzia al prenditore: questi infatti, nel momento in cui riceve il titolo, non può sapere se sul conto del debitore vi sono i soldi per l’incasso. Ben potrebbe trovarsi quindi dinanzi alla brutta sorpresa di scoprire che l’assegno in suo possesso è scoperto e deve essere protestato.

Assegno circolare: cos’è?

Chi vuole avere una garanzia assoluta di pagamento può chiedere invece un assegno circolare. In questo caso, chi deve pagare una somma di denaro a un’altra persona, anziché consegnare a quest’ultima i contanti, li deposita in banca. A fronte di ciò, l’istituto di credito gli rilascia un certificato, appunto il cosiddetto assegno circolare. Questo titolo offre quindi la certezza assoluta che il denaro per coprire il titolo c’è già. È quindi impossibile il protesto di un assegno circolare.

Il vantaggio che offre questo titolo è anche la comodità di trasporto, che non comporta il rischio di portare con sé il denaro contante.

Quanto tempo per l’incasso dell’assegno bancario

Non resta che vedere ora i tempi di scadenza dell’assegno: ossia quanto tempo c’è per l’incasso. Per quanto attiene all’assegno bancario [2], il prenditore ha 8 giorni di tempo se l’assegno è su piazza (ossia la banca del correntista è nello stesso Comune riportato sull’assegno stesso nell’apposito campo). Il termine decorre dalla data di emissione dell’assegno stesso (anche questa è riportata sul titolo).

Se invece l’assegno è fuori piazza (ossia il Comune della banca è diverso da quello del luogo di emissione del titolo) il termine per l’incasso è di 15 giorni dalla data di emissione. 

Gli assegni da pagare in uno Stato diverso da quello in cui sono stati emessi: il termine è di 20 giorni se lo Stato è europeo; per gli altri Stati invece il termine è di 60 giorni.

Che succede se si incassa l’assegno bancario in ritardo?

Finché non scadono i termini per l’incasso, il correntista non può revocare alla banca l’ordine di pagamento dell’assegno (salvo a denunciarne lo smarrimento o il furto).

Una volta però scaduti i termini anzidetti (8, 15, 20 o 60 giorni), il debitore può revocare l’ordine di pagamento. 

Così, se Mario dà un assegno bancario a Francesco e il giorno dopo si pente di ciò, la banca di Mario deve comunque pagare a Francesco il titolo, neanche se ad ordinargli il contrario è Mario stesso. Tuttavia, una volta scaduti gli 8 giorni per gli assegni su piazza o i 15 giorni per gli assegni fuori piazza, Mario può ordinare alla banca di non pagare più il titolo e questa volta la banca non può disobbedire. La revoca dell’assegno bancario una volta scaduti i termini non implica quindi il protesto ma ciò non toglie che, se il debito è effettivo, il creditore potrà ugualmente agire contro il debitore.

Quanto tempo per l’incasso dell’assegno circolare? 

L’assegno circolare può essere cambiato nel termine di tre anni dall’emissione e non come per gli assegni normali entro otto o quindici giorni dalla sottoscrizione. 

La legge [2] chiarisce che, riguardo agli assegni circolari l’azione contro la banca emittente si prescrive nel termine di tre anni dall’emissione. Non è quindi applicabile il termine di otto giorni previsto per il comune assegno.


note

[1] Cass. ord. n. 11387/19.

[2] Art. 32 del Rd n. 1736/1933.

[3] Art. 84, comma 2, del Rd n. 1736/1933.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 13 settembre 2018 – 30 aprile 2019, n. 11387

Presidente Frasca – Relatore Pellecchia

Rilevato che:

1. Nel 2009, L.M. conveniva dinanzi al Tribunale di Roma la Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A., e, assumendo di essere portatore di quattro assegni circolari da essa emessi per i quali era stata rifiutata la liquidazione, chiedeva che venisse condannata al pagamento della somma ad essi corrispondente, pari ad Euro 1.263,98, oltre ai danni e alle spese. Con ordinanza, il Tribunale adito dichiarava la propria incompetenza per valore e rimetteva il giudizio dinanzi al Giudice di Pace.

Con sentenza 12348/2013, il Giudice di Pace rigettava la domanda attorea.

L.M. proponeva appello avverso la predetta sentenza, reiterando la domanda di condanna della Banca e lamentando l’erroneità della sentenza “nella parte in cui non ha considerato che il comportamento della banca si apprezzerebbe come in violazione del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, art. 82, a mente del quale l’assegno circolare è un titolo di credito all’ordine emesso da un istituto di credito a ciò autorizzato dall’autorità competente, per somme che siano presso di esso disponibili al momento dell’emissione, e pagabili a vista presso tutti i recapiti comunque indicati dall’emittente”.

Con sentenza 18797/2017, pubblicata il 5/10/2017, il Tribunale di Roma rigettava l’appello, motivando ai sensi dell’art. 32, L. assegni, che la Banca avesse correttamente declinato il pagamento, in attesa di ricevere l’autorizzazione allo stesso, avendo l’appellante portato i titoli all’incasso a quasi un anno di distanza dalla loro emissione; invero, ad avviso del Giudice del gravame, sebbene la legge prescriva un termine per i soli assegni bancari, la stessa previsione è da ritenersi applicabile anche per gli assegni circolari, secondo un criterio di ragionevolezza e proporzionalità.

2. L.M. propone ricorso per cassazione, sulla base di sei motivi. Banca Monte dei Paschi di Siena resiste con controricorso.

3. È stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza, la proposta di inammissibilità del ricorso. Il ricorrente ha depositato memoria.

Considerato che:

4. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio, di non condividere la proposta del relatore.

5.1. Con il primo motivo parte ricorrente lamenta l’errata applicazione della L. assegni in relazione all’obbligo di immediato pagamento dell’assegno circolare (violazione e falsa applicazione del R.D. n. 1736 del 1933, art. 83 e art. 84, comma 2).

5.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta l’errata applicazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità, cui il Tribunale ha fatto espresso riferimento per rigettare la domanda dell’appellante.

5.3. Con il terzo motivo, il ricorrente si duole dell’errata affermazione di una circostanza mai verificatasi e comunque mai provata (violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 c.c., 116 e 132 c.p.c.), qual è la richiesta fatta dalla banca all’odierno ricorrente di un termine in attesa delle verifiche, in particolare in attesa di ricevere l’autorizzazione al pagamento.

5.4. Con il quarto motivo, il L. lamenta il difetto assoluto di motivazione in relazione ad una circostanza mai verificatasi (omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio), non avendo la Banca mai provato di aver declinato il pagamento in attesa delle verifiche. Si duole che il giudice del merito ha posto a fondamento della decisione una circostanza non solo mai verificatasi, ma mai provata dalla banca convenuta. Il cambio degli assegni venne rifiutato.

6. I quattro motivi congiuntamente esaminati sono fondati per quanto di ragione.

Queste le ragioni.

Ha errato il giudice dell’appello che ha ritenuto che, ai sensi dell’art. 32 L. assegni, la Banca avesse correttamente, e in virtù di un principio di prudenza e ragionevolezza, declinato il pagamento in attesa di ricevere l’autorizzazione allo stesso avendo l’appellante portato i titoli all’incasso a quasi un anno di distanza dalla loro emissione.

Al contrario di quanto affermato dal giudice del merito, nel caso in cui un assegno circolare non sia stato effettivamente riscosso dal beneficiario, il diritto al rimborso della provvista da parte del richiedente l’emissione del titolo si prescrive nell’ordinario termine decennale, che decorre dal momento in cui esso può essere fatto valere, cioè dalla scadenza del termine di tre anni previsto dal R.D. n. 1736 del 1934, art. 84, entro cui si prescrive l’azione del beneficiario dell’assegno contro l’istituto bancario emittente, come è confermato dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 345 ter, che prevede il versamento degli assegni circolari non riscossi al Fondo per indennizzare i risparmiatori rimasti vittime di frodi finanziarie, soltanto dopo che sia scaduto il detto termine triennale.

Infatti la disciplina dell’assegno, il R.D. n. 1736 del 1933, art. 84, comma 2, chiarisce che, riguardo agli assegni circolari, l’azione contro l’emittente istituto bancario si prescrive nel termine di tre anni dall’emissione. Mentre con riferimento all’assegno bancario, l’art. 32 prevede un termine assai stretto (otto giorni) per la presentazione dell’assegno stesso all’incasso, se pagabile nel medesimo comune in cui è stato emesso (termini più ampi, anche se sempre assai limitati, se il Comune è differente); dopo trascorso tale termine, l’intestatario dell’assegno può ordinare di non pagare la somma; in mancanza di tale ordine, l’assegno può comunque essere pagato anche successivamente (art. 35). Per struttura e caratteri l’assegno bancario si distingue nettamente da quello circolare che costituisce un titolo di credito all’ordine, emesso da un istituto di credito a ciò autorizzato dall’autorità competente, per un importo che sia disponibile presso di esso al momento della emissione, e pagabile a vista presso tutti i recapiti indicati dall’emittente (Cass. n. 5889/2018). Deve dunque escludersi una applicazione analogica degli artt. 32 e 35 all’assegno circolare. Va ancora precisato che la L. n. 266 del 2005, art. 1, commi 343 – 345, ha costituito un Fondo per indennizzare le vittime di frodi finanziarie, alimentato tra l’altro dall’importo di conti correnti e rapporti bancari “dormienti “. Assai significativamente l’art. 1, comma 345 ter, precisa che gli importi degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione del relativo diritto di cui al R.D. n. 1736 del 1933, art. 84, comma 2, sono versati al Fondo entro il 31 maggio dell’anno successivo a quello in cui scade il termine di prescrizione. Aggiunge che resta impregiudicato il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo. Proprio le caratteristiche suindicate dell’assegno circolare configurano il rapporto tra il titolare dell’assegno stesso e l’istituto bancario, come mandato (al riguardo, Cass. N. 11961 del 2003). È indubbio che il mandato sia sempre revocabile (art. 1722 c.c. ss.) e se revoca del mandato vi fosse, è da ritenere che il diritto alla restituzione potrebbe essere fatto valere, pur pendendo il termine triennale per l’azione cartolare del beneficiario (e dalla revoca decorrerebbe la prescrizione decennale): non vi è prova alcuna che sia stata disposta nel caso di specie tale revoca. Una volta trascorso il termine triennale, il beneficiario non può più ottenere il pagamento dell’assegno/e a quel punto il richiedente l’assegno stesso potrà ripetere la provvista (senza necessità di revocare il mandato che è oggettivamente venuto meno). Dallo spirare del triennio decorre quindi la prescrizione del diritto.

Pertanto ha errato nel caso di specie il giudice del merito che ha applicato all’assegno circolare le stesse regole dell’assegno bancario.

5.5. Con il quinto motivo il ricorrente lamenta l’errata mancata compensazione delle spese di lite (violazione e falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c.), non essendovi ragioni per non disporla.

5.6. Con l’ultimo motivo di ricorso il ricorrente lamenta l’errata liquidazione delle spese di lite in misura di Euro 8.000, per un giudizio di valore pari a 1.200 (violazione e falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014).

Gli ultimi due motivi sono assorbiti dall’accoglimento dei precedenti.

6. Pertanto, la Corte accoglie il i primi quattro motivi di ricorso, dichiara assorbiti il quinto e il sesto, cassa la sentenza impugnata come in motivazione e rinvia, anche per le spese di questo giudizio, al Tribunale di Roma in diversa composizione.

P.Q.M.

la Corte accoglie il i primi quattro motivi di ricorso, dichiara assorbiti il quinto e il sesto, cassa la sentenza impugnata come in motivazione e rinvia, anche per le spese di questo giudizio, al Tribunale di Roma in diversa composizione.


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