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Revoca assegnazione casa coniugale: titolo esecutivo

8 Giugno 2019 | Autore:
Revoca assegnazione casa coniugale: titolo esecutivo

È possibile la revoca dell’originaria assegnazione della casa coniugale? Il provvedimento di revoca è titolo esecutivo per ottenere il rilascio dell’immobile?

Sono note le difficoltà che possono incontrare i matrimoni. Anche se nascono sempre con le migliori intenzioni, può accadere che, successivamente, sorgano incomprensioni, malumori, differenze caratteriali o, semplicemente, vengono meno gli affetti; questi elementi sono purtroppo sufficienti a condurre molti matrimoni al naufragio. Quando i coniugi decidono di porre fine al loro matrimonio, diventa necessario regolamentare il loro rapporto nella fase della separazione e del successivo divorzio. Occorre prevedere un eventuale mantenimento a favore del coniuge più debole; diventa fondamentale fissare la misura della somma dovuta a favore dei figli ed a carico del coniuge non affidatario; bisogna stabilire la sorte della casa coniugale. Proprio quest’ultimo aspetto è quello che potrebbe interessarti. È noto che la questione dell’assegnazione della casa coniugale è una problematica tra le principali che caratterizza la fase successiva allo scioglimento di un rapporto matrimoniale. Frequentemente, l’ex abitazione dei due coniugi viene assegnata alla donna, in quanto madre dei figli, nati in costanza di matrimonio e nell’interesse di quest’ultimi. Nel contempo, è altrettanto possibile che l’assegnazione, originariamente destinata ad un coniuge, possa essere revocata ed indirizzata a favore dell’altro. Se questa è la condizione in cui ti trovi, le domande che ti poni sarebbero le seguenti: cosa accade in caso di revoca dell’assegnazione della casa coniugale? La revoca dell’assegnazione della casa coniugale è titolo esecutivo per averne il rilascio?

Assegnazione della casa coniugale

Come anticipato in precedenza, una delle questioni principali oggetto dei provvedimenti assunti a seguito di una separazione personale dei coniugi o del successivo divorzio, è sicuramente quella dell’assegnazione della casa coniugale. In pratica, se la casa era originariamente occupata ed abitata da entrambi, poiché per ovvie ragioni i coniugi non possono più convivere, diventa necessario stabilire a favore di chi debba essere concesso il diritto esclusivo di abitazione. Si tratta di una decisione che sarà presa dall’organo giudicante. Sarà, infatti, il tribunale invocato a decidere in tal senso, visto che le parti non sono state in grado di accordarsi in questa direzione. Il predetto provvedimento non sarà assunto a seguito di una decisione totalmente discrezionale del giudice, ma dovrà essere preso valutando ciò che dice la legge in materia.

A questo proposito, la norma deputata a rispondere a questa esigenza [1] stabilisce che il primo presupposto da considerare è sicuramente quello dell’interesse dei figli. Nella pratica, la presenza di figli minori e la conseguente individuazione della madre, quale coniuge prevalentemente affidatario degli stessi, conduce quasi naturalmente all’assegnazione della casa coniugale a favore della medesima. Si tratta, quindi, di un presupposto quasi indefettibile, una sorta di vero e proprio cardine per stabilire a favore di chi debba essere riconosciuto il diritto esclusivo di abitazione sulla casa coniugale.

Questa conclusione trova naturale sbocco anche nei casi in cui l’immobile in contestazione è di proprietà comune; oppure nell’ipotesi in cui sia di proprietà esclusiva dell’altro coniuge; o, ancora, anche quando sia di proprietà di una terza persona (ad esempio, i genitori del coniuge non assegnatario). Insomma, se ci sono figli da tutelare, sarà alquanto scontata l’assegnazione della casa coniugale, il cui provvedimento giudiziale determinerà l’obbligo, per il coniuge non assegnatario, di rilasciare l’immobile in contestazione.

Ebbene, la situazione descritta è immutabile? Può il coniuge estromesso ottenere una revoca dell’originario provvedimento di assegnazione? Se ciò dovesse accadere, quali sarebbero gli effetti del provvedimento di revoca dell’assegnazione della casa coniugale?

Assegnazione casa coniugale: la revoca è possibile?

Quando subisci l’assegnazione della casa coniugale, cioè quando sei quello tra i coniugi che ha dovuto cedere all’altro l’esclusivo diritto di abitazione della stessa, ti trovi inevitabilmente in una situazione di disagio: infatti, devi necessariamente abitare altrove, sobbarcandoti i costi della tua nuova abitazione. Di fronte alla predetta situazione, la domanda che ti poni potrebbe essere la seguente: il provvedimento del giudice con il quale è stata assegnata la casa coniugale è immutabile? Posso ottenerne la revoca?

La risposta alla tua domanda è positiva. L’assegnazione a vita della casa coniugale non esiste. Si tratta, infatti, di un provvedimento che potrebbe essere revocato; ad esempio, perché sono mutate le condizioni di fatto che hanno generato questo tipo di decisione; oppure, così come suggerisce la legge [2], perché il coniuge assegnatario è convolato a nuove nozze; oppure ancora, perché l’ex moglie non vi risiede stabilmente.

Assegnazione casa coniugale: la revoca è un titolo esecutivo?

In tutti i casi appena presi ad esempio, l’assegnazione della casa coniugale è revocabile. Se ciò dovesse accadere, il nuovo provvedimento giudiziale, evidentemente, stabilirebbe che la casa dovrebbe essere abitata esclusivamente dall’altro coniuge, con inevitabile obbligo di rilascio a carico di quello ex assegnatario.

Quest’ultimo aspetto è molto importante. Come detto, la revoca giudiziale dell’originaria assegnazione della casa coniugale presuppone che il diritto esclusivo di abitazione della medesima passi a favore dell’altro coniuge. Questo effetto comporta, per il nuovo assegnatario, la possibilità di agire, anche forzatamente, per ottenere il rilascio dell’immobile. In pratica, il provvedimento di revoca viene considerato come un vero e proprio titolo esecutivo per agire nei confronti della moglie che non ha liberato, spontaneamente, la casa coniugale.

Si tratta di una conclusione che trova conforto e giustificazione in una nota decisione della Suprema Corte di Cassazione [3]. Secondo gli Ermellini, il provvedimento con il quale il giudice, tramite ordinanza o sentenza, revoca l’originaria assegnazione della casa coniugale è titolo esecutivo per agire forzatamente nei confronti del primo coniuge assegnatario. Esso è, quindi, utilizzabile per ottenere di fatto la liberazione dell’immobile, anche se nel provvedimento del giudice non dovesse essere specificato esplicitamente il descritto ordine di rilascio.

Pertanto, se hai ottenuto l’assegnazione giudiziale della casa coniugale e l’ex coniuge assegnatario ti sta opponendo resistenza, hai la concreta possibilità di ottenere il possesso dell’immobile, anche contro la volontà del medesimo.


note

[1] Art. 337sexies, co. 1 cod. civ.

[2] Art. 337sexies, co. 3 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 1367/2012


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1 Commento

  1. ho avuto più di due mesi fa la sentenza di divorzio con la revoca dell’assegnazione della casa coniugale, in quanto già mio figlio viveva con me da un anno e mezzo. Tuttavia con una scusa o con un’altra, nonostante la mia ex moglie non vive più in quella casa da quando mio figlio se ne è andato a vivere con me (in un’altra città tra l’altro), le chiavi di casa non mi vengono date ed ancora non riesco ad accedere alla mia casa, posso andare dalle forze dell’ordine a sporgere denuncia e chiamare un fabbro per entrare a casa mia ? grazie.

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