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Si può rateizzare un decreto ingiuntivo?

2 Maggio 2019
Si può rateizzare un decreto ingiuntivo?

Si può costringere il creditore a un accordo e ad accettare un pagamento a rate di un debito dopo la notifica del decreto ingiuntivo o del precetto?

Dopo aver letto i nostri articoli sulla dilazione delle cartelle di pagamento e sulla possibilità di pagare a rate le multe e il bollo auto, forse ti starai chiedendo anche se si può rateizzare un decreto ingiuntivo. Immagina una persona che non ha pagato un assegno, una cambiale, una rata del mutuo, il condominio o un fornitore e si sia visto recapitare un’ingiunzione di pagamento con l’ufficiale giudiziario del tribunale. L’importo è elevato, superiore alle sue possibilità. Ciò nonostante non vuol rischiare il pignoramento. Così decide di contattare l’avvocato del creditore per concordare un piano di rientro; gli propone 24 rate da dilazionare nel corso di due anni. La controparte però non intende trattare: vuole tutta la somma in un’unica soluzione. Quali sono i diritti del debitore? Può chiedere di pagare a rate il decreto ingiuntivo? Cerchiamo di capire qui di seguito cosa è possibile fare e cosa no.

Decreto ingiuntivo: come si paga?

Il decreto ingiuntivo contiene l’ordine – impartito dal giudice – di pagare l’intero importo dovuto, più gli interessi e le spese legali, entro massimo 40 giorni dalla sua notifica. Solo i decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi, come ad esempio quelli del condominio, devono essere pagati immediatamente.

Nei 40 giorni, il debitore può anche fare opposizione. L’opposizione sospende l’obbligo di pagamento, ma il giudice potrebbe dichiarare il decreto provvisoriamente esecutivo alla prima udienza.

La somma indicata nel decreto ingiuntivo deve essere versata direttamente nelle mani del creditore (non quindi al suo avvocato). Lo si può fare anche con un bonifico sul conto corrente o con un assegno (anzi, queste forme diventano obbligatorie se l’importo è superiore a 3mila euro).

Decreto ingiuntivo: si può pagare a rate?

Pagare a rate è una possibilità del debitore ma non un diritto. Come detto, la legge prevede solo che il decreto vada pagato – di norma, non oltre 40 giorni –  tutto in una volta. Ma «chiedere è lecito; concedere non è obbligatorio». Il debitore può quindi contattare il creditore – o, meglio, il suo avvocato – e concordare un piano di rientro. Tutto è rimesso alla trattativa tra le parti che potranno stabilire una rateizzazione in più rate a seconda di quanta disponibilità ci sia, da ambo le parti, a venirsi incontro.

Se tale accordo dovesse concludersi, sarà necessario stipulare un atto di transazione in cui, a fronte della rinuncia all’opposizione al decreto, il debitore si obbliga a versare le somme ingiunte a scadenze prefissate. 

Il creditore può anche prevedere, a propria tutela, che l’omesso versamento di una sola rata, comporti la decadenza del beneficio della rateizzazione, con la conseguente possibilità di richiedere il residuo debito in un’unica soluzione.

Se il creditore non accetta di rateizzare il decreto ingiuntivo

Non è detto che il creditore accetti di rateizzare il decreto ingiuntivo, non essendo suo obbligo farlo. Certo è che, specie dinanzi a privati o a soggetti poco solvibili, non ha molto senso trincerarsi dietro rigide posizioni che poi, in caso di pignoramento, potrebbero non portare da nessuna parte. Come si suol dire in questi casi: «A caval donato non si guarda in bocca». E di certo il debitore che offre un pagamento bonario sta dando al creditore un’ottima possibilità per recuperare il proprio denaro senza dover spendere altri soldi. Già, perché in caso di inadempimento, questi sarebbe costretto ad azionare un pignoramento e i tempi dell’esecuzione forzata non sono così brevi (a volte possono durare anche più di un anno). Con tutta l’incertezza che sussiste nell’effettivo rientro del capitale, al netto delle spese legali nel frattempo sostenute.

Ma questo, purtroppo, non tutti i creditori lo capiscono e, in alcune situazioni, si arroccano dietro su “questioni di principio” incomprensibili per chi esercita la professione di avvocato da molti anni e già sa quanti rischi e incertezze comporta un pignoramento.

Cosa può fare allora il debitore dinanzi al rifiuto del creditore alla sua proposta di rateizzazione? Egli potrebbe eseguire lo stesso dei pagamenti periodici, anche in assenza di accordo, non potendo il creditore rifiutarli. In tal modo, oltre a dimostrare la propria buona fede e una seria intenzione a rispettare le scadenze promesse, renderà improbabile un’esecuzione forzata. Intanto perché l’importo decrescerà costantemente costringendo il creditore a rivedere, ogni volta, i conteggi delle somme a lui dovute. In secondo luogo, chi mai spenderebbe altri soldi in spese legali se già sta ottenendo ciò che sperava? Insomma, il creditore potrebbe – anche senza impegnarsi in una transazione – “stare a guardare” e lasciare che il debitore paghi spontaneamente. È una possibilità, non una certezza, né un dovere. In ogni caso, val la pena tentare…


note

Autore immagine: uomo con tre espressioni diverse. Di Mike Focus


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