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Differenza tra decreto ingiuntivo e precetto

3 Maggio 2019
Differenza tra decreto ingiuntivo e precetto

Esecuzione forzata e pignoramento: le fasi precedenti per il recupero dei crediti. Il decreto ingiuntivo non opposto è un titolo esecutivo. Il precetto è solo un ultimo avviso di pagamento. 

Chi non è “del campo”, fatica spesso ad associare ai termini giuridici i concetti che essi vogliono esprimere. Tra le domande più frequenti in materia di esecuzione forzata e recupero dei crediti c’è quella sulla differenza tra decreto ingiuntivo e precetto. Quali significati nascondono questi due termini? Che rapporto c’è tra di essi? Cosa comportano per il debitore e per il creditore? Lo spiegheremo qui di seguito in modo semplice e destinato a chi di giurisprudenza non ha mai letto un testo. 

La condanna del debitore: il titolo esecutivo

Per capire la profonda differenza tra decreto ingiuntivo e precetto bisogna partire da una premessa: la legge consente al creditore di recuperare i soldi che gli sono dovuti solo se ha in mano un “titolo esecutivo” ossia un ordine di pagamento emesso da un giudice ed indirizzato al suo debitore. Questo titolo – si tratta né più, né meno di un documento di carta, oggi anche in formato elettronico – è, di solito, una sentenza di condanna emessa al termine di una lunga ed estenuante causa civile in cui viene accertata l’esistenza e l’entità del credito. Eccezionalmente i titoli esecutivi possono anche essere costituiti da cambiali e assegni scaduti per i quali quindi non c’è bisogno di un processo essendo stati sottoscritti dal debitore stesso, di suo pugno (una sorta di ammissione del debito).

Tuttavia, per fare una causa – questo purtroppo lo sanno tutti – c’è bisogno di molto tempo e denaro. Il che spesso mal si concilia con le esigenze di un imprenditore, specie se si tratta di una grande azienda con numerosi rapporti commerciali. Del resto non c’è neanche ragione di costringere il creditore a lunghe e tortuose procedure se il suo diritto può essere accertato in modo agevole e veloce. Proprio per questo è stato previsto il ricorso per decreto ingiuntivo, una procedura super veloce (di solito richiede qualche mese a fronte dei 4 o 5 anni necessari per una causa ordinaria) proprio destinata a chi deve recuperare dei crediti o degli oggetti specifici che non gli sono stati consegnati.

Cos’è il decreto ingiuntivo?

Come detto, in alternativa al processo civile ordinario – fatto di citazione, comparsa di risposta, prove, note di difesa, arringhe degli avvocati – il Codice di procedura civile prevede una procedura più rapida per il recupero dei crediti: il ricorso per decreto ingiuntivo, che culmina con l’emissione del decreto ingiuntivo da parte del giudice competente (a seconda dell’importo si tratta del giudice di pace o del tribunale). Ad esso però non si può ricorrere sempre, ma solo quando il diritto di credito è sancito da una prova scritta. Questa prova è intesa in modo molto ampio: può essere un contratto firmato dalle due parti, un’ammissione di debito sottoscritta dal debitore, una fattura o una nota d’ordine, una parcella di un professionista, ecc.

Come funziona il decreto ingiuntivo?

Ecco che tutta la procedura del ricorso ed emissione del decreto ingiuntivo è rivolta a far risparmiare tempo al creditore. Essa funziona pressappoco così. L’avvocato del creditore deposita, nella cancelleria del giudice (oggi tramite il processo civile telematico e, quindi, mediante la sua postazione internet), tutta la documentazione scritta che dimostra il proprio credito. Il giudice l’analizza ed emette un decreto con cui ordina al debitore di pagare entro massimo 40 giorni dalla notifica del decreto stesso. 

Il decreto deve essere a questo punto notificato al debitore che di tutta la fase precedente non ha ancora avuto notizia. Egli si vedrà recapitare così la condanna da parte del giudice. Il suo diritto di difesa viene salvaguardato consentendogli la possibilità di presentare una opposizione al decreto ingiuntivo entro 40 giorni dal ricevimento.

Il decreto deve essere consegnato al debitore non oltre 60 giorni dalla sua emissione, altrimenti diventa inefficace e non può più essere considerato valido.

Nel momento in cui il debitore riceve il decreto ingiuntivo ha quindi tre possibilità:

  • può presentare l’opposizione nei 40 giorni, sostenendo di non dover alcuna somma al creditore o di dovere un importo inferiore. Egli potrebbe anche sollevare contestazioni formali (come ad esempio l’incompetenza del giudice o l’errata indicazione del contratto);
  • può decidere di pagare e così evitare tutte le successive conseguenze negative che la morosità comporta;
  • può far finta di nulla e non pagare. In tal caso, al 41° giorno, il decreto ingiuntivo diventa definitivo: ha la stessa forza di una sentenza “passata in giudicato” ossia inopponibile. Con la conseguenza che il creditore potrà passare all’azione e pignorare i beni del debitore. Ma prima di questo passaggio sarà necessaria la notifica dell’atto di precetto, di cui appunto parleremo a breve.

La preparazione del pignoramento

Solo con un titolo esecutivo in mano – sentenza, decreto ingiuntivo, cambiale o assegno, ma anche un mutuo firmato davanti al notaio – il creditore può avviare il pignoramento dei beni del debitore se questi, nonostante l’ordine di pagamento, è rimasto inadempiente.

La legge però prevede che, prima del pignoramento vero e proprio, al debitore si debba inviare un ultimo avvertimento tramite l’ufficiale giudiziario, per fargli prendere coscienza, in modo solenne, delle conseguenze a cui va incontro se non paga. Questo avviso si chiama precetto. Non è possibile quindi alcun pignoramento se prima non c’è un decreto ingiuntivo e l’atto di precetto.

Vediamo dunque in cosa consiste, più nel dettaglio, il precetto.

Cos’è il precetto?

Il precetto altro non è che un atto notificato dal creditore al debitore, anche tramite il suo stesso avvocato, con cui lo invita a pagare entro massimo 10 giorni ed in cui gli anticipa che, se non lo farà, procederà ad avviare il pignoramento. 

Questo non significa che il pignoramento sarà effettivamente avviato: si tratta di una eventualità rimessa alla scelta del creditore che potrebbe limitarsi solo alla notifica del precetto senza poi agire, magari nella speranza che il debitore, colto dal timore, paghi spontaneamente.

Il precetto non indica quale tipo di pignoramento verrà eseguito sui beni del debitore. A questo provvederà il successivo atto di pignoramento che viene notificato solo per il pignoramento immobiliare (case, terreni, ecc.) o presso terzi (stipendi, pensioni, canoni di affitto, conto corrente). Invece nel pignoramento mobiliare il debitore non riceve altro che la visita dell’ufficiale giudiziario a casa.

Il precetto ha un’efficacia di 90 giorni. Al 91° giorno non è più possibile procedere al pignoramento, a meno che non venga notificato un nuovo atto di precetto, cosa ben possibile per il creditore (salvo che, nel frattempo, non intervenga la prescrizione).

Differenza tra decreto ingiuntivo e precetto

Da quanto abbiamo detto si comprende facilmente la differenza tra decreto ingiuntivo e precetto. Differenza innanzitutto in termini temporali: il decreto ingiuntivo viene notificato prima, il precetto dopo (al termine dei 40 giorni successivi).

Altra differenza concerne il soggetto autore dell’atto: il decreto ingiuntivo è una condanna di pagamento inflitta dal magistrato e, quindi, riporta la firma del giudice di pace o del giudice del tribunale. Invece il precetto è un atto scritto e firmato dall’avvocato del creditore.

Inoltre, il decreto ingiuntivo non opposto è un titolo esecutivo; invece il precetto è solo un avviso di pagamento. 

Tanto contro il decreto ingiuntivo quanto contro il precetto si può fare opposizione. Nel caso del decreto ingiuntivo però l’opposizione andrà fatta entro 40 giorni. Spirato questo termine, il decreto diventa definitivo. Non si può neanche proporre opposizione al precetto per sollevare le contestazioni che si dovevano sollevare contro il decreto, essendo ormai scaduto il termine. Contro il precetto allora si potranno opporre eccezioni di tipo formale (ad esempio, il difetto di notifica del decreto ingiuntivo, la notifica dopo i 60 giorni dall’emissione del decreto, l’errore nella quantificazione degli importi dovuti, ecc.).


4 Commenti

    1. Grazie mille Giovanni. Continua a seguire il nostro portale di informazione giuridica. Ogni giorno, su La Legge per Tutti, potrai leggere tantissime news.

  1. Avendo un debito nei confronti di un fornitore di circa 3500 euro, abbiamo proposto un rientro di 250 euro settimanali. Abbiamo ricevuto l’atto di precetto che ci indica il pagamento di 1900 euro rinvenienti da due titoli. Come dobbiamo comportarci? Grazie

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