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Se muore il querelante che succede?

22 Maggio 2019 | Autore:
Se muore il querelante che succede?

Cosa succede se la vittima di un reato muore dopo aver sporto querela? Se invece la persona offesa decede prima di querelare? Cosa succede nei casi di diffamazione?

La querela è quell’atto con cui la persona vittima di un reato segnala il crimine subito all’autorità competente affinché si intervenga per fare giustizia. In pratica, con la querela la vittima chiede alle forze dell’ordine di punire il responsabile dell’illecito. E così, ad esempio, chi ha subito un furto dovrà recarsi dai carabinieri (o dalla polizia, è indifferente) per sporgere querela e chiedere che i responsabili vengano presi; lo stesso dicasi per chi ha subito una lesione non grave a seguito di una colluttazione oppure nell’ipotesi di truffa. La querela consente di attivare la macchina della giustizia affinché punisca il colpevole. Ma cosa succede se il querelante muore? In altre parole, cosa accade se, una volta sporta la querela, la vittima dovesse morire? Il procedimento penale andrebbe comunque avanti, oppure si interromperebbe? Se vuoi conoscere la risposta a queste domande, prosegui nella lettura.

Querela: come funziona?

Come ti ho anticipato nell’introduzione, la querela serve a far sì che l’autorità giudiziaria possa attivarsi per perseguire l’autore (o gli autori) di un reato; senza di essa, nessun procedimento penale potrebbe essere intrapreso. Possiamo dire che la querela è una specie di permesso che la persona offesa dà affinché si possa procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato.

Perché la querela sia efficace, però, occorre che essa sia presentata alle autorità entro e non oltre tre mesi dal momento in cui si è venuti a conoscenza del crimine; in alcuni casi eccezionali (tipo lo stalking e la violenza sessuale), il termine è aumentato a sei mesi.

Cosa succede se la vittima muore prima di sporgere querela?

Prima di vedere che succede se muore il querelante, vediamo il caso opposto: cosa accade se la vittima di un reato muore prima ancora di sporgere querela? È la legge a rispondere: il diritto di querela si estingue con la morte della persona offesa [1].

In buona sostanza ciò significa che, se la vittima di un reato procedibile a querela muore prima di fare la segnalazione alle autorità, non si potrà più far nulla contro il responsabile, perché il diritto di querela si estingue così come ogni altro diritto.

A quanto detto fa eccezione, però, il caso in cui la vittima sia stata diffamata in vita e non abbia fatto in tempo a sporgere querela: ed infatti, la legge [2] dice che, se la persona offesa muore prima che sia decorso il termine per proporre la querela, possono proporla i prossimi congiunti, l’adottante e l’adottato; lo stesso se si tratta di offesa alla memoria di un defunto.

In sintesi, quindi, nel solo caso in cui vi sia stata diffamazione ai danni di una persona che non è riuscita a proporre querela perché successivamente morta, la stessa potrà essere proposta dai parenti più prossimi; lo stesso avviene se la diffamazione è stata fatta a persona non più in vita: saranno sempre i parenti a poter difendere il buon nome del defunto sporgendo querela nei confronti del diffamatore.

Cosa accade se la vittima muore dopo aver sporto querela?

Abbiamo detto che la querela va esercitata tempestivamente (entro tre mesi o, in alcune rare ipotesi, in sei) dalla persona offesa: se questa muore prima del tempo, non si potrà fare più nulla nei confronti dell’autore del fatto, salvo nell’ipotesi di diffamazione.

In pratica, quanto affermato significa che se Tizio ha subito una minaccia da Caio e muore prima di sporgere denuncia, Caio la passerà liscia; se, però, il reato commesso da Caio era una diffamazione, allora i parenti prossimi di Tizio potranno esercitare il diritto di querela rimasto orfano dell’originario titolare.

Vediamo ora cosa succede se muore il querelante, cioè se decede colui che ha già sporto querela. In un caso del genere, il procedimento dovrà fermarsi oppure andrà avanti? È sempre la legge a fornire la risposta: secondo il codice penale, se la querela è stata già proposta, la morte della persona offesa non estingue il reato. In sintesi, quindi, la giustizia farà il proprio corso anche senza la vittima.

Gli eredi possono rimettere la querela?

Se il querelante muore, il processo non si interromperà, ma proseguirà normalmente a carico dell’imputato. Secondo la Corte Costituzionale [3], però, il diritto di rimessione della querela si trasmette agli eredi, i quali possono pertanto ritenere di porre fine al procedimento esercitando tale facoltà.

Secondo il nostro ordinamento, pertanto, il diritto di querela e quello alla sua remissione sono sottoposti ad una disciplina diversa: ed infatti, mentre il diritto di sporgere querela si estingue con la morte del suo originario titolare, cioè della persona offesa (fatta eccezione per il caso di diffamazione), il diritto di rimettere la querela non si estingue ma si trasmette agli eredi, i quali possono esercitarla solamente se tutti acconsentono.

Esempio: Tizio subisce una truffa e decide di sporgere querela; durante il processo, però, decede. A questo punto, il procedimento contro il truffatore andrà avanti, a meno che i figli di Tizio, che sono Caio, Mevio e Sempronio, non decidano congiuntamente di rimettere la querela e, quindi, di rinunciare all’azione penale già esercitata.


note

[1] Art. 126 cod. pen.

[2] Art. 597 cod. pen.

[3] Corte Cost., sent. n. 151 del 19 giugno 1975.

Autore immagine: Pixabay.com


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