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Difficoltà in gravidanza: scattano i controlli del fisco

15 Gennaio 2018
Difficoltà in gravidanza: scattano i controlli del fisco

È  legittimo l’accertamento fiscale a carico della contribuente che giustifica il calo dei propri guadagni solo con le difficoltà derivanti dalla gravidanza

La donna sempre più spesso è chiamata a svolgere il triplice ruolo di lavoratrice, moglie e madre. Così quando si scopre di aspettare un bambino spesso ci si trova davanti a numerosi interrogativi su come gestire i propri impegni, il proprio lavoro, i propri guadagni e la gravidanza. A dirla tutta, fare un figlio è, già di per sé, molto impegnativo anche (e soprattutto) a livello economico. Se a ciò si aggiunge anche lo “spauracchio del fisco” ed il timore di un accertamento fiscale, le cose diventano davvero complicate. Ora, se è vero che la legge protegge le donne in dolce attesa con una serie di tutele specifiche; al contrario il fisco non applica “nessuno sconto” nei confronti delle donne in gravidanza. La domanda, dunque, è la seguente: è legittimo l’accertamento fiscale in caso di difficoltà durante la gravidanza? È  legittimo l’accertamento fiscale a carico della contribuente che giustifica il calo dei propri guadagni con la gravidanza? A tanto risponderemo nel presente articolo.

Donne in gravidanza e controllo fiscale

L’occhio attento del fisco non fa sconti a nessuno. In caso di difficoltà durante la gravidanza il Fisco non si impietosirà affatto, anzi – con molta probabilità – avvierà un controllo. In caso di incongruenze, infatti, il Fisco ben potrebbe disporre dei controlli a carico di chi adduca quale unica motivazione per giustificarsi le difficoltà derivanti dalla gravidanza. In questi casi, infatti, è legittimo l’accertamento fiscale e non sarà così semplice, eventualmente, evitare le sanzioni sull’evasione presunta. Detta in poche parole: è legittimo l’accertamento fiscale a carico della contribuente che giustifica il calo del proprio fatturato e dei propri redditi con la gravidanza. Ciò è quanto affermato, con una recente pronuncia, dalla Corte di Cassazione [1], la quale ha accolto il ricorso presentato dall’amministrazione finanziaria contro una commerciante che aveva giustificato con la gravidanza il calo dei propri guadagni, dichiarando minori redditi. Meglio evitare, quindi, di dichiarare minori redditi o cali del fatturato adducendo quale unica motivazione il proprio stato di gravidanza.

Controlli del fisco: come funzionano

Il fisco  tiene sotto controllo il tenore di vita dei contribuenti e quando le uscite diventano troppe rispetto alle entrate scattano gli accertamenti fiscali. Il ragionamento alla base di tutto è il seguente: ognuno di noi non può spendere più di quanto guadagna. Se, al contrario, gli acquisti sono superiori alle entrate di almeno il 20%, le possibilità che non si stia cercando di evadere le tasse sono davvero poche: o hai vinto al gioco, o hai ricevuto una donazione (ed in entrambi i casi va dimostrato) o stai ricevendo pagamenti in nero. Il mezzo attraverso il quale il fisco esegue questi controlli è il redditometro: le spese devono essere coerenti con la dichiarazione dei redditi di ognuno, altrimenti l’Agenzia delle Entrate potrebbe insospettirsi e far scattare l’accertamento fiscale.

In ambito tributario,inoltre, assumono molto rilievo le presunzioni. Queste ultime, secondo quanto stabilito dal legislatore [2], sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignorato. In altre parole, tramite una presunzione è possibile accertare un fatto attraverso un ragionamento logico che da fatto conosciuto deduce un fatto non conosciuto. Con particolare riferimento alla dichiarazione dei redditi, la legge espressamente stabilisce che una eventuale incompletezza, la falsità o l’inesattezza dei dati in essa indicati ovvero l’esistenza di attività non dichiarate possono essere desunte sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise, e concordanti [3]. Per porre in essere tali accertamenti, il Fisco si avvale dei cosiddetti studi di settore, vale a dire di strumenti per identificare la capacità reddituale potenziale del contribuente medio di ogni categoria economica tramite l’analisi dei dati dichiarati e di altri elementi extracontabili.

Gravidanza: quando scattano i controlli del fisco

Ebbene, a detta della Suprema Corte, è legittimo l’accertamento basato sugli studi si settore a carico della contribuente che giustifica il calo di fatturato con la gravidanza. Ciò tanto più se – come nel caso all’esame dei giudici– lo scostamento rispetto agli standards degli studi di settore è rilevante e la commerciante non sempre emetteva gli scontrini. Nella sentenza sopracitata, infatti, la Suprema Corte ha sottolineato che, in caso di incongruenze,  il fisco può legittimamente eseguire dei controlli a carico della contribuente che giustifica il calo dei propri guadagni solo con le problematiche derivanti dalla la gravidanza.


note

[1] Cass. Ord. n. 619 del 12.01.2018.

[2] Art. 2727 Cod. Civ.

[3] Art. 39, comma 1, lett. d, del D. P. R. n. 600/73.


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